«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 27 aprile 2011

Estratti da: “Energy for a sustainable world”, part 2

«In spite of these alarm bells, growth remains the magic word of narrow-minded economists and politicians. They believe that the economic growth must continue indefinitely, and therefore they incessantly press for increasing production and consumption. In affluent countries, we live in societies where the concepts of “enough” and “too much” have been removed. We do not take into account that the larger the rates of resources consumption and waste disposal, the more difficult it will be to reach sustainability and guarantee the survival of human civilization» Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani: “Energy for a sustainable world” pag. 6

«Domestic disparity is a difficult problem to solve in a society where the way of life is based on consumerism, and international disparity is a problem set aside by politicians of affluent countries to please their supporters. In the long run, however, both problems have to be tackled because disparities destabilize human society. If things so not improve, sooner or later the poor will rise up against the rich. The boost “illegal” immigration in affluent countries that lie at he boundary between the North and the South of the world (e.g., USA, Italy, Spain) is indeed a forewarning of what will happen in the international scene. Any action to restore equity should likely pass through lowering resource consumption (in particular, energy) by the rich while attempting to raise that of the poor. Our time is characterized by an unsustainable growth in an unequal world. We should try to decrease disparity, while being aware that growth based on consumption of nonrenewable resources is poised to be an ephemeral illusion.» Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani: “Energy for a sustainable world” pag. 7

lunedì 25 aprile 2011

DFRU: Il ruolo dell'Europa, parte 17/30


«L’Europa deve divenire consapevole che ha un ruolo da svolgere come promotrice di un nuovo ordine economico e sociale, sia globale, sia interno ai vari paesi. Un nuovo ordine che sia funzionale al benessere. Assumere questo ruolo aiuterebbe anche gli Stati Uniti a cambiare. Noi europei dobbiamo diventare coscienti di avere le risorse economiche, culturali, sociali che questo ruolo richiede.» Stefano Bartolini

In questo processo di cambiamento l’Europa, il vecchio continente, dove la crescita è cominciata (rivoluzione industriale), avrà il ruolo chiave, sarà da qui infatti che la trasformazione verrà innescata per prima. Senza ogni ombra di dubbio il cambiamento dovrà essere su scala globale, ma non in ogni luogo del mondo avrà lo stesso carattere, proprio per la presenza di enormi squilibri e differenze culturali. Il processo se pur globale, inizierà a radicarsi in un prima momento solo in un luogo.
L’Europa, e in particolare l’Unione Europea, ha il dovere nei prossimi venti anni (dire cinquanta sarebbe troppo ottimista) di prendersi questa responsabilità di leader della nuova rivoluzione economica, politica e sociale. Non solo perché in Europa è nato il “virus” dell’industrializzazione e quindi della crescita senza limiti, ma soprattutto perché questo continente, ad oggi, è il più equilibrato del Nord del mondo. Pur ormai privo di risorse fossili, ed estremamente dipendente dai paesi arabi e dal Sud America, l’Europa ha un bagaglio storico/culturale capace di creare una nuova ondata di cambiamento che coinvolga esperienze millenarie e una ricchezza di contenuti forse unica. Un nuovo rinascimento culturale che abbracci tutti i campi.
Per far questo l’Europa ha bisogno di accelerare il suo processo di unificazione, costituendo un vero stato continentale che valorizzi le risorse al suo interno e dove lo scambio di informazioni e conoscenza sia più rapido ed efficace. Le nazioni perderanno parte della loro influenza a favore delle regioni che si interfacceranno maggiormente tra di loro. La dignità umana e ambientale saranno i vessilli da sbandierare a nome dell’unità.
Le azioni primarie sono rivolte all’educazione e all’informazione. La lingua inglese sarà d’obbligo in tutte le scuole primarie, mentre nelle secondarie si aggiungeranno lo studio di altre lingue europee tra cui una delle lingue minoritarie. La mobilità studentesca sarà potenziata e resa accessibile a tutti. Lo studio della storia dei paesi europei sarà indispensabile, così come la geografia europea dovrà essere una delle materie più curate (non è possibile che ancora oggi molte persone non sappiano la differenza tra Budapest e Bucarest). L’informazione sarà basilare, visto che oggi nulla si sa di ciò che accade negli altri paesi. Nascerà una canale televisivo interamente europeo trasmesso in chiaro in tutta la comunità, in lingua inglese e con sottotitoli specifici.
Tutto questo dovrà accadere, quanto prima, ma non saranno i politici, né tanto meno i poteri economici delle multinazionali ad accendere la miccia del cambiamento. Come abbiamo già detto, il cambiamento partirà dalle persone comuni, da un loro risveglio interiore che metterà in crisi il sistema in modo che la direzione da prendere sarà chiara ed inevitabile, oltre che appunto indispensabile.

