«Un uomo è ricco in proporzione del numero di cose delle quali può fare a meno»
Henry David Thoreau, Walden, ovvero vita nei boschi

lunedì 28 marzo 2011

DFRU: Democrazia attiva, parte 13/30

I nostri attuali parlamentari non rappresentano in nessun caso l’opinione e la volontà della maggioranza dei cittadini della Repubblica. Nessuno di loro è stato scelto dal popolo, nessuno di loro porta avanti le richieste e i diritti della gente. I politici sono da anni una casta rigida, in cui essere parlamentare è diventato un mestiere, così come essere dirigente e coprire vari posti di potere è diventata una carica a vita, un privilegio ereditabile. I politici dei partiti parlano un linguaggio che nessuno capisce, parlano di cose che a nessuno interessano, parlano e parlano, fanno finta di litigare tra loro, distogliendo l’attenzione dalle questioni importanti, nessuno affronta i veri problemi, propone possibili soluzioni, nessuno che dica qualcosa che abbia a che fare con le cose di questo mondo terreno. I politici sembrano vivere in una campana di vetro, sempre più determinati a non farsi togliere le cariche e i privilegi accaparrati e a consolidare la loro egemonia mediatica. Si potrebbe parlare di “sistema politico feudale”.
Il modo di fare politica è malato, in evidente crisi e sarà prossimo a un radicale cambiamento. Il cittadino si avvicinerà alla politica non perché sarà richiamato dall’alto, ma perché lui stesso si alzerà e deciderà di diventare protagonista della vita del paese, di prendersi una piccola responsabilità, di attivarsi per la democrazia. I parlamentari saranno tutti eletti direttamente dai cittadini, le attività del governo saranno pubblicate ovunque e rese chiare e fruibili per tutti, tutto sarà trasparente e semplificato. Gli strumenti di partecipazione diretta, come i referendum popolari, saranno sempre più utilizzati. Fare politica non sarà un mestiere a vita, ma sarà soltanto un’esperienza di limitata durata che ogni cittadino incensurato potrà scegliere di intraprendere per poi tornare alla propria professione. Fare politica sarà visto come servizio civile e sarà pagato con stipendi moderati, non esisteranno privilegi di casta né pensioni a vita. Fare politica sarà occuparsi del bene comune e garantire diritti e dignità per tutta la comunità. I governanti dovranno rendere conto nei dettagli delle loro iniziative e ne saranno direttamente responsabili. I cittadini saranno in grado di votare la sfiducia al governo con facili strumenti a loro disposizione. Il governo dovrà sentirsi responsabile e sotto controllo continuo.
Il cittadino agguerrito si attiverà nella vita politica, diventerà a pieno responsabile della società, si sveglierà da anni e anni di torpore e indolenza, di indifferenza e omertà. Questo sarà il modo per fare dell’uomo il centro della politica, come è giusto e logico che sia.

venerdì 25 marzo 2011

Film: Pianeta Verde

Disponibile su YouTube l'intero film in nove spezzoni. Fortemente consigliata la visione.



«Vivere un tempo che abbia senso senza denaro, dei tragitti che abbiano senso senza carburante, e piaceri che cantino senza le trepidazioni della bramosia» Francois Brune

Il pianeta verde (La Belle Verte) è un film del 1996 diretto da Coline Serreau.

Il film tratta, con una chiave umoristica e usando l'espediente comico dell'esternalità, i problemi del mondo occidentale: la frenesia, l'abuso di comando, l'inquinamento ed il consumo selvaggio delle risorse naturali e degli spazi.

testo estratto dalla pagina di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_verde

