«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 29 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 6/13



Progetto Crono.

Giorno uno.

Alla sera un bambino viene a chiamarmi nella mia stanza e mi accompagna in una corte dove tutto è pronto per la cena. 

Due lunghe file di tavoli sono disposti al centro della corte, circondata da vasi con fiori e rampicanti. Alcune ragazze dai lunghi capelli finiscono di apparecchiare e di sistemare le brocche d’acqua, sorridono. 

Tutto il vicinato cena assieme, tutti i giorni, e spesso anche pranzano assieme. Non ci sono posti assegnati, ognuno si siede dove vuole. Le donne, ma certe volte pure gli uomini, cucinano a turno per tutti. 

Nicholas mi introduce tante persone, di ogni età. 

Durante la cena mi invita a porre tutte le mie domande ai “nonni”, parola con la quale intende gli anziani del tavolo, indipendentemente dal fatto che abbiano nipoti o no. I più anziani sono nati negli ultimi anni del secolo scorso, ben prima della “Profonda Crisi”.

La prima domanda che faccio agli anziani riguarda proprio la crisi, la triplice crisi, e in particolare come è stato possibile fermare il surriscaldamento terrestre e le catastrofi climatiche.

«Vieni dalle terre dimenticate? Mi hanno riferito. Sei stato molto fortunato allora, sai che molti non riescono a uscirne. Voi ancora avete la mentalità dell’era industriale, consumistica, noi qua l’abbiamo superata da decenni e così la maggior parte del mondo. Voi siete rimasti isolati, e non avete potuto contribuire al cambiamento. Ma non è mai troppo tardi» sorride il vecchietto senza rispondere affatto alla mia domanda.

«Quale cambiamento? Che cosa è avvenuto?» chiedo.

«Come è possibile che tu non sappia nulla di ciò? Mi riferisco alla Grande Transizione degli anni trenta. A quel tempo ero nel pieno della mia giovinezza e ricordo bene quegli anni. Gli anni peggiori che il mondo abbia visto, ben peggiori delle guerre mondiali del novecento. Disastri, carestie, pestilenze, scontri, povertà, migrazioni di massa, instabilità. L’inquinamento globale e il surriscaldamento terrestre avevano stroncato il pianeta e gli stili di vita delle persone del Nord, abituate a consumare e gettare sempre più velocemente ogni cosa, stavano portando alla rovina l’umanità intera. I governi e gli stati avevano perso oramai ogni possibilità per rimediare alla situazione e cominciarono solo a cercare di salvare sé stessi e i potenti. Ogni cosa stava rotolando verso il declino. Era la metà degli anni trenta quando ci fu un inversione di tendenza. Un germe, un seme, una gemma era in attesa di sbocciare, di dare vita al cambiamento. Erano già anni che nel silenzio e nell’oscurità si stava sviluppando, e in quel tempo trovò le condizioni per emergere e stravolgere la situazione»

«Di quale germe sta parlando?»

«Sto parlando di un risveglio, il risveglio delle coscienze della gente comune. Fu il movimento umano di più larga scala mai visto. Prese il nome di Movimento Planetario per la Creazione di Valore, e la famosa Conferenza di Budapest del ventisei ottobre duemilatrentasei, oggi ricordato come giornata del risveglio, fu il principio della transizione. I governi caddero perché persero il loro potere persuasivo, i generali dell’esercito decaddero perché nessun soldato eseguì più i loro ordini, l’economia intera e tutti i capitali dell’alta finanza si dileguarono nel nulla. Ovunque sulla Terra le persone si unirono con l’unico obiettivo di generare una nuova epoca, l’epoca della creazione di valore. Il duemilatrentasei segna simbolicamente la fine dell’era dell’abbondanza e della creazione di profitto e l’inizio dell’era della felicità e della creazione di valore. Sono stati anni memorabili, noi anziani li abbiamo vissuti nel pieno della nostra giovinezza e siamo gli unici adesso ad aver visto la vecchia era. Le cose sono cambiate enormemente da allora»

«Sì, ma come avete fatto a risolvere i problemi ambientali che oramai erano diventati irreversibili?»

