«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 7 novembre 2016

Immigrazione: serve un altro punto di vista



È interessante notare che nell’opinione pubblica si trovino due visioni del fenomeno immigrazione, distinte e in netto contrasto tra di loro. Da una parte chi odia gli immigrati e li vorrebbe cacciare o ributtare in mare, dall’altra chi li accoglie a braccia aperte, quasi sempre metaforiche. Quelli della prima fazione, generalmente di destra, odiano i secondi, generalmente di sinistra, e viceversa. Ed è questa una delle poche distinzioni che ancora tiene in piedi l’altrimenti sterile e inconsistente differenziazione tra la destra e la sinistra: di fatto univocamente in accordo su altre tematiche, quali politiche del lavoro, sociali e economiche. 

Manca però un’analisi più profonda e sagace, una riflessione più ampia. Un punto di vista non naturale, tantomeno scontato. Certo è che i fenomeni migratori sono sempre esistiti nella storia e ne sono stati, in certe fasi, i protagonisti che hanno plasmato il corso degli eventi dei popoli e delle civiltà. Pensiamo alle popolazioni barbariche nordiche che invasero il continente europeo nell’epoca romana. Oggi queste popolazioni vengono da sud, ma il fenomeno è del tutto analogo. 

Prima di giudicare l’effetto che questi movimenti migratori stanno producendo in Europa, dovremmo pensare alle cause profonde, alle ragioni dell’altro, e, non per ultimo, alle nostre responsabilità, sia come società che come singoli individui parte di una società.

E le cause non sono che da cercare in una distorta e violenta colonizzazione planetaria che la cultura occidentale sta portando avanti da secoli, con la prepotenza di essere la migliore e l’unica in grado di dare un futuro all’umanità. Tutti noi lo pensiamo, perché in questa società ci siamo nati e cresciuti, e nessuno di noi, se non pochi, è pronto a mettere in discussione la propria visione del mondo e a mettersi in discussione per primo. 

Le nostri menti sono come intorpidite dal benessere e dalle comodità, dagli accattivanti tentacoli del progresso materiale, dall’abbondanza, solo apparente, dal superfluo che diventa indispensabile, dall’eccesso che non diventa mai abbastanza. Siamo come in un sonno profondo, inebetiti. I nostri occhi non vedono, i nostri orecchi non sentono. 

Occorre un ripensamento generale, un esame di coscienza. Occorre abbandonare le certezze su cui si basa la nostra cultura occidentale, e creare un approccio multiculturale, ovvero aperto a differenti alternative che non siano già preconfezionate. Occorre andare nel profondo delle nostre esistenze, tornare alla radice della nostra vita, e lì trovare lo spazio per una visione ampia, per un’apertura mentale che ci permetta di abbandonare i pregiudizi e le soluzioni facili e prendere con consapevolezza e serenità le nostre decisioni. 

Decisioni coraggiose e illuminate, che ci permettano di vivere una vita davvero nostra, felice e in armonia con gli altri e con l’ambiente. Decisioni che rivisitino il nostro stile di vita prima di tutto e il nostro modo di comportarci. Una rivoluzione, o meglio una evoluzione, culturale che non ci divida, tra chi è contro e chi è a favore, tra chi è di destra e chi è di sinistra, ma ci unisca come esseri umani che ricercano la felicità. E se di felicità si parla, questa non può che essere in accordo con quella degli altri e di tutto l’ambiente che ci circonda.


Fonte foto: Morguefile

lunedì 10 ottobre 2016

Conferenza Economia della Felicità a Firenze: un successo



«Da un lato, io vedo coloro che pensano di riuscire a superare la nostra triplice crisi con i metodi correnti, solo con una loro più massiccia applicazione; io chiamo costoro “quelli della corsa in avanti”. Dall’altro lato, ci sono quelli che cercano un nuovo stile di vita, che tentano di tornare a certe verità fondamentali sull’uomo e sul suo mondo; io chiamo costoro “quelli che tornano al focolare”»

E.F. Schumacher – Piccolo è bello


Lo scorso 2 ottobre si è tenuta a Firenze l'ottava Conferenza Internazionale per l'Economia della Felicità. Nel momento di culmine, in sala, oltre mille presenze: un vero successo.

