«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

venerdì 30 dicembre 2011

2012: apocalisse o salto vibrazionale ??



La fine del mondo ... come lo conosciamo

Il prossimo anno sará finalmente il fatidico 2012, di cui se ne é parlato molto, argomento tanto in voga perché la gente cade facilmente preda di scenari apocalittici misteriosi, velati da una vaga e fumosa conferma scientifica.

Io credo effettivamente che si parli a ragione di fine del mondo e in un modo del tutto auspicabile e positivo. Mi spiego meglio. Il prossimo anno potrebbe essere davvero il tempo giusto per un grande cambiamento, o meglio per la fine del mondo come lo conosciamo oggi noi. Forse la fine di un'intera era.

L'aggravarsi della crisi economica, ambientale e sociale che crea disparitá sempre piú pesanti tra le popolazioni mondiali e tra i cittadini di uno stesso stato, favoriscono un degrado umano e ambientale che si traduce in un aumento dell'instabilitá, dell'insicurezza e della violenza. I limiti fisici del pianeta si faranno presto sentire, cosí come la saturazione di ogni sistema porterá al tracollo vertiginoso e diffuso globalmente. Questo scenario rispecchia perfettamente una situazione pre-bellica.

Il 2012 quindi potrebbe essere veramente una grande occasione per tutti. Una occasione di scelta tra la vera apocalisse, la guerra e la distruzione irreversibile, o una rinascita dell'uomo, una rivoluzione spirituale dell'intera umanitá. La seconda via, mi rendo conto, é preferibile alla prima per tutti quanti.

Dobbiamo ritenerci fortunati a vivere in questa epoca, un'epoca di grandi cambiamenti, di grande vibrazione, che porterá l'uomo a fare un salto in avanti, questa volta non in senso strettamente materiale, né scientifico, tecnico o intellettuale ma soprattutto a livello spirituale. L'uomo verrá illuminato a una nuova coscienza, alla veritá che la sua vita e quella dell'universo sono intimamente interconnesse, che tutto ció che lo circonda e lui stesso é parte di una fonte unica ed inesauribile di energia vitale pulsante, di gioia pura ed eterna. Le illusioni degradano l'uomo, portandolo alla violenza verso se stesso, gli altri e il suo ambiente si dilegueranno, cosí come l'aviditá di accumulare ricchezze e la stupiditá di inseguire i propri istinti animali saranno ridimensionati alla creazione di valore condiviso.

Molte persone al mondo di diversa razza, cultura e religione, si stanno risvegliando a questa grande sfida che abbiamo ormai davanti ai nostri occhi. Al momento loro sono solo piccole lanterne di luce nell'oscuritá, ma, non appena le circostanze saranno favorevoli, tali piccole luci si spargeranno in tutto il globo come tanti piccoli ruscelli raggiungono e alimentano il mare.

Buon 2012 e buon salto vibrazionale a tutti !!!

lunedì 19 dicembre 2011

Alta tecnologia o buon senso ??

Personalmente credo che la tecnologia oggigiorno sia sufficientemente evoluta per permettere un benessere reale e condiviso a livello planetario, certamente i progressi in campo tecnico e scientifico avanzeranno per sempre, ma ciò che è fondamentale per ottenere effetti benefici dalla tecnologia, e che attualmente è spesso trascurato o addirittura ignorato, è il buon senso.

Curare e aggiornare il nostro buon senso nel tempo è l'aspetto più importante affinchè la tecnologia e l'economia nel suo insieme possano veramente creare benessere e felicità condivise e diffuse. Questo aspetto è di un'importanza cruciale e ciò non deve essere mai dimenticato.

In generale, più sviluppata e avanzata è la tecnologia, con l'aumento della sua complessità e quindi con il suo allontanamento dall'uomo comune, sempre più specializzato in un ristretto settore, maggiore attenzione e cura deve essere posta al buon senso della società.

Il buon senso non può essere rigido e immutabile, deve essere coltivato ed evoluto dalle persone nel tempo e deve seguire lo sviluppo delle coscienze umane. Al fine di garantire una società pacifica e serena, la politica dei governi, i movimenti culturali, così come ogni singolo individuo dovrebbero porsi come primo obiettivo quello di favorire l'evoluzione di un buon senso comune che sia in armonia con le necessità e le priorità del tempo.

Il tempo è venuto per un grande cambiamento del buon senso comune che comprenderà il senso del limite e il senso della possibilità.

giovedì 15 dicembre 2011

La triplice crisi è un'unica crisi

Stiamo vivendo una crisi globale del nostro sistema mondiale, un'unica crisi generata da un'unica causa ma che si manifesta in più livelli, tre fra i più importanti sono: quello economico, quello ambientale e quello sociale.

L'economia è da anni in soffocante agonia, i mercati faticano a crescere nonostante le varie manovre attuate. Si crede che sia soltanto questione di tempo, che la crisi economica segua un andamento periodico e che tornerà di nuovo la crescita sperata e la prosperità. Si prendono provvedimenti per ripararsi dalle conseguenze negative di tale crisi finanziaria, si spostano soldi, si fanno nuove leggi, si incoraggia la ripresa e ci si mette al riparo da un momento buio che è destinato a passare alla svelta. Pochissimi hanno capito che questa crisi è strutturale, dipende dal sistema stesso, dalle sue fondamenta, e finchè tale sistema e le fondamenta su cui poggia non saranno modificate e sostituite con nuove e stabili fondamenta l'economia non potrà che essere in balia di se stessa e dell'avidità umana.

L'ambiente in cui e di cui viviamo viene degradato da ogni nostra azione incosciente, dalla rincorsa alla crescita e allo sviluppo senza tenere in considerazione nessun limite fisico e geografico. L'gnoranza dell'interdipendenza tra la nostra vita e il nostro ambiente e l'ignoranza dei limiti intrinseci del nostro pianeta fanno sì che questo stato di crisi ambientale non possa che peggiorare, nonostante i tentativi di sistemare le cose tramite la corsa alla green economy. L'aria e l'acqua nelle nostre città sono sottoposti a rischio crescente di contaminazione, così come per gli alimenti di cui ci nutriamo, ovunque essi siano prodotti. La nostra salute e quella dei nostri figli ne subiranno le conseguenze. Ciò è evidente.

L'instabilità economica e il divario crescente tra ricchi e poveri nelle società del Nord, nonchè la distribuzione iniqua delle risorse e delle possibilità di sviluppo a livello mondiale crea e aggrava i presupposti di una crisi sociale, i cui sintomi tangibili sono la violenza crescente, la perdita di fiducia, l'aumento del razzismo, del fanatismo, del nazionalismo estremo. La società ricca, basata sull'aumento dei consumi, è fondata da mezzi di distrazione e di disgregazione sociale (cellulare, Tv, auto) che allontanano le persone tra di loro e dal reale senso dell'esistenza e le rendono più avide, egoiste e profondamente insofferenti verso il proprio ambiente circostante.

