«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

martedì 7 luglio 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 8/13



Progetto Crono.

Giorno Tre

Oggi sono andato alla biblioteca, nell’archivio storico, e mi sono dedicato alla lettura di articoli di giornale e almanacchi. 

Queste le informazioni di rilievo che ho potuto ricavare.

Alla metà degli anni venti la situazione mondiale è precipitata. L’episodio emblematico di questo tracollo è stato la carestia dell’estate del duemilaventicinque. Disastri ambientali di vario genere e l’inaridimento dei terreni sovrasfruttati e imbottiti di prodotti chimici hanno causato la più grande tragedia di tutta la storia dell’umanità. In tutto il mondo si contano un miliardo e mezzo di vittime alla fine del decennio. Disordini e guerre civili hanno destabilizzato paesi come la Cina, l’India, il Brasile e il Messico. A Rio de Janeiro nel settembre del duemilaventisei i militari sono intervenuti per sedare una rivolta popolare che reclamava prezzi più bassi per il cibo e l’acqua, oltre mille persone sono state uccise in un solo giorno. Le nazioni unite e l’Onu, assieme agli organi direttivi dell’OISFU sono stati trasferiti nel mezzo dell’Oceano Pacifico in una base militare super fortificata su un arcipelago di isole artificiali indipendenti e autonome. 

Tante sono state le crisi di governo. Molti paesi occidentali sono passati alla dittatura militare o di una ristretta oligarchia finanziaria. L’Unione Europea è stata divisa in tre aree di influenza: la zona nord agli americani, quella est alla Russia, mentre la fascia mediterranea è diventata una colonia delle alleanze arabe. 

Stati Uniti assieme a Canada, Inghilterra e Australia hanno dichiarato guerra al blocco asiatico composto da Cina, Russia e Corea. La terza guerra mondiale era inevitabile. L’alleanza araba composta da Iran, Siria e Egitto è subentrata come terza controparte. Gli ultimi mesi dell’anno duemilaventotto hanno visto bombardamenti diffusi nelle principali città cinesi e russe da parte degli americani. Nel gennaio del duemilaventinove Washington è stata rasa al suolo da una bomba nucleare cinese. L’America ha subito risposto con due bombe nucleari, una ad Hong Kong, l’altra a Shangai. Cinquanta milioni di morti in pochi giorni. 

Qualcosa però è successo alla fine degli anni venti. Qualcosa che non è facile ricostruire dai documenti, perché non si sa, con esattezza, cosa sia accaduto. Proprio quando il crollo della civiltà umana era sembrato ineluttabile, un cambiamento ha cominciato a manifestarsi. Milioni e milioni di persone di tutti i paesi, di tutte le estrazioni sociali, di ogni cultura, sono scesi nelle piazze, accampandosi con tende e mezzi di fortuna, gridando il loro no alla guerra, per giorni e giorni, per mesi, con il freddo con la pioggia, sotto il sole. Giovani, anziani, uomini, donne, malati. Tutti hanno partecipato. Alcuni storici l’hanno chiamato il movimento “Delle mani alzate”, tutte le persone in ogni parte del mondo manifestavano nelle strade e nelle piazze semplicemente sedendosi a terra e levando le braccia in alto, in atto di resa, ma anche come segno di non voler essere considerati complici di tutta la violenza che stava avvenendo.

Questa è la sintesi di quello che ho potuto studiare oggi nei documenti della biblioteca. Domani tornerò per proseguire con questo lavoro di documentazione storica. 



Progetto Crono.

Giorno tre.

La sera sono uscito con Nicholas e la sua famiglia. Mi spiegano che ogni sera ci sono iniziative culturali differenti. Il lunedì solitamente è il giorno della poesia e della letteratura, martedì il giorno della pittura e della scultura, mercoledì il giorno della musica, giovedì del teatro, venerdì del cinema e il sabato la danza, mentre la domenica è dedicato alla spiritualità e alla meditazione.

Perciò oggi tocca al teatro e Nicholas è emozionato come un bimbo per il debutto della sua nuova commedia.

«L’ha scritto il babbo insieme allo zio» mi dice Jeremy sorridendo.

Nel piazzale delle arti tutto è stato sistemato per lo spettacolo e molta gente si scambia saluti e parole cariche di gioia. 

Suellen, la compagna di Nicholas, mi spiega che tutte le attività culturali sono a spese della comunità, che nessuno viene retribuito per il suo impegno, tutti sono invitati a esprimersi attraverso le varie compagnie culturali.

«Ci sono pittori, scultori, cantanti, scrittori di tutte le età e per tutti i gusti. Ognuno si esprime a modo suo. Tutti sono artisti creatori, ma anche spettatori. In passato molte guerre e violenze sono state fatte perché le persone non riuscivano a esprimere il loro lato creativo. Per questo adesso tutti hanno occasione di trovare il loro miglior modo di esprimersi e di farsi ascoltare. Non esistono più le celebrità come una volta, siamo un po’ tutti speciali, ognuno a suo modo» 

Inizia lo spettacolo. 

La scenografia è semplice e l’atmosfera suggestiva. Le scene si susseguono in un crepitio di risate. Le persone si divertono e si scambiano commenti. 

Finito lo spettacolo il pubblico esplode in uno scroscio di applausi e di incitamenti. Gli attori sul palco ringraziano, proprio come fossero delle vere e proprie star di successo. 

Quando rivedo Nicholas, ancora con il trucco sulla faccia, mi chiede spontaneamente:

«Ti è piaciuto?» 

Io sono assolutamente sbalordito e non riesco a dare una risposta completa.

«Tu invece in che tipo di attività creativa ti piace cimentarti?» mi chiede.

«Io non ho mai fatto nessuna attività artistica in vita mia» rispondo, pensando al mio addestramento militare. 

Mentre torniamo a casa a piedi, mi si avvicina e mi dice:

«Domani vorrei mostrarti un posto fuori città, se ti va. Che ne dici?»

Dato che domani voglio tornare in biblioteca, ci accordiamo per il giorno successivo.


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