lunedì 21 marzo 2011

DFRU: Decentralizzarsi, parte 12/30

Un processo evolutivo inevitabile sarà il decentramento. Il decentramento della popolazione e della produzione. Dalle metropoli torneremo nelle campagne, non solo per seminare e raccogliere i frutti del nostro orto ma anche per ricostruire una vita più semplice, salutare e comunitaria. Non soltanto l’urbanistica cambierà, ma tutte le strutture amministrative e politiche saranno maggiormente localizzate e la partecipazione diretta dei cittadini alla vita della comunità sarà recuperata a pieno.La produzione di energia e di gran parte delle merci di uso comune sarà decentralizzata in piccole realtà interdipendenti che sfrutteranno al meglio le caratteristiche del territorio, adattandosi alla cultura, alle tradizioni e alla storia del luogo. Le case produrranno autonomamente l’energia elettrica e termica di cui hanno bisogno e scambieranno il surplus con una rete locale. Le energie rinnovabili svolgeranno questa funzione integrandosi e sostituendosi, massimizzando gli aspetti positivi di ogni fonte (solare fotovoltaica, solare termica, biomassa, eolica, geotermica, idraulica). Ogni comunità avrà servizi gratuiti e comuni per tutti: sanità, scuola, biblioteca, acqua, lavanderia, trasporti. Pochissime merci viaggeranno per lunghe distanze. Non esiteranno più grosse industrie, grosse centrali, solo piccole realtà, a grandezza d’uomo. Le relazioni umane saranno alla base degli scambi commerciali e delle prestazioni di servizi: si riscoprirà l’importanza e il piacere del dialogo umano e del confronto di idee, pensieri, opinioni e dell’arricchimento reciproco che ne deriva. La decentralizzazione di persone e cose sarà retta da un sistema di trasporto globale, efficiente e a costi sostenuti dallo Stato e da una rete di comunicazione web gratuita che permetterà a tutte le persone del globo di essere informate e di avere diretto accesso alla conoscenza. Le esperienze saranno condivise su internet, le pratiche e le tecniche migliori saranno adottate in tutte le parti del mondo. Le idee e i pensieri viaggeranno sempre più veloci e sempre di più, mentre le persone e gli oggetti riscopriranno il locale, un raggio di azione a portata d’uomo. Il risparmio energetico sarà d’obbligo. La struttura, i materiali e il disegno della abitazioni saranno progettati in modo da ridurre il più possibile il fabbisogno energetico, nonché saranno sfruttate al massimo le risorse naturali e le tecniche ingegnose per evitare dispendi inutili di denaro ed energia. Le antiche abitazioni saranno ristrutturate utilizzando tecnologie avanzate, non sarà mai permesso di costruire nuovi edifici fino a che ce ne saranno di abbandonati e fatiscenti. Il processo di decentralizzazione investirà anche il potere politico e amministrativo. Le amministrazioni locali acquisteranno sempre più potere, la comunità territoriale sarà perfettamente in grado di auto-governarsi e di interagire con il potere centrale. Prenderanno maggior rilievo anche in questo settore i rapporti umani che si istaureranno tra gli amministratori e i cittadini. Sarà possibile interpellare i responsabili, essere ascoltati e poter intervenire in tempi brevi sul posto. Solamente le questioni più importanti e generali saranno sotto completa gestione del potere centrale, tutto il resto passerà completamente nelle mani di una rete civica sempre più fitta e interconnessa.