Questa triplice crisi che attraversiamo è un'unica crisi, causata e sostentata dall'illusione che esista una separazione tra i vari aspetti della vita, che l'uomo, la società e l'ambiente siano essenze separate e distinte, che la felicità e il benessere del singolo individuo non siano collegati a quegli delle altre persone e che dipendano solamente da circostanze esterne, che il nostro pianeta non abbia limiti da rispettare e che la corsa in avanti sia infinita.
Il sistema attuale poggia le sue basi sulla competizione tra gli individui e favorisce caratteristiche quali l'avidità, la superbia, l'arroganza prendendo origine dall'unico fattore che regola tutto e tutto controlla: il profitto monetario.

Risolvere questa unica crisi significa porre nuove fondamenta su cui costruire un nuovo sistema.

martedì 13 dicembre 2011

Forum sulla sostenibilità - Plesso Morgagni Firenze

Oggi più che mai e forse realmente per la prima volta, ci rendiamo conto che il nostro modello di sviluppo non è sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale per finire a quello economico che si basa su sfruttamento delle risorse, disuguaglianza sociale ed inefficienza.

La crisi finanziaria è una dimostrazione lampante di come l’uomo è assoggettato sempre più ai dogmi del modello capitalista di ricchezza e potere senza tener conto dei limiti naturali del pianeta in cui viviamo.

Le disuguaglianze sociali sono sempre più marcate sia all’interno dei paesi stessi che tra quelli “industrializzati” ed i “paesi in via di sviluppo”, inoltre questi ultimi puntano a raggiungere i nostri standard di benessere, andando cosi ad alimentare ed espandere una realta ormai folle.

Attraverso l’uso indiscriminato delle risorse, che provoca effetti devastanti sui cicli naturali, come la deforestazione, l’erosione e la desertificazione, stiamo mettendo a serio rischio la sopravvivenza della nostra specie su questo Pianeta. I flussi migratori delle popolazioni sono sempre più numerosi e disperati, le persone scappano proprio da quei paesi ricchi di risorse naturali, ma che arricchiscono solo i potenti dei paesi avanzati. Le risorse sulle quali si basano i nostri sistemi produttivi sono limitate ed hanno bisogno di lunghi tempi di rigenerazione, per questo non possiamo permetterci di sprecarle e di buttarle in una discarica o bruciarle in un inceneritore, ma dobbiamo iniziare a ri-progettare tutto il sistema, utilizzare risorse rinnovabili e a minor impatto, beni che siano più durevoli ed eco-sostenibili in modo da limitare l’estrazione di risorse a monte del sistema e la produzioni di rifiuti a valle e per attuare un sistemo di sviluppo realmente raggiungibile da tutti, ma che non porti alla distruzione del pianeta che ci ospita.

FONTE: studentidisinistra.org


Per dettagli clicca qui

giovedì 8 dicembre 2011

Quelli che tornano al focolare

L’apocalisse nel 2012 ?




«Da un lato, io vedo coloro che pensano di riuscire a superare la nostra triplice crisi con i metodi correnti, solo con una loro più massiccia applicazione; io chiamo costoro “quelli della corsa in avanti”. Dall’altro lato, ci sono quelli che cercano un nuovo stile di vita, che tentano di tornare a certe verità fondamentali sull’uomo e sul suo mondo; io chiamo costoro “quelli che tornano al focolare”» E.F. Schumacher

Non c’è bisogno di essere esperti, tecnici, scienziati, laureati, non c’è bisogno di avere particolari conoscenze o capacità, è sempre più evidente ad un numero crescente di persone: la direzione che abbiamo preso è la direzione opposta al reale progresso. Giorno dopo giorno, lentamente, tale consapevolezza dilaga tra la gente comune, se ne parla sempre più spesso in ogni dove, anche se non sotto i riflettori. 

A volte mi capita di sentire certi quesiti, alcune persone che si risvegliano per un istante e si pongono certe domande che sono state eternamente soffocate dal sistema che ci avvolge: effettivamente fare questo e quello, mi fa stare meglio ? quale beneficio mi apporta? E se non a me, far star bene qualcun altro? ma cos’è che veramente mi serve, qual è il bisogno a cui voglio dare soddisfazione per sentirmi appagato e in pace con me stesso? 

Dubbi simili sono pericolosissimi in questa società di oggi. Questi primi dubbi sono piccoli cavalli di Troia che, se riescono ad aprire una breccia nel nostro spirito critico, possono veramente mettere in crisi un modello dato per nobile e stabile da secoli e secoli di storia umana. 

I tempi sono maturi, gli uomini che ritornano al focolare stanno aumentando, si stanno incontrando, si stanno organizzando. L’alba di una nuova era è alle porte, che sia proprio il 2012 l’anno dell’apocalisse ? L’apocalisse dell’attuale sistema perverso a favore di una sorta di risveglio interiore dell’uomo e di una sua evoluzione ulteriore verso ciò che davvero conta ?? 

I tre versanti economico, sociale ed ambientale troveranno allora una loro convivenza pacifica e armonica e ciò permetterà a tutti gli esseri viventi di sostentarsi indefinitamente e all’uomo di crescere senza alcun limite.

Limits to Growth 1972 - video



"In estrema sintesi, le conclusioni del rapporto sono:

  1. Se l'attuale tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.
  2. È possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano."

lunedì 5 dicembre 2011

La stanza vuota con la luce accesa

Lo spreco non crea valore, parte due

La prima critica che normalmente si riceve è che la decrescita comporterà delle rinunce, delle privazioni, una diminuzione di benessere, di comfort, di abbondanza o addirittura di libertà (forse la libertà di scegliere tra centinaia di marche di dentifricio la perderemo, effettivamente). Si tratta di una opinione comprensibile, soprattutto per chi ha vissuto decenni e decenni nella completa convinzione che la società della crescita forzata e del profitto imposto sia necessariamente la miglior via se non l’unica via per raggiungere un benessere diffuso.

Lasciando da parte tutti i discorsi sull’aggravarsi dell’iniquità del nostro sviluppo e sui danni (in molti casi irreversibili) che stiamo creando a livello ambientale, vorrei concentrarmi su un ragionamento molto semplice, banale, se vogliamo, ma che come tale a me piace tanto.