sabato 23 aprile 2011

Estratti da: “Energy for a sustainable world”

«Many economists seem to believe that well-being correlates with Energy consumption, that energy prices reflect all significant costs and that any societal problems can be solved by enhanced economic growth. Is it true? Several scientists are convinced that technology will solve the energy problem as well as the problems that technology itself is creating. Can we trust them?»

«Whereas it used to be axiomatic that civilization would always progress over time, because science and technology would have solved any problem, now we are no longer sure about that. Human progress is neither automatic nor inevitable. We have to take urgent and responsible decisions right now: tomorrow might be too late. The quest for ecological and social sustainability requires every single citizen to become aware that consuming resources above a threshold of his/her real needs does not help to create a better world. Earth is in our hands: are we wise enough to develop, with the help of science and technology, an ecological sustainable civilization capable of reducing disparity and creating a more peaceful world?»

«An old Italian proverb says that the only difference between an optimist and a pessimist is that the latter is better informed. A short-sighted optimism based on unawareness will not allow mankind to move toward a real progress. Pessimism, which arises from the consciousness of the gravity of the situation, is the right starting point: to propose solutions, we must acknowledge that there are problems and we must know them in any possible detail. There is a great need for spreading information about the unsafe conditions of our planet.

Finding a solution to the energy problem is a challenge of utmost difficulty, but also an extraordinary opportunity. Perhaps we are still in time to change and create an Anthropocene epoch based on resource conservation, waste reduction, human relationships, and global solidarity. To achive this epochal result, we need to educate public opinion and to find visionary leaders capable of looking far, over the planet and into the future. Our generation will ultimately be defined by how we live up to the energy challenge.»

Estratti da: “Energy for a sustainable world” by Nicola Armaroli and Vincenzo Balzani

