«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 31 gennaio 2011

DFRU: La soluzione esiste già, parte 5/30


Parlare di progresso, di pace nel mondo, di solidarietà e di fratellanza tra i popoli sarà del tutto inutile fino che non sarà affrontata e risolta (o almeno alleviata) la più grande ingiustizia di tutti i tempi: l’ingiustizia Nord/Sud del mondo.
È stato calcolato che se volessimo garantire a tutta la popolazione mondiale uno stile di vita pari a quello statunitense occorrerebbero cinque pianeti uguali al nostro [10]. Dato scioccante non ti pare?
L’ingiustizia è eclatante: soltanto una piccola parte della popolazione mondiale (non oltre il 25%) utilizza oltre l’80% delle risorse del nostro pianeta. Il Sud del mondo è volutamente tenuto in condizioni di semischiavitù e di povertà estrema per permettere ai pochi fortunati del Nord di potersela spassare alla grande. Questa è una verità innegabile.
Come non lo sapevi? Ah, forse facevi finta di non saperlo. Come si dice: occhio non vede cuore non duole. E devo dire che è una filosofia che ha una sua logica. Ma questa logica sarà spezzata. È solo questione di tempo. La questione sta nel fare in modo che la rottura di questo sistema avvenga in modo pacifico e quanto meno indolore. Mentre in Europa le foreste stanno riprendendo campo lentamente, grazie a interventi di rimboschimento, in Africa, in Asia e America del Sud vengono abbattuti ogni anno 20 milioni di ettari di foreste [4]. E quel legname in gran parte viene utilizzato per prodotti venduti al Nord. Questo è solo un piccolo esempio.
Pensa che l’inverno la tua casa è calda grazie al greggio o al gas che proviene da quei paesi in cui la popolazione non ha acqua corrente in casa e fatica a soddisfare tutti i bisogni primari, mentre tu ti sei quasi dimenticato che esistono dei bisogni primari come mangiare, bere, vestirsi e ripararsi sotto un tetto. Tu ti fai due o tre docce al giorno e usi tre o quattro tipi di detergenti per il tuo corpo, mentre da molte parti del mondo, persone bevono acqua sporca che causa loro malattie che si portano dietro tutta la vita.
Ma poi riflettendoci un po’ mi dici che queste cose già le sapevi e le avevi sentite dire tante volte. Dopotutto anche a te ti sembra una grossa ingiustizia. In un mondo giusto ogni persona dovrebbe aver diritto grosso modo a godere della stessa qualità di vita, o per lo meno a riuscire a soddisfare i propri bisogni primari a pieno. Mi dici anche che ci avevi pensato e spesso avevi donato dei soldi per interventi umanitari e progetti di aiuti in Africa, per costruire scuole o comprare vaccini. Addirittura ti ricordi che avevi fatto l’adozione a distanza per permettere a un bambino povero di poter andare a scuola e di comprarsi i vestiti e i libri. Senza dubbio una buona azione, non ti pare? Ma non è altro che un modo quasi vergognoso per alleviare il nostro senso di colpa e mascherare la vera soluzione del problema: e cioè la totale emancipazione delle popolazioni del Sud e l’interruzione del nostro sfruttamento nei loro confronti, sfruttamento di cui siamo tutti complici e che tacitamente consentiamo.
È arrivato il momento di uscire da ogni ipocrisia ed ammettere che siamo noi stessi i primi a non voler rinunciare al nostro fittizio benessere e la nostra bambagia non la vogliamo condividere con altri. Specie se così numerosi.
Dobbiamo scegliere adesso di rinunciare a tanti bisogni inutili (creati dal sistema stesso per mantenersi in vita) e a tante comodità che possiamo condividere in modo civile, senza che nessuno sia svantaggiato. Dobbiamo fare diverse scelte, che vedremo nelle prossime pagine, e le dobbiamo fare per amor di noi stessi e finché c’è data la possibilità di poter scegliere. Forse un giorno saremo costretti a cambiare rotta. Ed essere costretti con la forza non è un bene, non lo è mai stato.
Dal mio misero punto di vista non vedo al momento altre scelte possibili e tutto mi sembra così ovvio. La rivoluzione industriale e scientifica ci ha dato i mezzi tecnici per modificare pesantemente il nostro stile di vita (in certi casi migliorandolo sul serio), ma c’è solo una piccola pecca, un piccolo errore, forse una svista che dobbiamo avere il coraggio di correggere. Il progresso scientifico e tecnologico non è stato asservito al benessere dell’essere umano e del suo ambiente, ma alla base teorica dello sviluppo è stata posta la logica di mercato, una logica che si fonda solo sul denaro e sul prezzo di vendita e di acquisto, cioè un mondo basato sulla domanda e sull’offerta. Senza tener conto dei limiti fisici del nostro habitat, del rispetto per le risorse naturali né per le altre popolazioni. Il fatto è che le scoperte scientifiche hanno permesso all’uomo di stravolgere la sua vita (legge di gravità, termodinamica, relatività), ma non sono minimamente state prese in considerazione quando si è trattato di delineare i principi base dell’economia e della politica.
Non ho certo scoperto niente di nuovo, lo sappiamo tutti (o quasi) che è andata proprio così. È inutile che tu dica che un mondo diverso è un mondo ideale, non realizzabile. Perché un mondo diverso, giusto ed equilibrato non solo è possibile, ma è anche l’unica scelta costruttiva che abbiamo.

domenica 30 gennaio 2011

mercoledì 26 gennaio 2011

lunedì 24 gennaio 2011

DFRU: Un'ingiustizia di fondo, parte 4/30


«Un trattamento umanitario d’urgenza è talora la migliore risposta di fronte a una catastrofe nel Sud, ma tante crisi momto semplicemente non esisterebbero se noi valutassimo tutte le conseguenze dei nostri acquisti quotidiani e decidessimo di moderarli di conseguenza. L’azione umanitaria è una forma di carità, ma non ci deve soddisfare: è piuttosto un’esigenza di uguaglianza, di giustizia, a cui dobbiamo puntare. Prevenire (uguaglianza e giustizia) è sempre meglio che curare» Nicolas Ridoux


