«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

martedì 20 dicembre 2016

Il ruolo della donna oggi: emancipazione o uniformazione?



La paura delle differenze: ovvero l'uniformazione culturale


«Molte conseguenze sociali della differenza tra i sessi nel genere umano sono radicate nella biologia e non possono essere liquidate come illusione, ingegneria sociale o indottrinamento politico. Un errore fondamentale che ha permeato la civiltà occidentale, ma non ancora l’Asia: vale a dire la tesi, evidentemente falsa, che tutte le differenze tra uomo e donna sono “costrutti sociali”. La gente deve imparare che eguaglianza non implica identicità. Uno più quattro dà lo stesso risultato di due più tre, ma le due addizioni sono diverse. Mi piacciono allo stesso modo le arance e le mele, ma questi due frutti non sono uguali. Dovremmo amare i nostri figli allo stesso modo, ma loro non sono uguali. Yin e yang sono uguali nella loro complementarietà, ma ovviamente non sono la stessa cosa.

Analogamente, garantire alle donne pari diritti e opportunità non significa che le donne diventeranno la stessa cosa degli uomini. Né la maggior parte delle donne vorrebbero esserlo. Qualità quali l’empatia rendono le donne impareggiabili come facilitatrici di dialogo e mediatrici di pace. Gli uomini spesso adottano una posizione ostile, che inibisce la comunicazione e può intensificarsi fino a sfociare in un conflitto. Le donne adottano spesso una posizione empatica, che stimola la comunicazione e smorza il conflitto.

Mentre gli uomini sono spesso assorbiti da associazioni astratte di idee, le donne tendono a focalizzarsi su relazioni interpersonali concrete all’interno della famiglia, del luogo di lavoro e della comunità. Tessono e rammendano tessuti familiari e sociali, dai quali dipende buona parte del nostro benessere»

Lou Marinoff – Qualunque fiore tu sia sboccerai


Nella deriva culturale progressista e materialista le differenze di genere diventano un'ingiustizia sociale da abbattere, per cui il ruolo dell'uomo e della donna, la famiglia, la paternità e la maternità sono stravolti. 

Il femminismo, ovvero la lotta per affermare i diritti delle donne, si è trasformato nel conseguimento dell’uguaglianza in tutto e per tutto con l'uomo, o meglio dell’identità tra i generi. La paura delle differenze è sfociata in una cultura maniacale del "siamo tutti uguali", anzi "dobbiamo essere tutti uguali", ed è finita con una eliminazione ossessiva di tutte le differenze, fisiche e culturali, in nome del progresso e del politically correct, tutto avvolto da una coltre di ottimismo progressista e di melliflua ipocrisia.

Stiamo praticando una forma di uniformazione culturale, oramai da secoli, che adesso, negli ultimi decenni, ha visto raggiungere livelli preoccupanti. 

Nel caso delle differenze di genere, è sempre più evidente come la monocultura proponga una visione della donna che non si emancipa da una società fallocentrica, bensì, proprio per entrare in piena regola in una società maschilista, si fa essa stessa uomo, accogliendo in sé e facendo proprie tutta una serie di caratteristiche e aspetti che sono per lei distanti e innaturali. 

La donna per essere accettata socialmente si fa uomo, compiendo così una doppia ingiustizia: non solo non si emancipa pienamente, rimanendo oggetto di una cultura consumistica che fa della donna una merce, ma rinuncia anche alle sue peculiarità per assorbire quelle prettamente maschili: la donna aggressiva, la donna combattente, la donna superficiale, la donna egoista. 

Nessuno sta dicendo che le lotte per emancipare la donna siano da condannare. Tutt'altro. La donna ha vissuto, soprattutto in alcune culture, e mi spiace dirlo quella islamica non è l'unica perché quella occidentale non è stata e non è tutt'oggi da meno, una sottomissione culturale e una compressione del suo ruolo e delle sue caratteristiche. 

Un nuovo mondo e una nuova società potranno emergere solo nell'equilibrio e nell'armonia tra le differenze e non nel loro appiattimento. Il femminile, inteso come tutta una serie di aspetti peculiari delle donne ma presenti anche nell'uomo, dovrà trovare la sua emancipazione culturale mantenendo la sua originale e naturale identità, e non rinunciandovi e trasformandosi in ciò che non è. 

La società occidentale, quella che ha conquistato l'intero pianeta, è oramai da secoli e secoli dominata dalla prevalenza del maschile, sbilanciata fortemente verso tratti maschili, reprimendo quelli femminili: quali la cura, le relazioni, la solidarietà, la protezione, la sensibilità.

Solo rigettando questo fenomeno di uniformazione culturale, figlia dell'ideologia della crescita eterna, che crede di ottenere la parità e l'uguaglianza abbattendo ogni differenza sostanziale, e lasciando piena libertà di espressione e quindi equilibrio e armonia tra le differenze, di genere o di qualunque altro tipo, potremo costruire una società per la felicità di tutti. Nessuno escluso.


fonte foto: pixabay


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