lunedì 18 aprile 2011

DFRU: Un nuovo sistema economico, parte 16/30

Caduto il muro di Berlino, caduto silenziosamente il socialismo, forse non sconfitto ma crollato su se stesso, abbattuto dalle proprie contraddizioni interne, a distanza di anni sembrerebbe che il capitalismo, l’altra faccia dell’industrializzazione, sia il sistema vincente, il sistema “che funziona”, che garantisce progresso e sviluppo per l’umanità. Ma a guardarsi attorno, soprattutto nell’ultimo decennio, possiamo affermare con sicurezza che ciò non è vero, o almeno non del tutto. Il sistema capitalista insegue la crescita economica, la produzione di merci, di denaro, di ricchezza, ma a conti fatti aumentano i ricchi e aumentano i poveri con un divario e una consistenza sempre più grande. Lo sviluppo e il progresso di cui si parla oggi è un castello di sabbia, finalizzato solamente a incrementare il mercato, senza tener in minima considerazione gli esseri umani e la loro dignità. La conclusione è univoca: l’attuale sistema capitalista liberale e globalizzato non garantisce dignità e benessere all’intera popolazione umana, bensì alimenta un’ingiustizia sempre più evidente tra Nord e Sud e genera situazioni sociali e ambientali critiche il cui allarme si aggrava con il trascorrere del tempo.
Né socialismo, né capitalismo hanno indirizzato l’uomo verso un mondo di giustizia e serenità. Sono convinto che presto l’attuale sistema economico franerà su sé stesso, in modo spontaneo e silenzioso, un po’ come è avvenuto per il socialismo. Saranno le persone a cambiare il mondo.
La nuova economia non sarà dettata nelle università, o da concetti matematici astrusi, in cui conta il massimo guadagno con la minima spesa, in cui il fine è la creazione di profitto monetario ad ogni costo. Il nuovo modello di economia e di sviluppo sarà creato basandoci sulle persone e sulle loro aspettative. Sarà la gente a fare la differenza e a trovare la giusta via di mezzo tra capitalismo e socialismo di cui abbiamo bisogno per assicurare un mondo civile e dignitoso, in armonia con l’ambiente, che garantisca un futuro migliore.
Non è certo abbandonando la Terra, che ci ospita da centinaia di migliaia di anni, e colonizzando lo spazio cosmico (come molti sostengono) che troveremo un futuro sostenibile. Il problema di fondo resterà anche se ci espandessimo sulla Luna o su Marte, ce lo porteremo dietro, assieme alla povertà, alla guerra, alle carestie, all’inquinamento. Fenomeni degradanti che l’uomo ha creato e che l’uomo trasformerà.
Il nuovo sistema economico sarà per il bene comune, “l’economia del bene comune” come è definita da Gesualdi [10]. Il bene comune potrà essere raggiunto solo attraverso un’economia pubblica sicura, non basata sul mercato e non basata sulla crescita. La priorità assoluta di questa economia sarà quella di garantire dignità e diritti a ogni persona, dopodiché ci sarà spazio per il mercato per ogni bisogno che esula i diritti (sanità, istruzione, abitazione, cibo, vestiti, energia). I beni e gli oggetti considerati “comune indivisibile” saranno di proprietà pubblica, gestiti e controllati interamente dalla comunità a beneficio di tutti. Per la prima volta nella storia dell’essere umano, l’uomo sarà al centro dell’economia, sarà il fattore determinante, attorno al quale tutto girerà.
Potremmo definirlo un capitalismo illuminato o una sorta di socialismo liberale, il fatto è che la strada da percorrere ci condurrà attraverso il dialogo e il dibattito globale a un modello di sviluppo del tutto nuovo, che comporterà un cambio epocale in ogni sfera della nostra vita, a partire dal nostro modo di pensare e di agire quotidiano: un’economia fondata sull’umanesimo.
Occorrerà muoversi in direzione contraria all’attuale espansione dei mercati, all’attuale modo di pensare la vita, il lavoro, la ricchezza. Abbandoneremo molte usanze che adesso pensiamo indispensabili, distruggeremo tanti miti e tanti stereotipi creati dalla pubblicità e quindi dal mercato, ci illumineremo davanti alla semplicità delle soluzioni alla nostra portata, ci stupiremo accorgendoci di aver vissuto una vita non nostra, di aver creato una società di conflitti e ingiustizie senza mai essersi fermati a pensare al modo di invertire la rotta. Faremo questa rivoluzione perché i tempi sono maturi e perché i segnali di allarme ce lo stanno chiedendo più insistentemente che mai. Faremo delle scoperte che adesso non possiamo neanche immaginare. Come nel film “Il pianeta verde” di Coline Serreau (che consiglio a tutti) scopriremo delle potenzialità nascoste e sorprendenti (forse il teletrasporto è troppo, mannaggia!) e ci renderemo conto che l’unico sviluppo e progresso che è illimitato, e che abbiamo totalmente ignorato negli ultimi tempi, riguarda il nostro essere umani, la nostra umanità. Per questo la vera rivoluzione che ci attende, e di cui parleremo nella seconda parte, si chiama proprio rivoluzione umana.

sabato 16 aprile 2011

Cercasi disegnatori creativi e decrescenti

Siamo alla ricerca di disegnatori creativi e decrescenti per la realizzazione di un disegno o un'immagine (in qualsiasi stile e forma) per la nuova copertina del saggio "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" che comprenderà dei piccoli aggiustamenti e degli extra come appendice.
Le bozze, i disegni, le immagini, i fotomontaggi, originali e creativi, comunque realizzati, ci possono essere mandati per email all'indirizzo: creazione.valore@gmail.com (possibilmente in formato jpeg). C'è tempo fino al 24 luglio 2011. Sotto con la creatività e la fantasia!!
Ovviamente l'autore comparirà all'interno della nuova edizione.
Se interessati i disegnatori creativi potranno comunque collaborare con il blog DFRU a titolo gratuito, con la realizzazione di disegni e illustrazioni per la pubblicazione sul blog stesso e in future iniziative.


