«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

giovedì 5 aprile 2012

Dal carbonio fossile al carbonio vivo

More about Ritorno alla Terra. La fine dell'ecoimperialismo

Riporto alcuni brani interessanti tratti dal libro "Ritorno alla terra" di Vandana Shiva.

«Il problema non è il carbonio di per sé, quanto l’uso progressivo che facciamo del carbonio fossile che si è formato in milioni di anni. Oggi il mondo brucia ogni anno il corrispondente di 400 anni di questa materia biologica accumulata, vale a dire dalle tre alle quattro volte di più di quanta ne bruciava nel 1956. Al contrario delle piante, che sono una risorsa rinnovabile, il carbonio fossile non lo è: ci vorranno milioni di anni per rinnovare le scorte carbonifere e petroliere della Terra.
Prima della rivoluzione industriale nell’atmosfera c’erano 580 miliardi di tonnellate di carbonio, oggi ce ne sono 750. L’accumulo – il risultato della combustione dei carburanti fossili – sta causando la crisi climatica. Se l’umanità vuole sopravvivere, deve risolvere questo problema. la soluzione è offerta da un’altra economia del carbonio, quella del carbonio rinnovabile previsto dalla biodiversità.
La nostra assuefazione ai combustibili fossili ci ha escluso dal ciclo naturale del carbonio rinnovabile. La nostra dipendenza da essi ha fossilizzato anche la nostra mente.
La biodiversità è l’alternativa al carbonio fossile. In essa tutto ciò che deriva dall’industria petrolchimica trova un’alternativa: i fertilizzanti e i pesticidi sintetici, le colorazioni chimiche e le fonti di mobilità e di energia hanno delle alternative sostenibili nel mondo vegetale e animale. Invece di fertilizzanti all’azoto, possiamo utilizzare le colture di leguminose che fissano l’azoto e la biomassa riciclata dai lombrichi o dai microorganismi. Al posto dei coloranti artificiali, possiamo usare le tinture vegetali. Invece dell’automobile, possiamo utilizzare i cammelli, i cavalli, i buoi, gli asini, gli elefanti e le biciclette»

«L’umanità sta prendendo in giro se stessa e il pianeta perché è intrappolata nel modello industriale. Il nostro concetto di vita “degna di essere vissuta” si basa sugli schemi di produzione e di consumo che ebbe inizio con l’uso dei combustibili fossili. Ci aggrappiamo a questi schemi senza riflettere sul fatto che sono diventati una necessità solo negli ultimi cinquant’anni e che mantenere tale livello di vita, non sostenibile e a breve termine, per altri cinquant’anni comporta il rischio di estinzione per milioni di specie e minaccia di distruggere le condizioni stesse della sopravvivenza dell’uomo sul pianeta»

«Il carbonio rinnovabile e la biodiversità ridefiniscono il concetto stesso di “progresso” e quelli di “sviluppo”, “in via di sviluppo” e “sottosviluppato”. Nel modello del combustibile fossile, “sviluppato” è sinonimo di industrializzato: possedere alimenti, indumenti, abitazioni e mezzi di trasporto, indifferenti ai costi sociali dello sradicamento degli individui dal loro lavoro e ai costi ecologici dell’inquinamento atmosferico e delle variazioni climatiche. Secondo tale modello, essere sottosviluppati significa utilizzare sistemi produttivi non industriali, privi di combustibili fossili per avere cibo e vestiario e per garantire il trasporto e la casa.
Per il modello propugnato dalla biodiversità essere sviluppato vuol dire poter salvaguardare lo spazio ecologico delle altre specie, di tutti gli esseri umani e delle generazioni future. Essere sottosviluppati significa usurpare lo spazio ecologico delle altre specie e comunità, inquinare l’atmosfera e minacciare il pianeta.
Dobbiamo cambiare la nostra mente prima di poter cambiare il mondo. Questo foraggio culturale è il nucleo della transizione energetica all’era senza petrolio. Ciò che la impedisce è un modello culturale che percepisce ancora l’industrializzazione come progresso associandolo ai falsi concetti della produttività e dell’efficienza. Ci è stato fatto credere che l’industrializzazione dell’agricoltura
fosse essenziale per una maggiore produzione di generi alimentari. Ma non è affatto vero, come abbiamo visto. Siamo stati erroneamente convinti che le città progettate per le automobili permettano una maggiore mobilità ed efficienza per le nostre esigenze quotidiane, rispetto alle strade progettate per i ciclisti e i pedoni»

«Possiamo continuare a camminare sonnambuli verso l’estinzione o possiamo divenire consapevoli delle nostre potenzialità e di quelle del pianeta»

Vandana Shiva, da “Ritorno alla terra”

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