«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 29 aprile 2020

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla "normalità"?



Siamo proprio sicuri di voler tornare alla "normalità"? A quella normalità. A una normalità fatta di una spasmodica nevrosi, la nevrosi della crescita ad ogni costo, quella normalità che, nella sua innocente inattaccabilità, ci sta uccidendo tutti, consapevoli o meno, concordi o meno, direttamente o meno. 

Vogliamo davvero tornare a correre a tutta velocità e a lottare gli uni contro gli altri all'inseguimento forsennato di una chimera, la chimera dello sviluppo, del profitto, della crescita? 

La adoriamo davvero così tanto quella normalità fatta di traffico e smog, corse e rincorse contro il tempo, stress e ansie da prestazione, invidie, asti e conflitti, lotte e, infine, amare delusioni o effimere gioie? 

È davvero la nostra natura quella competitiva, quella aggressiva, quella egoistica e insensibile espressa dalla società globalizzata e ultra-moderna? 

È oramai nel nostro indelebile destino rincorrere l'illusione dello sviluppo fino a diventarne sue inermi vittime? 

È proprio ciò che desideriamo una vita il cui scopo sia l'accumulo di beni materiali, il raggiungimento di gioie superficiali, l'affermazione e la glorificazione del proprio piccolo ego? 

Ci ho pensato a lungo in questi ultimi dieci anni, ne ho scritti tanti di articoli su questo blog da quando è nato, e la mia risposta è stata ed è sempre la stessa. 

Oggi però non voglio lasciare alcuna risposta, solo domande. 

Mi chiedo e vi chiedo perciò: oggi, all'indomani della crisi sociale più grande del mondo globalizzato, che tipo di risposta vogliamo dare a queste domande? La stessa che ci siamo sempre dati finora, o forse qualcosa è cambiato? 

La decrescita da me tanto auspicata è giunta: ma non come scelta personale e consapevole, quindi felice, frutto di un ripensamento e di una evoluzione interiore, piuttosto come imposizione subita dall'alto, quindi infelice, frutto di circostanze esterne che prima o poi sapevamo si sarebbero verificate: ci servirà di lezione? 

Capiremo qualcosa da questi ultimi folli due mesi? È un'occasione preziosa, forse irripetibile, per salvare noi stessi da una catastrofe ancora più grande. Saremo capaci di coglierla?



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