lunedì 11 aprile 2011

DFRU: La decrescita felice, parte 15/30


Ricercare ossessivamente la crescita economica è concettualmente sbagliato. Parlare di crescita, di sviluppo e di benessere accomunandoli è del tutto fuori luogo. È evidente che la crescita economica illimitata non soltanto non è possibile, ma anche non desiderata, visti i danni che l’industrializzazione accanita sta recando al nostro pianeta e alle popolazioni più deboli. Misurare la qualità della vita con il PIL è pura follia, mi sembra inutile spiegarlo. Il PIL infatti comprende beni di produzione come gli armamenti, gli psicofarmaci, gli alcolici, le sigarette, i costi dovuti alle catastrofi, all’inquinamento, alle malattie. Questo significa che più ci sono malati, più c’è inquinamento, più la gente è depressa e stressata più il PIL aumenta, senza che tuttavia sia aumentato il benessere delle persone, anzi al più sarà diminuito. Il PIL non è un indice idoneo per segnalare lo sviluppo e il progresso di un paese.
L’unico modo per alleviare la crisi economica e ambientale è quello della decrescita. Decrescere in tutto: diminuire la produzione di beni futili, diminuire e azzerare gli sprechi e i rifiuti, ridurre le ore di lavoro, ridurre le risorse utilizzate per soddisfare i nostri bisogni, ridurre gli spostamenti specie se di lunga distanza, ridurre le emissioni inquinanti, ridurre gli stipendi troppo elevati, ridurre tutto quello che arreca danno o spreco.
Per fare questo dobbiamo cambiare completamente il nostro modo di vivere, senza tuttavia trarne svantaggi, anzi spesso ricavandone benefici e quindi incrementando la qualità della nostra vita. Dovremo entrare nell’ottica di una vita nel nome della sobrietà. Sobrietà sarà lo slogan del futuro. Sobrietà come scelta di vita e come soluzione al tempo stesso di tante ingiustizie e di tante situazioni critiche.
Alcuni esempi di una vita sobria. Sobrietà significa:
 Fare a meno del superfluo
 Fare acquisti intelligenti e ponderati
 Non usare automobile, ma solo bicicletta e mezzi pubblici
 Abbassare la temperatura del termostato in inverno e indossare un maglione in più in casa
 Non usare condizionatori elettrici
 Non acquistare prodotti usa e getta
 Farsi al massimo una doccia al giorno
 Tenere gli apparecchi elettronici spenti quando non si usano
 Comprare oggetti usati
 Riusare e riparare gli oggetti fino a che non è più possibile farlo
 Evitare di acquistare abbigliamento firmato
 Avere un contenuto numero di scarpe (7,8?)
 Trattare gli animali come tali e non come uomini (se non meglio)
 Mangiare poca carne (2-3 volte a settimana)
 Non comprare cibi preconfezionati, prediligere i prodotti non confezionati
Alcuni simpatici consigli utili per una vita più sobria e per salvaguardare il nostro impatto sull’ambiente sono riportati nel libro di Robert Hamilton “Come salvare il mondo in 200 piccole mosse” [11].
Ne riporto alcuni curiosi e forse inaspettati:
 I computer portatili consumano fino al 90% in meno di energia elettrica rispetto agli altri. Se si deve comprare un PC, è bene tenerne conto.
 Il forno a microonde consuma in totale molta più energia elettrica per indicare l’ora sul timer piuttosto che quando viene usato.
 In occasioni speciali (la nascita di un bambino, un traguardo raggiunto) un buon modo per festeggiare è anche quello di piantare un albero, affidandogli la nostra memoria e aiutando così il pianeta a respirare.
 Contro le piante infestanti e le erbacce, invece degli erbicidi si può versare sulla terra dell’acqua bollente, ottenendo un identico risultato.
 Le lampadine a basso consumo energetico contengono un piccolo quantitativo di mercurio che, se rilasciato nell’ambiente, inquina. Non devono dunque essere gettate via con la spazzatura normale, ma consegnate a impianti specializzati.
 L’olio che si usa per cucinare è un ottimo lubrificante per serrature e cardini che stridono. È inutile ricorrere a composti chimici inquinanti.
 Esistono delle associazioni di volontariato, come le banche del tempo, presso le quali i singoli cittadini possono dare un contributo in base alle proprie capacità in uno specifico settore.
Una vita sobria è fatta di semplicità, innocenza, ingenuità … piccolezze. È una vita profonda, una vita ricca in essere e non in avere. È la consapevolezza che i limiti esistono nel mondo attorno a noi, mentre la nostra vita, la nostra interiorità, il nostro potenziale latente è illimitato, quanto l’Universo. Questo aspetto spirituale sarà affrontato nel capitolo successivo. Adesso basterà dire che sobrietà è lo stile di vita che dovremo adottare in futuro per i diritti e la dignità di tutti gli esseri umani e per il mantenimento del nostro ecosistema.
Un esempio banale, ma concreto, di vita sobria. Mio fratello spesso torna da lavoro con in tasca una bustina di zucchero mezza vuota. In molti bar e uffici, lo zucchero per il caffè viene fornito in piccole bustine di carta che sono il corrispettivo di circa due/tre cucchiaini. Dato che per lui lo zucchero nella bustina è troppo, non lo getta via, ma lo porta a casa per utilizzarlo quando ne avrà bisogno.
Decrescita significa inizialmente cominciare con il diminuire là dove la diminuzione non porterà altro che un vantaggio sia in termini economici che ambientali che di salute, si tratta della riduzione degli sprechi materiali ed energetici (rifiuti e dissipazioni). I margini di riduzione di risorse impiegate senza impattare sui bisogni da soddisfare, ma agendo solamente sulle perdite e sull’inutilizzato, sono ampissimi.
La decrescita è chiamata felice (o serena) perché prima di tutto non sarà imposta da nessuno, ma sarà una scelta di ogni singola persona: questo è già diverso dal nostro modo di pensare attuale. Dopodiché la decrescita porterà maggior equilibrio e armonia, e quindi maggior benessere, nelle nostre vite e nel nostro ambiente. Riducendo i consumi e il tempo dedicato al lavoro, riduciamo lo stress e le malattie ad esso legate, occupando le nostre ore libere in attività artistiche, ricreative, culturali, sociali.
Serge Latouche ([19] e [20]) teorizza la decrescita utilizzando le otto R: Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Oltre a tutte queste, la R che le include e che sta alla base della decrescita è la Rivoluzione. Rivoluzione intesa come cambiamento totale e radicale di un sistema di riferimento, di un modello convalidato dal tempo. La rivoluzione di cui parliamo invaderà ogni sfera dell’essere umano. Tra queste la sfida fondamentale sarà la rivoluzione in ambito economico: trovare un nuovo sistema economico che rispetti la dignità umana e del suo ambiente.

