«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 14 ottobre 2013

Destra e sinistra: con la decrescita si va oltre



«L’identità di posizioni tra destra e sinistra italiane sull’incenerimento dei rifiuti non è un accordo episodico su un tema specifico, ma uno dei tanti segni di una coincidenza culturale e politica più vasta. La destra e la sinistra sono due varianti dell’ideologia della crescita. Entrambe ritengono che il PIL sia il principale indicatore della ricchezza prodotta da un Paese e gli assegnano un compito che nemmeno lontanamente si sognerebbero di affidare a nessun altro strumento di misura. Entrambe ritengono che il compito della politica sia di favorire la sua crescita, manovrando adeguatamente la leva fiscale e il costo del denaro per incentivare gli investimenti al fine di produrre sempre più e per sostenere la domanda al fine di consumare sempre di più. Entrambe ritengono di saperlo fare meglio dell’antagonista. Lo scontro tra di esse avviene sui modi di ridistribuire tra le classi sociali la ricchezza misurata dal PIL, a partire dalla valutazione comune che più ce n’è, più ce n’è per tutti. 

Secondo la destra lo strumento migliore per fare le parti è il mercato. [..] Secondo la sinistra se le parti le fa il mercato senza nessun controllo, i più forti arraffano il più possibile e ai più deboli resta troppo poco, per cui il compito dello Stato è ridistribuire in modo più equo la ricchezza prodotta. Lo strumento principale è la fiscalità. 

[…]

Nell’ambito dell’ideologia della crescita che le accomuna, la dialettica fra destra e sinistra si sviluppa sostanzialmente sulla politica fiscale. Un programma politico finalizzato alla decrescita esula da questa dialettica. Ne rifiuta i presupposti. Non è di destra né di sinistra, non perché si collochi in una posizione equidistante tra i due poli ma perché si muove in uno spazio definito da altre coordinate. Il suo obiettivo è usare il bilancio degli enti pubblici, la loro potestà normativa e l’apparato sanzionatorio non per favorire la crescita del PIL, ma per promuovere la diffusione di tecnologie e stili di vita che riducono il consumo di risorse, l’inquinamento e la produzione di rifiuti. Che migliorano la qualità della vita e degli ambienti i cui si svolge riducendo la produzione e il consumo di merci che non sono beni e aumentando la produzione e l’uso di beni che non sono merci. La decrescita è un cambiamento di paradigma culturale rispetto alle opzioni politiche che si sono consolidate negli ultimi due secoli»


da “La felicità sostenibile” di Maurizio Pallante


Politica e decrescita

«Per sostenere una politica economica e industriale fondata sulla decrescita selettiva degli sprechi e delle inefficienze occorre una nuova leva di politici, antropologicamente diversi da quelli che si sono formati nei partiti di destra e di sinistra o nelle loro associazioni collaterali, non omologati sul dogma della crescita, culturalmente estranei alle dinamiche politiche del secolo scorso, guidati nelle loro scelte dall’analisi e dalla risoluzione dei problemi. Già se ne stanno formando. I loro incubatori sono i movimenti di resistenza alla costruzione di grandi opere pubbliche e alla privatizzazione della gestione dei servizi sociali, che sono le due linee strategiche su cui si è saldata l’alleanza tra grandi società e partiti di tutti colori con l’obbiettivo di avviare una nuova fase di crescita, dapprima con la costruzione di grandi opere pubbliche finanziate a debito dalle istituzioni statali e successivamente con la cessione a società private della gestione dei servizi pubblici essenziali (acqua, energia, rifiuti, sanità, scuola, trasporti) a copertura dei debiti accumulati dalle istituzioni per finanziare la costruzione di grandi opere pubbliche. La resistenza della Val di Susa alla costruzione della ferrovia ad alta velocità e le vittorie nei referendum contro il nucleare e la privatizzazione dei servizi idrici dimostrano che, nonostante la disparità delle forze in campo, la partita è iniziata e si può giocare». 


da “Manifesto-appello del Movimento Decrescita Felice”

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