Parlare di progresso, di pace nel mondo, di solidarietà e di fratellanza tra i popoli sarà del tutto inutile fino che non sarà affrontata e risolta (o almeno alleviata) la più grande ingiustizia di tutti i tempi: l’ingiustizia Nord/Sud del mondo.
È stato calcolato che se volessimo garantire a tutta la popolazione mondiale uno stile di vita pari a quello statunitense occorrerebbero cinque pianeti uguali al nostro [10]. Dato scioccante non ti pare?
L’ingiustizia è eclatante: soltanto una piccola parte della popolazione mondiale (non oltre il 25%) utilizza oltre l’80% delle risorse del nostro pianeta. Il Sud del mondo è volutamente tenuto in condizioni di semischiavitù e di povertà estrema per permettere ai pochi fortunati del Nord di potersela spassare alla grande. Questa è una verità innegabile.
Come non lo sapevi? Ah, forse facevi finta di non saperlo. Come si dice: occhio non vede cuore non duole. E devo dire che è una filosofia che ha una sua logica. Ma questa logica sarà spezzata. È solo questione di tempo. La questione sta nel fare in modo che la rottura di questo sistema avvenga in modo pacifico e quanto meno indolore. Mentre in Europa le foreste stanno riprendendo campo lentamente, grazie a interventi di rimboschimento, in Africa, in Asia e America del Sud vengono abbattuti ogni anno 20 milioni di ettari di foreste [4]. E quel legname in gran parte viene utilizzato per prodotti venduti al Nord. Questo è solo un piccolo esempio.
Pensa che l’inverno la tua casa è calda grazie al greggio o al gas che proviene da quei paesi in cui la popolazione non ha acqua corrente in casa e fatica a soddisfare tutti i bisogni primari, mentre tu ti sei quasi dimenticato che esistono dei bisogni primari come mangiare, bere, vestirsi e ripararsi sotto un tetto. Tu ti fai due o tre docce al giorno e usi tre o quattro tipi di detergenti per il tuo corpo, mentre da molte parti del mondo, persone bevono acqua sporca che causa loro malattie che si portano dietro tutta la vita.
Ma poi riflettendoci un po’ mi dici che queste cose già le sapevi e le avevi sentite dire tante volte. Dopotutto anche a te ti sembra una grossa ingiustizia. In un mondo giusto ogni persona dovrebbe aver diritto grosso modo a godere della stessa qualità di vita, o per lo meno a riuscire a soddisfare i propri bisogni primari a pieno. Mi dici anche che ci avevi pensato e spesso avevi donato dei soldi per interventi umanitari e progetti di aiuti in Africa, per costruire scuole o comprare vaccini. Addirittura ti ricordi che avevi fatto l’adozione a distanza per permettere a un bambino povero di poter andare a scuola e di comprarsi i vestiti e i libri. Senza dubbio una buona azione, non ti pare? Ma non è altro che un modo quasi vergognoso per alleviare il nostro senso di colpa e mascherare la vera soluzione del problema: e cioè la totale emancipazione delle popolazioni del Sud e l’interruzione del nostro sfruttamento nei loro confronti, sfruttamento di cui siamo tutti complici e che tacitamente consentiamo.
È arrivato il momento di uscire da ogni ipocrisia ed ammettere che siamo noi stessi i primi a non voler rinunciare al nostro fittizio benessere e la nostra bambagia non la vogliamo condividere con altri. Specie se così numerosi.
Dobbiamo scegliere adesso di rinunciare a tanti bisogni inutili (creati dal sistema stesso per mantenersi in vita) e a tante comodità che possiamo condividere in modo civile, senza che nessuno sia svantaggiato. Dobbiamo fare diverse scelte, che vedremo nelle prossime pagine, e le dobbiamo fare per amor di noi stessi e finché c’è data la possibilità di poter scegliere. Forse un giorno saremo costretti a cambiare rotta. Ed essere costretti con la forza non è un bene, non lo è mai stato.
Dal mio misero punto di vista non vedo al momento altre scelte possibili e tutto mi sembra così ovvio. La rivoluzione industriale e scientifica ci ha dato i mezzi tecnici per modificare pesantemente il nostro stile di vita (in certi casi migliorandolo sul serio), ma c’è solo una piccola pecca, un piccolo errore, forse una svista che dobbiamo avere il coraggio di correggere. Il progresso scientifico e tecnologico non è stato asservito al benessere dell’essere umano e del suo ambiente, ma alla base teorica dello sviluppo è stata posta la logica di mercato, una logica che si fonda solo sul denaro e sul prezzo di vendita e di acquisto, cioè un mondo basato sulla domanda e sull’offerta. Senza tener conto dei limiti fisici del nostro habitat, del rispetto per le risorse naturali né per le altre popolazioni. Il fatto è che le scoperte scientifiche hanno permesso all’uomo di stravolgere la sua vita (legge di gravità, termodinamica, relatività), ma non sono minimamente state prese in considerazione quando si è trattato di delineare i principi base dell’economia e della politica.
Non ho certo scoperto niente di nuovo, lo sappiamo tutti (o quasi) che è andata proprio così. È inutile che tu dica che un mondo diverso è un mondo ideale, non realizzabile. Perché un mondo diverso, giusto ed equilibrato non solo è possibile, ma è anche l’unica scelta costruttiva che abbiamo.

domenica 23 gennaio 2011

L'imperativo è salvare noi stessi

Leggo spesso sui libri ecologisti l'imperativo e l'obiettivo: "Salvare il pianeta". Questo slogan appare oggi su tanti manifesti, come un grido disperato, una richiesta di aiuto. Salviamo il nostro pianeta, perchè è lui ad essere in pericolo.

In realtà, per la mia modesta e umile opinione, la frase dovrebbe essere: " Salviamo noi stessi". Il pianeta sopravviverà comunque. Quelli a rischiare l'estinzione siamo noi esseri umani, assieme alle altre forme di vita meno adattative.