sabato 9 aprile 2011

Azioni per la decrescita

"E' possibile agire da subito sul piano legislativo. La legge sul divieto di fumare nei luoghi pubblici, ad esempio, è una legge di decrescita, nella misura in cui impone la diminuzione di un'attività nociva. Chi ne contesterà il fondamento oggi? Si preferirebbe annullare questa legge per sostenere la crescita economica delle industrie del tabacco, dei malati e degli ospedali? Parrebbe ridicolo.
Quindi perchè non applicare la stessa logica ad altri settori?
alcuni esempi o piste di discussione, fra le proposte in favore della decrescita e che potrebbero rapidamente essere applicati:

  • Favorire la rilocalizzazione delle attività attraverso incentivi fiscali, dazi doganali, creazione di norme qualitative esigenti;
  • Ridurre la velocità degli spostamenti;
  • Ridurre le capacità di circolazione automobilistica(diminuzione dei parcheggi in città, della dimensione delle strade);
  • Vietare taluni quariteri alle auto private;
  • Favorire l'evoluzione dei comportamenti, diminuendo la domanda di mobilità individuale a vantaggio di una mobilità collettiva.
  • Stimolare il trasporto ferroviario, fluviale e marittimo, al fine di sostituire il trasporto stradale;
  • Applicare tasse cologiche (chi inquina paga)
  • Accompagnare una deindustrializzazione progressiva, a vantaggio delle imprese locali e di taglia modesta;
  • Ridurre gli imballaggi alla fonte e, per i quelli che restano necessarri, favorire l'utilizzo di imballaggi riciclati;
  • Favorire le energie rinnovabili;
  • Favorire la ricerca e l'innovazione frugale, a misura umana,
  • Favorire l'agricoltura biologica;
  • Concepire diversamente i finanziamenti e il funzionamento dei servizi pubblici;
  • Porre un limite ai redditi alti e garantire un reddito minimo per tutti."

tratto da "La decrescita per tutti" di Nicholas Ridoux

mercoledì 6 aprile 2011

Salvare il nostro ambiente fisico e mentale

Alcuni consigli di Nicholas Ridoux tratti dal libro "La decrescita per tutti".

