«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 28 febbraio 2011

DFRU: E' tutto un mangia mangia, parte 9/30



Il sistema produttivo pervertito crea ingenti quantità di cibo, tonnellate di cibo, principalmente prodotto nei paesi del Sud del mondo e completamente consumato e sprecato nei paesi del Nord del mondo. Guardiamoci attorno, guardiamo il frigorifero di casa nostra, entriamo nei supermercati, osserviamo ciò che abbiamo a disposizione di carrello, ciò che compriamo e ciò che mangiamo. Mai come adesso la nostra società sta producendo e consumando quantità enormi di carne, di frutta, di cereali senza tener conto dei limiti del nostro pianeta, senza tener conto degli sprechi, senza tener conto della distribuzione iniqua del cibo, la fonte di sussistenza della nostra vita come esseri viventi (e non come esseri consumanti).
Le nostre pance sono sempre rotonde, sempre piene, i sovrappeso sono in aumento, siamo tutti più che sovralimentati. E ogni prodotto che troviamo al supermercato ha decine e decine di differenti marche, differenti sapori, differenti colori, differenti provenienze e differenti confezioni. Tutto assortito, tutto colorato, tutto luccicante, grasso, abbondante, invitante, conveniente. Tutto questo alla faccia dei popoli che soffrono la malnutrizione e bevono acque luride.
Mia nonna mi diceva da piccolo: «Finisci il piatto che ci sono bambini che muoiono di fame». Io ho sempre pensato che gli avrei lasciato volentieri qualche minuzzolo di pane, e non capivo mai il motivo per cui se c’era chi moriva di fame io dovessi mangiare anche per lui. Dietro la mia ingenuità era celata una grande verità e una grande ingiustizia.
I nostri cani e i nostri gatti sono grassi pure loro, invece di consumare i nostri avanzi che sono tanti e che finiscono nei rifiuti, vengono nutriti con carne in scatola spesso prodotta e sottratta alle popolazioni del Sud del mondo, costrette in condizioni alimentari pessime, anche a causa nostra. Latouche scrive: «Finché l’Etiopia e la Somalia saranno costrette, mentre infuria la carestia, a esportare alimenti per i nostri animali domestici, finché noi ingrasseremo il nostro bestiame con la pasta di soia prodotta sulle ceneri delle foreste amazzoniche, noi soffocheremo qualsiasi tentativo di reale autonomia nel Sud» [19].
Il grasso che accumuliamo è simbolo della nostra arroganza, della nostra avidità, non possiamo nasconderci dietro ai ma e ai però ancora a lungo. Dobbiamo cambiare, cambiare stile di vita innanzitutto. Mangiare più salutare, mangiare meno, mangiare più frutta e verdura di provenienza locale, mangiare carne solo due volte a settimana, non dobbiamo più comprare acqua in bottiglia, dobbiamo alzarci da tavola sentendoci sazi anche se il nostro stomaco reclama ancora cibo. Dobbiamo poi cambiare modo di produrre il cibo, dobbiamo tornare a insegnare e imparare l’arte di coltivare la terra, di far crescere le piante e le verdure di cui abbiamo bisogno, di auto-produrre il maggior numero di alimenti e oggetti che possiamo. Questo significherà anche maggior cura del paesaggio, maggior genuinità dei nostri alimenti, maggior soddisfazione nel mangiare, nonché riacquistare capacità e conoscenze andate perse con le ultime generazioni e ritornare a ripopolare le campagne abbandonando il caos delle grandi città.
Ma la conseguenza più importante dell’autoproduzione sarà quella di aumentare la nostra indipendenza dal denaro.