La giornata ha visto partecipare, oltre ai cittadini e ai relatori da tutto il mondo, decine di associazioni che si muovono attorno ai temi di un'economia differente da quella a cui ci siamo abituati, soprattutto negli ultimi decenni, un’economia che si poggi su una società equilibrata, rispettosa dei limiti della natura, giusta, in una parola: felice.

La giornata è stata l'occasione per riaffermare con forza i principi alla base di un'economia della felicità: localizzazione piuttosto che globalizzazione, collaborazione e relazioni umane piuttosto che competizione e isolamento, armonia con la natura piuttosto che distruzione della natura, sobrietà e semplicità volontaria piuttosto che ostentazione e consumismo, piccole e utili opere piuttosto che grandi e impattanti opere: tutti elementi espressivi di una nuova cultura, di una nuova visione della vita e del mondo.

Come ha dichiarato uno dei relatori durante la conferenza: oggi nella società non si distingue più tra chi è “di destra” e chi è “di sinistra”, schieramenti oramai anacronistici e fuorvianti, al servizio dello stesso modello di pensiero, piuttosto si delinea sempre più una marcata distinzione tra chi crede ancora che questo sistema sia il migliore possibile, o comunque l’unico possibile, e perciò lo sostiene e lo incoraggia, e quelli invece che non credono più in un tale sistema economico-sociale e si battono quotidianamente per un’alternativa, o meglio per una varietà di alternative possibili.

Un cambiamento culturale che si fa, non solo urgentemente necessario, ma forse anche inevitabile. Un cambiamento che è già parte di noi, che è già in noi, e che aspetta solo di essere rivelato e attuato. 

Con questa splendida giornata abbiamo dato espressione al nostro desiderio di cambiamento e abbiamo fatto un altro, se pur piccolo, passo in avanti in tale direzione.


lunedì 4 luglio 2016

L'Economia della Felicità - Ottava Conferenza e Raduno Internazionale - 2 ottobre - Firenze



In questo momento storico, in cui un sistema economico-sociale, basato sul profitto e sulla crescita indiscriminati, sta dominando l’intero pianeta e sta minando le fondamenta della vita stessa, imponendo la propria influenza in ogni ambito e determinando i nostri destini, crediamo che sia necessaria una presa di coscienza collettiva per promuovere un vero cambiamento culturale. 

Domenica 2 Ottobre a Firenze si terrà l'Ottava Conferenza e Raduno Internazionale dell’Economia della Felicità, la prima volta in Italia. Saranno presenti pensatori d’eccezione e attivisti di livello mondiale, oltre che italiano, con il sostegno e la partecipazione di innumerevoli associazioni e movimenti del nostro territorio. 

Sarà questa un'occasione unica per riflettere assieme e rilanciare un forte messaggio di cambiamento verso una nuova visione della società e del mondo: per allontanarsi da un’economia della crescita guidata dalle multinazionali e muoversi verso economie locali al servizio delle persone e del pianeta. Allo stesso tempo sarà un’occasione per scoprire le iniziative che hanno luogo in tutto il mondo, fonti d’ispirazione per riappropriarsi delle nostre economie, comunità ed ambienti naturali.

Il programma include presentazioni, discorsi, discussioni, workshop il cui scopo è quello di essere di ispirazione e di favorire il pensiero critico. Le precedenti sette edizioni hanno avuto tutte un enorme successo. Sono state accolte come un antidoto contro la rabbia, la chiusura mentale e la disperazione che caratterizza questo periodo.

Il cambiamento partirà dal basso, dalla partecipazione e dal contributo di ognuno. Partecipa e sostieni anche tu l’evento.

