«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

venerdì 30 dicembre 2011

2012: apocalisse o salto vibrazionale ??



La fine del mondo ... come lo conosciamo

Il prossimo anno sará finalmente il fatidico 2012, di cui se ne é parlato molto, argomento tanto in voga perché la gente cade facilmente preda di scenari apocalittici misteriosi, velati da una vaga e fumosa conferma scientifica.

Io credo effettivamente che si parli a ragione di fine del mondo e in un modo del tutto auspicabile e positivo. Mi spiego meglio. Il prossimo anno potrebbe essere davvero il tempo giusto per un grande cambiamento, o meglio per la fine del mondo come lo conosciamo oggi noi. Forse la fine di un'intera era.

L'aggravarsi della crisi economica, ambientale e sociale che crea disparitá sempre piú pesanti tra le popolazioni mondiali e tra i cittadini di uno stesso stato, favoriscono un degrado umano e ambientale che si traduce in un aumento dell'instabilitá, dell'insicurezza e della violenza. I limiti fisici del pianeta si faranno presto sentire, cosí come la saturazione di ogni sistema porterá al tracollo vertiginoso e diffuso globalmente. Questo scenario rispecchia perfettamente una situazione pre-bellica.

Il 2012 quindi potrebbe essere veramente una grande occasione per tutti. Una occasione di scelta tra la vera apocalisse, la guerra e la distruzione irreversibile, o una rinascita dell'uomo, una rivoluzione spirituale dell'intera umanitá. La seconda via, mi rendo conto, é preferibile alla prima per tutti quanti.

Dobbiamo ritenerci fortunati a vivere in questa epoca, un'epoca di grandi cambiamenti, di grande vibrazione, che porterá l'uomo a fare un salto in avanti, questa volta non in senso strettamente materiale, né scientifico, tecnico o intellettuale ma soprattutto a livello spirituale. L'uomo verrá illuminato a una nuova coscienza, alla veritá che la sua vita e quella dell'universo sono intimamente interconnesse, che tutto ció che lo circonda e lui stesso é parte di una fonte unica ed inesauribile di energia vitale pulsante, di gioia pura ed eterna. Le illusioni degradano l'uomo, portandolo alla violenza verso se stesso, gli altri e il suo ambiente si dilegueranno, cosí come l'aviditá di accumulare ricchezze e la stupiditá di inseguire i propri istinti animali saranno ridimensionati alla creazione di valore condiviso.

Molte persone al mondo di diversa razza, cultura e religione, si stanno risvegliando a questa grande sfida che abbiamo ormai davanti ai nostri occhi. Al momento loro sono solo piccole lanterne di luce nell'oscuritá, ma, non appena le circostanze saranno favorevoli, tali piccole luci si spargeranno in tutto il globo come tanti piccoli ruscelli raggiungono e alimentano il mare.

Buon 2012 e buon salto vibrazionale a tutti !!!

lunedì 19 dicembre 2011

Alta tecnologia o buon senso ??

Personalmente credo che la tecnologia oggigiorno sia sufficientemente evoluta per permettere un benessere reale e condiviso a livello planetario, certamente i progressi in campo tecnico e scientifico avanzeranno per sempre, ma ciò che è fondamentale per ottenere effetti benefici dalla tecnologia, e che attualmente è spesso trascurato o addirittura ignorato, è il buon senso.

Curare e aggiornare il nostro buon senso nel tempo è l'aspetto più importante affinchè la tecnologia e l'economia nel suo insieme possano veramente creare benessere e felicità condivise e diffuse. Questo aspetto è di un'importanza cruciale e ciò non deve essere mai dimenticato.

In generale, più sviluppata e avanzata è la tecnologia, con l'aumento della sua complessità e quindi con il suo allontanamento dall'uomo comune, sempre più specializzato in un ristretto settore, maggiore attenzione e cura deve essere posta al buon senso della società.

