«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 10 febbraio 2014

Ritornare alla nostra condizione d'Origine - Convegno Decrescita, Filosofia e Visioni del Mondo

Intervento al Convegno Decrescita, Filosofia e Visioni del Mondo – 8 febbraio – Firenze

Da qualche anno oramai, mi interesso delle tematiche che riguardano la sostenibilità, non soltanto dal punto di vista ambientale. Essendo laureato in ingegneria, forse il mio approccio è più tecnico rispetto filosofi, ma senza dubbio ho anche una forte anima umanista. Oltre che essere socio attivo del Movimento per la Decrescita Felice, sono anche un praticante buddista, e voglio specificare che i riferimenti al Buddismo che farò qui oggi riguardano esclusivamente il Buddismo di Nichiren Daishonin, quello che pratico e che ho approfondito. 

Ho scritto recentemente un libro, che adesso è pubblicato in versione ebook dalla casa editrice Area 51 Publishing. Si intitola: Ritorno all’Origine, l’evoluzione umana non è a senso unico. Spesso viene confuso con ritorno alle origini, come un tornare all’epoca della pietra. Di fatti, nella copertina c’è la popolare figura dell’evoluzione umana, l’evoluzione dalla scimmia all’uomo, con in particolare l’ultimo uomo, quello più evoluto, che torna sui suoi passi per ravvisare gli altri. 

A mio modo la questione cruciale della sostenibilità sta proprio in questa immagine banale. Nel nostro immaginario l’evoluzione umana, il percorso dell’Uomo sul pianeta, è una linea retta, è unidirezionale. E questa immagine lo mette bene in evidenza. Ne deriva che le uniche alternative sono muoversi in avanti, e se questo non è possibile, allora restare fermi oppure tornare indietro. Credo che ci sia la necessità di superare questo modo di pensare unidirezionale. Perché credo che siamo capaci di muoverci in uno spazio con infinite direzioni. 

Nel libro uso la metafora del treno che viaggia sempre più velocemente senza mai cambiare direzione, ed è certo, visto che esistono limiti fisici indiscutibili, che prima o poi incontrerà un ostacolo o una voragine. Il treno rappresenta il nostro sistema globale, la nostra economia e la nostra società globalizzata. È un treno in cui la maggior parte dei passeggeri affolla la terza classe, che vive in condizioni pessime, mentre in testa al treno i pochi e fortunati viaggiatori della prima classe cercano di darsi da fare in tutti i modi per aumentare ancora la velocità del treno, senza accorgersi di dove stiano effettivamente dirigendosi. Quello che occorre fare è perciò prima di tutto tentare di rallentare questo folle treno il più possibile, e una volta che ha raggiunto una velocità di sicurezza, piuttosto moderata, abbandonarlo saltando dai vagoni, cercando però di non farsi male. A quel punto saremo pronti per riprogettare una società che non sia più costretta su un binario, ma che possa muoversi in ogni direzione a seconda dei casi. 

È ovvio a tutti che siamo in un periodo di intensi cambiamenti, e che c’è la necessità di un cambiamento sostanziale. Per tentare di descrivere, a mio modo, questo cambiamento di sistema e di paradigma, ho utilizzato un’altra metafora, anche in questo caso ingegneristica. Immaginiamo un edificio, che rappresenta la struttura del nostro sistema, mentre i piani dell’edificio rappresentano i livelli del cambiamento. Il livello più basso, più profondo, è quello dello spirito, la sfera spirituale, che trascende il pensiero razionale, e che costituisce le fondamenta stesse dell’edificio. Il piano terra invece è la cultura ovvero tutta l’area che riguarda il pensiero conscio o inconscio, l’attività mentale e la razionalità, perciò la nostra visione del mondo. Il primo e ultimo piano è costituito da quella che ho chiamato tecnica, la parte concreta e materiale della nostra vita, l’insieme di tutte le nostre azioni. Oggi siamo così occupati a sviluppare soluzioni tecniche per riparare ai nostri guai, molti dei quali noi stessi abbiamo contribuito a creare, che ci siamo dimenticati completamente dell’esistenza degli altri piani che comunque hanno la loro importanza. Il piano della tecnica, l’ultimo piano, continua a crescere giorno dopo giorno, cresce l’economia, la tecnologia, la popolazione. È chiaro che stiamo rischiando un collasso, se non altro perché le fondamenta dello spirito, quasi inesistenti, e della cultura sono inadatte a sorreggere un tale peso enorme e crescente. 