Pensiamo alla società del futuro come a un’epoca dove prima di tutto si guarda a ciò che conta, a ciò che realmente conta, dove ci si concentra sui fini e non sui mezzi. La società di oggi, in questa cultura della crescita imposta, si rappresenta benissimo paragonandola ad una stanza dove non c’è nessuno in cui vi è la luce accesa. Il paradosso è tale che noi lavoriamo la maggior parte del nostro tempo, ciò della nostra vita, e con ciò soffriamo, ci affatichiamo, ci arrabbiamo semplicemente per qualcosa che non ha la minima utilità pratica se non quella di aumentare il vortice di produrre/consumare/inquinare. Dobbiamo uscire da questo vortice illusorio che ci sta portando alla disgregazione sociale, all’instabilità politica ed economica e al degrado ambientale in modo sempre più crescente.

Una stanza vuota con la luce accesa è il simbolo della nostra società, una società dove lo spreco è considerato un mezzo per produrre valore, ovvero profitto, che sia in grado di mantenere in circolo continuo il sistema. Dato che la velocità e le quantità sono crescenti anche gli sprechi dovranno essere crescenti in modo da coprire le falle. Questo circolo perverso del produrre/consumare/inquinare non si arresterà fino a che i giusti paradigmi di base non saranno edificati in un nuovo sistema di sostentamento dell’essere umano.

Il nuovo sistema intelligente e conviviale riconoscerà lo spreco come un fattore che crea disvalore sotto ogni punto di vista. Altri valori, fino ad adesso messi in disparte, saranno i nuovi obiettivi della società e i mezzi saranno in armonia con essi.

Spengere la luce in una stanza dove non c’è nessuno non sarà una rinuncia, nessuno ne verrà toccato, nessuno dovrà regredire. Pensate a tutto il lavoro, l’energia, il tempo, il denaro, l’inquinamento che è legato al fatto di lasciare una luce accesa inutilmente, moltiplichiamo il tutto per le migliaia di migliaia di luci inutilizzate e uniamole a tutti gli altri generi di sprechi dai quali nessuno tra beneficio.

Intraprendere il cambiamento cominciando dagli sprechi sarà una necessità impellente e i benefici che ne ricaveremo saranno inimmaginabili e, se ce ne fossero, supereranno di gran lunga le rinunce.

sabato 3 dicembre 2011

lunedì 28 novembre 2011

Una giornata serenamente decrescente

Stamattina mi sono svegliato grazie alla luce del sole che penetra nella stanza. Mi sono vestito nella penombra, riacquistando lentamente la sensibilità degli occhi. Ho indossato i miei vestiti, la maggior parte dei quali proviene da un negozio di usato e alcuni dei quali li ho ricevuti a una serata di scambio e dono. Allacciandomi le scarpe ripenso da quanti anni le uso, che nonostante tutto il tempo trascorso sono ancora in buono stato e le indosso sempre con molto piacere.
Mentre mi dirigo verso il bagno, controllo il termostato, che è regolato in modo che la casa non superi mai i 18-19 gradi. Mi lavo il viso e le mani facendo attenzione a non tenere il rubinetto acceso mentre non uso l’acqua. Mi lavo i denti utilizzando il buon dentifricio da me autoprodotto. Ripenso a come riesco a tenere pulito e disincrostato il bagno semplicemente utilizzando aceto di vino bianco, invece di impiegare vari detergenti chimici corrosivi. Recupero l’acqua come meglio posso in una bacinella e poi la uso al posto dello sciacquone, per annaffiare le piante o per lavarmi la biancheria.
Passo in cucina e mi preparo la colazione: scaldo dell’acqua per il the, affetto del dolce fatto in casa, prendo dello yogurt autoprodotto e una mela che mi ha donato il mio vicino. Bevo acqua fresca direttamente dal rubinetto. Non produco nessun rifiuto con la mia colazione e sono sicuro che ogni alimento non contiene conservanti né coloranti o altri additivi chimici non salutari ed è prodotto localmente.
Esco di casa ed osservo il cielo mattutino. È azzurro e non c’è una nuvola. Opto allora per la bicicletta, lasciando il bus per le giornate piovose e più fredde. Faccio pochi metri ed incontro il mio vicino. Ci salutiamo, ci diamo il buongiorno ridendo, ci raccontiamo le ultime novità, lui mi invita il giorno dopo a casa sua per fare insieme il pane e fare due chiacchiere. Da qualche anno, con i miei vicini mi vedo spesso, ci scambiamo favori in continuazione, facciamo molte attività per la casa insieme, ci diamo consigli, impariamo l’un l’altro, ci confrontiamo, ci aiutiamo e scambiamo le nostre opinioni e idee in modo aperto e sereno.
Percorro la città in bicicletta sotto il sole tiepido, l’aria frizzante della mattina mi solletica. Il mio fisico lavora e io mi muovo agilmente per le strade, senza inquinare, senza ingombrare, senza arrecare rischio per me e per gli altri, senza far rumore, gustandomi il tragitto e il paesaggio, salutando le persone che incontro, soffermandomi con lo sguardo su un dettaglio, su un volto su di un sorriso innocente. Sento che sono in armonia con me stesso, con gli altri e con l’ambiente.
Arrivo a lavoro, saluto i miei colleghi augurandogli una buona giornata lavorativa. I rapporti di lavoro sono professionali, c’è rispetto tra di noi, senza alcuna compiacenza subdola, invidia o rabbia repressa. Sono abituato ad affrontare ogni incomprensione tramite il dialogo e il confronto. Cerco sempre di pormi domande, di mettermi in discussione, di migliorare, nonostante mantenga una determinazione e una risolutezza di atteggiamento.
Nelle pause ci beviamo il caffè nel corridoio usando rigorosamente tazze di porcellana di cui ci siamo dotati da tempo. In ufficio facciamo attenzione a quanta carta utilizziamo, cerchiamo di ridurre al minimo indispensabile gli sprechi, così come con la luce, cerchiamo di sfruttare la luce solare finché è possibile e stiamo attenti a non lasciare accese luci che non servono a nessuno. Non usiamo climatizzatori, preferiamo la libera circolazione d’aria, e di inverno preferiamo indossare un maglione in più piuttosto che tenere costantemente in funzione i termosifoni.
Dopo lavoro mi organizzo sempre del tempo libero per leggere, dedicarmi ai miei svaghi, per fare sport all’aria aperta, per incontrare gli amici, per cucinare, per ascoltare della musica, per scrivere, dipingere, suonare il mio strumento oppure semplicemente oziare.
Quando vado a fare la spesa preferisco sempre i piccoli negozi o i mercati locali, dove ho buone conoscenze e dove incontro sempre qualcuno che conosco. Compro solo ciò di cui ho bisogno al momento. Molte cose le preparo a casa, altre le scambio con i vicini, altre ancora le compro direttamente dal produttore. Per fare la spesa uso una grossa sacca di stoffa che porto comodamente nella bicicletta.
La cena solitamente è a base di legumi, di formaggi o uova, mangio sempre molta verdura fresca e cereali, molta frutta di stagione, la carne solo due o tre volte alla settimana. Non compro quasi mai cibi congelati o confezionati, prediligo le porzioni sfuse. Lo stesso vale per il sapone che acquisto alla spina, uno solo sapone che è ottimo per lavare ogni parte del corpo.
Dopo cena di solito leggo oppure converso con i miei amici o familiari, ci raccontiamo storie, spesso esco nella piazza dove incontro tante persone che conosco e dove c’è sempre qualche attività culturale ricreativa.
Prima di andare a letto faccio un po’ di meditazione a lume di una candela da me costruita con rimasugli di cera. Dedico qualche decina di minuti a me stesso, al mio respiro, alla mia concentrazione, alla mia consapevolezza. Ringrazio l’universo per la giornata appena trascorsa e faccio un grosso inchino alla vita tutta, contemplando l’intima relazione che lega tutti i fenomeni.
Mi addormento con un impercettibile sorriso di gioia interiore.

