«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 4 giugno 2012

La pace e il disarmo interiore


Dipinto di Simone Madiai


"PECCEI: Dobbiamo renderci conto che, in ogni caso, anche un accordo per il disarmo bona fide sarebbe solo un primo passo nella giusta direzione, perché – giova ripeterlo – disarmo e pace non sono la stessa cosa. Il disarmo può essere un fattore chiave per conseguire la pace, una pietra miliare lungo il percorso che conduce a una pace duratura, ma non s’identifica con la pace stessa. La pace è un valore intangibile, uno status culturale dell’animo e della mente che dev’essere così limpido e radicato in ciascuno di noi, così recepito da tutti come una necessità vitale, da diventare patrimonio comune della comunità nell’accezione più ampia dell’espressione. Pertanto la pace esisterà soltanto quando tutti i cittadini, o la maggioranza di essi, impareranno a riconoscervi un bene così prezioso da sentirsi pronti a dedicarle interamente se stessi. Mentre la guerra è il fiele distillato dall’arroganza, dall’egoismo, dallo sprezzo reciproco e della paura, ed è quasi sempre promossa dai detentori del potere, la pace rappresenta l’esito naturale della mutua comprensione, della tolleranza, del rispetto reciproco e della solidarietà fra i popoli, e scaturisce solamente dal cuore stesso della popolazione. Dal canto suo il disarmo si situa nel limbo tra guerra e pace, e solo pochissime persone sono chiamate a deliberare al riguardo. Occorre pertanto convincerci che il disarmo, per quanto sia essenziale, non è di per se stesso sufficiente. In effetti, l’attenuazione della tensione che potrebbe derivarne, l’eventuale miglioramento del clima politico e della situazione economica globale risulterebbero intrinsecamente precari, troppo facilmente sovvertibili per effetto di un mutamento inopinato d’umore da parte dei signori della guerra. Giacché una realtà appare inoppugnabile: fino a quando le forze guerrafondaie di natura politica, militari, scientifica, industriale non verranno sradicate una volta per tutte e la società umana nella sua totalità non darà prova di una sincera e stabile volontà di pace, sarà impossibile eliminare della terra l’impulso ricorrente alla belligeranza. 

Lei si situa al vertice di un’importante organizzazione buddista di marcato orientamento pacifista. Qual è il suo pensiero in merito agli sforzi posti in atto per conseguire il disarmo in tutto il mondo, e privi a tutt’oggi di esito concreto? Com’è possibile promuovere efficacemente la causa della pace? È ipotizzabile in termini di realtà un’azione di forza promossa da uomini e donne comuni in ogni parte del mondo, che consenta alle ragioni della pace di prevalere sull’insensatezza della guerra?

IKEDA: Per rispondere a una domanda così esplicita, mi richiamo a quelle che i buddisti considerano le cause basilari di ogni forma di stoltezza umana. Secondo l’insegnamento buddista, le tre contaminazioni spirituali, i cosiddetti Tre Veleni della collera, dell’avidità e della stupidità, rappresentano le cause di fondo delle Tre Calamità, ossia la guerra, la carestia e la pestilenza. Orbene: per liberarci da queste tre piaghe occorre sbarazzarci dalle sue cause dirette, e il pensiero buddista ci illustra il modo per raggiungere la meta. È necessario manifestare la grande saggezza e l’immensa compassione di cui lo spirito umano è dotato, aprendo così la strada al trionfo sull’avidità, sulla collera, sulla stupidità e all’instaurazione della pace nella forma che lei definisce uno status culturale della mente e dell’anima. Possiamo affermare per contro che uno status anticulturale è quello che consente ai Tre Veleni di scatenarsi e imperversare senza controllo alcuno. 

Al contrario, servirsi della saggezza e della compassione per tenerli a bada, così come si coltiva un campo, si doma un cavallo selvaggio, si fa uso benefico di un fuoco potenzialmente distruttivo o di una sostanza tossica a scopo curativo, rappresenta uno status culturale. In passato, gli uomini hanno fatto di tutto per domare le forze esterne e l’impeto della materia, dando peraltro corso incontrollato al loro io interiore. Sebbene l’etica e la moralità abbiano compiuto qualche passo nella giusta direzione, non hanno mai spinto la loro indagine in seno ai grandi poteri che si nascondono nei recessi della nostra mente. I tentativi di approdare al disarmo sono falliti perché hanno affrontato superficialmente la realtà delle cose e non hanno preso di petto l’esigenza di operare una radicale rivoluzione interiore in tutti gli esseri umani. Ebbene: a mio avviso, rendersi responsabili di una siffatta rivoluzione sulla base della dottrina buddista sarebbe l’azione più importante e proficuo che gli uomini e le donne comuni potrebbero intraprendere a favore della causa della pace."

Estratto da: Campanello di allarme per il XXI secolo, Peccei-Ikeda

1 commento:

  1. Quest'anno "senza atomica " si svolgerà anche a Napoli al palazzo Fuga di piazza Carlo III° meglio conosciuto come real albergo dei poveri. Compito nostro è diffondere il tema di senza atomica e farla conoscere alle nuove generazioni

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