lunedì 14 marzo 2011

DFRU: I tempi cambiano ... la gente pure, parte 11/30

Mio nonno con mio padre nella nostra casa di montagna quando avevano qualcosa da buttar via (vecchi mobili, cucine, lavatrici) la caricavano in macchina la portavano a due curve di distanza dal paese e la gettavano giù per un dirupo, in mezzo al bosco. Quello era il posto dove tutti gettavano la roba ingombrante che avevano in casa, era la discarica del paese e come quella ce n’erano tante sparse per la campagna. Era considerato normale, non esisteva la raccolta, erano i tempi del grande boom, della crescita reale, tutto veniva rimpiazzato da prodotti moderni, nuovi, alla moda. Oggi fare come allora sarebbe impensabile.
I tempi sono cambiati rispetto agli anni sessanta. A quei tempi non ci si poneva problemi di limiti di risorse, impatto ambientale, tutto era lecito perché l’imperativo era crescere, produrre, incrementare gli scambi commerciali, a nessuno veniva in mente di pensare alle conseguenze, nessuno pensava a dove quella strada avrebbe condotto. Il sistema industriale cresceva in continuazione sia nel blocco capitalista che in quello socialista, diversi nei mezzi, ma essenzialmente identici nei fini. Nessuno pensava alle cose più semplici (come le leggi della termodinamica), nessuno pensava agli esseri umani, la fiducia nella scienza e nella tecnologia erano ai massimi livelli, tutto sarebbe stato risolto tramite la conoscenza e lo sviluppo tecnico. Lo sviluppo, inteso come crescita della produzione e della vendita di beni e servizi, era l’unico vero obbiettivo, la creazione di ricchezza monetaria, null’altro.
Caduto il muro di Berlino, sconfitto ideologicamente il socialismo, il mercato e il capitale si è globalizzato, ha preso le redini della politica, dell’economia e delle menti delle persone tramite il controllo diretto dei mass media. Il potere economico ha ideato un sistema infallibile e degenerato per creare bisogni e far indurre le persone a rincorrere il denaro e la ricchezza per poter vivere nella modernità, nell’epoca del “tutto è possibile”, “tutto sarà superato dallo sviluppo”, del “non ci sono limiti invalicabili”.
Ma la mia generazione, la generazione del dopo crollo sovietico, sta cominciando a capire che pagherà pesanti conseguenze per quello che i nostri genitori e i nostri nonni hanno scelto di fare. I giovani di oggi ne sono sempre più consapevoli: consapevoli che i limiti esistono, in primis i limiti del nostro pianeta, in secondo i limiti della scienza e della tecnologia, e quindi i limiti della mente umana. Questi limiti ridimensionano il sistema economico, mettono in discussione il mito dello sviluppo ad oltranza e risvegliano le coscienze giovani alla ricerca di nuovi orizzonti, nuovi principi, nuovi valori, non monetari, e forse neanche materiali.
La mia generazione è quella che è arrivata all’Università con la riforma del sistema educativo, con la creazione del “tre più due”, del Bologna Process, dei crediti universitari: riforme che hanno degradato le lauree e le hanno rese strumenti per incatenare studenti e dilatare i periodi di studio. Tre più due fa raramente cinque. Usciti dalle università dopo tanti anni di lotte contro la burocrazia medioevale dei nostri atenei, siamo entrati nel mondo del lavoro nel pieno splendore della crisi economica globale.
La nostra generazione, quella nata dopo gli anni ottanta, si sta separando sempre più dalle generazioni precedenti. Sta individuando le responsabilità di certe scelte passate e sta cercando di tirar fuori quel coraggio e quella dignità che potrà liberarci dal sentirci sempre denominati bamboccioni, dal sentirci quasi un peso per i nostri genitori (che hanno creato un impero di soldi), dal sentirci eternamente i figli viziati dal sistema stesso, dal sentirci inermi e schiavi di un potere complesso. Sappiamo già che a noi non spetterà mai la pensione, che il mondo andrà in contro a crisi ambientali e climatiche sempre più frequenti, che probabilmente la nostra vita sarà accorciata dal maggior inquinamento (dell’aria, del suolo, dell’acqua, del cibo tramite i pesticidi) e dalle malattie da superlavoro e dallo stress da manager.
L’attuale classe dirigente (composta da ultrasessantenni), che pare ancora in piena forma e in grado di resistere a lungo, sta dicendo ai giovani che il futuro sarà terribile proprio per colpa delle loro passate scelte, ma allo stesso tempo corrompe i giovani con il finto benessere e con finte conquiste. Ce lo sta dicendo pacatamente, quasi ridendo e dandoci una pacca sulla spalla. Hanno sfruttato quasi tutte le risorse non rinnovabili del mondo e prima di morire forse vorranno fare l’ultimo assalto. L’unica cosa certa è che non potranno portarsi la loro roba nell’oltretomba: sarebbe bene ricordarglielo ogni tanto.

domenica 13 marzo 2011

FOTOVOLTAICO versus AUTOMOBILE

FOTOVOLTAICO


Un impianto fotovoltaico per una unità familiare ha solitamente una potenza di picco tra 2,5 e 3 kWp. Un impianto FV in Italia produce circa 1100 kWh per kWp installato al nord. Per essere cautelativi prendiamo questo valore per buono anche al centro Italia.
I costi attuali di impianti di piccola taglia di circa 3 kWp sono al massimo 20000 euro.
La tariffa incentivante per il primo quadrimestre del 2011 è di 0,402 €/kWh prodotto.

Quindi:

Potenza di picco installata: 3 kWp
Energia prodotta in un anno: 3300 kWh
Incentivo ricevuto in un anno: 1326 €

Dato che l'incentivo si mantiene invariato per 20 anni, il totale sarà di 26520 euro.
Questo senza contare il risparmio dovuto all'autoconsumo di energia e al guadagno dato dalla vendita dell'energia prodotta ma non consumata, che avviene tramite il servizio di scambio sul posto.
Considerando lo scambio sul posto (che dipendendo dai consumi è difficile prevedere) possiamo stimare di raggiungere i 1600 € annui e quindi poter ammortare l'investimento fatto in 12 anni e mezzo.

Le nostre stime sono state molto cautelative, supponendo un abbassamento del costo dell'impianto e una produzione annua maggiore ci si potrebbe spingere a 10 anni di ammortamento e quindi ai restanti 10 anni di tariffa con completo guadagno.
Gli impianti FV non richiedono revisioni obbligatorie e la manutenzione non è né costosa né periodica, si potrà limitare alla sostituzione dell'inverter e dei pannelli in caso di guasto. In tal senso sono disponibili le garanzie del costruttore da 5 a 10 anni.