lunedì 21 febbraio 2011

DFRU: Eliminare i mostri neri: l'auto e la TV, parte 8/30


Se dovessi identificare dei responsabili (nonché dei simboli) del degrado sociale, ambientale nonché politico ed economico e pure culturale della nostra epoca, le invenzioni tecnologiche che hanno reso possibile il nostro “sviluppo” e che sono entrate nelle nostre vite dal dopoguerra fino ad oggi diventando parte del nostro pensare, del nostro agire, del nostro vivere, queste due entità sarebbero proprio la televisione e l’automobile. Entrambi mezzi di trasporto se vogliamo, la prima trasporta immagini e audio in ogni capo del mondo, l’altra trasporta persone e cose a velocità sostenute ma comunque ridotte in rapporto con le dimensioni fisiche del nostro pianeta.
La televisione ha eliminato la conversazione nelle famiglie, a cena e dopo cena, ha letteralmente imbambolato intere generazioni, ipnotizzato a suon di film, telefilm, serie, pubblicità sempre più accanita, per non parlare delle ultime porcherie come le fiction, i reality show e gli stupidi telequiz con veline sempre più nude e prosperose.
Questo lo sanno tutti, ma pochi riescono a vivere senza TV, perché ne siamo tutti drogati e influenzati, talmente tanto che dentro di noi pensiamo: «l’ha detto la televisione», limitando sempre di più la nostra capacità critica e di approfondire argomenti rilevanti. Negli ultimi anni ad ogni modo la televisione è peggiorata così tanto che molti se ne stanno accorgendo e cominciano a tenerla spenta più spesso. In realtà quello che dovrà accadere è la completa liberazione dalla televisione di tutte le famiglie … e sarà una scelta propria e del tutto naturale. La televisione sarà sostituita dalla rete web, che invece non consente di ricevere informazioni solo passivamente ma permette un’interazione attiva e la completa libertà di esprimersi. Solo spengendo le televisioni potremo avviare un vero cambiamento.
Mentre con la TV il processo di alienazione è già cominciato e siamo già a buon punto, con l’auto, soprattutto in Italia, siamo davanti a un grosso scoglio duro da abbattere. Ad ogni modo sarà inevitabile anche la sconfitta dell’automobile e forse molto più prossima di quanto crediamo.
Il rendimento utile di un motore a benzina è al massimo dello 0.3, questo significa che oltre il 70% dell’energia introdotta nella macchina, tramite il carburante, è sprecato e disperso in atmosfera sotto forma di calore. Sarebbe quindi più giusto parlare di caldaie con le ruote piuttosto che di automobili, dato che la loro funzione principale è quella di riscaldare l’aria.
Ma non solo le auto sono inefficienti, inquinano tantissimo, fanno rumore e creano caos nelle strade delle città sovraffollate. Le auto richiedono parcheggi, strade, ponti, incroci, semafori, benzinai, meccanici. Anche pensando ad un’ipotetica auto che andasse ad acqua frizzante mantenendo buone prestazioni e con un inquinamento atmosferico completamente azzerato, non risolveremo comunque il problema del traffico nelle grandi città. Le macchine occupano tantissimo spazio e non rappresentano assolutamente il mezzo più efficace per muoversi nelle città, anche se prescindiamo dal problema rumore e smog restano comunque i limiti fisici di ingombro e di spazio nelle strade. Il traffico è l’esempio clou di un sistema che non funziona, di un sistema che è arrivato alla sua saturazione, alla sua fine, alla sua obsolescenza perché non rappresenta più un metodo vantaggioso né razionale, sotto vari punti di vista (ambientale, economico, sociale, visivo, pratico e della salute). Il traffico aumenta la confusione, il rumore, lo stress, l’inquinamento atmosferico. Inoltre muoversi in macchina isola le persone tra di loro, chiusi nei loro abitacoli confortevoli, e spesso le mette l’una contro l’altra per questioni assurde.
Per ultimo non dimentichiamo l’aspetto più importante, e cioè i morti e gli invalidi dovuti a incidenti stradali. Non è pensabile in una società civile dover rischiare la vita tutte le mattine per andare a lavoro. Tutte queste motivazioni fanno concludere che le auto non sono e non saranno mai il mezzo più efficace per spostarsi, specialmente nelle grandi città. Questa non è un’opinione personale, è un dato di fatto.
Il mezzo di trasporto più efficiente per tratte di media e breve durata è già stato inventato, non occorre sforzarci tanto con ricerche di super tecnologie e neanche di spendere tanti soldi. Il mezzo perfetto per brevi percorrenze è la bicicletta. Non inquina, non occupa spazio se non poco più di una persona che cammina, non necessita di energia se non quella del nostro corpo, non fa rumore, non è pericolosa nel caso di incidenti a normali velocità, per di più permette di mantenersi in forma fisica e magari di risparmiare i soldi della palestra. Per tutti gli altri spostamenti ci sono i trasporti pubblici, una fitta rete di trasporti veloci, silenziosi ed elettrici che raggiunge ogni parte delle città e con un prezzo irrisorio.
L’uso delle macchine sarà sempre più scoraggiato fino ad essere vietato (come lo è già nei centri storici), le auto spariranno dai garage, spariranno pure dai marciapiedi, quando avremo bisogno di un’auto per un determinato motivo specifico ne noleggeremo una. Vivremo meglio senza auto né moto o motorini, ci sarà più silenzio nelle città, più spazio per camminare e andare in bici, più sicurezza per tutti, più aria pulita, più libertà di movimento, più possibilità di incontrare amici o conoscenti e scambiare due parole in civiltà.
Le case produttrici di automobili dovranno già da subito convertire la loro produzione e ingegnarsi per trovare un nuovo prodotto da mettere sul mercato se non vogliono rischiare di chiudere con gravi danni economici per tutti.
Il mondo del futuro sarà un mondo migliore: eliminare TV e auto dalle nostre case sarà uno dei primi passi.





