«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 19 settembre 2011

La decrescita come occasione

Seconda parte dell'articolo uscito sulla rivista Buddismo e Società numero 148 (settembre-ottobre):http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/


Attualmente, esistono innumerevoli tecnologie e soluzioni interessanti che potranno e dovranno essere impiegate per limitare l’impatto delle nostre attività sull’ecosistema, ma il punto cruciale affinché tali tecniche abbiano un’efficacia effettiva e permettano un reale miglioramento delle condizioni di vita a livello mondiale, andando ad alleviare le iniquità esistenti, è un cambiamento del sistema economico non più fondato solamente sul mercato, sul profitto e sulla competizione, ma dove altri valori avranno la precedenza. 

Molti ricercatori, già da anni, parlano di “economia della felicità”: un’economia che abbia come scopo ultimo quello di perseguire la felicità delle persone, non intesa meramente come appagamento dei bisogni primari materiali ma includendo anche quelli relazionali e spirituali, i quali sono ancora sconosciuti alla maggioranza della “massa consumatrice”. 

Una condizione necessaria per la creazione di un sistema economico non degenerativo, bensì a sostegno della vita e della felicità umana, è la localizzazione della produzione, sia materiale che energetica, tramite la valorizzazione delle risorse territoriali (prime fra tutte le fonti rinnovabili caratteristiche del luogo) e degli scambi interregionali. La nascita di solidarietà di vicinato, di rapporti umani basati sullo scambio, sul calore umano, sull’amicizia, il rafforzamento delle conoscenze contadine e la trasmissione del “saper fare” e dell’autoproduzione, sono tutti aspetti che fanno parte di questo nuovo cambiamento economico-sociale. 

Tutto questo sarà unito a una parola d’ordine impellente: diminuire. La diminuzione del consumo prima di tutto, la diminuzione se non l’annullamento totale degli sprechi e dei rifiuti, la diminuzione dei ritmi di vita, quindi la riduzione dello stress e del caos, la diminuzione delle ore di lavoro, la diminuzione del consumo di carne, la diminuzione dei viaggi intercontinentali. 

Rincorrere la crescita economica a tutti i costi, basare le nostre scelte quotidiane nonché le strategie economico-politiche in funzione della crescita e di indici come il Pil, che riflette solamente gli scambi commerciali ai quali è abbinato uno flusso monetario, è qualcosa che dobbiamo assolutamente abbandonare, consapevoli che l’umanità si trova davanti a una scelta cruciale: continuare ad avanzare freneticamente e imbattersi in crisi sempre più acute fino a sfociare in disastri di dimensioni globali e forse irreversibili, oppure cogliere l’occasione della crisi per fare un grosso salto verso un reale progresso che conduca a una società pacifica e serena. 

La decrescita felice rappresenta questa grossa occasione. “Decrescere” significa inizialmente cominciare con il diminuire là dove la diminuzione non porterà altro che un vantaggio, sia in termini economici che ambientali e di salute. I margini di riduzione di risorse impiegate senza impattare sui bisogni da soddisfare, ma agendo solamente sulle perdite e sull’inutilizzato, sono ampissimi. 

La decrescita è chiamata felice perché non sarà imposta da nessuno, ma sarà una scelta di ogni singola persona esattamente come la rivoluzione umana, e inoltre perché la decrescita realizzata basandosi sui principi di equità comporterà benefici per tutti, che saranno di gran lunga maggiori rispetto a ciò che perderemo. Una frase significativa di Henry David Thoreau afferma: «Ciascuno di noi è ricco in proporzione al numero delle cose di cui può fare a meno». 