Al di là della tariffa incentivante i benefici di un impianto FV con scambio sul posto sono molteplici, infatti installando dei sistemi di rilevamento delle correnti prodotte possiamo azionare le nostre pompe di calore alimentandole completamente con l'energia autoprodotta e utilizzando un accumolo d'acqua calda avere energia termica all'occorrenza. Scambiare energia con la rete elettrica permette, oltre ad avere un ritorno economico dell'energia ceduta, ad altri utenti di usare energia proveniente da fonti non fossili con benefici sulla salute di tutti.
Produrre in loco e scambiare in rete sarà il futuro della produzione energetica.



AUTOMOBILE



I benefici dell'automobile (o meglio definibile come auto-immobile) sono in continua diminuzione. Una persona che oggi vive in aree urbane o sub-urbane oggi non ha nessuna convenienza ad acquistare un'auto. Infatti l'auto potrà efffettivamente essere utile e indispensabile un ristretto numero di volte al mese (viaggi in luoghi non raggiungibili da bus e treno, trasporto di oggetti ingombranti o persone anziane). Per queste poche occasioni in cui non possiamo farne a meno, la soluzione ottima è il noleggio o il prestito da parte di un amico o conoscente.
Un auto di piccola taglia costa circa 12000-15000 euro. Il prezzo di un auto di medie dimensioni si aggira oggi attorno ai 20000 euro (pari al costo di un impianto FV familiare).
Il costo supportato dalla famiglia (che sempre più spesso è una sola persona, in Italia la media è una macchina ogni due persone) per l'acquisto di un'auto non prevede nessun ammortamento, e neppure nessun risparmio, anzi.
Oltre al costo di acquisto, l'auto richiede un ingente quantità di soldi per il suo funzionamento: costo benzina (proporzionato all'uso, oggi il costo è 1,5 euro a litro), il costo della manutenzione (che comunque è dipendente anche dall'uso, più uso la macchina e più ha bisogno di manutenzione), poi altri costi non legati all'uso, costo delle revisioni periodiche, costo della tassa di circolazione, costo dell'assicurazione (500-800 € annui nel migliore dei casi).
Questi sono i costi diretti che deve supportare l'automobilista, tra i quali si potrebbe includere anche i costi per il rinnovo della patente e il costo delle eventuali multe per trasgressioni del codice stradale.
I costi indiretti che deve supportare la società a casusa dell'alto tasso di utilizzo di vetture private, specialmente nelle aree urbane, non sono assolutamente trascurabili anche se difficilmente possono essere contabilizzati efficaciemente.
Costi indiretti legati all'uso dell'auto:
  • Peggioramento della qualità dell'aria nelle zone urbane: aumento malattie respiratorie
  • Aumento della quantità di CO2 a livello planetario: aumento delle temperature
  • Inquinamento acustico e stress dovuto al traffico: peggioramento della qualità della vita e della salute dei cittadini
  • Alta probabilità di incidenti stradali, spesso con effetti gravi, se non mortali, sui guidatori ma anche sui pedoni
  • Deterioramento dei rapporti sociali: il traffico e i mezzi di trasporto privati ostacolano e peggiorano i rapporti umani tra i cittadini
  • Conflitti armati necessari per garantire il controllo dei bacini petroliferi strategici e quindi carburante a basso costo per le nostre economie
  • Smaltimento delle auto in demolizione, delle marmitte e delle batterie
Per ammortizzare un'auto che costa 20000 €, non tenendo conto dei costi di uso (che sono elevatissimi), e ipotizzando di utilizzare la bicicletta per i brevi spostamenti e i mezzi pubblici cittadini con un abbonamento mensile (Firenze costo attuale abbonamento ataf 35 €), il recupero del costo considerando il risparmio dei mezzi pubblici avverrebbe dopo 47 anni!!!


RIFLETTENDO UN PO'

Facendo due conti semplici e riflettendoci un pò sopra, se avessi 20000 euro da spendere non acquisterei certo un'auto, ma doterei la mia casa di un impianto fotovoltaico o di altre soluzioni energetiche intelligenti (caldaie a biomassa, eolico, pannelli solari termici, isolamento), dato che i benefici risultanti a livello individuale e sociale sarebbero tanti, al contrario dell'auto-immobile che ha eleveti costi e non ha benefici rilevanti, dato che la sua unica funzione è quella del trasporto privato. Infatti se togliamo casi in cui le abitazioni sono in aree isolate, il trasporto automobilistico è quasi sempre inefficace (traffico in aumento, difficoltà di trovare posteggio, interminabili code per andare in vacanza d'estate). Le alternative al trasporto privato motorizzato sono le biciclette e i mezzi pubblici che dovranno essere potenziati al massimo delle loro capacità.

Un persona saggia non ha dubbi al riguardo, una persona saggia tutto questo l'ha già capito da diverso tempo.