«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 8 settembre 2014

La storia del Colibrì



«La storia comincia con un enorme incendio che scoppia e si propaga nella foresta. Tutti gli animali, grandi e piccoli, scappano al limitare del bosco e si fermano a osservare le fiamme, tutti tranne un colibrì. “Farò qualcosa per spegnere l’incendio”, dice il minuscolo uccellino. Vola fino al torrente più vicino e si tuffa nell’acqua. Si risolleva poi nell’aria portando nel becco una perla d’acqua che lascia cadere sulle fiamme. L’incendio divampa, ma il colibrì continua con volare al torrente e a tornare con una goccia d’acqua nel becco, convinto che quell’azione farà la differenza. 

Nel frattempo gli altri animali, alcuni dei quali con lunghe proboscidi e grandi bocche, come l’elefante, la giraffa, il leone e il leopardo, ridono della minuscola creatura. “Ma che cosa credi di fare?” lo scherniscono. “Sei solo un colibrì. Lo vedi quanto è esteso l’incendio. Pensi davvero di poter fare qualcosa di buono?” Senza sprecare tempo e stanco delle loro parole scoraggianti e della loro inazione, il colibrì si volta verso gli altri animali mentre si prepara a tornare al fiume ed esclama: “Sto facendo del mio meglio!”

A prima vista sembra assurdo che un minuscolo colibrì, trasportando poche gocce d’acqua nel becco possa condizionare un enorme incendio in una foresta. Ma, chiaramente, non è quello il senso della storia. Le lezioni che possiamo trarne sono queste: il colibrì sta lavorando al massimo delle sue capacità per il bene più grande di tutti gli altri animali e della foresta. Se gli animali più grandi dessero un contributo ai suoi sforzi, il risultato sarebbe di gran lunga migliore, ma sono troppo occupati a deridere il colibrì per il suo impegno o a piangere per la disperazione. La loro inerzia amplifica solo la fatica dell’uccellino. La morale più ampia della storia è che non si raggiunge nulla senza sforzo. Come recita la massima attribuita al maestro cinese taoista Lao Tzu: “Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo”.

Magari è vero che la situazione è disperata e che il colibrì da solo non potrebbe mai spegnere un incendio. E probabilmente, anche se tutti gli animali collaborassero con lui, non riuscirebbero comunque a sconfiggere le fiamme. Ma potrebbero spegnere parte dell’incendio e quindi limitare i danni della loro casa. E ciò che è assolutamente certo è che non lo sapranno mai se non proveranno. Anche se il colibrì non è all’altezza del suo obiettivo, può dire di nuovo: “Sto facendo del mio meglio”. 

Molto spesso guardiamo il compito che ci aspetta e pensiamo di non avere le capacità o l’energia sufficiente per portarlo a termine. Soprattutto quando consideriamo gli enormi problemi che ci attendono quando tentiamo di dominare gli effetti potenzialmente catastrofici della povertà, dell’ingiustizia, della deforestazione della desertificazione, della perdita del suolo e del cambiamento climatico, o quando incoraggiamo gli individui provati della libertà a rivendicare i propri diritti e assumersi le responsabilità per il proprio benessere; o quando pretendiamo giustizia ed equità da parte dei nostri leader. Ci sentiamo troppo piccoli, insignificanti e vulnerabili; temiamo che ogni sforzo ci farà apparire ridicoli se cerchiamo di apportare un cambiamento. Ma, come il colibrì, dobbiamo imparare a perseverare, mantenere l’impegno ed essere pazienti. 

Per quanto possiamo sentirci dei colibrì, dobbiamo prendere i nostri piccoli becchi e trasportare quella goccia d’acqua (quella goccia di cambiamento) dove è necessaria, e continuare a farlo, a dispetto di ogni previsione. Magari ci attireremo il disdegno, il dileggio o l’indifferenza di quelli più potenti di noi. O magari incoraggeremo altri a fare un passo avanti e seguirci. Non lo sapremo mai finché non abbandoneremo la nostra inerzia e daremo agli altri l’energia per agire. Alla fine, tutto quello che siamo chiamati a fare è il nostro meglio»

Estratto da: Wangari Muta Maathai, La religione della Terra


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