In questa ottica, oltre alle politiche economiche e industriali, anche la nostra vita quotidiana dovrà necessariamente cambiare. Dovremo entrare nell’ottica di una vita nel nome della sobrietà. Sobrietà come scelta di vita e come soluzione al tempo stesso di tante ingiustizie e di tante situazioni critiche e come un ritorno alla spiritualità. Esistono diversi studi [2] dai quali si evince che l’aumento del reddito e dei consumi è proporzionale con l’aumento della felicità e del benessere solo entro una determinata soglia, superata la quale la percezione di felicità e benessere non aumentano più, al più diminuiscono. 

Faccio alcuni esempi pratici di una vita indirizzata alla sobrietà: 

· Fare a meno del superfluo 
· Fare acquisti intelligenti e ponderati, preferire prodotti locali e con poco imballaggio 
· Non usare l’automobile in città, ma solo bicicletta e mezzi pubblici 
· Abbassare la temperatura del termostato in inverno e indossare un maglione in più in casa 
· Evitare l’abuso di climatizzatori e di apparecchi ad alto consumo energetico 
· Non acquistare prodotti usa e getta 
· Preferire i piccoli negozi ai grossi centri commerciali 
· Tenere gli apparecchi elettronici spenti quando non si usano 
· Comprare oggetti usati o donarli se non si usano più 
· Riusare e riparare gli oggetti fino a che non è più possibile farlo 
· Evitare di acquistare abbigliamento firmato 
· Avere un contenuto numero di scarpe e di vestiti 
· Mangiare poca carne (2-3 volte a settimana) 
· Evitare di comprare cibi preconfezionati, prediligere i prodotti non confezionati 
· Evitare l’uso di bottiglie o sacchetti di plastica. 



Alcuni simpatici consigli utili per una vita più sobria e per salvaguardare il nostro impatto sull’ambiente sono riportati nel libro di Robert Hamilton Come salvare il mondo in 200 piccole mosse [10]. 

Ne riporto alcuni curiosi e forse inaspettati: 

· I computer portatili consumano fino al 90% in meno di energia elettrica rispetto agli altri. Se si deve comprare un PC, è bene tenerne conto. 
· Il forno a microonde consuma in totale molta più energia elettrica per indicare l’ora sul timer piuttosto che quando viene usato. 
· In occasioni speciali (la nascita di un bambino, un traguardo raggiunto) un buon modo per festeggiare è anche quello di piantare un albero, affidandogli la nostra memoria e aiutando così il pianeta a respirare. 
· Contro le piante infestanti e le erbacce, invece degli erbicidi si può versare sulla terra dell’acqua bollente, ottenendo un identico risultato. 
· Le lampadine a basso consumo energetico contengono un piccolo quantitativo di mercurio che, se rilasciato nell’ambiente, inquina. Non devono dunque essere gettate via con la spazzatura normale, ma consegnate a impianti specializzati. 
· L’olio che si usa per cucinare è un ottimo lubrificante per serrature e cardini che stridono. È inutile ricorrere a composti chimici inquinanti.
· Esistono delle associazioni di volontariato, come le banche del tempo, presso le quali i singoli cittadini possono dare un contributo in base alle proprie capacità in uno specifico settore.

Questo breve elenco non vuole essere né esaustivo né categorico, ma soltanto un semplice esempio della direzione che dovremmo prendere. Smettere con la corsa all’accumulo di ricchezze materiali, ma risvegliarsi alla consapevolezza che la nostra felicità, una volta soddisfatti beni materiali di necessità, può svilupparsi tramite le relazioni di valore con le altre persone e tramite una propria crescita spirituale e culturale.Una vita sobria è fatta di semplicità, innocenza, ingenuità … piccolezze. È una vita profonda, una vita ricca in essere e non in avere. È la consapevolezza che i limiti esistono nel mondo attorno a noi, mentre la nostra vita, la nostra interiorità, il nostro potenziale latente è illimitato quanto l’Universo.La felicità dell’intero genere umano passa anche per queste piccole e banali azioni della nostra vita quotidiana. Separare la nostra felicità da quella degli altri è la principale causa dell’attuale situazione di crisi e instabilità.

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