«Tu ci stai chiedendo anni e anni di storia» dice un altro vecchietto sorridendo «Comunque alla domanda si risponde semplicemente: applicando la Carta della Terra. Semplici punti che hanno delineato una nuova cultura, un nuovo modo di pensare e vedere il mondo, e un nuovo modo di vivere. Nel giro di pochi anni sono state chiuse molte industrie, e tramite tecniche di riciclaggio, riuso, riparazione e il ritorno all’artigianato siamo riusciti a costruire tutto ciò di cui abbiamo bisogno. L’educazione a stili di vita diversi ha sicuramente inciso, così come modelli nuovi di agricoltura, basati su tecniche di permacultura e di biodinamica, abbiamo progettato sistemi sostenibili su piccola scala in tutto il mondo. Le informazioni di ogni progetto con buoni esiti veniva poi diffuso ovunque. Fondamentalmente, è bastato uscire da un modo di pensare arcaico e sostituirlo con le reali necessità umane: la salute, l’ambiente, le relazioni, l’arte, l’amore, il gioco. Negli anni trenta è stato fatto il grosso del lavoro culturale, è stato quello che ha messo i presupposti per la transizione verso la nuova era»

Dopo la cena, Nicholas mi accompagna nelle varie piazze della città. Ogni sera ci sono festival culturali: spettacoli, concerti, musical, giocolieri.

«Tra due giorni ci sarà il mio spettacolo, non puoi mancare» mi dice Nicholas.

Poi mi invita ad andare con lui a lavoro domani mattina. Io accetto.

lunedì 22 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 5/13



Progetto Crono.
Giorno uno.

Una luce bianca ha attraversato la mia vista per un istante, e adesso mi trovo di colpo nel mezzo di una foresta.
Uscendo dalla cabina controllo immediatamente i dati geografici e temporali. L’anno è quello giusto duemilasettanta, e pure il luogo, è lo stesso di partenza.
È constatabile, perciò, che dove cinquanta’anni prima sorgeva il centro dell’OIFU adesso si trova un bosco di faggi.
Monto immediatamente l’attrezzatura e prelevo un campione di aria. Il rivelatore indica un valore ben al di sotto di trecento parti per milione di anidride carbonica. Valore risalente all’era preindustriale. Gli uomini sono riusciti a risolvere la questione del riscaldamento globale.
Ora devo scoprire come.
Mi allontano, cercando di stabilire un contatto con la civiltà.
Giungo a un villaggio.

Il villaggio è nel bel mezzo della foresta. Non ci sono strade, ma ovunque ci sono persone. Non ci sono automobili, ma ovunque ci sono biciclette e piccoli mezzi elettrici a due ruote.
Tutti mi guardano incuriositi. Mi accorgo che, soprattutto i bambini, i numerosi bambini che girano liberi, sono attirati dalla mia uniforme.
Ridono e scherzano, chiedendomi: «Da chi sei vestito?»
Osservo le persone. Ogni persona è vestita in modo differente. Alcuni conversano, altri camminano, altri ancora sono seduti a prendere il sole sul viso. Ogni persona sorride.
Noto tra tutti un personaggio con uno strano cappello, tutto vestito di rosso, con una piccola spilla sulla giacca. Mi avvicino.

«Lei è un poliziotto?» chiedo

«No, sono un guardiano dell’armonia. “Poliziotto” è un termine un po’ antico, non si usa più da tempo. Lei è un forestiero? Viene per caso dalle isole dimenticate? Ha bisogno di accoglienza?»

Faccio cenno di sì con la testa e l’individuo mi conduce in una casa presso cui vive una famiglia.

Mi presenta un uomo.

«Questo è Nicholas, si prederà cura di lei»



Mi hanno preso per un profugo, o un rifugiato di guerra.

Nicholas e sua moglie mi mostrano una stanza e mi dicono che è tutta per me. Mi offrono da bere, da mangiare. Sono molto gentili e premurosi. Come se mi conoscessero da sempre.

Approfitto della sua disponibilità per rivolgergli delle domande.

«Dove ci troviamo?»

«Siamo a Gardenia»

«Gardenia è il nome del villaggio?»

«Villaggio? Questa è una città, a Gardenia vivono quasi mezzo milione di persone»

La città è in realtà un corpo unico con la foresta. Mi racconta della sua costruzione: gli edifici sono fatti interamente di terra, paglia oppure legna; ogni casa di Gardenia ospita famiglie numerose; ogni spazio è sfruttato per il giardinaggio e la coltivazione di verdura e fiori; il fiume rifornisce di acqua la città in diversi punti di raccolta e distribuzione.

«Ma come mai non ci sono strade e non ci sono automobili?»

«Automobili??» Nicholas pare assolutamente sorpreso. Come se avessi nominato qualcosa di totalmente assurdo.

