«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

martedì 9 dicembre 2014

Riflessioni sulla politica – di Daisaku Ikeda



«La storia dimostra che le riforme limitate alla sfera politica spesso hanno causato degli spargimenti di sangue. Una rivoluzione politica conseguita al costo di sangue umano può sopravvivere soltanto tramite ulteriori sacrifici. E questo nuovo sistema, in seguito, non potrà che essere mutato con un’altra rivoluzione che causerà ulteriori spargimenti di sangue. La storia umana non è altro che una successione di simili follie. Senza considerazione delle epoche, l’uomo è sempre rimasto stregato e si è lasciato manipolare dalla natura demoniaca del potere. 
Con la sua lucida mente, non dubitava assolutamente dell’esistenza di questa natura malvagia. Egli aveva raggiunto questa conclusione dopo cinquanta anni di vita. La politica sarebbe dovuta servire al popolo per arrecare a esso pace e felicità. In realtà, tuttavia, il potere politico si trasforma sempre in qualche cosa di diabolico che opprime le masse, e lui lo sapeva fin troppo bene. Egli capiva chiaramente che una forma ideale di politica doveva essere capace di soggiogare questo demone. Inoltre, sapeva che un semplice rovesciamento di regime causato da un movimento popolare non avrebbe assolutamente condotto all’estinzione di questa natura malvagia. Il XIX secolo aveva conosciuto molte rivoluzioni politiche. Il loro effetto aveva dato origine a nuovi sistemi in diversi paesi nel corso del XX secolo, sistemi profondamente differenti da quelli del passato. Tuttavia, egli poteva chiaramente vedere che, anche nei nuovi sistemi, i popoli non si erano ancora liberati dal giogo del demone. Anzi, le nuove forme di governo avevano cominciato a provocare nelle persone un’agonia ancora maggiore. Egli deplorava la stupidità di queste trasformazioni. Nel suo cuore l’uomo del tempo presente desidera liberarsi da tali follie assurde. Ma davanti a questo dilemma non si poteva fare affidamento sulla politica. 
Da molti anni conosceva la risposta a questa domanda. Qualsiasi sistema politico sarebbe andato bene, egli pensava, se soltanto il popolo avesse tratto da esso pace e felicità. Egli non desiderava criticare i sistemi politici in se stessi. Attribuiva i vari mali delle politiche moderne all’azione del demone. Se il demone si celava nella politica, allora la conclusione logica era che il demone possedeva coloro che dominavano la scena politica, ovvero gli statisti. In altre parole, il demone di per sé, non dimorava né in un sistema liberale né in un sistema socialista. Risiedeva negli esseri umani che guidavano quei sistemi. E il demone del potere stava monopolizzando gli stessi sistemi.» 

[...]

«Le conseguenze di ogni azione, nel bene e nel male, possono soltanto essere attribuite all’uomo stesso. L’uomo. Che essere intrattabile! Sembrava generare il demone del potere nonostante i nobili ideali che coltivava. 
Proprio per questo, l’argomento fondamentale era l’uomo stesso. Com’era possibile formare politici che, al di là di tutto, crescessero corretti e onesti? Considerando la corruzione della politica del tempo presente, occorreva, prima di tutto, porsi questa domanda.
Tutti i partiti dell’epoca affermavano che i loro obiettivi erano lottare per la felicità e la pace del popolo. Tuttavia, all’atto pratico erano semplicemente orientati verso il potere. Una volta che giungevano al potere, lasciavano libero spazio al demone che si nascondeva dentro di loro, al punto da non farsi alcun problema nel sacrificare le persone. Questo demone sembra dimorare nel potere ma, in realtà, dimora nella vita umana. Il potere non è altro che un catalizzatore. Si pensa, in genere, che la riforma politica richieda semplicemente delle trasformazioni sul piano politico, ma non è il sistema politico a condurre il governo; è l’essere umano che dà origine a tutte le iniziative. Nondimeno, i politici del tempo erano arroganti al punto da illudersi che la politica di per sé avrebbe potuto modificare gli esseri umani. Egli pensava che questa fosse, probabilmente, la causa fondamentale della corruzione politica. La decadenza della politica derivava dalla degenerazione dei politici, ovvero, dalla degenerazione dell’uomo stesso. 
Egli si rendeva perfettamente conto che questa corruzione era comune a tutte le sfere della società dell’epoca. Tuttavia, si preoccupava in particolare della decadenza della politica. Infatti, dato che il mondo politico deteneva il potere, la sua degenerazione poteva influenzare direttamente la felicità e l’infelicità di ciascuno. Tutti i partiti promettevano di realizzare gli scopi che si erano prefissati. Sarebbe stato bello se le masse si fossero potute affidare pienamente a essi. Eppure, in realtà egli vedeva con i propri occhi un numero sempre maggiore di persone che, sentendosi tradite, sviluppavano soltanto sfiducia verso la politica. Si desiderava che emergesse un partito politico che, prima di tutto, fosse espressione di persone assolutamente affidabili.»


Brani estratti da “La Rivoluzione Umana” vol. 9 di Daisaku Ikeda

fonte foto: MorgueFile

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