Immagine tratta dal libro "La decrescita per tutti" di Nicolas Ridoux

domenica 20 febbraio 2011

Vita e ambiente: una prospettiva buddista

DAISAKU IKEDA
Presidente della Soka Gakkai Internazionale


Tradotto da Sgi Quarterly, luglio 2010

La dottrina buddista dell’unicità tra la vita individuale e il suo ambiente (esho-funi) mette a fuoco l’essere umano come parte del vasto universo fisico. L’entità della vita soggettiva e il suo ambiente sono mutuamente interrelate e operano insieme, creativamente. Essi sono un’unità, o, come i caratteri originali cinesi indicano, sono “due ma non due”. Il vastocontinuum spazio-temporale della vita spirituale di ogni individuo corrisponde all’universo esterno del mondo fenomenico. Esso pulsa con un’energia senza limiti, che si manifesta in molte forme differenti – compassione, amore, saggezza, ragione, emozioni, desiderio, pulsioni e così via. Ogni istante, questa energia si sprigiona ad interagire con l’universo circostante, creando un nuovo sé ed un nuovo mondo. Quando l’universo interiore esiste in armonia dinamica, l’energia vitale si trasforma creativamente in compassione, amore, saggezza e ragione. Ma quando l’universo interiore perde il suo ritmo essenziale, quella stessa energia diventa negativa, aggressiva, prende forme dispotiche come l’avidità e le pulsioni distruttive, che trasformano la vita interiore un deserto sterile.

La desertificazione dell’ambiente naturale corrisponde esattamente alla desertificazione spirituale della vita interiore degli esseri umani. Le relazioni tra umanità e natura sono parte dei complessi nessi relazionali tra esseri umani e tra se stessi e la propria vita interiore. L’egoismo di esseri umani il cui ambiente interiore è inquinato e desolato inevitabilmente si manifesterà nella dominazione, deprivazione e distruzione dell’ambiente esterno. A completare il ciclo, un ambiente esterno impoverito e desolato rompe il ritmo della vita interiore dando così ulteriore spazio all’egoismo e all’avidità.

Ma, dal momento che il sistema ecologico del pianeta, le relazioni sociali e la vita interiore dell’individuo sono mutuamente connessi, il potere armonizzante della compassione e della saggezza possono realizzare una trasformazione che diventa la base per la soluzione dei complessi problemi globali. Umanità e natura, società umana e universo interiore sono tutti intimamente interconnessi, e la forza vitale degli esseri umani è sempre l’asse principale per la trasformazione di tutti e tre.

Nichiren, maestro buddista del XIII secolo, dice: «Le dieci direzioni sono “l’ambiente” e gli esseri viventi sono la “vita”. Per spiegare, l’ambiente è come l’ombra e la vita è come il corpo».