«Le automobili non esistono più da queste parti da diverso tempo. Saranno almeno trent’anni che non si usano più. Ricordo di averne viste tante da piccolo, ma ora abbiamo solo qualche mezzo elettrico e a pedali di uso comune. In molti casi usiamo anche gli animali da traino»

«E per spostarvi come fate?»

«Per spostarci? Con le gambe. Poi abbiamo biciclette, o i trasporti pubblici, a pedali o elettrici. Ma in generale a Gardenia si fa tutto a piedi, solo se si deve fare qualche chilometro usiamo le biciclette»

«Ma avete abbandonato l’automobile perché è finito il petrolio? Quando è successo?»

«Il petrolio? Petrolio ce n’è ancora, ed è ancora impiegato in qualche limitata produzione e anche per carburanti, ma solo in rarissimi casi, solo dove non si può fare altrimenti. Qui a Gardenia non lo usiamo mai. Comunque se sei così interessato alla storia, stasera a cena puoi parlare con i nonni, loro possono darti molte più informazioni»

giovedì 18 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 4/13





Tornato. 

Quando il vapore provocato dallo sbalzo di temperatura si è dileguato la cabina appare davanti agli occhi del comandante Swong e di tutto il personale. 

La cabina è intatta, ma vuota. 

Al suo interno non c’è l’agente speciale Panda della Savana con il suo sguardo di ghiaccio. Nessuna sua traccia. 

Un gruppo di militari con tuta antiradiazioni e mitragliatrice puntata, si avvicina alla cabina. Viene passato il sensore per determinarne le eventuali contaminazioni. Luce verde, nessun pericolo. 

A questo punto, il comandante Swong dà l’ordine di aprire la porta della cabina. La cabina si apre lasciando andare dei vapori bianchi nell’ampio salone.

Un soldato si avvicina con cautela. Tutta la sala è in trepidazione. 

La cabina appare vuota, ma sul fondo, poggiato per terra c’è un fascicolo con alcuni documenti e un quaderno di poche pagine. Sulla copertina azzurra del quaderno il logo dell’OIFU.

«Alcuni segnali sono rinvenuti?» chiede il comandante Swong dalla ricetrasmittente miniaturizzata. 

«Positivo, signore. Un fascicolo e un quaderno per terra, nessun altro segno»

«Raccolga gli oggetti con cautela e li porti a me»

Il soldato raccoglie il materiale utilizzando delle attrezzature particolari per non rischiare minimamente di deteriorarlo.

I documenti vengono posti in una urna protettiva, con pareti di vetro speciale e un’illuminazione dal colore violaceo che può rivelare qualsiasi segno sulla carta non visibile all’occhio umano. L’urna ha dei bracci meccanici sofisticatissimi, controllabili dall’esterno, che permettono di maneggiare l’oggetto in questione. 

Sulla copertina del quaderno azzurro si legge una scritta nera che dice: “Relazione conclusiva del progetto Crono, redatta dall’agente speciale nome in codice Panda della Savana. Anno 2070. Pianeta Terra”. 


Dopo pochi secondi di silenzio assoluto e di generale meraviglia, il comandante Swong ordina al personale di laboratorio che il fascicolo venga aperto. 

Un braccio meccanico si solleva all’interno dell’urna, senza provocare il minimo rumore. Raggiunge la copertina del fascicolo e la solleva, lentamente. 

La prima pagina viene alla luce. Si apprezzano i caratteri di una scrittura antica, una scrittura a mano libera, con una penna a inchiostro nero. 

Il comandante Swong ordina ancora: «Dottore, legga il contenuto di questo testo, senza trascurare neanche una singola parola»

Il dottore inizia a leggere con voce forte e chiara, senza alcuna esitazione.


lunedì 15 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 3/13



L’obiettivo del progetto Crono è quello di inviare nel futuro un agente speciale dell’OIFU con la missione di raccogliere informazioni riguardanti la miglior strategia per risolvere le questioni che nel presente minacciano l’esistenza dell’uomo sulla Terra. 

L’agente speciale sarà inviato cinquant’anni nel futuro per vedere con i propri occhi lo stato del pianeta a quel tempo e fare ritorno nel presente con un verbale dettagliato della situazione e con ogni possibile reperto di prova. Il periodo di permanenza nel futuro è fissato in sette giorni. 

Il suo viaggio in realtà sarà istantaneo, infatti tornerà al presente nello stesso momento della sua partenza, perciò sarà possibile ottenere subito i risultati. 

