«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 4 settembre 2017

Manifesto per una Economia Buddista

Introduzione


«L’uomo ormai è succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa, secondo me, sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite, la battaglia per il ritorno a una forma di spiritualità – che puoi chiamare anche religiosità – a cui la gente possa ricorrere. Perché è una costante della storia umana, questo voler sapere cosa ci sei a fare al mondo».

Tiziano Terzani [1]


Un'epoca, iniziata secoli fa con la prima rivoluzione industriale, si sta per chiudere. La società umana è stata ingurgitata dal mito del progresso materiale e della crescita infinita ideato e imposto, prima a fuoco e poi a ferro, dalla cultura occidentale in tutto il pianeta.

Adesso la crisi globale che tocca tutti gli ambiti, economico, ecologico e umano, è arrivata a un livello tale da rendere il cambiamento strettamente necessario e urgente.

Non staremo a ripetere per l'ennesima volta i motivi di tale necessità e urgenza: dovrebbero oramai essere chiari ed evidenti a tutti.

In questo Manifesto vogliamo contribuire, anche se minimamente, alla corrente di cambiamento culturale e sociale che è già in atto, anche se in forma embrionale.

Si propone quindi una riflessione attorno ai principi di un'economia diversa da quella che a cui siamo abituati: localizzazione piuttosto che globalizzazione, collaborazione e relazioni umane piuttosto che competizione e isolamento, armonia con la natura piuttosto che distruzione della natura, sobrietà e semplicità volontaria piuttosto che ostentazione e consumismo, piccole e utili opere piuttosto che grandi e impattanti opere.


[1] Tiziano Terzani – La fine è il mio inizio


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