«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 13 luglio 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 9/13



Progetto Crono. 

Giorno quattro. 

Sono tornato in biblioteca e ho ripreso lo studio dei documenti da dove mi ero interrotto. 

Negli anni successivi, i primi anni trenta, si è andato formando la cosiddetta “rivoluzione invisibile”. Sempre più persone si sono unite spontaneamente condividendo soluzioni, saperi, affetti, espedienti. Sono state buttate rapidamente le basi di una nuova cultura, le persone di ogni parte del pianeta hanno capito che per continuare a vivere in pace e serenità avrebbero dovuto recuperare molto dal passato, ma avrebbero dovuto anche trasformare il loro stato interiore. Una nuova filosofia di vita e una nuova visione del mondo si sono diffuse, prima a macchia di leopardo, poi sempre più efficacemente in una rete di relazioni cuore a cuore, di miriadi di cambiamenti individuali che si sono rispecchiati in un cambiamento globale. 

Questa epoca, gli anni trenta, fu poi battezzata dagli storici “La Grande Transizione”, dove la parola d’ordine era la sostenibilità ambientale, economica e sociale della civiltà umana, in breve la felicità di tutto il genere umano e di tutto il suo ambiente. 

Come manifesto di questa transizione fu scelta la massima gandhiana: “Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”, e uno dei testi che ha più rappresentato e influenzato questo processo di cambiamento è stato un libro scritto anni e anni prima, attorno al duemilatredici e che sintetizzava con efficacia le basi spirituali, culturali e tecniche del cambiamento. Questi principi sono stati poi raccolti nella Carta del Pianeta Terra che oggi tutti i bambini conosco a memoria. 

È stata poi scelta la data della Conferenza di Budapest del ventisei ottobre duemilatrentasei, dove è stata presentata ufficialmente la Carta a tutto il mondo, come ricorrenza da festeggiare in onore del cambiamento in atto, data che poi ha preso il nome di “Giorno del Risveglio”. 

Gli stili di vita sono stati stravolti, la tesi di fondo era che la felicità e il benessere umano dipendono in minima parte da aspetti materiali e in larghissima parte da aspetti interiori e di relazione. Perciò l’economia è passata dall’essere il semplice scambio di beni e servizi sempre più abbondanti, a riguardare essenzialmente il benessere psico-fisico umano, considerando ogni minimo impatto sull’ambiente. Sono state prese decisioni drastiche e risolute. Sono stati dismessi interi reparti produttivi, lo stesso sistema industriale è stato fortemente ridimensionato, tante tipologie di industrie sono totalmente scomparse. 

Ho trovato un articolo particolarmente curioso sul periodo della Grande Transizione. 

Ne riporto un pezzo: “Comunque la parte più interessante è stato il lavoro svolto dalle centinaia, forse migliaia, di associazioni culturali e ricreative che hanno fornito sempre nuovi spunti di riflessione per cambiare la visione distorta della vita e condurre l’uomo a un’esistenza molto più semplice, molto più genuina, molto più vera”. 

E ancora: “Una delle caratteristiche più importanti della Grande Transizione è stata la totale assenza di personaggi di carisma, di rilievo, nessun tipo di leader, locale o mondiale, ha guidato la transizione degli anni trenta: è stato forse un fenomeno interamente elaborato e gestito dalla coscienza umana collettiva? O forse dalla forza invisibile che permea l’intero cosmo?”. 

Durante gli anni quaranta si sono manifestati i primi effetti positivi della transizione. Il primo febbraio del duemilaquarantuno viene oggi festeggiato come giornata mondiale della pace e della felicità. In tale data si festeggia, infatti, la cessazione dell’ultimo conflitto sul pianeta. Molte foreste sono state recuperate, molti terreni sono tornati fertili, il livello dell’oceano ha smesso di crescere e il quantitativo di anidride carbonica in atmosfera ha cominciato a stabilizzarsi e poi a decrescere rapidamente. 

