«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 29 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 6/13



Progetto Crono.

Giorno uno.

Alla sera un bambino viene a chiamarmi nella mia stanza e mi accompagna in una corte dove tutto è pronto per la cena. 

Due lunghe file di tavoli sono disposti al centro della corte, circondata da vasi con fiori e rampicanti. Alcune ragazze dai lunghi capelli finiscono di apparecchiare e di sistemare le brocche d’acqua, sorridono. 

Tutto il vicinato cena assieme, tutti i giorni, e spesso anche pranzano assieme. Non ci sono posti assegnati, ognuno si siede dove vuole. Le donne, ma certe volte pure gli uomini, cucinano a turno per tutti. 

Nicholas mi introduce tante persone, di ogni età. 

Durante la cena mi invita a porre tutte le mie domande ai “nonni”, parola con la quale intende gli anziani del tavolo, indipendentemente dal fatto che abbiano nipoti o no. I più anziani sono nati negli ultimi anni del secolo scorso, ben prima della “Profonda Crisi”.

La prima domanda che faccio agli anziani riguarda proprio la crisi, la triplice crisi, e in particolare come è stato possibile fermare il surriscaldamento terrestre e le catastrofi climatiche.

«Vieni dalle terre dimenticate? Mi hanno riferito. Sei stato molto fortunato allora, sai che molti non riescono a uscirne. Voi ancora avete la mentalità dell’era industriale, consumistica, noi qua l’abbiamo superata da decenni e così la maggior parte del mondo. Voi siete rimasti isolati, e non avete potuto contribuire al cambiamento. Ma non è mai troppo tardi» sorride il vecchietto senza rispondere affatto alla mia domanda.

«Quale cambiamento? Che cosa è avvenuto?» chiedo.

«Come è possibile che tu non sappia nulla di ciò? Mi riferisco alla Grande Transizione degli anni trenta. A quel tempo ero nel pieno della mia giovinezza e ricordo bene quegli anni. Gli anni peggiori che il mondo abbia visto, ben peggiori delle guerre mondiali del novecento. Disastri, carestie, pestilenze, scontri, povertà, migrazioni di massa, instabilità. L’inquinamento globale e il surriscaldamento terrestre avevano stroncato il pianeta e gli stili di vita delle persone del Nord, abituate a consumare e gettare sempre più velocemente ogni cosa, stavano portando alla rovina l’umanità intera. I governi e gli stati avevano perso oramai ogni possibilità per rimediare alla situazione e cominciarono solo a cercare di salvare sé stessi e i potenti. Ogni cosa stava rotolando verso il declino. Era la metà degli anni trenta quando ci fu un inversione di tendenza. Un germe, un seme, una gemma era in attesa di sbocciare, di dare vita al cambiamento. Erano già anni che nel silenzio e nell’oscurità si stava sviluppando, e in quel tempo trovò le condizioni per emergere e stravolgere la situazione»

«Di quale germe sta parlando?»

«Sto parlando di un risveglio, il risveglio delle coscienze della gente comune. Fu il movimento umano di più larga scala mai visto. Prese il nome di Movimento Planetario per la Creazione di Valore, e la famosa Conferenza di Budapest del ventisei ottobre duemilatrentasei, oggi ricordato come giornata del risveglio, fu il principio della transizione. I governi caddero perché persero il loro potere persuasivo, i generali dell’esercito decaddero perché nessun soldato eseguì più i loro ordini, l’economia intera e tutti i capitali dell’alta finanza si dileguarono nel nulla. Ovunque sulla Terra le persone si unirono con l’unico obiettivo di generare una nuova epoca, l’epoca della creazione di valore. Il duemilatrentasei segna simbolicamente la fine dell’era dell’abbondanza e della creazione di profitto e l’inizio dell’era della felicità e della creazione di valore. Sono stati anni memorabili, noi anziani li abbiamo vissuti nel pieno della nostra giovinezza e siamo gli unici adesso ad aver visto la vecchia era. Le cose sono cambiate enormemente da allora»

«Sì, ma come avete fatto a risolvere i problemi ambientali che oramai erano diventati irreversibili?»

«Tu ci stai chiedendo anni e anni di storia» dice un altro vecchietto sorridendo «Comunque alla domanda si risponde semplicemente: applicando la Carta della Terra. Semplici punti che hanno delineato una nuova cultura, un nuovo modo di pensare e vedere il mondo, e un nuovo modo di vivere. Nel giro di pochi anni sono state chiuse molte industrie, e tramite tecniche di riciclaggio, riuso, riparazione e il ritorno all’artigianato siamo riusciti a costruire tutto ciò di cui abbiamo bisogno. L’educazione a stili di vita diversi ha sicuramente inciso, così come modelli nuovi di agricoltura, basati su tecniche di permacultura e di biodinamica, abbiamo progettato sistemi sostenibili su piccola scala in tutto il mondo. Le informazioni di ogni progetto con buoni esiti veniva poi diffuso ovunque. Fondamentalmente, è bastato uscire da un modo di pensare arcaico e sostituirlo con le reali necessità umane: la salute, l’ambiente, le relazioni, l’arte, l’amore, il gioco. Negli anni trenta è stato fatto il grosso del lavoro culturale, è stato quello che ha messo i presupposti per la transizione verso la nuova era»

Dopo la cena, Nicholas mi accompagna nelle varie piazze della città. Ogni sera ci sono festival culturali: spettacoli, concerti, musical, giocolieri.

«Tra due giorni ci sarà il mio spettacolo, non puoi mancare» mi dice Nicholas.

Poi mi invita ad andare con lui a lavoro domani mattina. Io accetto.

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