Alcuni scienziati e pensatori folli suppongono di abbandonare la Terra in un futuro prossimo e di colonizzare altri pianeti, per poterli sfruttare e distruggere a loro volta, per potrerne trarre le risorse che ci servono e poi poterli abbandonare passando ad altri, devastando di secolo in secolo tutta la galassia, e poi tutto l'Universo. Questa visione è agghiacciante.

L'imperativo è: "Salviamo noi stessi" da una fine misera, salviamo l'umanità e tutto ciò che la sostiene. Tutto è uno, tutto è interdipendente, salvare l'uomo coincide con salvare l'Universo, non c'è alcuna differenza.

Questo cambio di prospettiva permetterà una maggior presa di coscienza delle persone che oggi non si sentono minimamente toccate dalle tematiche energetiche, ambientali ed economiche globali, quelle che credono che con "not in my back yard" abbiano già risolto la questione, e pure quelle che pensano che non ci sia più niente da fare.

«Dobbiamo salvare i condor, non tanto perché abbiamo bisogno dei condor, ma soprattutto perché, per poterli salvare dobbiamo sviluppare quelle qualità umane di cui avremo bisogno per salvare noi stessi» MacMillan

sabato 22 gennaio 2011

Cos'è il benessere ?



"Vi è la necessità che l’uomo riscopra e riconosca il vasto potenziale che ha dentro di sé, che soddisfi i propri bisogni spirituali, e non solo quelli materiali. Questo è un punto focale alla base della forte condizione che dobbiamo creare." Luca Madiai

martedì 18 gennaio 2011

Incontri per la decrescita felice e la rivoluzione umana

Il Blog "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" intende promuovere e realizzare, in un futuro prossimo, incontri di scambio di idee e pensieri, di contatto umano che servano come trampolino per la creazione del movimento culturale che sarà ispiratore del cambiamento globale.
Gli incontro saranno limitati all'area fiorentina.
Per questo cerchiamo persone, specie se giovani, interessate all'argomento che intendano condividere le proprie opinione e modellarle dialogando in gruppo. Persone umane, persone decrescenti, persone felici.
Per ulteriori dettagli verranno pubblicate altre informazioni in futuro.
Chi fosse interessato può comunque già contattarci a questo indirizzo email:
creazione.valore@gmail.com

lunedì 17 gennaio 2011

DFRU: La Terra è finita, parte 3/30


Il pianeta Terra, quello in cui abitiamo noi esseri umani, è un pianeta finito. Nel senso che il nostro pianeta ha una fine reale e tutta la materia presente sulla Terra è limitata. Certo saranno presenti grandissime quantità di materiali e di risorse, ma sono comunque quantità finite, numerabili, determinabili e non incrementabili. Non lo sapevi? Lieto di averti illuminato.
Pensavi forse che l’acqua che cade dal cielo venisse creata dal cielo stesso e non fosse la stessa acqua che avevi bevuto o sprecato qualche tempo prima? Pensavi forse che l’aria che respiriamo fosse infinita? Che lo scarico della tua auto una volta disperso in atmosfera fosse poi distrutto o scomparisse nell’immensità del cielo? Pensavi che il sapone o il prodotto chimico corrosivo e tossico che hai usato per lavare il bagno e hai tranquillamente scaricato nelle tubature se ne andasse nelle fogne per restarvi per sempre e che nuova acqua pulita nascesse misteriosamente dai monti innevati?
Mi dispiace deluderti ma il nostro pianeta non ha capacità da stregone o da mago in grado di far apparire o scomparire oggetti o di trasformare a piacimento le cose. Il nostro pianeta è regolato dalle leggi della fisica e della termodinamica e, che ci piaccia o no, non sarà possibile agire contro queste leggi. Almeno fino a prova contraria.
Guardi il cielo. Bello vero? Azzurro, azzurro e senza fine. In realtà il cielo una fine ce l’ha, eccome! L’atmosfera terrestre è uno strato sottilissimo in confronto alla grandezza del pianeta. E più si sale in altezza e più l’atmosfera è rarefatta. L’ambiente del pianeta Terra è un meraviglioso equilibrio di più forme di vita e di materia inanimata in armonia e in stretta interdipendenza tra loro. In ogni cosa pulsa la vita, pulsa energia: anche se con i nostri poveri cinque sensi non riusciamo a percepire niente, tutto l’Universo è un’unica grande sorgente di energia invisibile ai nostri occhi. Un po’ come un grande oceano di cui noi siamo solo delle piccole e spaurite onde che emergono per un breve periodo per poi immergersi di nuovo nelle sue profondità.
Tutto questo non lo sapevi, ma in fondo non è proprio colpa tua. Non lo sapevi perché nessuno te lo ha detto. O meglio, se tu avessi parlato di più con i tuoi nonni e fossi stato più tempo con loro, magari in campagna, facendo e vedendo cose dei loro tempi, forse ci saresti arrivato da solo, con un po’ di sforzo. Tu queste cose non le sai perché nessuno te le ha insegnate e perché tutta questa società dove ora tu vivi te le ha sempre nascoste fin dalla nascita. Fin da piccolo infatti ti hanno dato tante occasioni e motivi per distrarti e tenerti occupato. Ricordi che ogni giorno guardavi ore di TV e che se tuo padre non ti comprava l’ultimo modello del giocattolo che tutti i tuoi amici avevano tu non potevi essere contento. E non hai memoria assolutamente di qualcuno che ti abbia parlato di immaginazione, di creazione, di fantasia, di felicità. Nessuno che ti abbia mai dato attenzione se non per i soliti motivi: mangiare, dormire, fare i compiti, andare dal dottore. Anche a scuola hanno sempre cercato di distrarti: nessuno ti ha raccontato di come ci procuriamo il cibo e di cosa ha bisogno una persona per vivere o che cosa significa vivere una vita felice. Forse qualcuno ci ha provato, ma tu l’hai ignorato perché così facevano tutti, e poi quella persona non sembrava affatto una persona felice.
Mi dispiace che nessuno te ne abbiamo parlato. Per questo ti scuso. Ma adesso non abbiamo tempo. Adesso è il momento di ascoltare e di capire.
Tu mi risponderai: se la Terra è finita io che colpa ne ho? Nessuna infatti. Hai soltanto il dovere di informare tutti di questo fatto evidente. E di insegnarlo prima di tutto ai tuoi figli, a quelli sciagurati che erediteranno tutti i nostri misfatti.
Sapere che il nostro pianeta è finito è già un ottimo punto di partenza per affrontare in modo diverso tutte le attività che facciamo nella nostra vita quotidiana. Se l’idea che sta alla base cambia, di conseguenza anche le azioni che ne seguono ne saranno influenzate. Questo mi sembra del tutto logico, ma come vedremo non sarà sufficiente.
Mi interromperai osservando: ma se il pianeta Terra è finito come faremo a crescere e progredire senza tregua come stiamo facendo tuttora e come tutti sostengono che succederà anche in futuro? Bravo, osservazione acuta. La risposta è semplice. Non lo faremo. Il progresso dovrà fermarsi. O meglio il progresso non sarà quello di oggi, il progresso si svilupperà in un altro modo. La crescita infinita non è possibile. È bene che questo sia chiaro, per gli economisti specialmente.
Adesso mi dirai che c’è chi sostiene che in un futuro non troppo lontano sarà possibile la colonizzazione dello spazio cosmico e di altri pianeti. Colonizzare lo spazio come è già stato fatto per l’Africa, l’Asia e l’America? Sì, forse potrebbe essere una soluzione ideale, perché in questo modo continueremo con la stessa tecnica di sfruttamento, utilizzando risorse forse quasi infinite. L’idea è quella di andare a contaminare e distruggere l’intero spazio, cominciando dalla Luna, poi passando al sistema solare e poi alla galassia, spostandoci per trovare un sole che ci fornisca energia. Sì, forse sarà la visione del futuro di molti scienziati, ma non è certo la mia. La colonizzazione dello spazio oltre che non auspicabile, sarà del tutto inutile finché non risolveremo i problemi in casa nostra. Portare il bidone di immondizia fuori casa, non lo farà scomparire. Anche questo mi sembra ovvio.
La nostra sfida, la sfida di tutta l’umanità sarà quella di creare una comunità mondiale solidale e pacifica capace di affrontare le avversità in unità e di darsi sostegno a vicenda. Dirai che si tratta di un’utopia: ma dal momento che anche solo una persona ci crede l’utopia diventa sogno, e sappiamo che i sogni sono fatti per essere realizzati.

