«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 1 agosto 2012

Ikeda per la decrescita (parte due)

Daisaku Ikeda

«Oggi l’uomo non è un aviatore che piloti un aereo in un cielo azzurro e senza nubi, ma un autista al volante di una macchina che divora una strada tutta curve nel cuore di una foresta impenetrabile. Come lei giustamente osserva, per affrontare validamente le situazioni imposteci dalla vita moderna, occorre associare la prontezza decisionale a una nitida visione prospettica delle conseguenze del nostro operato proiettandole nel futuro. D’altro canto è pur vero che oggigiorno i mutamenti sopravvengono a un ritmo così frenetico, che la previsione a lungo termine è necessariamente limitata. Quando occorre procedere a decisioni tempestive, la carente lungimiranza alla quale ci vediamo condannati è suscettibile di provocare catastrofi. In effetti, tecnici e scienziati si affannano ad accelerare il passo dei mutamenti che si producono continuamente attorno a noi. Secondo me l’uomo, ossia il conducente che guida l’auto lungo la strada tutta curve, non deve accelerare ma piuttosto rallentare, adottando quantomeno una velocità che gli permetta di affrontare in tempo utile il sopravvenire di curve inaspettate. 

[…]

Non sono d’accordo che la decelerazione sia impossibile. Lei dice che dobbiamo rinunciare alla nostra eccessiva e inconsulta auto fiducia e lottare per tenere a bada i fattori incontrollati che ci spingono a gran velocità lungo una strada irta di pericoli. Ma a mio parere, nel momento stesso in cui ci scuoteremo dal nostro stato di euforia occorrerà per forza di cose rallentare il ritmo della nostra marcia, e addirittura arrestarci per guardarci attorno, per orientarci nel modo più cauto e opportuno, per stabilire la direzione ottimale che dovremo seguire in vista del futuro, dopo di che riprenderemo ad avanzare, ma nel rispetto di un’andatura ragionevolmente calcolata. Lei ha ragione di osservare che molti fattori legati al nostro andamento di marcia sono intimamente intrecciati fra loro, ma è sempre l’umanità a tenere il piede sul pedale dell’acceleratore. Pertanto spetta all’uomo, purché dotato del giudizio e dell’equilibrio necessari, ridurre la pressione del suo piede e addirittura, perché no, azionare i freni. 

[…]

Questa forma di saggezza e moderazione rientra nella sfera delle nostre possibilità, a patto di non cedere all’avidità, di aver chiara visione dei nostri reali interessi e di guardare agli altri con spirito di comprensione e solidarietà. I guidatori temerari e spericolati non sono in grado di tenere la loro sorte in pugno, mentre per contro ne sono capaci – per lo meno entro una certa dimensione – quanti danno prova di obiettivo giudizio e self-control, e pertanto sono indotti a procedere con la dovuta cautela. Tali sono le virtù promosse dalla rivoluzione umana d’ispirazione buddista, giacché permettono agli uomini di mutare il corso del loro destino. 

È questo il senso della rivoluzione umana. Si tratta di un nuovo corso, non del raggiungimento di una meta. […] Pur incorrendo in comunissimi errori, gli uomini impegnati in tale rivoluzione subiscono una decisiva trasformazione interiore. Col tempo i loro tratti distintivi acquistano evidenza. Sta di fatto, comunque, che a mio modo di vedere la rivoluzione è un viaggio senza soste, non l’arrivo a una destinazione prefissata» 

Daisaku Ikeda, “Campanello dall’allarme per il XXI secolo”

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