«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

venerdì 25 febbraio 2022

L'oblio della ragione



Viviamo in una società che si ritiene fondata sul metodo scientifico, che proclama la Scienza come “unico faro”, che si presuppone faccia fede in criteri di razionalità, logicità e giudizio. In realtà non è mai esistita società più irrazionale, fuori da ogni barlume di coerenza, come quella odierna.

La pandemia ha accelerato un processo già in atto da decenni e ha portato il materialismo-scientista a dominare incontrastato l’immaginario collettivo. Chi tenta, anche pacatamente, di levare qualche debole critica, o quantomeno di proporre una riflessione, viene tacciato immediatamente e sistematicamente di complottismo, di terrapiattismo, viene giudicato malamente, deriso, finanche offeso, come in una vera caccia alle streghe.

L’attuale sistema, per come è concepito, non permette alcun pensiero critico, di fatto sono decenni che la capacità critica delle persone è ostacolata, mantenuta in religioso sopore. Sì, perché se non si è esperti del settore non si può esprimere alcun parere, si deve meramente obbedire, perché l’esperto tecno-scientifico sa esattamente cosa è meglio per noi, che si tratti di medicina, di politica, di economia, o di altro.

L’accelerazione del processo di alienazione provocato dalla pandemia sta facendo emergere sempre più chiaramente tutta una serie di paradossi, ovvero di veri e propri cortocircuiti mentali in cui il buon senso e la ragionevolezza non possono far altro che soccombere di fronte al delirio imperante.

Tuttavia, nonostante questi paradossi siano sempre più numerosi, e sempre più manifesti, la maggior parte delle persone non riesce a coglierli, per lo più non per mancanza di perspicacia, né di sensibilità, piuttosto da una parte per un intossicamento da sovraesposizione alla narrazione dominante e dall'altra per la fobia e l'angoscia provocati dal mettere in dubbio qualcosa che si crede assolutamente indiscutibile e a cui si è prestata una fede cieca per una vita intera.

In verità, siamo già ben oltre i paradossi, siamo penetrati nel puro delirio, dove non c'è alcuna logica né coerenza, figuriamoci buon senso. Siamo giunti alle porte di una distopia concreta. Proprio per inseguire i dettami di un materialismo-scientista, che pretende di controllare e circoscrivere ogni aspetto della vita, siamo finiti per perdere qualsiasi aderenza alla razionalità e quindi alla realtà. E più il sistema cerca di recuperare questo scollamento e più, naturalmente, questo si amplia e la crisi si acuisce.

Credo, onestamente, che fare degli esempi di questi paradossi sia del tutto inutile, se non controproducente. Sono ormai decenni che essi sono piuttosto palesi, proprio perché non c’è più nessuna ragione dietro a tutto quello a cui assistiamo ogni giorno. Esaurita ogni forma di razionalità, e persino di buon senso, tutto ciò che resta non è altro che una cieca e inviolabile fede nella dottrina del progresso di matrice scientista-materialista che emerge in tutto il suo fanatismo.

Una società che costringe decine di migliaia di bambini a restare prigionieri nelle loro abitazioni per settimane e settimane pur non avendo alcun sintomo; una società, detta democratica, il cui governo ricatta e discrimina quotidianamente milioni di cittadini per una loro scelta personale; una società che promuove in tutti i modi il distacco fisico ed emotivo tra le persone, mentre incoraggia l’uso delle tecnologie digitali che le alienano sempre più da se stesse e dalle altre; una società che ritiene più probabile e normale dimenticare il proprio bambino chiuso in auto piuttosto che il proprio cellulare; una società che tratta esseri viventi come materia da plasmare e sfrutta gli ecosistemi disinteressandosi totalmente della loro conservazione; una società che rinnega qualsiasi forma di etica e basa ogni sua minima scelta su criteri di prestazioni economiche-finanziarie: un tale tipo di società, giusto per fare soltanto alcuni esempi, è una società che non ha niente a che vedere con la razionalità, la logica e la ragione.

Tutti questi segnali evidenti sono sintomatici di una civiltà che sta arrivando lentamente alla sua fine. Sfortunatamente, non ci è dato sapere quanto tempo e quante sofferenze ancora dovremo sopportare e superare prima di compiere un salto evolutivo che permetta il sorgere di una nuova civiltà.

Quello che sappiamo è che quando il deliro diventa normalità, come stiamo sperimentando ogni giorno con maggior cognizione, il buon senso non è più qualcosa di scontato, di ordinario, di ragionevole appunto, diventa piuttosto un atto rivoluzionario, sovversivo, nonché criminale agli occhi del sistema, mentre l’incapacità di concepire alternative al pensiero unico resta il vero e unico grande male del nostro tempo.

Siamo consapevoli che il buonsenso da solo non sarà sufficiente. Occorrerà una gran dose di coraggio per abbandonare i dogmi del pensiero unico e tentare strade diverse. Occorrerà saggezza, lungimiranza e pazienza per ricostruire una società fondata sull’etica, sul valore inestimabile della vita, sull’interconnessione e l’interdipendenza di tutti i fenomeni.

Oggi è tempo di resistere all'oblio della ragione, nell’attesa di poter costruire un domani illuminato dalla luce di una nuova coscienza.


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