sabato 15 gennaio 2011

Diminuire il traffico a Firenze

Come diminuire il traffico veicolare a Firenze e vivere meglio la città e la vita di tutti i giorni

Provvedimenti nel breve periodo:
  • Aumentare le tariffe dei parcheggi nelle zone centrali;
  • Aumentare le tasse di circolazione per i mezzi oltre una certa cilindrata e oltre un certo ingombro (specie i SUV);
  • Aumentare i controlli e quindi le multe nel caso di non rispetto delle norme sul transito e sul posteggio delle vetture (specialmente nelle zone centrali);
  • Limitare il traffico nel centro storico soltanto ai mezzi pubblici e permessi speciali (non più motorini);
  • Agevolare l'utilizzo della bicicletta e il posteggio;
  • Istituire dei punti di car sharing comunali in posizioni strategiche e con procedimenti di noleggio facilitati e costi vantaggiosi;
  • Aumentare il numero dei bus piccoli elettrici che percorrono brevi tratti tra gli snodi principali;
  • Diminuire drasticamente i biglietti dei mezzi pubblici, favorire gli abbonamenti (specialmente di anzioni e studenti). Il prezzo di una corsa urbana non dovrebbe superare i 40 centesimi;

Provvedimenti sul medio e lungo periodo:
  • Liberalizzare la licenza dei taxi o quanto meno mettere dei limiti massimi sulle tariffe urbane;
  • Realizzare altre tre linee di tramvia con percorrenza extraurbana (interessi aree industriali: osmannoro, calenzano, campi);
  • Potenziare e migliorare i trasporti ferroviari di breve percorrenza, nonchè abbattere i prezzi dei biglietti specialmente per chi non è in possesso in un auto;
  • Creare un servizio di navette notturne per l'area urbana e taxi notturni con tariffe agevolate per locali e discoteche;
  • Intensificare i mezzi pubblici nelle aree extraurbane, garantire il servizio puntuale ed efficiente in ogni situazione (metereologica o altro).

Mezzi consigliati in base alla distanza da percorrere:
  • A piedi o con bicicletta: per distanze almeno fino a 5 km
  • Tram, bus o taxi per area urbana e prossimità (dai 5 ai 25 km);
  • Treno o taxi speciali o macchine a noleggio per distanze superiori

Citazioni:

«A Parigi nel 2004 la velocità media degli spostamenti in auto è stata di 16,6 km/h, inferiore a quella di una bicicletta» “La decrescita per tutti”, Nicolas Ridoux

«Le piste ciclabili sono un segno concreto di qualità della vita democratica» Stefano Bartolini

«Le città sono fatte per le persone […] Le auto hanno avuto un radicale impatto relazionale. Questo impatto è permanente se la città viene costruita per le macchine: una città costruita per le macchine rende difficili le relazioni […] Si crea così un ambiente urbano basato sull’esclusione.» Stefano Bartolini

«A significant factor in increasing oil demand has been human population growth and, in recent years, production has often outpaced this growth. The world population increased by 6,2 % in 2000-2005 whereas, in the same period, global oil production increased by 8,2%. The exploding numbers of oil-fueled road vehicles has so far drawn much less attention than population increase. In 1939 the world’s roughly 2,3 billion inhabitants shared a total of around 47 million motor vehicles. Today’s 6,8 billion human being have around 900 million motor vehicles to fuel. In several developing countries, the rate of increase in vehicles is more than 10 times larger than the rate of population growth» Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani: “Energy for a sustainable world”


mercoledì 12 gennaio 2011

Umanità in frantumi

Estratto da "L'altra via" di Francesco Gesualdi.

