«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

giovedì 2 luglio 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 7/13





Progetto Crono.

Giorno due.

Dopo una colazione a base di frutta, ci rechiamo al posto di lavoro di Nicholas. In bicicletta.

«Ma quando piove come fai ad andare in bicicletta?» gli chiedo curioso.

«Mi copro» risponde sbalordito «abbiamo impermeabili. Anche se molti dei posti di lavoro quando piove molto o c’è mal tempo non aprano neanche, se non è necessario»

Nicholas lavora in un ufficio che si occupa di riparare le case e ogni edificio. Lavora quattro ore al giorno, ma alterna tre giorni di lavoro a tre giorni liberi. Mi dice che nessuno lavora di più. Mi dice anche che il suo stipendio è più che sufficiente per la sua famiglia, perché la maggior parte dei servizi sono gratuiti, compreso le case, il cibo e l’acqua. Ma la cosa che mi sbalordisce di più è che lo stipendio non è fatto di soldi.

«I soldi sono stati superati negli anni trenta. Abbiamo “i punti”, sono come dei buoni, possono essere spesi solo per certe cose, ma nella maggior parte dei casi, non ne abbiamo bisogno, voglio dire nella vita di tutti i giorni non li usiamo perché otteniamo gratuitamente quello di cui abbiamo bisogno e condividiamo e scambiamo quello che abbiamo o produciamo. I punti li usiamo solo per comprare cose che vengono prodotte dagli artigiani, o le tecnologie che vengono dai laboratori»

Entro nel suo ufficio. Sulla scrivania ci sono tanti fogli e una macchina da scrivere.

«Non hai un computer?»

«No, nel mio lavoro non ne ho bisogno. Usiamo la tecnologia dove è necessaria e soprattutto il grado di tecnologia adatto per una determinata applicazione. Io non uso molta carta e mi occupo principalmente di coordinare il lavoro di riparazioni in base alle segnalazioni che abbiamo del mio distretto»

Mi presenta dei colleghi e mi offre un caffè.

«Come vedi non usiamo più bicchieri di plastica. L’usa e getta è sparito da diversi decenni. È stato prima scoraggiato in tanti modi e poi bandito per legge. Tutto viene riusato più volte, e quando è logoro viene riparato o recuperato»

«Nessuno indossa la giacca e la cravatta?»

«Ah, non va più di moda da un pezzo. A dire il vero non esiste più una moda ben precisa, ognuno indossa ciò che gli piace. Pensa ieri ho visto il sindaco di Gardenia tenere un discorso in aula con una maglietta arancione»

Chiedo a Nicholas dove posso trovare delle informazioni dettagliate sulla storia e sulla situazione mondiale attuale. Nicholas mi dice che in biblioteca posso trovare tutte le informazioni che cerco, su libri e filmati. 



Progetto Crono.

Giorno due.

Nel pomeriggio i figli di Nicholas mi invitano ad andare con loro al lago. Io accetto. 

Rimando a domani la visita in biblioteca. Penso che anche i giovani possono essere una fonte di informazioni che possono essere utili al progetto Crono. 

In una piazza prendiamo uno strano mezzo a pedali, composto di più carrozze, come se fosse un treno dove ogni passeggero fa la sua parte pedalando. 

«È la prima volta che prendi un trenociclo?» mi chiede Jeremy, il figlio più piccolo.

«Sì, dalle mie parti non esistono. Ma è divertente mi sembra di tornare bambino»

Ha dei sistemi di trasmissione molto semplici, simili a quelle delle biciclette, il telaio è molto leggero e ciò gli permette di viaggiare velocemente e senza fatica. 

Poco dopo usciamo dalla foresta e si aprono dei campi, dove non mancano però alberi, per lo più da frutta. 

Scendiamo, dopo aver chiamato la fermata con un campanello, al segnale del quale tutti smettono di pedalare e ci salutano, augurandoci buona giornata. 

Ci incamminiamo per un sentiero terroso, tra campi di girasoli. Mi avvicino a Faust, il figlio maggiore, avrà circa diciotto anni o forse meno. 

«Voi ragazzi non andate a scuola?» chiedo.

«Ah, no. Qua scuole non ce ne sono più. L’ultima scuola della zona è stata chiusa quando ero piccolo. Abbiamo i centri di cultura e i laboratori, ma i ragazzi fino a diciotto anni imparano per lo più con le attività organizzate un po’ ovunque. Vedi là?»

Mi indica un gruppetto di ragazzi che giocano assieme a degli adulti con delle palle di varie dimensione e colore.

«Quello è un gruppo culturale, deve essere una lezione di matematica o geometria»

«Perciò i ragazzi non devono andare a scuola, mai?»

«No, imparano molto meglio se non sono obbligati a stare a scuola. Senza alcuno sforzo si imparano tante cose, senza accorgersene, in modo naturale. Mio padre mi ha parlato della scuola e dei compiti a casa, so cosa sono, ma adesso sarebbe impensabile tornare a quei metodi di educazione»

Arriviamo al lago. Una distesa d’acqua pacifica, completamente immersa nella natura. Papere e uccelli di ogni genere popolano la superficie del lago. Alcuni vecchietti pescano sulla riva. 

Prendiamo una piccola barca e ce ne andiamo a fare un giro del lago. Tra i canneti mormora la vita. 

Al ritorno dal lago, sulla strada, Faust si ferma a parlare con una ragazza che non conosce. Sento che le chiede il nome e che si scambiano sorrisi. 

Allora domando a Jeremy che cosa stia facendo suo fratello, perché si trattenga con quella sconosciuta.

«Non hai visto? Aveva un fiore azzurro sul vestito» mi risponde.

«Che significa, un fiore azzurro?»

«Ah, non lo sai? Tutte le persone che desiderano fare l’amore e che vogliono incontrare qualcuno appendono un fiore azzurro sul vestito, così che tutti possano saperlo. Dalle vostre parti non si usa fare così?»

Mi stupisce che un ragazzetto come Jeremy parli del sesso senza alcuna forma di pudore o vergogna.

Mentre continuiamo a camminare verso casa, ne approfitto per passare lo sguardo sulle persone che incontriamo. Molti di loro hanno un fiore azzurro al petto, sia uomini che donne, e nessuna forma di imbarazzo accompagna i loro volti. Ne noto uno con un fiore giallo. 

«E il fiore giallo, che significa?»

«Il fiore giallo lo portano le persone che preferiscono la compagnia dello stesso sesso. Poi ci sono anche quelli che portano fiori bianchi perché sono alla ricerca di nuove amicizie. Mentre quelli con i fiori rossi sono sposati ma comunque desiderano esprimere il loro amore con altre persone»

«Vuoi dire che qua anche chi è sposato può andare con altre persone?»

«Certo, è normale. Da voi non è così?»

«Ma non è tradimento? Le mogli e i mariti poi non sono gelosi?»

«E perché dovrebbero esserlo, se c’è amore. Come fai ad amare solo una persona, scusa? Non sarebbe quello tradimento? Ci sono molti che hanno più mogli o più mariti»

«Quindi non esistono famiglie?»

«Come no, tante, tantissime famiglie. Molte sono intrecciate tra di loro. C’è chi si ama e convive, c’è chi si ama ma non convive insieme. Dalle tue parti non funziona così?»

«Non esattamente» rispondo io volendo troncare la conversazione.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Archivio blog