Gli specialisti dell’OIFU passano due giorni interi nell’analisi del personale, che già era stato accuratamente selezionato, per decidere chi possa condurre quell’importante missione nel futuro. 

L’agente speciale Neil Norton viene scelto per portare a compimento il progetto Crono. Ha capelli corti e occhi di ghiaccio.

Il suo nome in codice è adesso Panda della Savana.

Neil Norton è sottoposto per dodici giorni a un intenso allenamento, istruito e addestrato dai migliori specialisti del mondo in ogni settore: medici, ingegneri, militari, esperti di lingue, nonché preparato da psicologi e benedetto da sacerdoti. 

La sua missione è preziosa per tutta l’umanità. Dai risultati della sua impresa, dalle informazioni che potrà ottenere nel futuro dipendono le vite di miliardi di individui, e il destino dell’uomo. 

«Agente speciale Neil Norton, si sente pronto a tale impresa?» gli domanda ogni mattina il comandante Swong.

«Sì, signore» risponde Neil Norton con vigore ogni mattina.

«La sua vera identità e la sua missione dovranno restare assolutamente segrete. Dovrà muoversi con la più assoluta cautela, senza interferire minimamente con gli eventi futuri»

Gli scienziati illustrano all’agente speciale gli scenari del pianeta Terra più probabili. Sono tre quelli presi in considerazione: il primo è chiamato Apocalisse, ovvero la fine dell’era umana sul pianeta, distruzione e calamità, poche specie viventi o addirittura l’estinzione della vita stessa; il secondo è chiamato Esodo, gli umani hanno fatto in tempo a colonizzare lo spazio, altri pianeti e altre galassie, la Terra è solamente un piccolo pianeta usato come discarica; ultimo scenario, Eureka, l’innovazione tecnologica spinta ha permesso all’uomo di risolvere i problemi ecologici e epidemici, la tecnologia controlla e domina la vita umana. La comunità di scienziati ed esperti dell’OIFU si divide in maniera equa tra i tre scenari. Non c’è un favorito. 

Il dodicesimo giorno di addestramento tutto è pronto per la partenza dell’agente speciale Neil Norton, nome in codice Panda della Savana.

La macchina del tempo è pronta. Tutta la strumentazione è pronta.

L’equipaggiamento di Neil Norton è pronto. Esso comprende videocamere, registratori, analizzatori chimici, raccoglitori di campioni. Oltre a un generatore di ossigeno e a una riserva di cibo solido e liquido sufficiente per il tempo di permanenza nel futuro, tutto questo in caso le condizioni del pianeta Terra siano disastrose e inospitali. Tutta strumentazione altamente avanzata e sofisticata, la miglior tecnologia disponibile sul campo. 

Tutto il personale è pronto. Ognuno è al suo posto di controllo, tutti attorno alla cabina del tempo, pronta ad essere messa in funzione. Tutti gli scienziati e i tecnici attendono il momento fatale. 

«La sua missione è quella di raccogliere il maggior numero di informazioni dal futuro, senza tuttavia lasciarne alcuna. Si dimentichi il suo nome e tutto il resto. Lei adesso è in missione speciale per il bene dell’umanità intera» dice il comandante Swong, fissando gli occhi di ghiaccio dell’agente speciale Panda della Savana. 

È un momento solenne. 

L’agente entra nella cabina e tutto il personale lo segue con trepidazione. Anni di intenso lavoro, vite intere dedicate a questo momento. La cabina si chiude. 

Inizia il conto alla rovescia. 

Dieci, nove, otto, … 

Il comandante Swong e gli altri militari fanno il loro saluto militare all’agente. Che prontamente risponde.

Sette, sei, cinque, … 

Il personale indossa gli occhiali protettivi per ripararsi dalla luce abbagliante. 

Quattro, tre, due, … 

Il sacerdote dalla sua postazione di sicurezza si fa il segno della croce.

Uno.

Andato.


giovedì 11 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 2/13



Ogni persona, in qualsiasi parte del mondo, sperimenta nella sua vita almeno una volta una malattia tumorale. Nella maggioranza dei casi, nel Nord del mondo, è possibile curarsi. Ma è oramai accertato che a livello globale, anche nei paesi industrializzati, l’aspettativa di vita si è ridotta negli ultimi dieci anni. Malattie respiratorie, cancro e malattie cardiache sono tra le cause più diffuse. 

La tecnologia non è stata in grado, nonostante sforzi di ricerca sovrumani, di risolvere i problemi che lo stesso sviluppo tecnico ha sollevato e la situazione non ha fatto che aggravarsi di anno in anno, sebbene nuovissime e sofisticatissime tecnologie si sono affacciate di recente con sorprendenti risultati. 