lunedì 21 novembre 2011

UN ANNO DI DECRESCITA FELICE E RIVOLUZIONE UMANA


Il 18 novembre si celebra un anno di attività del blog Decrescita Felice e Rivoluzione Umana. Risale infatti al 18 novembre 2010 il primo post da me scritto. Per ricordare l'anno appena trascorso vorrei fare un pò il punto della situazione e portare in rassegna le varie evoluzioni.

Nel corso dell'anno trascorso:

  • Il blog ha avuto un totale di oltre 6000 pagine visualizzate;
  • 145 post pubblicati;
  • La pagina facebook del blog è seguita da oltre 400 persone ed è aggiornata con articoli e link di iniziative relative alla decrescita e dintorni;
  • Il libro DFRU è uscito nella prima versione nell'ottobre 2010;
  • Dal primo gennaio fino a luglio, il libro DFRU è stato pubblicato interamente tramite post del blog (un paragrafo per settimana);
  • Il libro DFRU ha avuto oltre 400 download tramite il sito decrescita.com
  • A giugno è nato il logo del blog e la nuova copertina realizzati da Daniele Romanazzi, grazie alla sua collaborazione a titolo gratuito. Guarda logo e copertina;
  • Il libro DFRU è stato pubblicato on-line sul sito ilmiolibro.it in due versioni: versione base tascabile, versione grande con copertina rigida, appendici extra e nuova copertina;
  • Il libro DFRU è scaricabile liberamente in versione pdf (clicca qui);
  • E' stato pubblicato un articolo sulla rivista Buddismo e Società n. 178 (settembre-ottobre 2011) leggi articolo;
  • Sono stato invitato a partecipare a una trasmissione televisiva della tv di San Marino per un dibattito riguardante la decrescita (guarda video trasmissione, intervista a partire dal minuto 20');
  • Il blog sta contribuendo alla formazione di un gruppo della decrescita locale a Firenze ( se sei interessato a partecipare scrivici: creazione.valore@gmail.com ).

GRAZIE A TUTTI !!!


Nel prossimo futuro vorremmo:
  • creare e rafforzare un gruppo locale di persone che promuova le idee e la cultura della decrescita;
  • fornire materiale tradotto in lingua inglese;
  • la pubblicazione di un nuovo libro con ulteriori approfondimenti;
  • stringere collaborazioni con altre realtà per promuovere i 5 pilastri della decrescita: autoproduzione, localizzazione, sobrietà, energie rinnovabili e non-violenza;
  • elaborare proposte e progetti da portare alle amministrazioni e da sottoporre all'attenzione di sempre più persone.
Attualmente sono alla ricerca di un collaboratore a titolo gratuito per traduzioni dall'italiano all'inglese. Scrivere se interessati a creazione.valore@gmail.com

GRAZIE ANCORA A TUTTI !!!

venerdì 18 novembre 2011

I CINQUE PILASTRI DELLA DECRESCITA (ITA-ENG)


1. Autoproduzione

Comprende: il recupero del saper fare, produzione di beni di prima necessità, sfruttamento delle risorse e delle conoscenze territoriali integrate da tecnologie e saperi moderni, integrazione generazionale, minor ore di lavoro, il consumo corto e naturale, lüalimentazione sana, il minor consumo di carne, l'autoproduzione energetica.

2. Localizzazione

Comprende: la localizzazione delle produzioni di beni di largo consumo, lo sfruttamento delle risorse territoriali, agricoltura biologica, energie rinnovabili, mobilità contenuta, mobilità sostenibile, localizzazione del lavoro, moneta locale, rapporti di vicinato e di scambio/dono.


3. Sobrietà

Comprende: le 5 R, ridurre, riusare, riciclare, riparare, rallentare. In particolare la sobrietà come stile di vita e filosofia di vita, vivere meglio con meno, il risparmio energetico, ridurre ore di lavoro, ridurre lo stress, ridurre i consumi specie se superflui e dannosi, ridimensionare l'usa e getta, favorire l'acquisto dell'usato, ridurre gli imballaggi, ridurre al minimo i rifiuti, ridurre la pubblicità specie se dannosa.


4. Fonti rinnovabili e tecnologie a basso impatto ambientale

Comprende: energie rinnovabili e loro uso accorto, autoproduzione energetica, ridurre inquinamento e aumentare efficienza energetica, ricerca scientifica mirata alla riduzione dell'impatto ambientale in tutti gli ambiti, mobilità sostenibile, nuove tecnologie a ridotto impatto ambientale, recupero e sviluppo delle tecniche della tradizione contadina.


5. Relazioni Umane e Non Violenza

Comprende: favorire lo sviluppo delle relazioni umane dirette basate sul dialogo, la condivisione e lo scambio, puntare a una società basata sulla collaborazione anzichè sulla competizione, ridimensionare il ruolo di alcuni oggetti disgregatori sociali (tv, internet, cellulare, auto), creare relazioni di vicinato basate sulla fiducia, il rispetto e l’amicizia, creare occasioni e luoghi di ritrovo e facilitare la socializzazione, rispettare le differenze di ogni genere, risolvere i conflitti tramite il dialogo e il confronto pacifico, prendere come riferimento i principi della non-violenza in ogni situazione.