Tutte le informazioni sull’iniziativa a questa pagina.


lunedì 27 giugno 2016

Destra e Sinistra: davvero ha ancora senso parlarne?



Destra e Sinistra. Davvero ha ancora senso parlarne? Oppure è una distinzione del tutto funzionale al Sistema, alla monocultura dominante?

Due secoli di industrializzazione pesante, quarant'anni di guerra fredda tra blocchi politici-economici contrapposti e quasi trent'anni di globalizzazione sfrenata dovrebbero averci insegnato qualcosa.

In un mondo post-industriale e post-moderno, dove l’operaio e l’ingegnere hanno la stessa paga e sono entrambi schiavi di un sistema ben più grande di loro, un sistema che non ha volto, non ha nazionalità e ancora peggio non ha appartenenza politica; in un mondo in cui il superfluo è diventato indispensabile e l’eccesso non è mai abbastanza, dove tutto cambia tranne ciò che davvero conta, dove la tecnologia fa passi da gigante e realizza l’impossibile ma peggiorano le condizioni di vita generali delle persone, dove la crescita economica è osannata come una divinità che appare solo quando vuole lei; in un mondo sempre più complesso, in cui si cerca di gestire la complessità sezionando, dividendo, separando, cercando di dominare su tutto e tutti, pretendendo la conoscenza e il controllo di tutto e di tutti: quali sono le vedute culturali, i progetti politici, o più semplicemente le idee?

Se ci pensiamo bene l’unica differenza sostanziale esistente oggi tra Destra e Sinistra è la differenza di sterile e banale retorica nei riguardi di temi come l’immigrazione e l’integrazione culturale, o quelle dell’omosessualità e delle discriminazioni di genere. A Destra si odiano immigrati e omosessuali, si inneggia alla famiglia e ai valori di un tempo, dall’altra si amano immigrati e omosessuali, si inneggia alla libertà assoluta di ogni individuo, alla parità (o identità) tra i sessi.

Si tratta comunque sempre di argomentazioni senza alcuna sostanza, si tratta da un lato di propaganda dura e pura, e pure cruda, e dall’altro di propaganda mielosa, buonista e ipocrita. Tutto allo scopo di mantenere una risibile differenza di facciata tra due correnti “culturali” e politiche che di fatto sono, oggi come mai, le due facce della stessa medaglia: la monocultura.

Che andasse a finire in questo modo era evidente. Doveva esserlo anche diversi decenni fa. C’è qualcuno che effettivamente lo aveva capito in tempi non sospetti (Tolstoj). Destra e Sinistra sono nate con l’industrializzazione, con l’era della crescita infinita, e finiranno con essa. Una dalla parte del capitale, l’altra del lavoratore, le due funzioni della produzione: poiché, fin dall’inizio, nessuno ha mai considerato gli ecosistemi degni di nota. Di fatto però sono sempre stati d’accordo sull’espansione incontrastata dell’economia industriale, della distruzione degli ecosistemi del pianeta, sul paradigma progressista, sull’assoluta cieca fede nella scienza e nella tecnologia, su una cultura ego-centrica, ancora prima che economico-centrica. È stato nell’equilibrio tra queste due forze che il mondo degli ultimi due secoli si è evoluto e si è trasformato a ferro e fuoco prima e a ferro e petrolio poi. Fino a giungere a una netta prevalenza dell’una sull’altra, sull’inglobamento e l’omologazione culturale che ha portato alla deriva economico-politica degli ultimi trent’anni.

Un'unica grande cultura del progresso sta dominando univocamente tutto il globo, senza regole, senza limiti, senza freni. Persino i singoli stati-nazione non hanno più alcuna rilevanza. Tutto è superiore, tutto è interconnesso in una rete fitta controllata da un pugno di multinazionali. Un mondo dominato da un’economia basata sul profitto, spesso un profitto a cui, nella realtà, non corrisponde niente. Un’economia di distruzione planetaria in cambio di sempre meno vantaggi tangibili e sempre più disagi, che se pur invisibili nella maggior parte dei casi, si faranno sempre più gravi.

