«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

sabato 2 gennaio 2021

Eravamo già in emergenza

 



Eravamo già in emergenza, oramai da anni. La triplice crisi, economica, ecologica e umana, si stava già sviluppando da tempo, e l'attuale pandemia non ha fatto altro e non farà altro, nel futuro prossimo, che aggravare le cose, sotto tutti i punti di vista. Non serve specificare il disastro economico che il Covid ha generato. Non serve ricordare la quantità colossale di mascherine chirurgiche usa e getta che invaderanno i nostri ecosistemi. Si intuisce benissimo, senza bisogno di dati statistici, che la distanza fisica imposta alle persone dalle stringenti normative sanitarie sta già conducendo a un aumento pazzesco di disturbi psichici, tra l'altro già in forte crescita, soprattutto tra gli strati di popolazione più fragili. 

Il virus ci sta fornendo diversi insegnamenti, ma noi li stiamo totalmente ignorando, capaci di rispondere al problema soltanto con la nostra aggressività, dall'alto della nostra arroganza, di una supremazia su ogni altra forma di vita e su tutto il nostro ambiente. Siamo così ossessionati dalla morte e dal dolore che impiegheremmo qualsiasi mezzo per estirparli dalla faccia della terra. Ci affidiamo ciecamente alla scienza, nuovo idolo indiscusso e indiscutibile, appartenente alla religione del progresso. 

Quello che, grazie alla pandemia attuale, dovremmo iniziare a capire è molto semplice. L'uomo non è al centro dell'Universo, non è la migliore creatura che esista, e forse nemmeno la più evoluta. Il nostro ambiente non è qualcosa da piegare alle nostre necessità e da plasmare a nostro piacimento, ma è parte integrante del nostro organismo da cui trae origine e rinnovamento. La scienza non sarà mai in grado di spiegare e dare un senso completo alla nostra esistenza, non importa quanto progredirà, perché la scienza non ha gli strumenti adatti per accedere alle profondità insondabili della vita, per farlo dovremmo usare altri mezzi, di diverso tipo, riscoprendo magari la nostra spiritualità, che abbiamo rinnegato e dimenticato. La nostra gioia più piena non deriva dall'accumulo di beni materiali o di potere, non deriva dal dominio su tutto ciò che ci circonda, ma trova le sue radici nel nostro intimo e nelle relazioni armoniche che costruiamo con ciò che abbiamo attorno. 

Questa emergenza, però, insieme a tutte le normative che hanno limitato le nostre libertà sono diventate un importante precedente. Risulta evidente a questo punto che in uno stato di emergenza un governo può emanare ordinanze così restrittive da imporre, almeno temporaneamente, a tutte le persone di cambiare il proprio stile di vita, obbligandole a rispettare una serie di comportamenti inumani con la giustificazione di proteggere le loro vite. 

Mi chiedo, allora, perché non si è dichiarato, già da decenni, uno stato di emergenza riferito alla triplice crisi, obbligando i cittadini a rispettare delle precise norme ben ponderate, imponendo dei comportamenti umani e rispettosi dell'ambiente. La giustificazione in questo caso non sarebbe stata quella di salvarsi da un virus dal quale si può facilmente guarire e che, ci si augura, prima o poi svanirà, ma sarebbe stata quella di salvare il futuro dei nostri figli, di proteggere il bene più prezioso che abbiamo: la vita. E non intendo la nostra vita di esseri umani, intendo tutte le vite, la vita del pianeta Terra, di Gaia. 

Ancora più paradossale è il fatto che questa triplice crisi, ovvero l'incapacità dei nostri ecosistemi, e aggiungerei io anche della psiche umana, di reggere una crescita e uno sviluppo forsennati, è, già da tempo, sostenuta dalla comunità scientifica con studi approfonditi e tutte le evidenze necessarie. Dalla stessa scienza, quindi, che oggi viene sempre più posta come dogma inamovibile. 

Mi spiegate quindi perché la scienza e il progresso tecnico vengono usati come pretesti per imporci stili di vita e decisioni politiche, altrimenti opinabili, per "combattere" un virus (e le parole usate non sono casuali) ma non vengono considerati affatto quando ci stanno mettendo in allerta sul nostro sistema economico-sociale prossimo a un collasso generale?


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