Lo scopo dell’umanità

Una teoria dell’evoluzione sostiene che l’umanità mette in grado la vita universale di essere consapevole di sé. L’umanità si pone al vertice del processo di evoluzione materiale, chimica e biologica che si è sviluppato nel corso dei dieci miliardi di anni dal Big Bang, che le correnti teorie individuano come l’origine dell’universo. Il corso dello sviluppo fenomenico spazio-temporale iniziato con il Big Bang ha prodotto la Terra, e l’evoluzione dell’umanità ha permesso gradualmente all’universo di rendersi conto di se stesso.

La vita umana dunque consente all’universo di percepirsi, dal momento che gli esseri umani sono forme di vita capaci di percepire le leggi ritmiche che operano nel sistema ecologico naturale – specificamente la legge di causa e di effetto – e di essere consapevoli della natura ultima della vita stessa. Dunque gli esseri umani hanno il compito di contribuire alla creazione di valore nell’evoluzione della vita attraverso la propria comprensione della dinamica dell’universo e della interrelazione tra la vita e il suo ambiente. Potremmo dire che l’universo stesso ha dato all’umanità la missione di proteggere il complesso sistema ecologico della Terra e di contribuire alla creazione di valore nella biosfera. Di conseguenza, se il senso di questa alta missione orientasse tutte le ricerche tecnologiche e scientifiche, i sistemi sociali, la politica e l’economia, scopriremmo il modo più sinceramente umano – nel senso migliore del termine – per risolvere i nostri problemi ambientali.

Una vita contributiva

Gli esseri umani vivono in modi differenti basandosi su diversi tipi di valori. Siamo in grado di lasciare che egoismo e avidità guidino le nostre azioni fino a offendere gli altri e distruggere l’equilibrio ecologico. Allo stesso tempo, siamo in grado di condurre vite altruistiche, piene di compassione e di saggezza.
Nella terminologia buddista, il modo in cui gli esseri umani dovrebbero vivere e agire per rispondere pienamente alla missione affidataci dall’universo è chiamata la via compassionevole del bodhisattva. Le persone nello stato di bodhisattva si confrontano con i problemi della vita e della società avendo a cuore la felicità degli altri e di se stessi. Le loro vite sono radicate in un profondo senso di missione. Dalla prospettiva illuminata della Buddità, la forma più pienamente realizzata del potenziale spirituale intrinseco alla vita, essi percepiscono la dignità di tutte le forme di vita mentre crescono e si sviluppano nella vastità del mondo fenomenico, dispiegandosi nel tempo e nello spazio, e reagiscono in modo etico e simpatetico non solamente con gli esseri umani ma anche con l’intero mondo ecologico. Attraverso il controllo dell’egoismo e delle illusioni sono motivati dal desiderio di creare valore nelle vite degli altri e nella biosfera, considerando ciò il modo supremo di condurre la vita. Rivoluzionando la propria esistenza e la società lungo la linea indicata dalla via del bodhisattva si può aprire una pagina di speranza per il futuro. Le persone con la mente disposta alla via del bodhisattva sono consapevoli del mondo che li circonda, perciò sentono profondamente la preoccupazione per qualunque cosa esista nella biosfera – anche per forme lontane nello spazio e nel tempo.

I bodhisattva vivono per il futuro, che si sforzano di anticipare attraverso la compassione e la saggezza. Lavorano per amplificare la vitalità creativa della vita stessa e per assicurare che la scienza, la tecnologia e i nostri sistemi sociali siano plasmati e utilizzati per il bene delle generazioni future – ossia degli emissari ancora non nati dell’abbondante energia vitale dell’universo.

Un movimento di massa di persone sagge e colme di compassione che tengono costantemente in considerazione le generazioni future può costruire una società che rispetta la dignità umana e premia la creatività nei nostri sistemi scientifici, economici e legislativi.
La nascita di questa società segnerà l’alba di un nuovo brillante secolo della vita.

martedì 15 febbraio 2011

Mangiare meno carne per il bene di tutti: una critica al consumo di carne

Mangiare meno carne farà parte del cambiamento per la creazione di un mondo migliore. Mangiare meno carne comporterà molti benefici al singolo individuo, alla società intera, all'ambiente terrestre.