  1. Preferire l'acquisto di prodotti locali ed evitare quelli fabbricati lontano;
  2. Evitare gli acquisti negli ipermercati;
  3. Preferire l'acqua del rubinetto quando è possibile;
  4. Limitare il consumo di energia;
  5. Riscoprire il piacere del comodo maglione invernale e abbassare il riscaldamento delle abitazioni in inverno;
  6. Diminuire il numero degli apparecchi elettrici e bandire quelli obsoleti;
  7. Favorire metodi di refrigerazione senza climatizzazione;
  8. Preferire i trasporti pubblici e gli spostamenti dolci (camminare e bicicletta);
  9. Evitare il più possibile i viaggi in aereo (uno all'anno);
  10. Mangiare meno carne;
  11. Utilizzare borse della spesa con le ruote, andando a fare la spesa a piedi in piccoli negozi;
  12. Pensare in autonomia, leggere e incontrarsi con individui reali. Niente o poca televisione.
  13. Imparare ad apprezzare la realtà prossima, nella sua semplicità, scoprendone la profondità;
  14. Non cercare piaceri artificiali e troppo tecnologici;
  15. Praticare piuttosto piaceri semplici e conviviali;
  16. Partecipare ad associazioni, secondo le proprie affinità;
  17. Sapere autolimitarsi, non per frustrarsi inutilmente, ma per gioire pienamente di ciò che abbiamo già;
  18. Sviluppare la propria spiritualità.

martedì 5 aprile 2011

Le domeniche ecologiche: mera ipocrisia



Le cosiddette domeniche ecologiche, le domeniche a piedi senza macchina, tra l'altro molto sporadiche, non sono altri che squallidi tentativi di "lavarsi la coscienza", "togliersi il senso di colpa", per gli enormi danni che il traffico veicolare sta infliggendo alle città, e soprattutto alla qualità della vita e alla salute dei cittadini. 
Azioni puramente simboliche che non hanno un vero retroterra basato su un effettivo cambiamento culturale, un'effettiva presa di coscienza del problema consistente e non più tollerabile. 
Un giornata ogni due mesi, una al mese, o persino una alla settimana senza automobili non hanno alcun senso logico. 
Davanti a iniziative del genere molti penseranno così: "oggi c'è la giornata ecologica quindi non prenderò la macchina, ma farò solo un giro in bicicletta nei paraggi, quella cosa che dovevo fare oggi, per la quale mi occorre la macchina, la farò domani o la prossima settimana...." quindi il problema non è evitato è solo rimandato di un giorno... 
Le giornate ecologiche sono squallidi tentativi di sensibilizzare e di approcciare a un problema complesso come quello dell'inquinamento veicolare. Assomiglia molto allo squallido tentativo di aiutare i paesi del Sud del mondo, che soffrono a causa dello sfruttamento grazie al quale noi prosperiamo nell'abbondanza, offrendo solidarietà tramite donazioni o adozioni a distanza. 
Sono azioni che non porteranno mai a un miglioramento effettivo, anche se dovessero essere intensificate e protratte nel tempo. 
Azioni volendo più semplici ma decisamente più incisive per "alleviare" il problema dell'inquinamento automobilistico delle nostre città è quello di fare una politica anti-auto e di favorire al massimo i mezzi di trasporto pubblici e la bicicletta. Scoraggiare l'uso dell'auto privata indicandone i vari motivi, tassare maggiormente i carburanti e le macchine di grossa cilindrata, localizzare i posti di lavoro, abbassare le tariffe per i mezzi pubblici, liberalizzare le licenze dei taxi, incoraggiare il car-sharing e il noleggio, ripensare architettonicamente la città a misura d'uomo e di bicicletta, favorire sempre e comunque le brevi tratte, ostacolare le pubblicità di autoveicoli .... infine individuare nell'automobile certamente un importante mezzo ma anche una grande minaccia per l'umanità, e eliminare completamente il valore di simbolo del benessere e dello status sociale di cui l'auto è miserabilmente intrisa. 