In questo scenario, è ovvio che la Sinistra usi la retorica legata all’immigrazione e alle questioni di genere per emergere, per distinguersi, per giustificare la sua esistenza, e al contempo la Destra usi gli stessi temi con argomentazioni opposte per favorire questa dicotomia apparente e impelagare la gente con dibattiti inconcludenti e non sostanziali. Di fatto, il loro programma in termini di politiche economiche e sociali è per lo più identico, semplicemente si tratta di seguire l’evoluzione del Sistema.

In questo scenario, è ovvio che l’alternativa non è tra Destra o Sinistra, fazioni di un vecchio sistema oramai superate, ma tra chi ha ancora fede in questo Sistema, nel sistema basato sulla crescita economica, e chi invece ha perso questa fede o non ce l’ha mai avuta ed è in cerca di un modello culturale nuovo, aperto e non unidirezionale, in cui non esistono certezze, come quella del progresso eterno, ma infinite possibilità.

venerdì 24 giugno 2016

La commedia "ì posto fisso gl'è monotono" in scena a luglio!




La mia commedia fiorentina, scritta due anni fa, e liberamente scaricabile, libera da diritti d'autore, andrà in scena a luglio e agosto grazie al lavoro della Compagnia del Sorriso. Il ricavato degli spettacoli sarà devoluto interamente alla Fondazione Meyer.

La commedia mette in scena una tipica situazione odierna in cui un giovane plurilaureato è alle prese con la ricerca di un lavoro, quanto meno dignitoso. Non mancano risate e gag esilaranti. 

Ecco le date previste:

sabato 2 luglio ore 21:30 Festa del Volontariato - Montale (PT)
mercoledì 13 luglio ore 21:30 Circolo ricreativo Fontanelle (PO)
giovedì 21 luglio ore 21:30 Circolo Arci Paperino (PO)
domenica 24 luglio ore 21:30 Circolo 29 Martiri - Figline (PO)
sabato 6 agosto Piazza Europa - Abetone (PT)


Commedia: I' posto fisso gl'è monotono
Enrico è un ragazzo con laurea e master che non riesce a trovare lavoro ai tempi della crisi. Tuttavia tra peripezie e disavventure riuscirà a trovare la sua strada. 
Commedia fiorentina in quattro atti.

lunedì 23 maggio 2016

Ha senso essere animalisti?



Le ultime affermazione del Papa sul rapporto con gli animali e le reazioni che sono seguite mi hanno fatto riflettere su alcuni aspetti che riguardano la nostra società dell’abbondanza.

Cosa significa essere un vero animalista? E chi è il vero animalista?

Spesso si sentono affermazioni e si vedono comportamenti definiti “animalisti” ma che a mio avviso di animalista non hanno nulla. Persone che mettono gli animali (alcuni animali, mica tutti) davanti agli esseri umani, che trattano i propri animali come fossero esseri umani, che ritengono gli animali perfetti esseri viventi a confronto degli uomini che invece sono corrotti e cattivi.

A mio modo di vedere, parlare di animalismo e animalisti, come di ambientalismo e ambientalisti ha poco senso, in quanto non si può catalogare la vita in delle scatole e considerare solo alcune componenti della vita come privilegiate: l’ecosistema terrestre, e se vogliamo, l’intero cosmo, è un’unica entità in continua evoluzione dinamica. Chi riconosce questa entità in sé stesso, e la sente pulsare di vita, la riconosce in ogni altra cosa, dentro e fuori di sé: la vede in un fiore di campo, la vede in un insetto, in un verme, in una goccia d’acqua, nello sguardo di un cane. Chi riconosce questa entità e ne percepisce la profondità la venera, la protegge, la rispetta, la considera sacra. Tutto è interconnesso: sarà una banalità dirlo, e forse anche pensarlo, ma altrettanto banale non è sentirlo, percepirlo, e ancora meno sperimentarlo.