Il buon senso non può essere rigido e immutabile, deve essere coltivato ed evoluto dalle persone nel tempo e deve seguire lo sviluppo delle coscienze umane. Al fine di garantire una società pacifica e serena, la politica dei governi, i movimenti culturali, così come ogni singolo individuo dovrebbero porsi come primo obiettivo quello di favorire l'evoluzione di un buon senso comune che sia in armonia con le necessità e le priorità del tempo.

Il tempo è venuto per un grande cambiamento del buon senso comune che comprenderà il senso del limite e il senso della possibilità.

giovedì 15 dicembre 2011

La triplice crisi è un'unica crisi

Stiamo vivendo una crisi globale del nostro sistema mondiale, un'unica crisi generata da un'unica causa ma che si manifesta in più livelli, tre fra i più importanti sono: quello economico, quello ambientale e quello sociale.

L'economia è da anni in soffocante agonia, i mercati faticano a crescere nonostante le varie manovre attuate. Si crede che sia soltanto questione di tempo, che la crisi economica segua un andamento periodico e che tornerà di nuovo la crescita sperata e la prosperità. Si prendono provvedimenti per ripararsi dalle conseguenze negative di tale crisi finanziaria, si spostano soldi, si fanno nuove leggi, si incoraggia la ripresa e ci si mette al riparo da un momento buio che è destinato a passare alla svelta. Pochissimi hanno capito che questa crisi è strutturale, dipende dal sistema stesso, dalle sue fondamenta, e finchè tale sistema e le fondamenta su cui poggia non saranno modificate e sostituite con nuove e stabili fondamenta l'economia non potrà che essere in balia di se stessa e dell'avidità umana.

L'ambiente in cui e di cui viviamo viene degradato da ogni nostra azione incosciente, dalla rincorsa alla crescita e allo sviluppo senza tenere in considerazione nessun limite fisico e geografico. L'gnoranza dell'interdipendenza tra la nostra vita e il nostro ambiente e l'ignoranza dei limiti intrinseci del nostro pianeta fanno sì che questo stato di crisi ambientale non possa che peggiorare, nonostante i tentativi di sistemare le cose tramite la corsa alla green economy. L'aria e l'acqua nelle nostre città sono sottoposti a rischio crescente di contaminazione, così come per gli alimenti di cui ci nutriamo, ovunque essi siano prodotti. La nostra salute e quella dei nostri figli ne subiranno le conseguenze. Ciò è evidente.

L'instabilità economica e il divario crescente tra ricchi e poveri nelle società del Nord, nonchè la distribuzione iniqua delle risorse e delle possibilità di sviluppo a livello mondiale crea e aggrava i presupposti di una crisi sociale, i cui sintomi tangibili sono la violenza crescente, la perdita di fiducia, l'aumento del razzismo, del fanatismo, del nazionalismo estremo. La società ricca, basata sull'aumento dei consumi, è fondata da mezzi di distrazione e di disgregazione sociale (cellulare, Tv, auto) che allontanano le persone tra di loro e dal reale senso dell'esistenza e le rendono più avide, egoiste e profondamente insofferenti verso il proprio ambiente circostante.

Questa triplice crisi che attraversiamo è un'unica crisi, causata e sostentata dall'illusione che esista una separazione tra i vari aspetti della vita, che l'uomo, la società e l'ambiente siano essenze separate e distinte, che la felicità e il benessere del singolo individuo non siano collegati a quegli delle altre persone e che dipendano solamente da circostanze esterne, che il nostro pianeta non abbia limiti da rispettare e che la corsa in avanti sia infinita.
Il sistema attuale poggia le sue basi sulla competizione tra gli individui e favorisce caratteristiche quali l'avidità, la superbia, l'arroganza prendendo origine dall'unico fattore che regola tutto e tutto controlla: il profitto monetario.