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Five Pillars of Happy Degrowth and Human Revolution


1. Self-Production

Includes: the recovery of know-how, production of essential goods, exploitation of local resources and knowledge complemented by modern technologies, integrating generation, reducing working hours, natural consumption based on local products, healthy diet, lowering consumption of flesh, energy self-production.

2. Localization

Includes: the localization of production of consumer goods, the exploitation of local resources, organic agriculture, renewable energy, slow and short mobility, sustainable mobility, localization of work, local currency, neighborly relations and encouragement of exchanges and gifts.

3. Sobriety

Included: the 5 Rs, reduce, reuse, recycle, repair, reducing speed. In particular, the sobriety as a lifestyle and philosophy of life, live better with less, saving energy, reducing hours of work, reducing stress, reducing consumption especially if unnecessary and harmful, avoiding the disposable products, fostering the second hand purchase, reducing packaging, minimizing waste, reducing advertising especially if harmful.

4. Renewable energies and environmentally “clean” technologies

Includes: renewable energy sources and their judicious development and usage, self-production of energy, reducing pollution and increasing energy efficiency, scientific research aimed at reducing environmental impact in all areas, sustainable mobility, new technologies with reduced environmental impact, recovery and development of traditional techniques.

5. Human Relations and Non-Violence

It includes: promoting the development of direct human relations based on dialogue, sharing and exchange, point to a society based on cooperation rather than competition, reducing the role of some social-disruptive objects (TV, Internet, phone, car), building neighborly relations based on trust, respect and friendship, creating opportunities and meeting places and facilitating socialization, respecting differences of all kinds to resolve conflicts through peaceful dialogue and discussion, taking as reference the principles of non- violence in any situation.

venerdì 11 novembre 2011

Demonizzare gli oggetti ??

L'istinto è quello di demonizzare gli oggetti della nostra vita quotidiana che, sebbene abbiano rappresentato delle utili invenzioni, si sono dimostrati presto non proprio dei buoni amici. Mi riferisco ad oggetti come l'auto, la televisione, il cellulare, il denaro ...
La voglia di demonizzare questi oggetti non è dovuta al fatto di attribuire loro potenzialità malvagie, nessun oggetto ha di per sè qualità del tutto negative o positive, lo sappiamo bene. Dipende tutto dall'uso che se ne fa, e ancora di più dal valore intrinseco che si dà a tale oggetto e quindi dalla relazione che si crea con esso.
Ultimamente però, mi pare che certi oggetti stiano sempre più acquisendo le caratteristiche di idoli, come se avessero intrensicamente un valore ben oltre la loro stessa funzione. Avere una macchina oggi, ad esempio, non serve esclusivamente per spostarsi, direi in minima parte contribuisce al suo scopo originale, bensì un'auto oggi rappresenta la vita stessa di un individuo, la sua personalità, la sua posizione sociale, la sua sicurezza e non solo finanziaria, persino la felicità. A conferma di questo basta osservare con occhio cristallino le pubblicità che ci assalgono in tv e per le strade, i termini che vengono utilizzati per convincerci ad acquistare.
La vita è impensabile senza automobile, senza cellulare o senza televisione, senza una gran quantità di denaro. Questi oggetti non hanno valore per la loro effettiva utilità, ma assumono ruoli predominanti che possono arrivare persino a controllare le nostre vite ed a influenzarle, sia nel bene che nel male. Non sono parte di noi, ma si sostituiscono a noi con una frequenza sempre maggiore e perciò pericolosa. Tutto ciò va a danno delle nostre qualità intrinseche di esseri umani. Questi oggetti stanno letteralmente invadendo la nostra umanità, dapprima con una piacevole malia, poi sempre più con l'inganno.
Demonizzare certi oggetti, oggi significa condannare il loro uso a scopi di creare disvalore, anzichè valore. Non significa affatto condannare la loro utilità e praticità, perchè sarebbe inoltre troppo comodo e illusorio dare certe responsabilità a degli oggetti inanimati.
Ciò cui dobbiamo puntare resta sempre e comunque lo spirito umano, attraverso la cui riforma e apertura totale potremo davvero vivere in una società pacifica e felice.


Curiosità:



Intervista a Luca Mercalli su Messaggero di Sant'Antonio

Estratto:

"C’è un capitolo del libro che si intitola «Razionalità e spiritualità, ci vogliono entrambe». Che cosa intende affermare?

L’uomo cerca di fare scelte razionali: certe cose, infatti, si compiono per mera convenienza economica; ma il genere umano è formato anche di spiritualità: a volte qualcosa lo si fa a priori, perché si sente il dovere di farlo. Ecco l’esempio classico: i pannelli solari, oggi, si dice comunemente, costano. Così, prima di acquistarli, si fanno calcoli sino all’ultima virgola di euro; ma, se dobbiamo cambiare l’auto o la televisione, non ci comportiamo nella stessa maniera, magari facciamo le rate e ci indebitiamo, anche se il modello precedente funzionava ancora. Se io, nella mia scelta, metto non solo la razionalità dei costi ma anche il piacere e il convincimento di aver compiuto una cosa giusta e di sentirmi parte di una scelta nobile e coerente, non sento il bisogno di avere la televisione con lo schermo più grande; al contrario, il mio pannello solare, che già mi conviene perché i calcoli dimostrano che sul lungo periodo mi fa risparmiare, quando faccio la doccia mi rende più contento. Quell’acqua calda che mi arriva dal sole mi soddisfa, mi offre un piacere spirituale che non ha prezzo."

giovedì 10 novembre 2011

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana in TV

a partire dal minuto 19

La Tv di San Marino mi ha invitato per discutere di decrescita in uno spazio della trasmissione "Terrazza Kursaal". Assieme a me erano ospiti Paolo Boraschi dell'editore tecniche nuove a presentare il libro "La sfida delle 100 cose" di Dave Bruno, e Giordano Mancini rappresentante del Movimento per la decrescita felice.

mercoledì 9 novembre 2011

Il cambiamento in due fasi




Il cambiamento che stiamo preparando e per il quale stiamo ponendo le basi culturali, avverrà sostanzialmente in due fasi distinte. La prima fase riguarderà il breve periodo e potrebbe essere efficacemente sintetizzata dalla parola d’ordine che ogni giorno si fa più impellente: rallentare! La seconda fase invece, che richiederà tempi più lunghi, dell’ordine di 5-10 anni, consisterà in un vero e proprio cambio di rotta e che corrisponderà al cambio del sistema economico-sociale e quindi del nostro modello di sviluppo, inteso come insieme di paradigmi per garantire sostentamento e benessere all’intera popolazione mondiale.