Solo alcune isole nel Pacifico, dove l’Onu, la Nato e l’OISFU e tutti i principali potenti del mondo si erano rifugiati con enormi scorte di risorse strategiche, non erano state minimamente intaccate dalla Grande Transizione degli anni trenta, un movimento di trasformazione che aveva raggiunto persino i paesini montani più sperduti e le aree più remote. Queste isole, in gran parte artificiali, erano diventate conosciute con il nome di “isole dimenticate”, i luoghi dove ancora si pensava e si viveva come nel secolo precedente, alle dipendenze dei soldi, delle macchine, del petrolio, e con stili di vita nocivi sotto molti punti di vista. 

L’epoca successiva alla Grande Transizione è stata denominata da molti storici l’epoca di “Kosen Rufu”, un termine che è diventato popolare sul finire degli anni quaranta. Kosen Rufu è un termine giapponese che sta per “propagare in modo ampio” e si riferisce alla diffusione su scala mondiale della filosofia del buddismo per il rispetto e la sacralità della vita. In generale, è andato a indicare una nuova fase storica nella quale l’uomo ha abbandonato l’ambizione di un progresso materiale eterno e la cieca fiducia nella scienza e nella tecnologia per dare libera espressione all’illimitata interiorità di ogni essere vivente, possente espressione della “Legge Universale”. 

A quanto pare, lo stesso concetto di Dio, o di una qualsiasi forma divina distaccata dall’uomo è stata superata, e la maggior parte delle religioni e delle filosofie spirituali fanno riferimento a una “legge universale”, detta anche “legge cosmica” o “legge mistica”: il fondamento della vita e di tutto ciò che si manifesta sotto forma di fenomeni, percettibili o impercettibili. 

La Grande Transizione ha visto anche la fine delle forme di governo degli Stati-Nazione, l’umanità è riuscita nell’utopia di darsi un’organizzazione non piramidale, in cui le varie comunità sono largamente indipendenti e strettamente interconnesse tra di loro. L’amministrazione, la politica, l’economia e la vita sociale in genere sono tutte strutturate su base locale. Esistono nel mondo milioni di macroregioni, alcune non formalmente costituite, che rappresentano la base organizzativa dell’intero pianeta. 

C’è un concetto che viene ripetuto in molti dei testi che ho letto. Ovvero che l’unico modello di sviluppo possibile è quello che non prende in considerazione nessun modello come riferimento: perché, riporto le parole esatte del libro, “l’unico discriminante possibile è la felicità di ogni essere umano, e la felicità di un individuo, per essere tale, non può assolutamente essere in contrasto con la felicità di un altro individuo o del suo ambiente, perché tutto è unito, interconnesso. Perciò, solo un mondo in cui tutti possono realizzare i propri sogni senza creare contrasti è un mondo che ha un futuro”. 


Ho fatto tardi in biblioteca. 

La bibliotecaria ha detto allora a me di chiudere la biblioteca una volta che avessi finito, perché lei se ne andava a casa. Io le ho chiesto se non aveva paura che portassi via dei libri o che combinassi qualcosa di male. Lei ha riso, come se fosse un gioco. 

Prima di andare a dormire, ho passeggiato al chiaro di luna per i sentieri della città, tra gli alberi e le case, tra cespugli selvatici e orti condivisi. Come è possibile che il mondo sia stato stravolto in così poco tempo? Allora è davvero possibile un cambiamento inimmaginabile? Forse non c’è alcun bisogno di tecnologie fantascientifiche o di colonizzare altri pianeti per continuare a vivere? 

Tutti gli scenari che avevano previsto gli scienziati non si sono verificati: né l’estinzione dell’essere umano, sicuramente la peggior ipotesi, anche se è stata sfiorata, né la colonizzazione dello spazio, né tantomeno l’affermarsi di supertecnologie salvifiche. 

Forse è stata proprio l’illusione che ci dovesse essere una ragione, la ragione dell’uomo dominante, il progresso lineare e incontrastato dell’uomo, un’unica strada per un mondo migliore, a metterci davanti ai limiti del pianeta e al rischio della nostra fine. E forse è stato proprio grazie a questo che abbiamo deciso di svoltare, di non inseguire più nessuna direzione specifica. 

Non ho risposte per adesso, solo riflessioni. Ma sono certo che quando tornerò indietro nel tempo, e avrò concluso la mia missione, nulla sarà più come prima. 

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