Risolvere questa unica crisi significa porre nuove fondamenta su cui costruire un nuovo sistema.

martedì 13 dicembre 2011

Forum sulla sostenibilità - Plesso Morgagni Firenze

Oggi più che mai e forse realmente per la prima volta, ci rendiamo conto che il nostro modello di sviluppo non è sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale per finire a quello economico che si basa su sfruttamento delle risorse, disuguaglianza sociale ed inefficienza.

La crisi finanziaria è una dimostrazione lampante di come l’uomo è assoggettato sempre più ai dogmi del modello capitalista di ricchezza e potere senza tener conto dei limiti naturali del pianeta in cui viviamo.

Le disuguaglianze sociali sono sempre più marcate sia all’interno dei paesi stessi che tra quelli “industrializzati” ed i “paesi in via di sviluppo”, inoltre questi ultimi puntano a raggiungere i nostri standard di benessere, andando cosi ad alimentare ed espandere una realta ormai folle.

Attraverso l’uso indiscriminato delle risorse, che provoca effetti devastanti sui cicli naturali, come la deforestazione, l’erosione e la desertificazione, stiamo mettendo a serio rischio la sopravvivenza della nostra specie su questo Pianeta. I flussi migratori delle popolazioni sono sempre più numerosi e disperati, le persone scappano proprio da quei paesi ricchi di risorse naturali, ma che arricchiscono solo i potenti dei paesi avanzati. Le risorse sulle quali si basano i nostri sistemi produttivi sono limitate ed hanno bisogno di lunghi tempi di rigenerazione, per questo non possiamo permetterci di sprecarle e di buttarle in una discarica o bruciarle in un inceneritore, ma dobbiamo iniziare a ri-progettare tutto il sistema, utilizzare risorse rinnovabili e a minor impatto, beni che siano più durevoli ed eco-sostenibili in modo da limitare l’estrazione di risorse a monte del sistema e la produzioni di rifiuti a valle e per attuare un sistemo di sviluppo realmente raggiungibile da tutti, ma che non porti alla distruzione del pianeta che ci ospita.

FONTE: studentidisinistra.org


Per dettagli clicca qui

giovedì 8 dicembre 2011

Quelli che tornano al focolare

L’apocalisse nel 2012 ?




«Da un lato, io vedo coloro che pensano di riuscire a superare la nostra triplice crisi con i metodi correnti, solo con una loro più massiccia applicazione; io chiamo costoro “quelli della corsa in avanti”. Dall’altro lato, ci sono quelli che cercano un nuovo stile di vita, che tentano di tornare a certe verità fondamentali sull’uomo e sul suo mondo; io chiamo costoro “quelli che tornano al focolare”» E.F. Schumacher

Non c’è bisogno di essere esperti, tecnici, scienziati, laureati, non c’è bisogno di avere particolari conoscenze o capacità, è sempre più evidente ad un numero crescente di persone: la direzione che abbiamo preso è la direzione opposta al reale progresso. Giorno dopo giorno, lentamente, tale consapevolezza dilaga tra la gente comune, se ne parla sempre più spesso in ogni dove, anche se non sotto i riflettori. 

A volte mi capita di sentire certi quesiti, alcune persone che si risvegliano per un istante e si pongono certe domande che sono state eternamente soffocate dal sistema che ci avvolge: effettivamente fare questo e quello, mi fa stare meglio ? quale beneficio mi apporta? E se non a me, far star bene qualcun altro? ma cos’è che veramente mi serve, qual è il bisogno a cui voglio dare soddisfazione per sentirmi appagato e in pace con me stesso? 

Dubbi simili sono pericolosissimi in questa società di oggi. Questi primi dubbi sono piccoli cavalli di Troia che, se riescono ad aprire una breccia nel nostro spirito critico, possono veramente mettere in crisi un modello dato per nobile e stabile da secoli e secoli di storia umana. 

