«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

sabato 16 marzo 2019

La soluzione alla crisi climatica, e non solo, è la decrescita



Forse non è del tutto chiaro che, se vogliamo quantomeno limitare l'aumento inesorabile delle temperature globali e tutti gli effetti negativi che ne conseguiranno, dobbiamo abbandonare prima possibile un modello economico-sociale basato sulla crescita. 

E forse è ancor meno chiaro che non si tratta soltanto della crescita del fatidico PIL, la chimera assoluta dell'economia di saccheggio, o della crescita di quei prodotti la cui eliminazione avrebbe evidenti benefici diffusi, penso agli armamenti, alle droghe, all'usa e getta, alle sostanze tossiche, alle scorie nucleari, agli sprechi materiali ed energetici in genere. 

Nemmeno la crescita dei pannelli fotovoltaici e delle auto elettriche, sebbene auspicabile in parte, sarà sufficiente a invertire la rotta intrapresa. Non basterà usare di più la bicicletta, abbassare di qualche grado il termostato o rinunciare alla carne per qualche giorno. 

Quello che occorre fare, per tentare di limitare le conseguenze dannose del nostro incosciente sviluppo, è fermarsi a riflettere, compiere un'autocritica profonda e cominciare a ricostruire una società fondata su un nuovo modo di pensare e vedere il mondo: non più centrata sull'ego individuale, ma su una forte consapevolezza di interconnessione e interdipendenza; non più sostenuta dalla competizione bensì dalla collaborazione; non più regolata dalle algide leggi di mercato ma da condivisi principi etici; non più alimentata dall'effimera gioia derivante dal consumismo ma dalla riscoperta che armonia e felicità sorgono dalle relazioni, con sé, con gli altri e con l'ambiente tutto; non più una società esclusivamente maschilista, dove dominano il calcolo e l'aggressività, ma in un nuovo equilibrio con i tratti femminili della cura e della sensibilità. 

E tutto questo, in fin dei conti, non lo dobbiamo fare solo per risolvere la crisi climatica, poiché la crisi nella quale oggi siamo immersi è una crisi globale che riguarda non solo il clima e l'ambiente, ma l'economia e la società nel loro insieme (divario tra ricchi e poveri crescente, instabilità, disoccupazione, migrazioni) e in ultima analisi dell'uomo stesso (i suicidi e il malessere psichico sono in crescita proprio nei paesi ricchi). 

Perciò oggi, all'indomani della più grande manifestazione sul clima a livello mondiale che ha visto una massiccia partecipazione di giovani, occorre precisare che il cambiamento di cui abbiamo davvero bisogno dovrà essere drastico e dovrà rispondere alla crisi globale e non soltanto ad alcuni suoi aspetti. 

E tale cambiamento non potrà essere lasciato nelle mani dei decisori politici né dei tecnici esperti, ogni persona, attraverso una propria riflessione profonda, dovrà fare la sua parte per il benessere di tutti, nessuno escluso.



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