Alcuni validi motivi per mangiare meno carne:

  • Mangiare tanta carne è sintomo di avidità feroce, significa mangiare con voracità, carne e grassi animali, alimentando il senso di insaziabilità e di incontrollabile ingordigia a fronte di un vuoto interiore e di una insofferenza verso ciò che ci circonda;
  • Limitare i consumi di carne comporterà anche limitare il maltrattamento degli animali negli allevamenti che saranno più naturali e meno sovraffollati;
  • Meno consumi di carne, quindi meno produzione di carne significa meno consumo di acqua (risorsa preziosa e sempre più scarsa). Pallante afferma che per un 1 kg di proteine di manzo occorrono 15000 litri di acqua.
  • Meno carne comporterà anche la riduzione dei suoli destinati all'allevamento intensivo e quindi limiterà le aree disboscate e promuoverà il rimboschimento soprattutto nelle regioni del Sud del mondo,
  • Meno carne significa prima di tutto minor quantità di grassi animali, minor problemi cardiovascolari, meno obesità, maggior salute, specie per i giovani;
  • Mangiare meno carne è anche un modo per favorire il risparmio energetico, dato che per produrre la carne occorrono processi di lavorazione energivori nonchè il trasporto su vasta scala e soprattutto la refrigerazione delle celle per il mantenimento;
  • Ridurre la produzione di carne significa meno animali negli allevamente perciò meno escrementi che emettono metano in atmosfera e che contribuisce all'effetto serra.

Una saggia alimentazione non prevede piatti a base di carne per più di due o tre volta a settimana.


lunedì 14 febbraio 2011

DFRU: Consumi e bisogni, parte 7/30

La società di oggi è proprio una jungla. Dopo la caduta del muro di Berlino, il sistema capitalista non ha avuto più nessuna contrapposizione e il mercato e il consumismo senza regole sono diventati il sistema dominante, anzi l’unico sistema economico attuale. Capitalismo e socialismo reggevano forse un equilibrio tra opposti, adesso l’equilibrio si è rotto e lo sfruttamento devastante delle risorse e delle persone della Terra sta dilagando in modo irrefrenabile. Noi non ce ne rendiamo conto, perché viviamo in una società creata ad hoc tramite la pubblicità e i mezzi di distrazione di massa per renderci inermi e insensibili alle questioni più importanti. I valori umani e spirituali sono stati oscurati, creando bisogni fittizi che ci rendono schiavi del sistema fin dalla nascita.
I bisogni sono creati dalla pubblicità, un’industria incredibile che incide sempre più pesantemente sul prezzo finale di una merce. Le aziende producono beni che sono trasformati in merci e che fanno il giro del mondo prima di essere effettivamente utilizzate. Spesso le merci in surplus vengono addirittura sprecate o direttamente trasformate in rifiuti. La regola è produrre sempre di più e consumare sempre di più. Creare più bisogni consiste nel produrre sempre più beni, quindi nel creare più posti di lavoro e creare più consumatori. Tutto questo senza tener conto della limitatezza delle risorse, del rispetto dell’ambiente e delle persone.
È chiaro persino a un bambino che questo sistema economico ha qualcosa di malato e di degenere. Non potrà mai condurre l’umanità a un vero progresso, inteso come miglioramento delle condizioni di vita di tutte le popolazioni della Terra, e persino l’ambiente non ne avrà mai benefici. Gli unici ad avere benefici (solamente benefici materiali e monetari ovviamente) saranno quei pochi individui che riusciranno ad accaparrarsi il controllo delle risorse strategiche.
La nostra economia e la nostra società si basano sul consumismo ovvero sull’accumulo di merci che spesso vengono utilizzate male o solo per brevi periodi e spesso vengono sprecate e sempre più velocemente trasformate in rifiuti. La distorsione del sistema sta nel puntare sulla produzione di beni e nella loro mercificazione per soddisfare i bisogni degli acquirenti (che non dimentichiamoci sono essere umani). L’approccio più razionale dovrebbe essere quello di vendere servizi e non merci. Le persone hanno bisogno di muoversi in modo efficace (veloce) e a bassa impatto per l’ambiente (rumore e inquinamento) non hanno bisogno di un’auto ogni due persone; le persone hanno bisogno di lavare i propri vestiti una volta a settimana (non hanno bisogno di una lavatrice in ogni appartamento) … e potremmo proseguire al’infinito.
Inoltre deve essere fatta la distinzione netta tra i diritti e i desideri, entrambi essenziali ma la distinzione è doverosa. I diritti degli individui riguardano i bisogni primari (di cui forse c’eravamo dimenticati) e cioè quei bisogni da cui non possiamo prescindere per poterci definire una società civile: il cibo, l’acqua, la casa, il riscaldamento, i vestiti, l’istruzione e la sanità. Questi bisogni in quanto diritti devono essere assicurati dallo stato ad ogni singolo cittadino e il sistema economico, che serve lo stato e le persone, deve essere in grado in ogni situazione di rispondere a questi bisogni in modo efficace. I desideri invece fanno parte della sfera dei bisogni indotti dalla propria personalità e curiosità, possedere oggetti per soddisfare tali bisogni è da considerarsi un optional utile ad arricchire la propria esistenza specialmente se si tratta di beni indicati a migliorare la propria conoscenza, la propria salute, il proprio fisico e perché no anche per il semplice diletto.

