«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 21 luglio 2014

Wangari Maathai per la decrescita


«Nelle società più benestanti c’è chi per muoversi va a piedi o prende un mezzo pubblico o usa la bicicletta anziché l’auto. Alcuni utilizzano l’acqua con parsimonia, riducono il consumo di energia elettrica, e quando vanno a fare la spesa si portano una sporta anziché usare i sacchetti di plastica. Quelli che vivono nei Paesi industrializzati possono isolare la propria casa, cambiare le vecchie lampadine con quelle fluorescenti compatte o con le luci led e comprare elettrodomestici a basso consumo energetico. Possono tingere di bianco i tetti dei loro edifici per raffreddare le città riflettendo la luce e il calore nello spazio piuttosto che lasciarla assorbire da tetti incatramati di nero delle case e delle strade.

Possiamo tutti tirare lo sciacquone meno spesso e sprecare meno acqua, o trovare dei modi per raccogliere quella piovana. Possiamo sostenere la produzione organica, mangiare alimenti prodotti a livello locale con un basso impatto climatico e consumare meno carne. Possiamo tutti lavorare per impedire la deforestazione e il degrado delle foreste esistenti, porre fine alla pratica “taglia e brucia” e adottare abitudini che impediscano l’erosione del suolo e la perdita della biodiversità. Tutti possiamo piantare alberi e arbusti, creare un riparo e un habitat per gli animali selvatici. 

Ci sono molte azioni ordinarie e facilmente attuabili che possono apportare un cambiamento significativo nella nostra vita quotidiana. Come il semplice gesto di piantare un albero: potrebbe sembrare che non si ottenga granché a livello individuale ma, invece, questi banali atti sono una parte essenziale del concentrarsi sulle piccole cose. Magari non si vedranno i risultati di queste azioni dallo spazio; magari non li noteranno neanche i nostri vicini. Ma se tutti compissero uno, due, o tutti questi passi, l’impatto potrebbe essere enorme»

Estratto da “La religione della Terra” di Wangari Maathai

domenica 13 luglio 2014

Circuiti di autoproduzione solidale: un manifesto

foto morguefile.com

Il sistema di sviluppo basato sul profitto e la competizione sta conducendo l’umanità sull’orlo del baratro: esso risulta insostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L’inseguimento della crescita a tutti i costi ha portato il pianeta intero a una deriva mono - paradigmatica, senza futuro, proprio perché gli squilibri e gli eccessi su cui si basa vanno a minare le basi stesse della sopravvivenza di ogni specie vivente. 

Al fine di recuperare un equilibrio in questa deriva, occorre sviluppare in modo pianificato e diffuso dei modelli di economia compensativi fondati su circuiti di autoproduzione solidale, estranei quindi all’obbligo di inseguire profitti crescenti e alle logiche di competizione. 

L’autoproduzione, ovvero un’attività di trasformazione di materie prime in prodotti di consumo utili per soddisfare le proprie necessità, oltre a riequilibrare la deriva economica basata su una crescita infinita, comporta immancabilmente tutta una serie di benefici a vantaggio dell’economia, dell’ambiente e della società nel suo insieme. L’autoproduzione infatti incide positivamente sulla salute, sulle relazioni e perciò sul benessere psicofisico, sull’inquinamento, sul risparmio di risorse, nonché contribuisce a rafforzare la consapevolezza e il potenziale creativo del singolo individuo. 

L’autoproduzione diffusa in una società fondata sulla crescita indiscriminata non è realizzabile senza una organizzazione e una mobilitazione dal basso. Il sistema attuale è strutturato in modo che il riequilibrio non sia un processo spontaneo, ma debba essere progettato e diretto dall’interno. 

In generale, oggi, chi ha un impiego, e quindi un reddito, ha pochissimo tempo da dedicare ad altre attività (dieci - dodici ore di lavoro al giorno sono considerate normali, anche per stipendi bassi), mentre chi è disoccupato ha molto tempo a disposizione ma, di contro, non possiede alcun reddito. 

Perciò, se vengono costituiti dei circoli di persone interessate all’autoproduzione, quindi alla salute, al benessere, all’ecologia e al risparmio, parte delle quali è occupata con un reddito sicuro e parte è disoccupata, è possibile pianificare, sotto il patrocinio di enti o associazioni senza scopo di lucro, delle attività di autoproduzione di gruppo svolte dagli iscritti disoccupati ai quali viene riconosciuto un minimo compenso su base oraria, mentre tutti gli iscritti possono usufruire dei prodotti finali. Solo gli iscritti con reddito supportano le spese, e non è previsto nessun utile finale.

Gli iscritti al circuito si riuniscono periodicamente per programmare le attività, le quote di produzione e prendere decisioni riguardo all’approvvigionamento delle materie prime, dei processi di trasformazione e dei mezzi impiegati. Ogni circuito è autonomo e supervisionato dall’esterno. 

La formazione pianificata e diffusa dei circuiti di autoproduzione autonoma contribuirà a riequilibrare l’attuale sistema di sviluppo e a indirizzarlo verso la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
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