I tempi sono maturi, gli uomini che ritornano al focolare stanno aumentando, si stanno incontrando, si stanno organizzando. L’alba di una nuova era è alle porte, che sia proprio il 2012 l’anno dell’apocalisse ? L’apocalisse dell’attuale sistema perverso a favore di una sorta di risveglio interiore dell’uomo e di una sua evoluzione ulteriore verso ciò che davvero conta ?? 

I tre versanti economico, sociale ed ambientale troveranno allora una loro convivenza pacifica e armonica e ciò permetterà a tutti gli esseri viventi di sostentarsi indefinitamente e all’uomo di crescere senza alcun limite.

Limits to Growth 1972 - video



"In estrema sintesi, le conclusioni del rapporto sono:

  1. Se l'attuale tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.
  2. È possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano."

lunedì 5 dicembre 2011

La stanza vuota con la luce accesa

Lo spreco non crea valore, parte due

La prima critica che normalmente si riceve è che la decrescita comporterà delle rinunce, delle privazioni, una diminuzione di benessere, di comfort, di abbondanza o addirittura di libertà (forse la libertà di scegliere tra centinaia di marche di dentifricio la perderemo, effettivamente). Si tratta di una opinione comprensibile, soprattutto per chi ha vissuto decenni e decenni nella completa convinzione che la società della crescita forzata e del profitto imposto sia necessariamente la miglior via se non l’unica via per raggiungere un benessere diffuso.

Lasciando da parte tutti i discorsi sull’aggravarsi dell’iniquità del nostro sviluppo e sui danni (in molti casi irreversibili) che stiamo creando a livello ambientale, vorrei concentrarmi su un ragionamento molto semplice, banale, se vogliamo, ma che come tale a me piace tanto.

Pensiamo alla società del futuro come a un’epoca dove prima di tutto si guarda a ciò che conta, a ciò che realmente conta, dove ci si concentra sui fini e non sui mezzi. La società di oggi, in questa cultura della crescita imposta, si rappresenta benissimo paragonandola ad una stanza dove non c’è nessuno in cui vi è la luce accesa. Il paradosso è tale che noi lavoriamo la maggior parte del nostro tempo, ciò della nostra vita, e con ciò soffriamo, ci affatichiamo, ci arrabbiamo semplicemente per qualcosa che non ha la minima utilità pratica se non quella di aumentare il vortice di produrre/consumare/inquinare. Dobbiamo uscire da questo vortice illusorio che ci sta portando alla disgregazione sociale, all’instabilità politica ed economica e al degrado ambientale in modo sempre più crescente.

Una stanza vuota con la luce accesa è il simbolo della nostra società, una società dove lo spreco è considerato un mezzo per produrre valore, ovvero profitto, che sia in grado di mantenere in circolo continuo il sistema. Dato che la velocità e le quantità sono crescenti anche gli sprechi dovranno essere crescenti in modo da coprire le falle. Questo circolo perverso del produrre/consumare/inquinare non si arresterà fino a che i giusti paradigmi di base non saranno edificati in un nuovo sistema di sostentamento dell’essere umano.

Il nuovo sistema intelligente e conviviale riconoscerà lo spreco come un fattore che crea disvalore sotto ogni punto di vista. Altri valori, fino ad adesso messi in disparte, saranno i nuovi obiettivi della società e i mezzi saranno in armonia con essi.

Spengere la luce in una stanza dove non c’è nessuno non sarà una rinuncia, nessuno ne verrà toccato, nessuno dovrà regredire. Pensate a tutto il lavoro, l’energia, il tempo, il denaro, l’inquinamento che è legato al fatto di lasciare una luce accesa inutilmente, moltiplichiamo il tutto per le migliaia di migliaia di luci inutilizzate e uniamole a tutti gli altri generi di sprechi dai quali nessuno tra beneficio.

Intraprendere il cambiamento cominciando dagli sprechi sarà una necessità impellente e i benefici che ne ricaveremo saranno inimmaginabili e, se ce ne fossero, supereranno di gran lunga le rinunce.

sabato 3 dicembre 2011

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