Esaurimento di risorse e accumulo di rifiuti sono chiari segnali
di un sistema che sta divorando se stesso. Il tutto mentre metà
della popolazione mondiale non ha ancora conosciuto il gusto
della dignità umana. Crisi sociale e crisi ambientale strette in
un abbraccio mortale.
Secondo la Banca mondiale sono tre miliardi e hanno le sembianze
del bambino piangente che siede nudo fuori dalla capanna.
Dell’uomo dal volto scavato e bruciato dal sole che, machete
alla mano, cerca di strappare un pezzo di terra alla foresta.
Della donna dal corpo macilento, appena ricoperto di stracci,
che cerca del cibo frugando nella montagna di rifiuti. Sono i
poveri assoluti che secondo il linguaggio arido del denaro vivono
con meno di due dollari al giorno. Secondo il linguaggio
concreto della vita non riescono a soddisfare nemmeno i bisogni
fondamentali. Non mangiano più di una volta al giorno,
si alimentano con una dieta costituita quasi esclusivamente da
farinacei e legumi. Molti di loro bevono acqua di pozzo o di
fiume, non godono di servizi igienici. Vivono in baracche costruite
con materiale di recupero o in capanne costruite con
materiale naturale trovato nei dintorni. Hanno scarsi indu
menti e un bassissimo livello di scolarità. In caso di malattia
non possono curarsi, sono costretti a indebitarsi per fare fronte
a qualsiasi necessità che esce fuori dalla pura e semplice sopravvivenza.
I poveri assoluti popolano i villaggi sperduti delle campagne e
si affollano nelle baraccopoli di città. Campano su lavori precari,
malpagati, sono alla totale mercé di padroni, caporali e mercanti.
Tramite i nostri consumi li incontriamo quotidianamente
quando beviamo una tazza di caffè, quando mangiamo una
banana, quando indossiamo un paio di scarpe sportive. Hanno
il volto del contadino africano che è costretto a vendere il suo
caffè a 20 centesimi di dollaro al chilo mentre noi lo ricompriamo
a otto euro, del bambino ecuadoriano che per un dollaro e
mezzo al giorno lavora dieci ore nel bananeto, della ragazzina
cinese che per 30 centesimi di dollaro l’ora produce le scarpe
firmate che noi ricompriamo a 120 euro. Il primo personaggio
che incontriamo al mattino, prima di avere dato il buongiorno
al nostro compagno o alla nostra compagna, ai nostri figli, è un
contadino del Kenya o un bracciante del Brasile. E può essere
un povero assoluto.
La coscienza di ogni persona civile si ribella ad un mondo
dove il 20% più ricco gode dell’86% della ricchezza prodotta
mentre il 40% più povero deve accontentarsi del 3%. Tocca a
tutti lottare contro una globalizzazione che in nome del libero
mercato dà il potere a multinazionali come Nestlé, Kraft, Sara
Lee di fissare il prezzo di caffè e cacao a livelli da fame. Tocca a
tutti fare pressione su Nike, Adidas e tutte le altre imprese che
delocalizzano affinché paghino salari dignitosi. Ma la lotta per
regole più eque e comportamenti più corretti, non basta più.
Non siamo più nel Novecento quando si poteva pensare di fare
giustizia portando tutti gli abitanti del pianeta al nostro stesso
tenore di vita. Oggi il pianeta non ce la farebbe a garantire a tutte
le famiglie del mondo l’automobile, la lavatrice, il frigorifero,
guardaroba stracolmi, una dieta a base di carne. È stato calcolato
che se volessimo estendere a tutto il mondo il tenore di vita
degli americani ci vorrebbero cinque pianeti: uno come campi,
uno come oceani, uno come miniere, uno come foreste, uno
come discarica di rifiuti. Noi non abbiamo quattro pianeti di
scorta, con questo unico pianeta dobbiamo raggiungere due
obiettivi fondamentali: dobbiamo lasciare ai nostri figli una
Terra vivibile e dobbiamo consentire agli impoveriti di uscire
rapidamente dalla loro povertà. Noi siamo sovrappeso, ci farebbe
bene dimagrire, ma loro non hanno ancora raggiunto il peso
forma, per vivere dignitosamente hanno bisogno di mangiare
di più, vestirsi di più, curarsi di più, studiare di più, viaggiare
di più. E lo potranno fare solo se noi, i grassoni, accettiamo
di sottoporci a cura dimagrante perché c’è competizione per
le risorse scarse, per gli spazi ambientali già compromessi. La
morale della favola è che non si può più parlare di giustizia senza
tenere conto della sostenibilità, l’unico modo per coniugare
equità e sostenibilità è che i ricchi si convertano alla sobrietà,
ad uno stile di vita personale e collettivo, più parsimonioso, più
pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali. “Vivere semplicemente,
affinché gli altri possano semplicemente vivere” proponeva
Gandhi già negli anni Quaranta.

lunedì 10 gennaio 2011

Surplus - Terrorized into Being Consumers


Questo documentario dai contenuti forti e dalla spiccata perizia tecnica riflette sulle contraddizioni del mondo moderno che si materializzano attraverso le immagini della tv, nei volti dei capi politici, nei simboli del consumismo, negli scontri durante il G8, nel lavoro di operai indiani, nella Cuba di Fidel Castro.
Il commento parlato è affidato principalmente a John Zerzan, intellettuale anarchico americano, intervistato appositamente per il film. La sua posizione radicale ha portato a considerarlo l’ideologo dei black block; lui, pur non dichiarandosi tale, sostiene che «distruggere banche e vetrine non è violenza, è più violento stare a guardare Mtv ingurgitando cibo svaccati sul divano».
In realtà, il commento più incisivo è ottenuto dalla ricerca tecnica, attraverso cui il documentario si sviluppa con un ritmo che lo avvicina molto al videoclip. Il regista si è affidato in gran parte alle potenzialità del montaggio e del commento musicale, dai quali nasce la vera e propria denuncia. L’accostamento ragionato in termini sarcastici di voci e immagini (molto utilizzata la reiterazione) sono la maniera più efficace per l’evidenziare l’assurdità di un mondo in cui "il 20% della popolazione consuma l'80% delle risorse".
Il regista si pronuncia così sulle motivazioni che lo hanno spinto a girare questo documentario e sui suoi contenuti:
«Non voglio dare messaggi e non prendo posizione, sono un cineasta, mi interessa capire i temi che sono all'attenzione di tutti. Ero a Genova al G8, mi bruciarono la Fiat 500, e ho provato a capire perché qualcuno l'avesse fatto.
Nel film di Davide Ferrario "Le strade di Genova" ho visto che avevano bruciato la mia auto perché era vicina a una Volvo. Da lì ho provato a capire, lavorando per accostamenti, senza avere una tesi preventiva. Per quanto riguarda l'intervento di Zerzan, lui è stato molto disponibile, è possibile contattarlo anche attraverso internet. Dice di sè di essere solo uno ha letto e scritto molto, rifiuta di essere ispiratore di qualcuno».


