«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 8 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 1/13



Anno 2020.
Pianeta Terra.

Lo sviluppo incosciente e irrefrenabile dell’uomo, con le sue tecnologie dannose e le sue macchine, sta minacciando l’esistenza della vita sul pianeta. E questa volta, non ci sono dubbi, non come nei decenni precedenti in cui venivano alzate sparute e isolate grida di allarme al collasso globale e alla fine delle risorse rigenerabili, che restavano comunque deboli segnali completamente ignorati, se non derisi e scherniti.

Adesso la situazione è drammatica. Le condizioni economiche, sociali e ambientali dell’intero pianeta sono sull’orlo del collasso, anche un piccolo evento, una lieve causa, è in grado di far crollare la situazione in una serie di catastrofi, senza ritorno.

La temperatura del globo è aumentata mediamente di tre gradi, i ghiacci dell’artico quest’estate sono scomparsi e intere aree costiere sono oramai immerse sott’acqua. Vasti campi coltivati in Cina e in India che garantivano il cibo a oltre un miliardo di persone sono adesso inutilizzabili. Altre terre invece, a causa dell’uso intensivo e dei fertilizzanti chimici a cui sono state sottoposte, ora sono sterili, aride, erose dal vento, portate a roccia e polvere, desertificate.

La scarsità di acqua dovuta alla mancanza di ghiaccio e neve nelle montagne e all’esaurimento dei bacini fossili, sta spingendo intere popolazioni a emigrare, spinte dalla fame e dalla sete verso le poche oasi rimaste che presto subiranno una crisi di sovrasfruttamento e collasseranno.

Le carestie e le pestilenze stanno scoppiando in tutto il Sud del mondo, in ogni villaggio, ogni giorno muoiono bambini in numero crescente e le donne sono spesso costrette a uccidere i propri figli. La mancanza di cibo ha scatenato vere guerre civili e tensioni sociali tra le classi più povere e i pochi proprietari di terreni ancora coltivabili. Eserciti, mitragliatori e carri armati pesanti sono stati messi in difesa dei campi coltivati confinanti con aree povere del mondo. Sorvegliano i campi e gli allevamenti, sorvegliano i confini degli Stati del Nord, dove da oramai anni non è possibile più entrare né uscire per nessuna ragione.

Le metropoli del mondo sono prive di aria respirabile, le strade impercorribili: ci sono più automobili che persone. L’inquinamento in certe zone periferiche ha raggiunto livelli insostenibili, tanto che alla gente è stato fatto divieto di uscire di casa per più di un’ora al giorno. Le persone sono costrette a spostarsi in auto ben sigillate per non rischiare di respirare i fumi della città, e a lavorare in uffici con sistemi di filtrazione dell’aria, che rendono gli ambienti chiusi completamente sterili e artificiali. La coltre di polveri e di smog che ricopre le città non rende possibile la visione del sole, solo in caso di forte vento che smuove temporaneamente la cappa opprimente qualche raggio di sole riesce a passare e a illuminare il grigiore delle città.

Il problema dei rifiuti è stato per anni sottovalutato e adesso intere regioni di ogni continente sono state sgomberate forzatamente e sono state costruite ovunque immense, mastodontiche discariche a cielo aperto contornate da torri di incenerimento che tuttavia riescono a smaltire solo una minima parte dell’enorme quantità di rifiuti che si va ad accumulare. Gli scarti industriali pericolosi sono stati seppelliti nelle miniere di carbone svuotate, e i loro rilasci hanno finito per contaminare le falde acquifere e rendere inutilizzabile l’acqua per l’irrigazione.

Non esiste più area nell’intero pianeta che non sia stata modificata e sfruttata dall’uomo, non esistono più zone incontaminate. Anche i pochi parchi naturali sono stati abbattuti per far spazio a coltivazioni intensive o allevamenti, dato che erano gli ultimi spazi adeguati rimasti. In alcuni casi intere montagne sono state fatte saltare per permettere la costruzione di bacini artificiali e di terreni coltivabili.

Le industrie hanno cominciato a riciclare i materiali e ad abbattere i consumi energetici, ma l’impatto di queste scelte non ha alcun rilievo nell’immanente crisi energetica e di risorse. Il petrolio è rimasto solo in due paesi arabi che non lo commercializzano se non di contrabbando a specifiche entità di potere internazionale. I carburanti sono estratti da alcune pietre minerarie a profondità elevatissime e con enormi costi e inefficienze. Nuove tipologie di minatori sono spesso impiegati nei paesi del Sud del mondo per estrarre i nuovi minerali, diventato adesso la nuova risorsa cruciale per lo sviluppo economico.

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