Pensando alla nostra società in progresso come ad un treno che viaggia sempre più veloce su di un unico binario diretto contro un muro invalicabile, possiamo immaginare che le due fasi del cambiamento corrispondano alla frenata e quindi alla riduzione di velocità, e una volta ottenuta un’andatura più stabile all’effettivo cambio di binario, passando ad un circuito che permetta al nostro treno di viaggiare lentamente attorno a se stesso per ancora molto tempo.

lunedì 7 novembre 2011

ELENCO BUONE PRATICHE PER IL RISPARMIO ENERGETICO

SEMPLICI CONSIGLI, GRANDI RISULTATI

Redatto dall’Arch. Daniela Brarda, estratto dal sito Università del saper fare

Senza sacrifici e senza rinunce al comfort, si può modificare lo stile di vita per utilizzare in modo corretto e sostenibile le risorse energetiche ed ambientali

· Abbassare le tapparelle delle finestre appena fa buio per impedire la dispersione del calore interno attraverso i vetri delle finestre.

· Non aprire le finestre quando l'impianto di riscaldamento è in funzione. E' un inutile spreco, l'aria calda dei radiatori tende a uscire verso l'esterno lasciando posto a quella fredda.

· Non aerare i locali troppo a lungo. In inverno aprire le finestre nelle ore più calde e in estate nelle ore più fresche

· La manutenzione e la pulizia regolare della caldaia, effettuata da tecnici specializzati, permette di avere il riscaldamento in piena efficienza e ridurre gli sprechi nel consumo di gas durante la stagione fredda. E' consigliabile effettuarla nel mese di settembre, quando le ditte specializzate non sono nel pieno della loro stagione lavorativa e possono dedicare più tempo alla manutenzione degli impianti ed eventualmente provvedere per tempo e senza disagi per gli utenti alla riparazione e messa a punto della caldaia.

· In caso di prolungata assenza spegnere la caldaia e regolate il timer per farla riaccendere poco prima del vostro ritorno.

· La temperatura di benessere in casa è di circa 20 gradi di giorno e 16 di notte. Ogni grado in più equivale a una maggiorazione della spesa del 6-10% (o superiore, molto dipende dal vostro comportamento come utente).

· Applicare un film trasparente termoisolante. E' una scelta più economica del doppio infisso, consente di ridurre la dispersione di calore dalle finestre applicando un rivestimento adesivo trasparente sul vetro. Si tratta tuttavia di una soluzione temporanea, meno efficace del doppio infisso nel trattenere il calore.

· tenere la temperatura della caldaia più bassa possibile; più i termosifoni sono estesi, minore è la temperatura necessaria al calorifero per scaldare l'abitazione;

· scaldare le diverse camere in modo diverso a seconda dell'uso;

· scaldare solo nelle ore in cui è necessario;

Per chi vive in condominio

Gli impianti centralizzati sono molto più efficienti delle caldaie autonome, che sono peraltro più pericolose.

Nei condomini l'autonomia si può realizzare con la contabilizzazione separata del calore, che responsabilizza gli utenti all'uso razionale dell'energia e permette a ciascuno di programmare la temperatura desiderata.

Anche la legge riconosce questa priorità: gli edifici nuovi e ristrutturati devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare.

Inoltre per decidere di cambiare il sistema di contabilizzazione è sufficiente il voto della maggioranza dei presenti all'assemblea condominiale in seconda convocazione e di quelli che possiedono la maggioranza dei millesimi.

Il risparmio sulla bolletta energetica rispetto all'impianto centralizzato è di circa il 20%.

· Pulire regolarmente le lampadine. La polvere che vi si deposita sopra può ridurre del 10% il livello di illuminazione.

· Nelle lampade per l'illuminazione esterna installare sensori di movimento. Permettono di risparmiare energia accendendo la luce solo quando si avvicina qualcuno.

· nei viali del giardino applicare lampioncini fotovoltaici. Si ricaricano col Sole e non sprecano energia elettrica.

· acquistare elettrodomestici a basso consumo energetico in clase A o A+;

Frigorifero

· sbrinare spesso il freezer: la formazione di ghiaccio alza i consumi

· sostituire le guarnizioni nell’eventualità di crepe o deformazioni

· pulire le serpentine esterne del condensatore: lo sporco riduce l’efficienza

· se è vecchio e si vuole sostituirlo, acquistare un modello ventilato di classe A+ o A++ (ridurrai del 40% il consumo energetico e avrai diritto ad un incentivo del 20% sul prezzo di acquisto, fino ad un massimo di 200 euro)

· calcolare una capienza sufficiente per la famiglia: un frigorifero inutilmente grosso consuma di più, per 4 persone bastano 220-280 litri

Climatizzatore

· impostare la temperatura a 5-6 gradi in meno rispetto a quella esterna

· tenere chiuse le finestre onde evitare sprechi

· ombreggiare le finestre esposte a sud e a ovest

Lavatrice

· non lavare mai a 90 gradi

· evitare il prelavaggio, tranne se necessario

· prediligere il pieno carico

· chiedere all’installatore di collegare la lavatrice alla rete dell’acqua calda

· usare la lavatrice la sera o nel fine settimana, quando il prelievo di corrente è più basso

Lavastoviglie

· usare il pieno carico

· non eseguire il prelavaggio

· evitare le temperature troppo alte

· bloccare il ciclo di asciugatura ad aria calda, che consuma molto, piuttosto asciugare a temperatura ambiente aprendo il portello

· chiedere all’installatore di collegare la lavastoviglie alla rete dell’acqua calda

· utilizzare i cicli brevi se le stoviglie sono poco sporche

· utilizzarla nelle ore in cui l’energia costa di meno

Forno

· non aprire troppe volte la porta per controllare la cottura: utilizza la luce interna

· se è ventilato, azionare la ventola: si potrà tenere più bassa la temperatura e cuocere contemporaneamente più piatti

Scaldabagno

Quello elettrico è davvero oneroso. Meglio un modello a gas che fa risparmiare il 40% sulle bollette e riduce le emissioni di gas serra. Usalo così:

· controllarlo periodicamente per evitare depositi di calcare che lo rendono meno efficiente

· regolare il termostato a 40-50 gradi

· spegnerlo di notte e quando non serve

· fare la doccia (consumando 25/30 litri) invece del bagno (anche più di 100 litri!);

· lavare frutta e verdura in bacinella e non in acqua corrente e riutilizzare l'acqua per innaffiare le piante;

· chiudere il rubinetto quando ci laviamo i denti, ci radiamo

· fare riparare i rubinetti o il water che gocciolano; da un rubinetto che perde una goccia ogni due secondi fuoriescono quasi 6000 litri di acqua all’anno;

