«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 17 marzo 2014

Gandhi per la decrescita - seconda parte



«La civiltà è quella forma di condotta che indica all’uomo il cammino del dovere. L’adempimento del dovere e l’osservanza della moralità sono termini intercambiabili. Osservare la moralità significa ottenere la padronanza della nostra mente e delle nostre passioni. Così facendo, conosciamo noi stessi. L’equivalente di civiltà, in gujarati, significa “buona condotta”. 

Se questa definizione è corretta, allora l’India, come hanno dimostrato molti scrittori, non ha niente da imparare da nessuno, ed è così che dovrebbe essere. Noi ci accorgiamo che la mente è un uccello irrequieto; più ottiene, più vuole, e rimane comunque insoddisfatta. Più siamo indulgenti con le nostre passioni, più esse diventano sfrenate. I nostri antenati, perciò, misero un limite alle nostre indulgenze. Essi videro che la felicità era, in larga misura, una condizione mentale. Un uomo non è necessariamente felice se è ricco, o infelice se è povero. Si vedono spesso ricchi infelici e poveri felici. Milioni di persone rimarranno povere per sempre. Osservando tutto ciò, i nostri antenati ci hanno dissuasi da lussurie e piaceri. Abbiamo usato lo stesso tipo aratro che esisteva migliaia di anni fa. Abbiamo mantenuto lo stesso tipo di abitazione che avevamo tempi addietro e la nostra educazione indigena rimane la stessa di prima. Non abbiamo avuto nessun sistema competitivo che corrode la vita. Ognuno seguiva la propria occupazione o commercio, e ne traeva un compenso adeguato. Non si trattava di non sapere come inventare le macchine, ma i nostri padri sapevano che, se avessimo dedicato i nostri cuori a tali cose, ne saremmo diventati schiavi e avremmo perso la nostra fibra morale. Essi, quindi, dopo doverosa riflessione, decisero che avremmo fatto solo ciò che potevamo fare con le nostre mani e piedi. Videro che la nostra vera felicità e il nostro benessere consistevano in un uso appropriato delle nostre mani e piedi»

(Mahatma Gandhi – Hind Swaraj)

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