giovedì 10 febbraio 2011

Invertire la nostra tendenza per un mondo migliore

Si può cambiare, partendo proprio dalle piccole cose, che apparentemente sembrano cambiamenti insignificanti, ma come le persone sagge sanno, dietro alle piccolezze c'è l'universo intero.
Vorrei cominciare dalle piccole azioni che possiamo fare già da subito per invertire la nostra tendenza, a forza di minuscoli passi nell'ottica della creazione di valore.

La tendenza è quel pensiero, quell'inerzia psicologica che non ci permette di cambiare atteggiamento per pigrizia di coscienza, e ci fa ripetere in modo meccanico le stesse azioni, senza riflettere, senza porsi domande, abituati da una routine comoda e schematizzata ormai da tempo.

Prendiamoci un momento di relax e riflettiamo sulle nostre azioni giornaliere e come queste influiscano sul nostro ambiente, su noi stessi e su chi ci è vicino. Rispetto per sé, per gli altri e per l'ambiente: questi sono i cardini per la creazione di valore in ogni decisione che prendiamo.

Vorrei fare degli esempi semplici, giusto per cominciare.

La mia tendenza è quella di accettare passivamente una busta di plastica ogni volta che faccio un nuovo acquisto: adesso mi ricordo di far gentilmente notare al commesso che non ho bisogno della busta perchè uso la mia borsa o un sacco di stoffa.

La mia tendenza è quella di fiondarmi fuori casa e prendere l'ascensore senza pensarci: adesso ancor prima di arrivare al pulsante di chiamata dell'ascensore faccio dietro front e prendo le scale (perchè preferire le scale all'ascensore: leggi qui)

La mia tendenza è quella di prendere la macchina o montare sul motorino anche quando devo fare pochi chilometri: adesso penso ai danni che recano i trasporti privati (leggi qui) e mi ricordo sempre di prendere la bicicletta impiegando lo stesso tempo per raggiungere la destinazione.

La mia tendenza è quella di tener accesa la televisione in casa quando mangio, quando cucino, quando faccio le pulizie, anche se non la guardo e non c'è niente che mi interessi: adesso che sono consapevole dei danni della pubblicità, delle trasmissioni spazzatura e dei telegiornali manipolati tengo la tv quasi sempre spenta, specialmente quando non ho interesse nel guardarla.

La mia tendenza è quella di mangiare carne quasi tutti i giorni, se non due volte al giorno: adesso che conosco i danni causati dagli enormi consumi di carne (leggi qui) mi ricordo di cucinare carne per me e la mia famiglia solo due o tre volte a settimana.

La mia tendenza è quella di comprare acqua in bottiglie di plastica: adesso non compro più bottiglie ma faccio un piccolo sforzo per raccogliere l'acqua alla fontana pubblica sotto casa oppure usando l'acqua del rubinetto con i dovuti filtri.