· nei giardini domestici evitare pavimentazioni impermeabilizzanti

· a proposito di annaffiatura: avendone la possibilità non usiamo acqua potabile ma acqua di pozzo o di cisterna raccogliendo l'acqua piovana, e soprattutto innaffiamo il giardino al mattino presto oppure dopo il tramonto: il terreno caldo fa evaporare buona parte dell'acqua prima che venga assorbita, e lo sbalzo termico rovina le piante. Inoltre, innaffiare sempre lentamente, in modo che l’acqua non scorra via e penetri in profondità (almeno per 30 centimetri), favorendo la crescita di radici forti e profonde, più resistenti alla siccità. Infine, non aspettare che il suolo sia completamente secco e indurito per innaffiare, poiché assorbe l’acqua peggio e più lentamente. Usare la pacciamatura , cioè ricoprire di materiali organici (pezzi di corteccia di pino, frammenti di legno e compost, pellets, frammenti di pigne, etc.) o minerali (lapilli vulcanici, conchiglie, ghiaia, etc.) il terreno in modo da formare uno strato di 10-15 centimetri che protegge le radici dalla siccità e dal caldo eccessivo, ed il suolo rimane più fresco e trattiene meglio l’acqua, riducendo fortemente l’evaporazione.

mercoledì 2 novembre 2011

Lo spreco non crea valore



Uscire dalla crescita utilizzando consapevolmente.
Scienza della sobrietà (parte uno)

«I beni non rinnovabili devono essere usati solo se sono strettamente indispensabili e anche allora solo con la massima cura e la più meticolosa attenzione per la loro conservazione. Impiegarli in modo distratto e stravagante è un atto di violenza e, anche se la nonviolenza non è del tutto ottenibile su questa terra, l’uomo ha nondimeno il dovere imprescindibile di tendere all’ideale nonviolento in ogni suo atto» E.F. Schumacher da “Piccolo è bello”

Nel sistema economico odierno lo spreco ha un valore economico, esattamente quanto l’utile. L’economia non distingue tra perdita, utilizzato e spreco: tutto ciò che è consumato è di fatto stato prodotto e perciò comporta una crescita della produzione, creando una crescita economica positiva dovuta a un aumento delle risorse monetarie disponibili. La nostra economia e di conseguenza la nostra società trae ricchezza e sostentamento dalle perdite e dagli sprechi, ciò è un paradosso intrinseco nel nostro sistema attuale. Noi viviamo anche grazie alle nostre mancanze e alle nostre cattive abitudini.
Quando si sfrutta una risorsa, che sia primaria o secondaria, essa deve essere trasformata o comunque impiegata o distribuita in modo tale da poter divenire utile per un certo fine. In tale processo avviene una certa perdita, che va a diminuire la risorsa sfruttabile detta utile, la cui parte effettivamente utile, vale a dire della quale si beneficia in modo sostanziale, si può chiamare utilizzata mentre la restante parte si indica con il termine spreco. Questa semplice distinzione è riportata nel seguente diagramma semplificato.



La perdita che riguarda il processo di trasformazione e che è termodinamicamente inevitabile, si riduce mano a mano che la tecnologia permette dei miglioramenti nell’efficienza dei sistemi, definita come rapporto tra l’utile ricavato e la quantità di risorsa impiegata. Ridurre le perdite è sicuramente una delle priorità del momento, e il fatto che si parli tanto di efficienza energetica ed efficienza di processi è buona cosa, ma soffermarsi solo su tale aspetto è mera cecità o incoscienza.
Lo spreco di cui viviamo è la più grande offesa alla nostra vita, alle persone che ci stanno attorno e al mondo intero come nostro ecosistema. Lo spreco non può essere che scoraggiato e perseguitato, come fosse un demonio dal quale rifuggire.
Oltre allo spreco, la parte utilizzata potrebbe ancora essere ridotta a due sottoinsiemi complementari: parte utilizzata consapevolmente e parte utilizzata incoscientemente. La seconda parte è formata essenzialmente dai nostri modi di vivere oltre i limiti e senza regole di parsimonia che fanno della società dell’abbondanza una società divoratrice di risorse e materialista, nonché superficiale e infelice. La piena consapevolezza della propria impronta ambientale e della propria coscienza in quanto esseri umani che condividono un pianeta in armonia e pace, basandosi su criteri di sobrietà e convivialità non imposti, compone la prima parte, quella sulla quale dovremmo focalizzarci e costruire il nostro futuro come esseri viventi che interagiscono costantemente con la terra e le sue risorse, per farne sempre un uso accorto e saggio.



A differenza dell’efficienza tradizionale (ovvero dell’efficienza di primo principio) che considera soltanto la perdita nel processo di trasformazione, un’analisi ulteriore potrebbe prendere in analisi un nuovo indice di valutazione determinato dal rapporto tra la quantità utilizzata consapevolmente e la risorsa di partenza, tale indice potrebbe assumere il nome di efficienza di sobrietà del sistema. Questo permetterebbe di centrare gli sforzi tecnico-culturali nel minimizzare fortemente oltre che le perdite anche gli sprechi e gli utilizzi incoscienti, raggiungendo un uso realmente razionale e saggio delle risorse.

venerdì 28 ottobre 2011

Il picco della salute

Tutti conosciamo bene il picco del petrolio, se n'è parlato tanto e da diversi anni. Ci sono studi e modelli matematici che cercano di delineare l'andamento della estrazione e raffinazione del petrolio, provando a stabilire quando raggiungeremo il livello massimo e quanto sarà rapida la diminuzione che ne segue. Abbiamo visto però che è molto difficile fare i conti con una risorsa così strategica, difficile conteggiare le riserve che i paesi si sono accantonate nel tempo, difficile stabilire quanto petrolio si può economicamente estrarre da una riserva, e difficile prevedere come le prossime avanguardie tecnologiche riusciranno ad influenzare il fenomeno.
La triste verità è che il petrolio non si rinnova da solo, e per quanto possa essere prima o poi avrà una fine se lo bruciamo tutto, sprecandone immense quantità. E la triste verità comprende anche tutte le altre preziose materie prime che utlizziamo, molte delle quali sono rare e di estrazione onerosa. Il riciclaggio, che pur richiede ingenti quantità di energia, è una necessità essenziale già oggi.

