«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 25 febbraio 2013

RO 4/47: Intermezzo





« ”Con che cosa salvereste voi il mondo, quale cammino immaginerete per esso, voi, uomini di scienza, d’industria, fondatori di associazioni, dottori nella questione dei salari, esperti in ogni campo? Con che cosa lo salvereste il mondo, vi domando: con il credito? E che cos’è il credito? Dove vi potrà mai portare?”

“Il credito porterà almeno alla solidarietà universale e all’equilibrio degli interessi”

“E voi pretendete di arrivare a questo grazie al credito? Senza ricorrere a nessun principio morale, giovandovi solo della soddisfazione dell’egoismo individuale e dei bisogni materiali? Immaginate che la pace universale e la felicità universale possano essere un effetto dell’egoismo? È proprio così che la intendete, caro signore?”

“Ma il bisogno universale di vivere, di bere, di mangiare, la certezza piena, scientifica che non provvederete a questo bisogno se non grazie all’associazione universale e alla solidarietà degli interessi, è, mi sembra, un’idea abbastanza solida per offrire una base e una fonte di vita a coloro che verranno dopo di noi”

“L’indispensabilità del bere e del mangiare, cioè il semplice istinto della conservazione personale …”

“e non vi basta? L’istinto della conservazione personale è la legge più normale del genere umano”

“chi ve l’ha detto? Si tratta di una legge, questo sì, ma di una legge altrettanto normale quanto quella della distruzione e magari del suicidio. Forse che la legge normale del genere umano consiste solo nella conservazione di se stessi? L’idea è insidiosa, beffarda e sottile! Un’idea gettata come un pomo della discordia fra l’uno e l’altro campo: si tratta di un’idea giusta però. Perché voi, persona non certo sprovvista di capacità, voi per primo ignorate fino a che punto la vostra idea sia vera e profonda. Sì, la legge di conservazione individuale e quella di distruzione si equilibrano. Il demonio governerà il genere umano chi sa fino a quando. Voi ridete? Non credete nel demonio? Questa miscredenza è una delle tante leggerezze. Ma sapete chi è il demonio? Conoscete il suo nome? No? … e intanto, scimmiottando Voltaire, ne deridete la forma, le zampe, la coda, le corna … Ma lo spirito impuro è un grande e potente spirito, senza corna e senza zampe …” » 

Da L’idiota di F. M. Dostoevskij

mercoledì 20 febbraio 2013

Ritorno all'Origine: digitale e cartaceo

«Quando perdete l’orientamento fate ritorno nel luogo dove vi siete incamminati» Tsunesaburo Makiguchi

Scarica gratis o acquista la copia di carta: 