In definitiva, la Terra è un ammasso grigio e sterile, in cui la vita viene costantemente repressa e ostacolata, e dove la corsa alla crescita e allo sviluppo sembrano non avere mai fine, se non con un fatale e spettacolare annientamento. 

L’Organizzazione Internazionale per il Futuro dell’Umanità OIFU, composta dai poteri forti di sette stati, tra cui i più influenti sono Cina, Stati Uniti e Russia, ha stilato un protocollo d’intesa chiamato codice Salvation, il quale prende in considerazione quattro progetti distinti che dovranno dare delle risposte sulle possibilità dell’uomo di sopravvivere alla sua imminente estinzione.

Questi quattro progetti sono considerati da tutti i media e tutti gli esperti le ultime ancore di salvezza dell’umanità. 

L’OIFU ha raccolto immense risorse finanziarie e materiali, i più grandi tecnici e scienziati del mondo, le tecnologie più sofisticate, gli ingegneri più esperti, biologi, fisici, chimici, ogni sorta di conoscenza è totalmente a servizio di questi quattro progetti. 

Il primo progetto, quello che è stato inaugurato per primo, e quello su cui è stata riposta la maggior parte degli sforzi e della speranza, è chiamato progetto Tesla. Esso consiste nello studiare un sistema che generi enormi quantità di energia senza emissioni inquinanti e utilizzando risorse sovrabbondanti. Tutti i sottoprogetti che sono stati sperimentati non hanno dato però risultati significativi, anche nei casi in cui l’ottimismo degli scienziati era elevato. 

Il progetto Cortes prevede invece la colonizzazione e lo sfruttamento intenso di intere aree del sistema solare, a partire dalla Luna. Ma sono stati proprio le ingenti somme di denaro spese per i numerosi tentativi di instaurare la prima colonia stabile sul suolo lunare, tutti miseramente falliti, a ridurre le aspettative anche riguardo a questa possibilità, che comunque continua ad avere moltissimi sostenitori. 

Il terzo progetto è denominato Dal Monte ed è fortemente finanziato da numerose multinazionali alimentari che sperano di ottenere per la prima volta in assoluto del cibo altamente proteico sintetizzando dei materiali da scarti industriali. Gli unici test effettuati tuttavia hanno dato risultati negativi, e le cavie che sono state costrette a ingerire tali alimenti chimici o sono morte entro poche ore dall’ingerimento oppure hanno avuto terribile effetti collaterali. 

L’ultimo progetto, quello che appariva più irrealizzabile e assurdo, è stato l’unico a dare risultati positivi. Si tratta del progetto Crono.

Il comandante Swong, direttore del progetto Crono, è lieto di comunicare all’assemblea direttiva dell’OIFU il primo test sperimentale terminato con pieno successo, secondo quanto previsto. Nessuna problematica rilevante riscontrata. Il comitato intero, composto da militari, politici, dirigenti di multinazionali e grossi finanzieri è sbalordito dai risultati ottenuti, provenienti proprio dal progetto al quale pochissimi davano credito. 

Il professor Kasmir termina la sua relazione, riportando tutti i dati del test e dando il via libero del gruppo scientifico alla vera e propria esecuzione del progetto.

Vista la situazione drammatica del pianeta, che sta peggiorando soprattutto nell’area asiatica, l’assemblea direttiva dell’OIFU ratifica di tutta fretta la messa in atto del progetto Crono, al quale attribuisce adesso la priorità assoluta. 

Restano ancora dei dettagli da valutare e da approvare. 

Il progetto Crono prevede la costruzione di una vera e propria macchina del tempo, secondo gli studi del celebre scienziato e visionario, professor Fusser. Tale macchina del tempo è stata realizzata dopo anni di studi, essa consiste in una cabina capace di viaggiare nel tempo sfruttando flussi di energia provenienti dai raggi cosmici dello spazio. 

Nel primo test con un essere vivente, un gattino grigio è stato fatto viaggiare avanti nel tempo per cinque minuti. Nessun danno, nessun problema tecnico. Pieno successo dell’esperimento.

Adesso il protocollo del progetto Crono prevede il test su un essere umano.

lunedì 8 giugno 2015

Il pianeta Terra ai tempi di Kosen Rufu - parte 1/13



Anno 2020.
Pianeta Terra.