Nel 2003 Surplus ha vinto il Silver Wolf Award, come miglior documentario al festival IDFA di Amsterdam.
Svezia/Italia - 2003 - 52' - DVD - Atmo

DFRU: La vita è fatta a sca...tole, parte 2/30




La tua vita è fatta a scatole. Sì, proprio così. Se ci pensi bene la mattina ti svegli (sempre alla stessa ora, forzato da un allarme programmato) all’interno del tuo bilocale, un loculo inscatolato all’interno di un grosso condominio che visto dall’alto non è che un enorme blocco di cemento con alcune fessurine, grandi a sufficienza per far passare aria e luce per mantenerti in vita. Questo loculo ti permette di dormire appiccicato agli altri inscatolati, tutti concentrati in un’unica area, di ripararti dalla pioggia, di riscaldarti bene d’inverno come in un forno elettrico e di ibernarti d’estate usando condizionatori con elevati sprechi energetici. Per questo motivo le finestre è meglio che stiano chiuse, serrate il più possibile, anche perché dall’esterno potrebbe sopraggiungere il rumore del traffico estenuante e l’odore soave dello smog cittadino.

Guardandoti attorno ti accorgi che da una scatola passi all’altra. Altre scatole più piccole sono ormai di uso comune da tempo: una di queste è l’armadio del cibo, dove tieni tutte altre piccole scatoline ognuna con dentro degli alimenti travestiti e truccati a festa, tutti quanti con una scadenza che spesso non riesci a rispettare e per questo sei costretto a sacrificarli, senza che ti dispiaccia troppo, perché dopotutto ci hai provato.

Pronto, lavato, profumato, stirato e apparecchiato corri fuori dal loculo senza dimenticare di prendere una scatola sotto braccio con dentro altre piccole scatoline di cui proprio non puoi fare a meno (cellulare, sigarette, portafoglio, occhiali da sole, I-Pod, make-up). A questo punto entri in uno scatolone a porte scorrevoli e digitando un tasto vai verso il basso, restando chiuso dentro come prigioniero per qualche istante. Senza volerlo pensi che è di gran lunga meglio che fare le scale, non soltanto perché abiti al quinto piano e le scale sono fatica e tempo perso, ma anche e soprattutto perché passando dal tuo loculo all’ascensore eviti quasi sicuramente di incontrare qualche forma vivente.

Esci dallo scatolone. Dalla scatola che hai sottobraccio prendi una scatolina e subito ti accendi una sigaretta, ma è soltanto per evitare che lo smog della strada ti dia un impatto spiacevole, così pensi di alleviarlo con qualche tiro. Adesso sei davanti a una scatola veramente grande che non a caso si chiama box. Con un gesto da automa apri il portellone del tuo box auto, e dentro senza grossa meraviglia ci trovi la tua scatola con le ruote per la quale ancora devi pagare le rate ma di cui vai così fiero che tutte le volte che la guardi ti senti più sereno … quasi contento per un istante della tua vita.

Entri nella tua scatola preferita e ti immergi nel traffico di scatole e scatoloni. Tutte le scatole mobili sono sigillate, quasi tutte sono simili alla tua, ma altre sono davvero più grosse, quasi il doppio, ed anche più belle: chissà che attimo di serenità provano i proprietari di quelle scatolone quando la mattina vi entrano dentro. Quasi tutti sono soli dentro la scatola e quasi tutti come te hanno una sigaretta accesa o parlano da soli con una scatolina davvero piccola vicino all’orecchio. Nessuno ha il finestrino aperto, eppure fa davvero caldo e la scatola con tutti quei vetri trasparenti sembra più una serra con le ruote. Poi intuisci che tutti, come te, hanno il condizionatore al massimo e si possono permettere la giacca e la cravatta ben abbottonate nonostante il caldo: questa si che è proprio una comodità dovuta al progresso tecnico!

Tutte le scatole con le ruote convergono su una strada e per muoversi ci vuole pazienza. Le scatole-mobili nonostante possano andare a velocità impressionanti si muovono a velocità intermittente e raramente sono più rapide di una persona che cammina. Già … pensi, le persone camminano per muoversi, ma ti sembra sempre più strano perché nei marciapiedi non c’è nessuno. Il traffico non ti permette di viaggiare con rapidità, ma non ti interessa molto, hai fatto i calcoli precisi e con un’ora di traffico arrivi puntuale a lavoro. Per di più in macchina oltre a parlare da solo hai tutti i confort, meglio che nel tuo loculo abitativo: pensi che alcuni fortunati addirittura hanno una scatolina colorata dalla quale possono avere tutte le informazioni che vogliono.

Quella mattina il traffico è più intenso del solito perché con il tempo le scatole mobili in circolazione aumentano e lo spazio per passare è sempre lo stesso: ma tu in quel momento stai pensando a come è comodo il sedile della tua nuova auto-scatola, ancora più comodo del divano di finta pelle che hai comprato a un prezzo ridicolo il giorno prima in quel superscatolone che hanno aperto da pochi anni nel tuo quartiere.

Arrivi in tempo, come avevi abilmente previsto, nel tuo ufficio. Hai solo pochi secondi per salutare i tuoi compagni di scatola che ti posizioni alla tua scrivania, davanti a quella scatola di numeri. Lì ci rimani fino al pranzo, e, a parte una breve pausa, durante la quale ti rechi alla scatola prepara caffè, fino al tardo pomeriggio.

