«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 18 aprile 2012

Le tecnologie della decrescita

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«E' una pericolosa illusione ipotizzare che si possa uscire dalla recessione riprendendo a fare quello che si è sempre fatto. Occorre aprire una fase nuova, esplorare una nuova frontiera. Non ci si può limitare a misure di politica economica e finanziaria finalizzate ad accrescere la domanda di merci in una logica esclusivamente quantitativa. Non ci si può limitare ad abbassare il costo del denaro per rilanciare investimenti e consumi. Occorre decidere cosa si ritiene utile incentivare a produrre e cosa si ritiene opportuno diminuire di produrre. Non ci si può limitare a spendere grandi somme di denaro pubblico, che tra l'altro non ci sono, per finanziare grandi opere, di cui a priori si conosce l'inutilità, solo perchè si ritiene che possano fare da volano alla ripresa economica, ma occorre finanziare opere pubbliche che consentono di migliorare la qualità ambientale e la vita degli esseri umani. Non i treni ad alta velocità - che hanno un impatto ambientale devastante, aumentano i consumi energetici e non risolvono il problema degli spostamenti quotidiani sui tragitti casa-lavoro - ma una rete efficiente di treni locali per ridurre l'inquinamento ambientale e lo stress da traffico automobilistico che assorbe anni di vita e mina la salute di milioni di pendolari. Non feste esagerate per attirare l'arrivo di un numero di consumatori più ampio di quelli che vivono nei luoghi in cui si organizzano, perchè sono fuochi di paglia che lasciano pesanti eredità di edifici destinati a degradarsi progressivamente e assorbire quote crescenti dei bilanci pubblici per le spese di gestione e manutenzione. Non lo stadio del curling (il curling!), ma ospedali efficienti e scuole che non crollino in testa agli studenti. Non piani regolatori espansivi che autorizzano a cementificare progressivamente i terreni agricoli, ma un programma di ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente per ridurre i consumi da 200 chilowattora per metro quadrato all'anno al valore massimo di 70 vigente nella provincia di Bolzano. Non l'incredibile miopia di puntare sulla produzione automobilistica per rilanciare il ciclo economico, come se fossimo ancora negli anni Sessanta quando iniziò la motorizzazione di massa e non in una situazione in cui ogni famiglia possiede almeno due automobili, ma la parziale riconversione dell'industria autmobolistica alla produzione di micro-cogeneratori e tri-gnereatori per dimezzare i consumi di fonti fossili ricavando il riscaldamento e il raffrescamento come sottoprodotti della produzione decentrata di energia elettrica, a partire dagli ospedali e dalle strutture con grandi consumi di elettricità e calore continuativi nel corso dell'anno.

Lo sviluppo delle tecnologie della decrescita è la strada maestra per uscire dalla recessione e accrescere l'occupazione, non come obiettivo in sè, ma come conseguenza di lavori che hanno un senso perchè consentono di migliorare la qualità della vita riducendo l'impronta ecologica, il consumo di risorse, l'impatto ambientale e la produzione di rifiuti delle attività con cui gli esseri umani ricavano dalla natura le risorse da trasformare in beni e in merci che sono beni. Se le tecnologie finalizzate ad aumentare la produttività finalizzano il fare umano a fare sempre di più, le tecnologie della decrescita connotano il fare umano come un fare bene e lo finalizzano alla possibilità di contemplare ciò che si è fatto»


Maurizio Pallante, La felicità sostenibile, 2009

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