«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

giovedì 30 novembre 2017

Il cambiamento spetta a tutti




Non ho mai creduto, e non lo credo tuttora, che nel cambiamento di paradigma culturale la scuola debba avere un ruolo primario, di traino, o quanto meno un ruolo chiave. 

Facile puntare il dito contro la scuola, accusandola di omologare e istruire i giovani al conformismo e all’obbedienza culturale. Niente di più vero. Ma altrettanto vero è che la scuola svolge alla meglio il suo compito. Ovvero prepara i giovani ad affrontare una società basata sulla competizione, su valori materiali, sul progresso eterno e la crescita infinita. Altro non può fare, e non dovrebbe fare. 

La scuola riflette un tipo di società fondata su una monocultura dominante, imposta in tutto il pianeta da anni e anni di violenze fisiche e sempre più avanzate propagande, fino a giungere a un tipo subdolo di schiavitù, quella culturale, di cui siamo tutti inconsapevoli vittime. 

Se la scuola facesse davvero un lavoro basato su fondamenti totalmente differenti, su valori che riguardano il rispetto di ogni forma vivente, sulla collaborazione piuttosto che la competizione, sulla ricerca e lo sviluppo dei propri talenti e dei propri sogni, quelli che ti fanno vibrare di passione, se coltivasse la generosità, la spiritualità, l’empatia, l’equilibrio, la solidarietà, la creatività in ogni singolo alunno creerebbe non dei cittadini-consumatori pronti a entrare in una società competitiva, pronti a fare di tutto per ottenere un buon lavoro, un’auto bellissima e una casa da invidia e pronti a consumare e a obbedire a tutti i dettami culturali, bensì degli esseri umani del tutto incapaci di vivere in una società come quella odierna, creerebbe, in altre parole, degli emarginati e dei perdenti. Questi esseri umani sarebbero quindi costretti a diseducarsi, se mai ne fossero in grado, e a rieducarsi alla monocultura in modo da non soccombere e poter in qualche modo sopravvivere. 

Gli esseri umani, capolavori della vita, sono capaci di sognare in concreto, di creare valore per tutti, di essere felici e a proprio agio nelle proprie particolari condizioni e di apprezzare e rispettare quelle altrui, sono capaci di vivere una vita pienamente solo se le basi di una società nuova li sostengono e permettono il loro sviluppo.

Oltretutto non abbiamo tempo per educare i giovani al cambiamento, e attendere sereni i suoi frutti, mentre noi adulti continuiamo a pensarla e a comportarci allo stesso modo e a credere nei soliti valori degradanti. 

Gettare le basi di una nuova società, di un nuovo paradigma culturale, in grado di sostituire la monocultura, non tocca in primo luogo alla scuola. Sarebbe un po’ come mettere il carro davanti ai buoi. 

Il cambiamento deve partire dalle persone, dai cittadini-consumatori fedeli e obbedienti, dal loro risveglio, dall’apertura dei loro occhi. Questo può avvenire in differenti modi, con differenti stimoli, a seconda delle caratteristiche di ogni persona. L’importante, però, è che avvenga e alla svelta. 

Il cambiamento deve essere imminente, e riguardare tutti, piccoli e grandi, nessuno escluso.


fonte immagine: pixabay


Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Archivio blog