«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

giovedì 28 luglio 2011

Principi della felicità assoluta :-)


Per una teoria scientifica della felicità

Primo principio della felicità assoluta

“La felicità assoluta non può essere né creata né distrutta ma solo trasformata: cambiando le nostre sofferenze in vittoria, lo stato di buddità si manifesta spontaneamente. La felicità assoluta è intrinseca alla nostra vita, non ha nascita e morte, è illimitata e permea l’intero universo in tutti i suoi fenomeni, l’esistente e il non esistente, senza tempo e senza spazio. La differenza sta nel fatto di manifestare la felicità o di tenerla nello stato latente”.

Secondo principio della felicità assoluta

“Dal momento che ogni individuo intraprende il percorso di trasformazione del proprio spirito, chiamato anche Rivoluzione Umana, la felicità assoluta manifesta dell’intero universo può solo aumentare, o al più rimanere costante. La felicità assoluta aumenta all’aumentare degli individui che intraprendono la via del bodhisattva. L’universo perciò tende naturalmente verso la felicità assoluta.”.

Attenzione a non fare confusione tra felicità assoluta e relativa, infatti i precedenti principi valgono solo nel caso di felicità assoluta. Per chiarimenti suggeriamo la lettura del seguente estratto.

La differenza tra felicità assoluta e felicità relativa

«In breve, la Buddità è una condizione di felicità assoluta e indistruttibile. La "normale" felicità, al contrario, è in effetti una felicità relativa: la ricchezza, la salute, la pace, sono tutti esempi di felicità relativa, non assoluta. In altre parole, la felicità relativa è quella che dipende dalle condizioni esterne. Nel momento in cui una di queste condizioni scompare, la felicità relativa viene distrutta e, se la perdita è grave, cadiamo nella disperazione. In definitiva, la felicità che deriva dalla sicurezza economica, da una famiglia felice o da un buon lavoro, non può in alcun modo essere considerata eterna. Inoltre, il fatto stesso di godere di una felicità relativa può essere oggetto di invidia e gelosia da parte di chi non ha la stessa fortuna, e diventare perciò causa di infelicità. Questi limiti e questa instabilità sono connaturati con la felicità terrena e caratterizzano la vita in questo mondo.

Al contrario della felicità relativa e transitoria, la felicità assoluta della Buddità non è turbata dai mutamenti di circostanze o dalle difficoltà. In altre parole, sebbene la felicità assoluta non implichi la libertà dalle sofferenze e dai problemi, essa comporta il possesso di una forza vitale vibrante e vigorosa e della stessa saggezza necessaria per sfidare e superare tutte le sofferenze e le difficoltà che possiamo incontrare. Facendo nostra una simile condizione, possiamo vivere la nostra esistenza terrena con fiducia incrollabile. La Buddità è inoltre dotata di una profonda compassione per gli altri ed è una fonte inesauribile di valore, colmando così di dignità la nostra vita. In ultima analisi, tutti gli elementi che ci mettono in grado di condurre vite veramente umane sono contenuti nello stato di Buddità. Manifestare e concretizzare questo supremo stato di vita è chiamato "conseguire" la Buddità, ed è la meta ultima della pratica buddista.

La Buddità esiste eternamente nella vita di tutte le persone; raggiungere la Buddità non significa diventare esseri straordinari, ma solamente sforzarsi di manifestare la natura di Budda latente nella propria vita».

Estratto da “I misteri di nascita e morte”, Daisaku Ikeda

2 commenti:

  1. Teorie scientifche della felicità sono state elaborate lungo tutto l'arco della storia umana, da Platone in poi, con i risultati che sappiamo. Ma tu dirai, noi abbiamo l'arma assoluta: e di fronte a questo non resta molto da dire, se non che decennio dopo decennio, dopo 80 anni,i problemi sono ancora tutti lì, nessuno escluso, e anzi se ne sono aggiunti di nuovi, tra cui l'evidente peggioramento antropologico degli umani, legato al consumnismo, certo, ma non solo. Il consumismo ha trionfato là dove le illusioni religiose e ideologiche si sono rivelate per quello che erano: illusioni, appunto.
    Tra i più grandi sfracelli provocati da quel curioso animale che è l'uomo, i più atroci sono quelli commessi in nome della felicità.
    La felicità in tutte le salse, ma questa felicità non viene nenache mai bene indentificata: cos'è?
    Tu parli di felicità ab-soluta, cioé non dipendente da condizionamenti esterni.
    Tu dici "la felicità ass. non può essere creata né distrutta, ma solo trasformata": ma se c'è trasformazione non c'è assolutezza. Se una cosa cambia, cambia in relazione a qualcos'altro, quindi non è assoluta.
    Poi: "L'universo tende verso la felicità assoluta", che mi pare una versione un po' new age della teologia di Teilhard de Chardin: e ovviamente il punto "omega" dell creazione siete voi ...
    Io direi che basta farsi un giro per la galassia per trovarne pochina di felicità ... se poi si parla di gioia è un altro discorso. Un po' di gioia non è negata a nessuno. Se poi parli di gioia mistica, anche di questa l'uomo è capace e non ha mai fatto la differenza nella storia ...
    La grossa confusione della Soka (non so fino a che punto voluta o ingenua) sta nella poca chiarezza sui termini buddità, felicità, illuminazione. La finalità del buddismo è il Risveglio, mi dicono (ah già, ma il Risveglio è una roba provvisoria ...) Il Risveglio può dare Gioia, certo, ma la Gioia è un effetto diciamo secondario ... il risultato dello sciogliersi delle illusioni, la libertà assoluta di vedere la Realtà per quello che è. Forse è la stessa cosa che dici tu, ma detta così sembra più un benefit ... Sembra più Estasi che Risveglio ... credimi, so di cosa sto parlando.
    Questa divisione tra felicità relativa e assoluta sembra ineccepibile, ma a una più attenta analisi non regge: quella che tu chiamo felicità assoluta è semplicemente un po' meno relativa ... un po' più interiore. E' meno rara di quello che sembra e non è mai duratura, esattamente come quella che chiami relativa.
    E' la sensazione di pienezza vitale, del perfetto scorrere dell'energia. energheia in greco, cioè movimento. Coincidenza tra essere e divenire.
    Avrei da dire anche sul concetto di decrescita felice, ma non so se mi bastano i caratteri. Farò un secondo commento. Ciao

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  2. Decrescita felice.
    Allora, tu spiegami come pretendi di inculcare la cosiddetta sobrietà in umani che al 70% fanno già una vita di merda ... dopo anni di vita di merda arriva Latouche a dire che da adesso dobbiamo essere sobri. Tutti. Voglio vedere, anche facendo praticare tutti (cosa improbabile e se anche accadesse, i risultati non sono mai identici per tutti), se chi ha avuto una vita difficile, vuole darsi alla sobrietà o provare a realizzare i "propri sogni" anche quelli un pochino megalomani (non ci sono limiti, vero, agli scopi?).
    Chi poi se l'è goduta fino ad ora, voglio vederlo a campare di brodini vegetali e rinunciare alle sue sette case al mare ...
    La decrescita feclice è una ipocrisia bella e buona. Proponi la decrescita felice in India, Cina o Brasile: ti sputano in un occhio e dal loro punto di vista hanno pure ragione. Cazzo, dicono, il Primo Mondo ci ha fottuto per secoli e ora che cominciamo a spassarcela noi, questi che cazo vogliono, che decresciamo? E pure in maniera felice? Tu vivi su un altro pianeta, mi sa ...
    Decrescita ci deve essere, sì, ma a livello demografico. Questo è il vero, enorme problema attuale e causa di tutti gli altri. L'uomo si è moltiplicato a dismisura, intasando tutto, sconvolgendo l'ecosfera, creando bacini giganteschi di povertà, fame, ignoranza e aspettative di "felicità" prossime allo zero ... tutto in nome di cosa? Dell'eogismo, del credersi esseri eletti, nell'illusione della cosiddetta sacralità della vita, che guarda caso riguarda sempre esseri ipotetici e mai esseri reali... MA sì, basta andare in bicicletta, mangiare erba, spegnere gli interruttori, non tirare lo sciacquone troppo spesso ... se lo facciamo tutti decresceremo felicemente ...
    Ma non ci si rnde conto che nessuna decrescita funzionerà mai se non si comincia a decrescere di numero. E non succederà, perché non c'è nessuna consapevolezza della realtà, ma solo discorsi, parole, parole, parole ... La prima parola è proprio "felicità".
    Voglio sperare che non ci saranno ancora milioni di morti ammazzati in nome di questa chimera.
    Attenzione, non sto dicendo che la felicità non esiste. Sto dicendo che non ti ci puoi basare. Non puoi creare una cosmologia sulla felicità, perché ogni volta che la realtà ti smentirà (e lo farà inevitabilmente) nasceranno grossi problemi. E' più o meno quello che sta accadendo da un centinaio di anni, con buona pace della Soka.
    Quella che sembra una sterile polemica è invece un invito a svegliarsi, a cerca la Verità (che è un processo, non un oggetto): guarda caso, quella verità che, stabilità da Kant come valore, è stata sostituita da Makiguchi dal guadagno. Un guadagno senza veità è sempre un imbroglio.

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