«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 26 novembre 2012

Non chiedetemi di aumentare il PIL



Chiedetemi tutto, ma non chiedetemi di aumentare il PIL.
Oggi la nostra indipendenza, la nostra libertà di individui, la nostra dignità di cittadini non si esprimono più tramite diritti o doveri, siamo dentro un sistema degenerato da cui non possiamo uscire da soli, da cui non possiamo prescindere. 

Oggi la nostra espressione di dignità, libertà e indipendenza più elevata è la disobbedienza culturale. Dobbiamo ridotare il singolo individuo della sua capacità di vedere differente dagli altri, di avere autonomia intellettuale, in senso culturale, del modo di pensare e progettare la propria esistenza. 

Riconquistiamo la nostra libertà di espressione riappropiandoci del significato delle parole: ridefiniamole, ricontestualizziamole, diamo forma al nostro pensare e al nostro agire usando buon senso e leggerezza. Abbandoniamo il positivismo ottuso della crescita eterna e del progresso inarrestabile. Smettiamo di pretendere ma inziamo a creare un'alternativa, anche piccola, anche banale, ricominciamo da qualsiasi punto in cui ci troviamo adesso. Facciamolo per noi, a partire da noi. Scaviamo nei nostri animi e traiamone linfa vitale. Dissociamoci dal pensiero unico, da concetti oramai defunti, dissociamoci dall'omogeneizzazione culturale che ci chiede costantemente di puntare al consumo delle nostre vite per poter progredire. 

La svolta politica italiana si fonderà su nuovi modelli di pensare, su una rivoluzione culturale. Un lavoro che sicuramente non accresce il PIL ma che è di vitale importanza. Chi farà questo lavoro gratuitamente? Una bella domanda. Probabilmente dovremmo farlo tutti assieme, "rinunciando" a qualche ora di lavoro per accrescere il PIL. 

Sempre più lavoro è fatto per far accrescere il PIL e una parte sempre più piccola di questo lavoro ha una finalità utile alla felicità e al benessere delle persone comuni. E' proprio tempo di una riprogettazione radicale di tutto il sistema. Il lavoro è tanto, ma dato che non è remunerato nessuno lo vorrà fare. 

Non sono più disposto a far crescere il PIL, se questo effetto non ha il minimo impatto positivo sulla vita delle persone. Non sono più disposto a favorire l'eccesso, lo spreco, il superfluo. Non sono più disposto a seguire la cultura del tempo, i buoni propositi del progresso, nè tanto meno a fare sacrifici per tutto ciò. 

Capisco che dovete far crescere il PIL, che siete tutti impegnati in tale obiettivo e che tutti i mezzi possibili sono buoni a tale scopo, ma non fate più affidamento su di me. Quando dovrete far leva su le persone per far crescere il PIL, non venite a disturbarmi. 


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