Perchè l'auto è una minaccia? Leggi qua

lunedì 4 aprile 2011

DFRU: Il mito delle rinnovabili, parte14/30



Parlando di energia decentralizzata e di rinnovabili occorre fare alcune piccole precisazioni a riguardo.
Come abbiamo già detto l’impatto zero è un concetto erroneo e fuorviante. Parliamo piuttosto di impatto limitato al minimo e di tecnologie volte a utilizzare fonti cosiddette rinnovabili, cioè che si rigenerano in tempi minori rispetto al tempo di sfruttamento, in modo da non essere mai degradate.
Il sole è sicuramente la fonte primaria della vita sulla Terra, e sfruttare l’energia dei suoi raggi è la cosa più sensata e naturale che esista. L’energia solare sarà la forza trainante per la rivoluzione industriale ed economica che ci aspetta. Utilizzare il sole per scopi termici, utilizzarlo per generare il freddo (che è richiesto proprio nei mesi estivi per la climatizzazione, proprio quando il sole è al suo massimo irraggiamento), per generare elettricità senza produrre emissioni, senza scavare miniere, senza inquinare di greggio i mari, senza costruire enormi centrali, è la cosa più razionale e sensata che possiamo concepire al momento. Piccoli impianti per piccoli usi.
I pannelli fotovoltaici sono visti come amici e protettori dell’ambiente. Ma non dobbiamo mai dimenticarci che anche loro hanno un impatto sull’ambiente che può diventare anche molto pericoloso, perfino più pericoloso dell’utilizzo del gas naturale (fonte fossile non rinnovabile). Basta ricordare che le più comuni tipologie di celle fotovoltaiche contengono metalli come il Cadmio, estremamente tossico (più tossico del Piombo e del Mercurio), che in fase di fine vita deve essere raccolto e smaltito. Lo stesso vale per le batterie elettriche che contengono metalli pesanti altamente nocivi se dispersi nell’ambiente.
Spesso si parla di energie rinnovabili credendo ingenuamente di poter risolvere tutti i problemi energetici e di crisi delle fonti tradizionali (petrolio, gas naturale, carbone) semplicemente facendo ricorso a fonti come il solare, l’eolico, la biomassa. Ma non abbiamo idea di cosa stiamo parlando, non abbiamo idea delle quantità di energia in gioco, dei limiti intrinseci delle fonti rinnovabili.
Alcune rinnovabili come il solare e l’eolico sono discontinue, cioè dipendono da fattori atmosferici non controllabili e difficilmente prevedibili sul lungo termine, così come i sistemi idroelettrici (anche se questi possono essere intelligentemente utilizzati come serbatoi di energia potenziale). Visto che le capacità di accumulo di elevate quantità di energia non sono realizzabili ad oggi, sono evidenti i limiti di disponibilità di queste fonti.
Senza entrare nei dettagli e rimandando il lettore interessato ai riferimenti bibliografici [1] e [21], aggiungerò che un altro limite meno evidente delle fonti rinnovabili è la loro densità di potenza: ovvero la superficie di suolo necessaria per produrre una unità di potenza. Chiaramente tanto è più vasta l’area occupata tanto più impattante sarà la presenza degli impianti. Da considerare quindi il disboscamento, la costruzione di edifici, strutture, strade, reti elettriche, scavi, non comunque di scarsa rilevanza. L’eolico off-shore necessita di scavi sottomarini che impattano i fondali, le biomasse necessitano di vaste aree adibite a monoculture (che pericolosamente sottraggono terreno alle culture per scopi alimentari o che vanno a convertire terreni boschivi), i campi solari ricoprono superfici enormi non permettendo la crescita di alberi o arbusti, l’eolico spesso è installato in paesaggio montani in luoghi dove è necessario costruire strade e quindi abbattere vegetazione.
La diffusione delle rinnovabili non sarà indiscriminata e feroce, dovrà essere ponderata e saggia. Pensate soltanto che la diga di Banqiao in Cina (impianti idroelettrici) ha fatto 171000 morti (Vajont 1918 morti), mentre Chernobyl ha fatto 65 morti accertati più 4000 morti presunti negli anni successivi (dati Wikipedia). Questo solo per far riflettere sulla pericolosità delle nostre opere nell’ambiente, incluse fonti rinnovabili. Bene sottolineare che nessuno mette in dubbio il potenziale distruttivo e l’estrema nocività delle scorie degli impianti nucleari, verso i quali il sottoscritto non ha assolutamente simpatia.
Ad ogni modo, la prima azione fra tutte sarà quella di ridurre i bisogni energetici, di aumentare le efficienze e quindi diminuire gli sprechi. Questo dovrà essere il principale obbiettivo. Gli impianti energetici che usano fonti rinnovabili dovranno essere di piccola taglia e non dovranno occupare aree verdi, ma dovranno essere nei pressi delle aree abitate o meglio ancora integrate con gli edifici stessi.
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