La tendenza attuale è quella di agire soltanto a livello della tecnica, di cercare soluzioni tecniche a ogni questione e difficilmente si considerano le interrelazioni tra i vari ambiti. Pensiamo che lo sviluppo tecnologico ci salverà, magari con una sensazionale scoperta di una fonte di energia inesauribile e pulita o con la colonizzazione dello spazio galattico dalle infinite risorse. 

Da qui la mia proposta di agire contemporaneamente sui tre livelli differenti. Dato che lo spirito rappresenta la base deve avere solide fondamenta, una condizione necessaria ma non sufficiente, poiché sullo spirito deve poggiare una cultura, e anch’essa deve garantire solidità per poter sostenere la tecnica, che a sua volta dovrà essere ripensata per essere sostenibile. A suo modo ogni livello deve avere una sua solidità strutturale, ma allo stesso tempo deve tener in considerazione l’interdipendenza e la coerenza con gli altri livelli. 

Il Buddismo definisce l’epoca in cui stiamo vivendo una “epoca impura” in quanto la condizione spirituale dell’uomo si è inaridita e il mondo intero è dominato dai cosiddetti “tre veleni” di avidità, stupidità e collera. I tre veleni sono scatenati dalla parte oscurata dello spirito umano e sono alla base delle guerre, delle ingiustizie, delle sofferenze e in ultima analisi anche della distruzione del nostro pianeta. Il Buddismo di Nichiren Daishonin riconosce nell’essere umano il potenziale di trasformare il proprio spirito tramite una riforma interiore che è in grado di apportare un cambiamento concreto nella realtà e che si manifesta attraverso la saggezza, la compassione e il coraggio, un processo a cui viene dato il nome di Rivoluzione Umana. Scrive Daisaku Ikeda: «Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale». 

La filosofia buddista può inoltre apportare un contributo significativo anche dal punto di vista culturale in quanto negli insegnamenti buddisti sono presenti molti concetti che possono aiutare a gettare le basi di una società della decrescita felice, o della sostenibilità. Tra questi concetti c’è il principio di origine dipendente, che considera tutte le cose, tutti i fenomeni interdipendenti e perciò inseparabili dal loro contesto. In particolare i cosiddetti principi di non dualità: ovvero l’unicità di fenomeni apparentemente opposti e separati, quali ad esempio, la vita e l’ambiente, il corpo e la mente, la vita e la morte. La vita e l’ambiente sono solo in apparenza due entità distinte e separate, “due ma non due”, in quanto si manifestano come realtà distinte ma di fatto sono due espressioni di una stessa entità, un po’ come le due facce di una medaglia. Questo principio, che trova conferma anche nelle teorie della fisica moderna (entanglement), se messo come presupposto di partenza, sarebbe sufficiente da solo a sostenere qualsiasi teoria sull’ecologia, dato che la difesa e la preservazione dell’ambiente andrebbe a coincidere esattamente con la difesa e la preservazione della vita. Altri concetti chiave, sui quali non mi soffermo adesso, come quelli dell’impermanenza, dell’eternità della vita e dei desideri terreni, possono dare un prezioso contributo alla creazione di una nuova cultura, una nuova visione del mondo. 

Ritornando al titolo del libro: Ritorno all’Origine. Esso racchiude proprio il senso di questo cambiamento globale, di questo ripensamento su più livelli: spirituale, culturale e pratico. Secondo il Buddismo l’uomo è capace di attingere a un enorme potenziale di energia creativa, di gioia illimitata, una condizione illuminata che esiste da sempre nella profondità della vita. Si tratta proprio della nostra condizione di origine. Per questo siamo in grado di “fare ritorno” a questa “origine”, al cuore profondo della vita, proprio come se fosse un luogo dove già siamo stati ma di cui ci siamo dimenticati la strada. Afferma Makiguchi, primo presidente della Soka Gakkai: «Quando perdete l’orientamento fate ritorno nel luogo dove vi siete incamminati».

Ritornare alla saggezza e alla compassione intrinseca custodita nella profondità della vita ci permetterà di fare quel salto evolutivo necessario, non solo per uscire da una situazione critica come quella attuale, dove la crisi è economica, ambientale e sociale, ma anche e soprattutto di realizzare nel contempo un futuro di felicità e pace, diffuse e durature.

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