La mia tendenza è quella di non curarmi delle luci lasciate accese inutilmente o degli apperecchi elettronici in tensione anche se non vengono utilizzati, lo stesso per l'acqua dello sciacquone, per il rubinetto e per la doccia, non faccio caso agli sprechi di acqua e di elettricità: da oggi farò in modo di osservare la massima sobrietà e parsimonia nell'uso dell'acqua e della luce a casa mia come nel posto di lavoro o ovunque mi trovi.


Invertire le nostre tendenze non sarà facile, ma è onorevole.

lunedì 7 febbraio 2011

DFRU: La termodinamica come fondamento: l'avevamo dimenticata, parte 6/30


La termodinamica è quel ramo della fisica che descrive le trasformazioni di un sistema in termini di materia ed energia. Non voglio addentrarmi nei dettagli, ma ritengo che la termodinamica e in particolare i due principi siano basilari e che la loro conoscenza e approfondimento sia d’obbligo anche per campi diversi da quelli tecnici. I principi della termodinamica dovrebbero essere alla base della politica, dell’economia e persino della filosofia e della religione. Dovrebbero gettare le basi teoriche di ogni azione o progetto che riguarda lo sfruttamento delle risorse e dell’energia. Per di più dovrebbero essere insegnati fin dalla scuola elementare in forma semplificata, trasmettendo il loro significato profondo.
Il primo principio della termodinamica non dice altro che l’energia non può essere creata o distrutta, ma solo convertita da una forma ad un’altra. È chiamato anche principio della conservazione dell’energia. Tutti lo conosciamo, ma forse mai lo abbiamo utilizzato come principio fondamentale alla base delle nostre scelte.
Si tratta di un bilancio energetico che si deve mantenere invariato perché nulla può apparire o sparire d’incanto. Se questo principio fosse il fondamento del nostro progresso forse avremo meno sprechi e più attenzione per le nostre azioni. Se le nostre risorse (sia energetiche che materiali) non possono essere né create né distrutte questo significa che sono limitate, numerabili, finite. È un principio banale se vogliamo. Anche a un bambino di sette anni si può insegnare che se in un paniere ci sono 5 mele e la famiglia è composta di 5 persone non potrà mai spettare più di una mela a testa. Sarà logico, sarà scontato, ma è spesso ignorato.
Il secondo principio è forse meno logico e meno popolare. Tutti sanno che l’energia non può essere né creata né distrutta, ma pochi sanno che l’energia nelle sue trasformazioni si deteriora sempre più. Questo è quello che afferma il secondo principio della termodinamica, che introduce una nuova variabile fisica: l’entropia. L’entropia è una grandezza che valuta il disordine di un sistema macroscopico, più grande è l’entropia più grande è il disordine nel sistema. Il deterioramento dell’energia è proprio dovuto all’aumento dell’entropia del sistema (considerato isolato) e cioè all’aumento del disordine. Secondo l’enunciato di Kelvin-Planck, è “impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea”. Questo significa che nel passaggio da energia sottoforma di calore (calore caldaia) a lavoro (energia meccanica) il bilancio non è paritario, ma una certa quantità di calore deve essere dispersa affinché il ciclo si possa ripetere. Inoltre a causa delle irreversibilità (attriti, viscosità, anelasticità) alla fine dei conti il sistema che ha subito la trasformazione ha un’entropia maggiore del primo, quindi l’entropia a differenza dell’energia non si conserva. La perdita di qualità dell’energia è inevitabile in caso di trasformazioni reali. Infatti, un altro modo di enunciare il secondo principio è quello di affermare che l’entropia di un sistema isolato non diminuisce mai. Nell’universo, visto come ambiente onnicomprensivo, l’entropia aumenta costantemente, il disordine cresce grazie alle trasformazioni che non sono reversibili.
I due principi della termodinamica pongono dei limiti fisici al nostro mondo, al nostro sviluppo, al nostro modo di pensare il futuro. L’energia che utilizziamo ogni giorno non solo è limitata ma si deteriora in continuazione. Ogni nostro movimento ha un impatto sul nostro ambiente, soltanto il
fatto di esistere ha di per sé un impatto con il nostro esterno. Per questo dobbiamo parlare di equilibrio e non di impatto zero. Allo stesso modo le cosiddette e celebri energie rinnovabili, pur non emettendo inquinanti nell’aria, possono avere un enorme impatto ambientale, si tratta solo di calcolarne gli effetti e i benefici e di trovare il giusto compromesso.
Il vero problema è che la nostra economia e politica ha completamente ignorato le leggi della termodinamica, fermandosi alla meccanica di Newton. Il primo passo per migliorare le nostre condizioni per il futuro sarà quello di riformare le fondamenta dell’economia riconoscendo come punto di partenza i principi di conservazione dell’energia e dell’aumento dell’entropia.
Guido Dalla Casa afferma: «Non si tratta di un problema di esaurimento di risorse, ma dell’impossibilità di persistenza di un sistema come quello economico di produrre-vendere-consumare all’interno della Biosfera, che è un sistema complesso che funziona in modo stazionario lontano dall’equilibrio termodinamico, cioè in sostanza si comporta come un singolo organismo vivente» [8].