Salvo imprevisti ritorni ad inscatolarti nella tua auto e ti senti quasi soddisfatto della tua giornata fatta di scatole. Vorresti forse andare a fare una corsetta al parco, ma in realtà sei già troppo stanco e non vedi l’ora di inscatolarti di nuovo nel tuo amato loculo.

Verso il calar del sole riesci a percepire per un istante che la tua vita fatta di scatole forse non è il massimo: ma poi pensi alle tante persone che in Africa muoiono di fame e ai racconti di tuo nonno che lavorava il campo tutto il giorno e allora capisci che le scatole sono state create dal progresso tecnologico e che esistono proprio per proteggerti ed aiutarti nelle fatiche della vita quotidiana. Allora sorridi all’ultimo bagliore di sole, proprio mentre riponi la tua scatola mobile nel suo contenitore. La osservi per un’altra volta e riassapori quel fioco attimo di serenità sterile. Certamente tra tutte le scatole, l’auto-scatola è la regina.

Riprendi l’ascensore per evitare fatica e risparmiare incontri inutili e discussioni banali. Arrivato a casa prepari la tua cena inscatolata usando il nuovo forno microonde che ad osservarlo bene sembra proprio una scatola. Una volta sul tuo divano col tuo piatto di cibo in scatola non puoi fare altro che lasciarti assorbire e incantare da quello che oramai consideri il re di tutte le scatole: il televisore. Alla TV osservi la vita di altre persone inscatolate, e hai come un’illuminazione: la gioia nella vita è direttamente proporzionale al numero di scatole di cui fai uso o che possiedi. Più scatole hai, più sei protetto e felice. Dopo una scatola di birra ti addormenti, forse non sereno, ma per lo meno soddisfatto.

sabato 8 gennaio 2011

Fine del mondo nel 2011 o 2012 ? o 20...?



Apprendo adesso che Gesú tornerá sulla Terra il 21 maggio del 2011. Tutti a discuterne, tutti a parlare della tanto celebre apocalisse e del cosiddetto giorno del giudizio. Non solo la Bibbia, ma anche il calendario Maya parla di catastrofi e fine del mondo, addirittura vengono fornite date precise e la gente pare esserne tanto affascinata. Fanno piacere forse delle "veritá scoop", perché i media cosí ci hanno tirato su. Ma dov'é la veritá? Quella "vera".
La veritá é che a nessuno interessa "la vera veritá". La veritá é che la fine del mondo, o meglio la fine della nostra vita come esseri umani su questo pianeta, la nostra esistenza serena, la nostra sopravvivenza come specie vivente e quella di tante altre specie, é ormai a rischio da decenni. Si puó infatti far partire dagli anni sessanta circa la devastazione del pianeta e il degrado umano dovuti a un intenso sfruttamento delle risorse naturali senza alcun criterio di limitazione o di controllo, a una terrificante fiducia ossessiva nel potere del progresso scientifico e tecnologico di dominare la vita e rendere migliore la nostra esistenza, all'agghiacciante macchina del capitalismo e della globalizzazione che livella ogni differenza per l'avanzata della crescita e del denaro. L'umanitá guarda questo fenomeno complesso, dal Nord opulento e grasso al Sud malconcio e inaridito, due parti di una macchina divoratrice di vite, di stabilitá, di felicitá, di solidarietá.
Invece di fantasticare e di ammaliare milioni di persone con storielle leggendarie dovremmo aprire gli occhi su questa cruda realtá e alzarci da soli come singoli individui, come singole entitá fondamentali di un vasto universo in continua evoluzione.
Quello di cui abbiamo bisogno é riscoprire la nostra umanitá ripartendo dalle cose piú semplici che esistano in questo mondo, resettando i nostri cervelli plagiati, andando all'origine, alla radice profonda del nostro "essere" umani, la nostra stessa umanitá, la nostra stessa vita come interrelazione con il nostro ambiente vitale.
Se dovessi fare una premonizione "fantascientifica" allora io direi che tra qualche anno (e se volete una data direi il 21 ottobre del 2020) le persone di tutto il mondo si risveglieranno per la prima volta nella loro vita e si renderanno conto del senso della loro esistenza e del loro immenso potenziale in quanto parte di un'unica immensa entitá vitale che flussa dall'infinito passato. Tutti assieme lo stesso giorno si alzeranno e realizzeranno cosí il migliore dei mondi possibili, un mondo in cui tutti siano a loro agio, in cui la gioia e la compassione trapelino da ogni cosa e la dignitá della vita sia preservata in eterno. Non sarei forse tanto fantascientifico quanto gli altri premonitori??
Non avverrá oggi, non avverrá domani, non avverrá neanche in una data precisa tra vent'anni o piú, ma sono profondamente convinto che una rivoluzione dell'umanitá (una rivoluzione umana appunto) é inevitabile quanto auspicabile. Avverrá perché lo vorremo, avverrá perché lo abbiamo giá deciso, avverrá perché l'abbiamo giá iniziata.
Luca Madiai
Budapest, 2011/01/08

martedì 4 gennaio 2011

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana: Preambolo, parte 1/30


“Vedi le cose e dici: «Perché?», Ma io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?»”. G.B. Shaw