 Si ringrazia Sara Gracci per la realizzazione della copertina

mercoledì 6 febbraio 2013

Economia regionale: una visione per il futuro dell’Europa


Quello di cui abbiamo bisogno è una visione per il futuro, una nuova visione che favorisca la sostenibilità economica, ambientale e sociale, garantendo benessere e serenità per tutti. 
Fino ad oggi abbiamo pensato che per unificare l’Europa bastasse costituire un parlamento, un consiglio, fare dei trattati commerciali, eliminare le dogane e creare una moneta comunitaria. Ma l’idea che abbiamo oggi dell’Europa, specialmente noi italiani, è assolutamente limitata e superficiale. Il continente europeo è formato da persone, da lingue, culture, religioni, popoli, minoranze, comunità: in una sola parola, dalla ricchezza derivante dalla diversità della vita. Noi oggi non conosciamo nulla dell’Europa. In Italia ancora molti confondono Budapest con Bucarest, pensano che non avere l’euro significhi non far parte dell’Unione Europea, nessuno sa quali sono i paesi che ne fanno parte, nulla riguardo alla storia, alle tradizioni, alla lingua, alla politica, alla cultura. Il sistema stesso ostacola l’integrazione e la conoscenza reciproca delle varie parti d’Europa, perché conoscere e condividere significa liberarsi dal dominio della monocultura del sistema. 
La mia visione per il futuro dell’Europa è fondata sullo sviluppo regionale e macro regionale, dove gli stati-nazioni perdono la loro centralità. La regione europea diventa il fulcro, il perno dell’economia, della cultura, della socialità, l’interscambio tra regioni e macroregioni europee crea un arricchimento di tutta l’unione. L’economia globale, deregolamentata e spietata, lascia il posto all’economia di scala regionale alimentata da una moneta regionale e affiancata dalla moneta comunitaria per le transazioni comunitarie ed extracomunitarie. Un tale sviluppo rinvigorisce le risorse locali, favorisce il rispetto dell’ambiente e del territorio, valorizza le relazioni umane e con la natura, aumenta l’occupazione locale, rafforza la piccola impresa e l’artigianato, una rete di trasporti pubblici locali, l’agricoltura biologica e il turismo consapevole. Lo scambio culturale e la conoscenza reciproca tra tutte le regioni europee contribuisce all’allentamento delle tensioni tra differenti culture e minoranze ancor oggi presenti in molte parti del nostro continente. La Transilvania smetterà di essere rumena, o ungherese, riacquisterà la sua identità unica valorizzando le caratteristiche esclusive del luogo; così come la Macedonia, che non sarà più né greca né slava, e tutte le altre zone contese e con forti varietà culturali. 
Nelle nostre scuole si studieranno le lingue europee, ogni persona conoscerà tre lingue, di cui almeno una tra quelle considerate “minori”; esisterà un canale televisivo europeo unico che mostrerà a rotazione le varie parti d’Europa in tutte le lingue, sottotitolate per regione; esisteranno progetti di studio e di lavoro all’estero obbligatori per tutti i giovani; esisteranno nuove materie di studio nelle scuole pubbliche come la sostenibilità, analizzata sotto ogni punto di vista, la cultura e la storia europea, le lingue, le filosofie orientali. Saranno le esperienze e le idee a viaggiare tra le regioni piuttosto che le merci, la collaborazione e lo scambio disinteressato prenderanno il posto della competizione e dell’aggressività. Molte delle grandi industrie e grandi multinazionali si sgretoleranno nella loro inutilità e nel degrado che smetteranno di apportare in tutto il mondo. Le scelte politiche e le decisioni amministrative saranno prese dai cittadini che parteciperanno direttamente alla vita istituzionale della propria regione. Il potere centrale, invisibile e dominante, l’influenza di un sistema economica-finanziario oscuro e crudele lasceranno il posto al dibattito e all’approfondimento tra le persone che naturalmente arriveranno a determinare il loro futuro.
La ricchezza della diversità e dell’interdipendenza, la collaborazione e il sostegno reciproco tra regioni unite sotto un unico sogno alimenteranno un cambiamento epocale inarrestabile.

Regional economics: a vision for the future of Europe




What we need is a vision for the future. A new vision that promotes economic, environmental and social sustainability, ensuring well being and happiness for all.
Until now we thought that establishing a parliament and council, making commercial treaties, eliminating customs and creating a unified currency was enough to make a united Europe. But the idea that we have today of Europe – especially for Italians - is completely limited and superficial. The European continent is comprised of people from different languages, cultures, religions, minorities, communities: in short, it is rich in diversity. Today we know nothing about Europe. In Italy many people still confuse Budapest with Bucharest; they think that the euro and European Union are the same thing; no one knows which are the member states or anything about history, traditions, language, politics or culture. The system itself hampers integration and mutual understanding of the various parts of Europe, since knowing and understanding each other means freeing oneself from the idea of a unique culture.
My vision for the future of Europe is based on regional and macro-regional level, where the nations/states lose their centrality. The European region becomes the fulcrum, the keystone of economy, culture and social relations, while exchanges between regions benefit the whole union. The global economy, deregulated and ruthless, gives way to a regional economy driven by a regional currency supported by a community currency for inter-regional and international transactions. This development strengthens local resources; promotes respect for the environment and for the land; enhances human relationships and our relation with nature, increases local employment; strengthens small businesses and artisans; a network of local public transport; organic farming; and a responsible tourism. Cultural exchange and mutual understanding between all European regions contributes to an ease of tensions between different cultures and minorities which are still present in many parts of our continent. Transylvania would no longer be Romanian or Hungarian and would regain its unique identity emphasizing the exclusive features of the site, whilst Macedonia would no longer be neither Greek nor Slav, alongside all other disputed areas of cultural diversity.
In our schools we would study European languages - each person would know three languages, of which at least one would be a minority language. There would be a single European television channel that would show various parts of Europe on rotation, in all languages, subtitled for region; projects would exist to make foreign study and work placements mandatory for all young people; new subjects would exist in public schools such as sustainability (analyzed from every point of view), European history and culture, languages and Eastern philosophies. Experiences and ideas should move across regions rather than goods, collaboration and culture exchange will take the place of competition and aggression. Many of the big companies and big corporations will crumble in their futility and degradation that they will cease to cause in the world. Policy and administrative decisions will be taken by people who are directly connected to the region. The central power, invisible and dominant - the influence of a dark and cruel economic and financial system - will bow to the debate and deepening amongst people who naturally come to determine their future.
A richness of diversity and interdependence, cooperation and mutual support between regions that are united under a single dream will feed an epochal overwhelming change.
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