Essere animalista perché si amano i cani, o un cane, o i gatti, o un gatto, o perché ci fanno tenerezza i cuccioli ha poco senso se poi nella nostra vita quotidiana, in ogni nostro gesto, in ogni nostra scelta è insita una minaccia diretta o indiretta al nostro ecosistema terrestre. Diciamo di amare i cani e i gatti, perché ci piacciono, ci fanno compagnia , ci danno affetto, ma poi usiamo l’automobile per fare cento metri, beviamo l’acqua in bottiglie di plastica che proviene da migliaia di chilometri di distanza, utilizziamo oggetti usa e getta con non curanza, usiamo prodotti chimici altamente tossici e nocivi e li disperdiamo nell’ambiente come se fossero acqua fresca: siamo complici direttamente e indirettamente, più o meno consapevolmente di un sistema economico-sociale che sta letteralmente devastando ogni forma di vita su questo pianeta, a cominciare da quelle invisibili. Molti si preoccupano della salute e del trattamento degli animali da compagnia, o degli animali negli zoo e nei circhi, ma delle innumerevoli varietà di animali selvaggi estinti o in pericolo di estinzione, o ancora dell’infinità di esseri viventi microscopici che stiamo sterminando chi si preoccupa? Chi si è mai posto il problema?

Nelle nostre vite sregolate e nelle nostre scelte quotidiane che comportano livelli di impatto ambientale devastanti, chi si sente un vero animalista?

Quello che oggi molto spesso si definisce come comportamento animalista è spesso il frutto di una deriva culturale nella quale il contatto umano e le relazioni umane autentiche sono ostacolate perché in un’economia di mercato tutto può essere messo in vendita, a tutto si può dare un valore, e più c’è scarsità di tale bene e più il suo valore cresce. Perciò è economicamente conveniente sviluppare una società in cui le relazioni umane siano sempre più impossibilitate, per fare in modo che le relazioni stesse diventino una merce venduta a caro prezzo. Conviene limitare gli spazi di socializzazione spontanea e gratuita; conviene non costruire più piazze nelle città ed erigere centri commerciali progettati ad hoc dove il numero delle panchine è rigidamente studiato; conviene stimolare un uso massiccio e personalizzato della tecnologia per dare l’illusione della facilità di comunicazione, anche a distanza, allontanando di fatto le persone tra di loro; conviene che la gente passi le sue sere davanti alla tv senza conversare, senza uscire ad incontrare i propri simili; conviene che ognuno abbia un proprio veicolo per gli spostamenti, bello comodo e pieno di tecnologia “utilissima” che rende più piacevole e privo di contatti umani il proprio viaggio, sempre più lungo a causa del traffico; conviene usare l’aria climatizzata in auto, in ufficio e in casa, anche quando fuori c’è una bella giornata, perché così siamo costretti a sigillare bene porte e finestre; conviene prendere l’ascensore piuttosto che fare le scale rischiando di incrociare qualcuno; conviene persino sostituire i commessi del supermercato con macchine automatiche che non sbagliano mai il resto; conviene poi fare la spesa online in modo da non dover uscire proprio da casa; conviene aprire locali notturni con musica assordante e con scarsa luminosità in modo che neanche a gesti sia possibile comunicare con gli altri; conviene anche che per appagare il proprio bisogno d’affetto, che storicamente è sempre stata una forma gratuita di scambio tra esseri umani, sempre più persone preferiscano dotarsi di animali e animaletti con cui non litigano mai, non hanno mai discussioni accese, e a cui dedicano cure straordinarie e dispendiose.  
È ben noto tra l’altro che la persona infelice e sola tende a consumare di più e ad essere d’aiuto perciò all’economia di mercato. Perché la persona sola e infelice deve acquistare la sua felicità e la sua compagnia: o meglio deve acquistare dei surrogati appositamente creati. Deve acquistare la felicità sottoforma di superfluo, di eccesso, di abbondanza. Deve acquistare la compagnia sottoforma di rinunce della propria spontaneità per aderire a convenzioni sociali affermate, a codici comportamentali riconosciuti.