Lo sviluppo incosciente e irrefrenabile dell’uomo, con le sue tecnologie dannose e le sue macchine, sta minacciando l’esistenza della vita sul pianeta. E questa volta, non ci sono dubbi, non come nei decenni precedenti in cui venivano alzate sparute e isolate grida di allarme al collasso globale e alla fine delle risorse rigenerabili, che restavano comunque deboli segnali completamente ignorati, se non derisi e scherniti.

Adesso la situazione è drammatica. Le condizioni economiche, sociali e ambientali dell’intero pianeta sono sull’orlo del collasso, anche un piccolo evento, una lieve causa, è in grado di far crollare la situazione in una serie di catastrofi, senza ritorno.

La temperatura del globo è aumentata mediamente di tre gradi, i ghiacci dell’artico quest’estate sono scomparsi e intere aree costiere sono oramai immerse sott’acqua. Vasti campi coltivati in Cina e in India che garantivano il cibo a oltre un miliardo di persone sono adesso inutilizzabili. Altre terre invece, a causa dell’uso intensivo e dei fertilizzanti chimici a cui sono state sottoposte, ora sono sterili, aride, erose dal vento, portate a roccia e polvere, desertificate.

La scarsità di acqua dovuta alla mancanza di ghiaccio e neve nelle montagne e all’esaurimento dei bacini fossili, sta spingendo intere popolazioni a emigrare, spinte dalla fame e dalla sete verso le poche oasi rimaste che presto subiranno una crisi di sovrasfruttamento e collasseranno.

Le carestie e le pestilenze stanno scoppiando in tutto il Sud del mondo, in ogni villaggio, ogni giorno muoiono bambini in numero crescente e le donne sono spesso costrette a uccidere i propri figli. La mancanza di cibo ha scatenato vere guerre civili e tensioni sociali tra le classi più povere e i pochi proprietari di terreni ancora coltivabili. Eserciti, mitragliatori e carri armati pesanti sono stati messi in difesa dei campi coltivati confinanti con aree povere del mondo. Sorvegliano i campi e gli allevamenti, sorvegliano i confini degli Stati del Nord, dove da oramai anni non è possibile più entrare né uscire per nessuna ragione.

Le metropoli del mondo sono prive di aria respirabile, le strade impercorribili: ci sono più automobili che persone. L’inquinamento in certe zone periferiche ha raggiunto livelli insostenibili, tanto che alla gente è stato fatto divieto di uscire di casa per più di un’ora al giorno. Le persone sono costrette a spostarsi in auto ben sigillate per non rischiare di respirare i fumi della città, e a lavorare in uffici con sistemi di filtrazione dell’aria, che rendono gli ambienti chiusi completamente sterili e artificiali. La coltre di polveri e di smog che ricopre le città non rende possibile la visione del sole, solo in caso di forte vento che smuove temporaneamente la cappa opprimente qualche raggio di sole riesce a passare e a illuminare il grigiore delle città.

Il problema dei rifiuti è stato per anni sottovalutato e adesso intere regioni di ogni continente sono state sgomberate forzatamente e sono state costruite ovunque immense, mastodontiche discariche a cielo aperto contornate da torri di incenerimento che tuttavia riescono a smaltire solo una minima parte dell’enorme quantità di rifiuti che si va ad accumulare. Gli scarti industriali pericolosi sono stati seppelliti nelle miniere di carbone svuotate, e i loro rilasci hanno finito per contaminare le falde acquifere e rendere inutilizzabile l’acqua per l’irrigazione.

Non esiste più area nell’intero pianeta che non sia stata modificata e sfruttata dall’uomo, non esistono più zone incontaminate. Anche i pochi parchi naturali sono stati abbattuti per far spazio a coltivazioni intensive o allevamenti, dato che erano gli ultimi spazi adeguati rimasti. In alcuni casi intere montagne sono state fatte saltare per permettere la costruzione di bacini artificiali e di terreni coltivabili.

Le industrie hanno cominciato a riciclare i materiali e ad abbattere i consumi energetici, ma l’impatto di queste scelte non ha alcun rilievo nell’immanente crisi energetica e di risorse. Il petrolio è rimasto solo in due paesi arabi che non lo commercializzano se non di contrabbando a specifiche entità di potere internazionale. I carburanti sono estratti da alcune pietre minerarie a profondità elevatissime e con enormi costi e inefficienze. Nuove tipologie di minatori sono spesso impiegati nei paesi del Sud del mondo per estrarre i nuovi minerali, diventato adesso la nuova risorsa cruciale per lo sviluppo economico.
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