domenica 6 febbraio 2011

Innescare il circolo virtuoso della decrescita

Ecco sintetizzate alcune misure semplici per innescare il circolo virtuoso della decrescita secondo l'idea di Serge Latouche.

  1. Tornare a un impatto ecologico sostenibile per il pianeta, ovvero a una produzione materiale equivalente a quella degli anni sessanta-settanta.
  2. Internalizzare i costi dei trasporti.
  3. Rilocalizzare le attività.
  4. Ripristinare l'agricoltura contadina.
  5. Trasformare l'aumento di produttività in riduzione del tempo di lavoro e creazione di impieghi, fino quando esiste la disoccupazione.
  6. Incentivare la "produzione" di beni relazionali
  7. Ridurre lo spreco di energia di un fattore 4
  8. Penalizzare fortemente le spese per la pubblicità
  9. Decretare una moratoria sull'innovazione tecnologica, tracciarne un bilancio serio e orientare la ricerca scientifica e tecnica in funzione delle nuove aspirazioni.

Estratto dal "La scommessa della decrescita" pagina 169

PALLANTE AL CONVEGNO SOLIDARIETA' E INDIFFERENZA

mercoledì 2 febbraio 2011

Soluzione e condizione per un futuro migliore


Davanti a casa mia c’è un grosso pino. Sarà alto oltre venti metri e due persone non basterebbero per abbracciarne il tronco. È imponente. Che tiri il vento, che caschi la pioggia o la neve, lui è sempre lì, stabile e imponente. Meraviglioso nella sua maestosità.
L’albero di pino rappresenta la società che dobbiamo costruire, rigogliosa, splendente, pacifica, stabile, serena. Il tronco, i rami, le foglie e i frutti non sono altro che le soluzioni che abbiamo messo in atto, con pazienza e con fiducia, con umana compassione. Ma ancora prima di vedere un robusto tronco, solidi rami e preziosi frutti abbiamo annaffiato le sue radici, le abbiamo fatte crescere e sviluppare in profondità.
Le radici dell’albero non si vedono mai, eppure sono cresciute nel terreno, hanno trovato ostacoli e si sono fatte strada cercando nutrimenti e un appiglio sicuro. Senza di esse l’albero, se pur imponente e regale dall’esterno, non sarebbe stato in grado di restare in piedi e sarebbe caduto sotto il suo peso, fino a morire. Ebbene le radici sono le condizioni che dobbiamo porre e sviluppare come base culturale e filosofica della nostra nuova società.
Solo grazie alla crescita di profonde radici in un buon terreno, l’albero di pino può manifestare la sua imponente bellezza.

Simultaneità di soluzione e condizione

La chioma della pianta e le sue radici crescono insieme, tanto si sviluppano le radici e tanto si sviluppa la chioma dell'albero. Soluzioni e condizioni vanno di pari passo, crescono simultaneamente, non c'è un ordine cronologico di preferenza. La rivoluzione spirituale e culturale seguirà di pari passo il cambiamento nella tecnica, nella politica e nell'economia. Tutto è strettamente legato e inscindibile. Basi solide significa stabilità, sicurezza, tranquillità, gioia di vivere.
Come la pianta (chioma e radici) nasce nella sua complessità e magnificenza da un piccolo seme, così un futuro migliore per tutta l'umanità e la nostra Terra sorgerà dai nostri cuori.
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