Occorre perciò fare un passo oltre l’ambientalismo e l’animalismo, concepire e sviluppare una nuova visione del mondo, fondata sulla sacralità di tutto ciò che esiste e sullo stabilire un equilibrio dinamico e armonioso tra tutte le componenti che si riesce a distinguere: che non sono altro che piccole onde dello stesso immenso oceano di vita. 


venerdì 20 maggio 2016

Le voci dei giovani - parte tre



Commenti dei ragazzi delle medie al racconto "Sulle civiltà, una storiella"

"Questa “storiella”, come la chiama Luca Madiai, l’autore, è talmente potente e significativa che anche un marziano venuto dalla Terra, leggendo questo documento, sarebbe in grado di capire l’andazzo politico ed economico del Pianeta. Un'aspetto che mi ha colpito particolarmente è stato la similitudine del petrolio, che in questo periodo, fra l’altro è oggetto di dibattito nella nostra società; è stato infatti promosso un referendum sulla durata delle trivellazioni per la sua estrazione. Nel racconto di Madiai il petrolio viene paragonato a delle pasticche per ottenere le quali siamo capaci di ogni azione, così come nel racconto Scienza e Tecnologia derubano di notte la cucina di Natura. 
Spero che Luca Madiai abbia il tempo di scrivere una storiella come questa, ma con personaggi e temi diversi, perché sono convinto che lui con le sue lettere possa rieducare la popolazione e molti di noi, compreso me, che ne hanno bisogno!!!!

Alessandro


Questa breve storia rappresenta benissimo quello che sta accadendo nel mondo. L’Occidente rappresenta un po’ l’egoismo, lo sviluppo, in questo caso grazie al petrolio, ma anche la distruzione del “Ristorante Madre Terra”, che rappresenta il mondo. Nella storia pian piano muoiono di fame il signor Oriente e tanti altri. La storia finisce con la distruzione del ristorante e così la Scienza e la Tecnologia aiutano la signora Natura a risistemare il locale. Ciò significa che Scienza e Tecnologia sono molto utili, perché aiutano e servono il signor Occidente, ma in altri casi possono distruggere il mondo, come succede quando rubano alla signora Natura le pillole di petrolio.

Sofia


Questo testo mi ha fatto capire che non dobbiamo essere tirchi ed egoisti come il signore Occidente che oltre a mangiare il suo piatto mangiava anche quello della signora Africa. Mi ha colpito il fatto che il signor Occidente e il signor Oriente si siano messi a litigare ed abbiano buttato all’aria il ristorante che è stato poi riordinato dalla signora Africa e Madre Natura.

Asia


Penso che questa storia sia tutto oggi molto vera perché non ci dovrebbero essere guerre per prendere le cose agli altri e non bisogna fregare gli altri perché non è corretto e prima o poi gli altri stati se ne accorgeranno e non bisogna neanche dominare gli altri e sottomettere i popoli e fare morire le persone di fame. Non bisogna neanche fare guerre per il petrolio perché non servono a niente e non dobbiamo inquinare l’ambiente perché l’ambiente siamo anche noi e se lo inquiniamo dopo l’ambiente saremo noi a morire.