Una ancor più triste verità, che anche un bimbo è in grado di intuire, è che esiste pure un picco della salute. Le conquiste tecniche scientifiche e una evoluzione nella educazione e nell'igene ci hanno permesso di allungare l'aspettativa di vita nei paesi del mondo occidentale a partire dal dopo guerra. Lo stesso sviluppo economico industriale che ha favorito tale miglioramento di vita adesso, esasperato e fuori controllo, sta mettendo a rischio la nostra vita cominciando a mettere in ombra i benefici raggiunti, fino a che gli effetti negativi, dovuti al pesante inquinamento, tenderanno a prendere il sopravvento e ad accorciare la nostra aspettativa di vita. Questo discorso naturalmente vale anche per i paesi "del terzo mondo", che sono sottoposti pure ad inquinamento di vario genere, se pur tuttavia partono da condizioni sanitarie e di aspettativa di vita differenti.

Ancora una volta, capiamo che la scienza e la tecnologia hanno dei limiti e che solo accompagnandoli con l'uso della saggezza e del buon senso intrinseci nella natura umana possiamo davvero apportare benefici a tutti gli esseri viventi.




Approfondire:



martedì 25 ottobre 2011

Zeitgeist: the Movie

"Dividi e conquista" è il motto, e sino a quando le persone continuerannoa vedersi separate da tutto ciò che sta loro attorno sarà semplice ridurli a d una completa schiavitù. Gli uomini dietro le quinte lo sanno.
E sanno anche che, quando le persone riusciranno a comprendere la verità sulla propria relazione con la natura, e la verità circa il loro potere individuale l'intero Zeitgeist, che hanno costruito, dietro il quale loro prosperano, crollerà come un castello di carte."

lunedì 24 ottobre 2011

Decrescita felice o decrescita imposta

Dipinto di Ciro D'Alessio


«La decrescita è oggi inevitabile. Resta solo da scegliere se imposta o felice» Luca Madiai


Si parla di "decrescita felice", essenzialmente per trasmettere il concetto che pur diminuendo certe produzioni e i consumi, con una conseguente diminuzione del PIL, si può in realtà far aumentare il benessere e la qualità della vita di tutti anzichè andare in contro al degrado.
Da un punto di vista più profondo però, l'attributo "felice" ha un motivo ulteriore: quello di distinguere la "decrescita felice" dalla "decrescita imposta", che negli stessi termini porta a una decrescita economica che tuttavia differisce dalla "sorella" decrescita felice per due ragioni. La prima è che la decrescita imposta sarà appunto una conseguenza inevitabile dell'attuale sistema economico che incorre instancabilmente la crescita a tutti i costi, perciò non sarà un fenomeno deliberativo, nè una scelta individuale nascente da una illuminata consapevolezza, ma piuttosto una imposizione dovuta a circostanze contrarie e sfavorevoli. Seconda ragione, il risultato della decrescita imposta non porterà a benefici essenziali ed equi, piuttosto porterà alla riduzione di libertà e ad una forte accentuazione della carenza di risorse, della loro iniqua distribuzione e a situazioni di instabilità politica e sociale, oltre che economica, sempre più gravose.
Per tale motivo la decrescita felice si presenta oggi ai nostri occhi come una preziosa occasione che non possiamo altro che cogliere. Una profonda consapevolezza che, pur vivendo in un mondo dalle risorse limitate, tutti gli esser umani sono dotati dell'illimitata saggezza e coscienza per vivere una vita piena e felice, in armonia con sè stessi, con gli altri e con l'ambiente.

mercoledì 19 ottobre 2011

Il singolo individuo fa la differenza


"Vorrei che i giovani si interessassero a questa storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi a violenze del genere" Giorgio Perlasca

Non tutti conoscono la storia di Giorgio Perlasca, un italiano che nella fase finale del secondo conflitto mondiale da solo ha fatto la differenza salvando migliaia di ebrei ungheresi. A differenza di Oscar Schindler e Raoul Wallemberg le cui gesta oltre a essere ben conosciute sono state in qualche modo facilitate dalla loro posizione legittima, Perlasca senza alcun aiuto e in una posizione assolutamente precaria ha deciso di dedicare tutte le sue energie ad aiutare le persone che si trovavano in quel momento in estrema difficoltà, persone che rischiavano di morire o di essere deportate in ogni momento.

Credo che sia importante conoscere e approfondire la storia di Giorgio Perlasca, per tanti anni tenuta celata per motivi politici. Credo che non dobbiamo mai smettere di ricordarci che è l'essere umano ciò che conta: è l'essere umano che scatena le guerre e le ingiustizie, ed l'essere umano che può agire per opporsi usando essenzialmente la sua innata umanità.

Al di là delle opinioni e dei trascorsi di Giorgio Perlasca, ciò che colpisce è proprio la sua genuina umanità.

Libri su Giorgio Perlasca

1- Enrico Deaglio - La banalità del bene - Storia di Giorgio Perlasca - Feltrinelli

2- Hallenstein Dalbert, Zavattiero Carlotta - Giorgio Perlasca - Un italiano scomodo - Chiarelettere

lunedì 17 ottobre 2011

Meno durano, meglio è



Mentre la figura di Steve Jobs è prossima alla santificazione (massimo rispetto per i defunti sempre e comunque), e di Wangari Maathai si parla poco e pochissimi conosco la sua storia o addirittura il suo nome, leggo su una rivista* (non si tratta di novella 2000 o simili) che una decina di anni fa la Apple decise di non offrire batterie di ricambio per i suoi mitici, quanto inutili, iPod in modo da invitare i clienti a comprarli nuovi dopo un breve tempo. 

Due newyorkesi crearono un video per denunciare questa politica consumistica del gigante di Cupertino. Successivamente fu dimostrato anche che le batterie degli iPod erano state volutamente progettate per durare un tempo ridotto. Quindi oltre a non avere possibilità di sostituzione delle batterie, gli utenti si ritrovavano un pezzo di “alta tecnologia” costosa ma di limitata durata. La causa fu vinta dai clienti che ottennero un indennizzo, la sostituzione delle batterie e l’elevazione della garanzia a due anni. 

La cruda realtà di oggi è che i cittadini del mondo “sviluppato” faticano a trovare un lavoro, che è in forte diminuzione, e quindi a lavorare sempre più intensamente per comprare sempre più articoli sempre più inutili e che si romperanno sempre prima. 

Inoltre leggo curiosamente (ma non mi stupisce affatto) che nella Germania dell’Est, prima della caduta del muro, esisteva una legge che stabiliva durata minimi di frigoriferi e lavatrici in almeno 25 anni. Ma quello era il terribile comunismo, e oggi lo abbiamo finalmente sconfitto per sempre. 

Adesso viviamo nella ricca e sovrabbondante società capitalistica globalizzata, dove tutto è lecito, dove i limiti non esistono e tutto è possibile … fino a un certo punto. 


[*] Fatti per non durare, Terra Nuova, n° 264
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