Inutile dire che oggi siamo di fronte a sfide epocali che potrebbero cambiare il destino dell’umanità per sempre. Siamo davanti a scelte importanti. Abbiamo la responsabilità e il dovere di scegliere nel modo che riteniamo più saggio e giusto, sempre che queste parole abbiano un significato per noi. Siamo in un momento cruciale, è evidente a tutti. La crisi economica mondiale recente è un campanello d’allarme prezioso e dovremmo cogliere il segnale immediatamente. La crisi ambientale, sociale, politica ed economica sono non a caso in sintonia tra loro. Tutte le sfere della nostra vita ne sono toccate. Tutto ci sta indicando un’unica direzione, quella del cambiamento.
Se non cambiamo, se continuiamo in questa direzione le nostre vite, la crisi sarà sempre più acuta e allarmante, dolorosa per un numero crescente di persone, fino a diventare tragedia. Questo processo lo conosciamo già, è quello che precede tutte le guerre, ma stavolta ha una scala globale e forse sarà irreversibile.
Stiamo letteralmente distruggendo il nostro pianeta, lo stiamo massacrando, stiamo andando a perturbare gli equilibri naturali, modificando armonie tra infiniti fattori che hanno impiegato milioni di anni per raggiungerle. Contaminiamo i mari e gli oceani, bruciamo petrolio e gas senza sosta, estraiamo minerali in ogni dove, disboschiamo, creiamo pesticidi e prodotti chimici che ci intossicano, produciamo scorie radioattive dai poteri disastrosi ed eterni. Non abbiamo rispetto per gli animali, per le piante, per le persone, per le risorse idriche. Produciamo, produciamo e produciamo. Consumiamo, consumiamo e consumiamo. Creiamo immense quantità di rifiuti, rifiuti su rifiuti. Montagne di rifiuti. Gettiamo tra i rifiuti tonnellate di cibo in surplus e nello stesso momento milioni di persone soffrono la fame e la malnutrizione. Sprechiamo acqua a volontà, tre docce al giorno, una lavatrice ogni due, un lavaggio della macchina ogni settimana, milioni di persone sono costrette a bere acque luride e a subirne gli effetti dannosi. Sprechiamo energia senza ritegno, usiamo le auto, un’auto ogni due persone come minimo (nel 2003 59,3 auto per 100 abitanti in Italia [4]). Vogliamo accumulare oggetti: armadi stracolmi di vestiti, alcuni non ce li mettiamo mai e li buttiamo, decine e decine di scarpe, cambiamo cellulare ogni anno, computer ogni tre. Mangiamo il doppio o il triplo del nostro fabbisogno, i magri del Nord in realtà sono tutti in sovrappeso. Al supermercato kilometri di scaffali colorati e stracolmi, novantacinque tipi di yogurt, venti tipi di latte, trenta tipi di dentifricio, quarantacinque di detersivo. Siamo stracolmi pure noi stessi. La pubblicità ci bombarda in continuazione, noi ci diciamo che non le diamo ascolto, che ci abbiamo fatto il callo. In realtà eseguiamo gli ordini correttamente e consumiamo, consumiamo e non poniamo limiti. Perché questo è il progresso e il progresso non ha limiti. Lo abbiamo sentito alla TV, che come sappiamo già, non sbaglia mai. Lavora, lavora, lavora, consuma, consuma, spreca, consuma, spreca: rifiuti e inquinamento, rifiuti e inquinamento.
Ci rendiamo conto che il nostro sistema economico è una grossa industria, il funzionamento di base è semplice: il ruolo principe lo detiene la pubblicità, la pubblicità crea (inventa) i bisogni, tu lavori da morire per poter soddisfare quei bisogni inventati e fai di tutto per non restare indietro, perché chi resta indietro esce dal gioco e diventa relitto di questa società, praticamente al pari delle confezioni di plastica che getti nella spazzatura. Il sistema crea bisogni, crea lavoro e consumatori che consumano e creano rifiuti e inquinamento che a sua volta creano altri bisogni e altro lavoro. Perciò alla fine dei conti il sistema produce rifiuti e inquinamento per permetterti di lavorare e soddisfare i tuoi bisogni fittizi, accettando come contropartita il danno all’ambiente che presto o tardi ricade anche sulla tua insignificante esistenza di consumatore fedele.
Effettivamente sembra che ci sia qualcosa che non quadra in un sistema del genere. Ma poi vedendo la tua nuova televisione al plasma, il tuo nuovo SUV imponente e il tuo cellulare palmare pensi proprio che ne sia valsa la pena e ti senti felice.
Il sistema mondiale odierno è un treno infuriato che sta viaggiando senza freni dritto verso un muro. Noi siamo viaggiatori di prima classe che pur sedendo in capo al treno e vedendo il limite fisico e reale sul nostro cammino, crediamo di poter continuare a viaggiare alla stessa velocità, senza usare freni e soprattutto senza cambiare binario. Come pensiamo di riuscire ad evitare il muro verso il quale ci stiamo dirigendo??
In “Oltre i limiti dello Sviluppo” del 1993, gli autori forniscono tre modelli alternativi di scelta per il nostro futuro. I primi due modelli porterebbero al collasso dell’intero sistema, mentre il terzo rappresenterebbe l’unica possibilità per evitare disastri e affrontare i problemi in modo costruttivo:
«Un terzo modello afferma che i limiti sono reali e vicini, che c’è esattamente il tempo che occorre ma non c’è tempo da perdere. Ci sono esattamente l’energia, i materiali, il denaro, l’elasticità ambientale e la virtù umana bastanti per portare a termine la rivoluzione verso un mondo migliore.
Quest’ultimo modello potrebbe essere sbagliato. Ma tutte le testimonianze che abbiamo potuto considerare, dai dati mondiali ai modelli globali per calcolatore, indicano che esso potrebbe essere corretto. Non vi è modo per assicurarsene, se non mettendolo alla prova»
Il cambiamento è inevitabile se vogliamo esistere ancora per molti decenni su questo pianeta in modo pacifico e sereno. Questo testo vuole proprio prendere in analisi il cambiamento da attuare e proporre la strada da prendere per realizzarlo.
Sappiamo già che gli scettici saranno tanti ma sappiamo anche che molte persone non si sentono a loro agio in questo sistema degenere. Vogliamo iniziare proprio da queste persone. Cambiare è sempre possibile poiché siamo noi a deciderlo.

domenica 2 gennaio 2011

Decrescita Video

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana a puntate

Con l'inizio del 2011 iniziamo anche la pubblicazione della "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" a puntate, partendo da domani. Saranno 30 puntate, una per settimana, quindi la fine è prevista per il mese di luglio.
Vi ricordo che il saggio è acquistabile on-line a questo indirizzo (clicca qui), oppure scaricabile in pdf gratuitamente a questo link (clicca qui).

Buon 2011 all'insegna della decrescita felice e della rivoluzione umana!!!
Saluti
Luca
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