Matteo


Una storia a dir poco intrigante, che definisce l’attualità con un semplice racconto personificato dove ogni oggetto, ogni personaggio, ogni idea e metafora vengono messi in rilievo attraverso la delicatezza per non infierire nei sentimenti di qualunque lettore che potrebbe essere etnicamente diverso. Alla fine però noi siamo tutti esseri uguali tra noi. Non esiste il nobile e lo schiavo, il ricco e il povero, il bello e il brutto. Nella favola del prof. Luca Madiai, al contrario, prende vantaggio il signor Occidente, che dà inizio ad una tremenda lotta ritenendosi superiore a tutte le altre persone nel ristorante e togliendo loro spazio per proseguire i loro pasti e stare in pace, e che ne vuole sempre uscire vittorioso. Ed è esattamente quello che sta accadendo nel mondo, iniziato nel XX secolo e prolungatosi fino ad oggi: una lotta all’ultima risorsa disponibile, all’ultimo sopravvissuto … una lotta all’ultimo di tutto. Ogni singola persona deve essere rispettosa e rispettata, niente eccezioni per nessun motivo. La battaglia si è aggravata nel tempo con la disponibilità in quantità minori di petrolio (risorsa per noi inevitabile) e l’approfondimento intensivo nella scienza e nella tecnologia, che ci ha portato alla tracotanza e a superare i nostri limiti. Ma il petrolio, come la maggior parte delle risorse di cui noi facciamo uso in modo sproporzionato, è una materia prima non rinnovabile, o almeno, si rinnoverebbe se si aspettasse migliaia se non milioni di anni. L’uomo è un organismo viziato che vuole tutto e subito. Senza il petrolio saremmo ormai incapaci di sopravvivere e di proseguire le nostre routine come se non fosse successo niente. Ne è rimasto poco a disposizione e come al solito, l’unica soluzione è decidere chi se lo tiene, altrimenti si usufruisce di maniere forti. L’intervento della cuoca e proprietaria del ristorante sig.ra Natura, caccia via i litiganti, tuttavia il ristorante è completamente distrutto. L’unica povera spettatrice era la sig.ra Africa che aveva appena finito di pranzare e aiuta Natura a rimettere a posto i danni commessi dentro al locale. Il tutto si conclude con una seconda apertura del ristorante. “Non fate ciò che non volete sia fatto a voi” 

Federico


Il racconto letto in classe è ben adattato al tema “Curare Madre Terra”: offre un' immagine del nostro presente accompagnata da accattivanti similitudini.
Il ristorante è la nostra Terra, dove il cibo è gratuito ed ognuno lo può prendere, in piccole porzioni in modo che ogni cliente possa beneficiarne. Personaggi interessanti, sono, secondo me, le cameriere, Scienza e Tecnologia: sono personaggi neutrali, come le “nostre” scienze e tecnologie, che noi usiamo nel bene e nel male; usarle bene è una delle ammonizioni dell'autore. 
Tra le ultime di queste c'è quella della guerra, quando Oriente ed Occidente litigano distruggendo il locale. Cercando di vivere seguendo le ammonizioni, avremo la possibilità di migliorare la parte di mondo della quale siamo “clienti”.

Sara"

lunedì 16 maggio 2016

Le voci dei giovani - parte due



Commenti dei ragazzi delle medie al racconto "Sulle civiltà, una storiella"


"Questa storiella mi fa riflettere molto sulla realtà, di ciò che sta succedendo, che scritta in modo più semplice è comunque molto chiara. La natura, come dice la storiella viene sfruttata, perché abituati a sapere che lei ci dà tutto ciò che si vuole, finiamo per distruggerla utilizzando il petrolio, che si pensa sia la soluzione a tutti i nostri problemi. Un altro paragone che molto mi piace della storiella è la gentilezza della signora Africa, secondo me è vero che le persone che hanno di meno sono quelle che possono dare di più, quelle più altruiste e gentili; mentre il signor Occidente, voleva avere sempre di più e si approfittava delle ricchezze dell’Africa per ingrandirsi. Ciò che mi piace molto di questa storia è il modo in cui è scritta, semplice e facile da capire, ma se non ci pensi attentamente e non lo paragoni alla realtà non ti trasferisce in modo chiaro tutto ciò che sta succedendo in questo periodo. Ma quando lo ho letto io ci ho riflettuto molto, leggendolo mi sono arrivate delle emozioni di tristezza, ed egoismo verso la natura pensando a ciò che stiamo facendo. Stiamo sempre di più distruggendo la natura che è fonte della nostra vita, che ci permette di sopravvivere. 

Luna 

Questo testo è molto bello e semplice. Mi ha fatto capire tutti i nostri problemi, il contrasto fra Occidente e Oriente era molto evidente. Il signor Oriente cercava di aiutare un po’ tutti mentre il signor Occidente pensava solo a se stesso perciò ad ingrandirsi sempre di più. La signora Africa invece ha aiutato la signora Natura a sistemare tutto quindi è stata molto brava. Per aggiustare il mondo servirebbe un po’ di aiuto dello stato e tutti sarebbero felici. 

Daria 

 Mi è piaciuto molto e faccio i complimenti all’autore. È un testo leggero, ma che racchiude in sé verità storiche e traumatiche. Ad esempio il fatto che il signor Occidente, oltre a mangiare la propria porzione regolare di cibo, ne rubi una buona parte anche alla timida signora Africa. Mostra anche come certe popolazioni vadano a morire, a causa della conquista occidentale. Bellissimo il fatto che Madre Natura metta a disposizione di tutti le sue risorse e ben descritto lo sfruttamento eccessivo da parte di certi stati e quindi la conseguente imparità di materiali tra un certo luogo del mondo e un altro, in questo l’Occidente che fa leva sull’Africa e sull’Oriente. Si nota anche come l’Oriente ad un certo punto si ribelli all’Occidente e il disastro che accade nel locale. Un’ottima metafora è il fatto che la signora Madre Natura tenga il petrolio nel cassetto. Infine mi ha colpito la descrizione di scienze e tecnologia, serve dell’Occidente (lì infatti si sono sviluppate maggiormente) e la loro dipendenza dal petrolio. 

 Diego 

Questa riflessione è stata bellissima e mi ha colpito molto quando ha detto la signora Natura che tutti i cibi sono gratuiti per tutti, non bisogna pagare niente. Il signor Occidente dice io non lo sapevo, e l’aveva detto alla signora Natura che ho un brutto dolore alla gamba non le dispiacerebbe andare a prendermi qualcosa lei? La signora Natura sorride e va a prendere. Mi è piaciuto anche quando era finito il cibo e Scienza e Tecnologia che erano le due cameriere andavano a dire alla Natura che Occidente e Oriente si stavano litigando e Occidente dice a Oriente che devi pagare te tutti questi giorni che hai usufruito del servizio. Nella stanza avevano cominciato a picchiarsi, la signora Natura sentì le grida e il rumore e andò in sala gridando dalla disperazione. Scienza e Tecnologia rimasero in un triangolo a guardare. Il ristorante era tutto in disordine e la Natura disse lo sistemo io anche con aiuto della Scienza e Tecnologia. 

Alma


Secondo me questo è un racconto molto significativo, ti fa capire come tutti noi gestiamo il mondo; come lo roviniamo, la Natura è l'elemento più importante della nostra vita e noi ne approfittiamo e la sprechiamo quando l'Africa cerca di aiutarci! Spero che noi tutti cambieremo e capiremo che non possiamo continuare così. 

 Marina 


A scuola abbiamo letto un testo che in modo simbolico parlava di come nel mondo è nata la discordia fra i paesi e di come lentamente sia stata rovinata la natura. I continenti (Oriente, Occidente, Africa ecc..) in questa storia vengono rappresentati come persone che sono costrette a dividere il cibo di un piccolo ristorante di cui la cuoca è Madre Natura. Dopo un certo tempo però le persone iniziano a litigare a causa della divisione del cibo e alcune di esse iniziano a prenderne troppo privandone gli altri; così molte persone muoiono (queste rappresentano le civiltà estinte) ed il ristorante viene distrutto. Questa storia rappresenta in modo semplice ma anche molto incisivo l'egoismo umano e l'irreparabile tendenza a volere sempre di più a discapito degli altri. 

 Chiara"
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