«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 11 settembre 2013

La festa improvvisa di Silvano Agosti



«Vorrei qui ricordare che quando gli apparati politici o di potere (più occulto che non) allestirono circa venti anni fa la gran farsa dell’ “Esaurimento dei pozzi petroliferi” e per motivi misteriosi costrinsero improvvisamente gli esseri umani a non usare l’automobile il sabato e la domenica, si verificò subito qualcosa di straordinario. Le strade si riempirono di gente, felice di potersi incontrare, confrontare e frequentare senza intossicarsi a vicenda con l’ossido di carbonio delle automobili, senza dover guardare a destra e a sinistra centinaia di volte nel terrore di essere travolti da qualche auto pirata. 

Ebbene, quell’improvvisa euforica festosità era un’immagine della vita, qualcosa di esemplare rispetto all’ipotesi di liberare gli esseri umani dal peso di un lavoro coatto e del “consumare benzina ad ogni costo”. 

C’era chi pattinava, chi si era costruito ingegnosi monopattini, trionfavano biciclette di ogni genere, si rivedeva anche qualche calesse e tutti, nella via, sembravano tornati a possedere il mondo. Naturalmente tutto ciò era troppo pericoloso, la gente rischiava di scoprire che la vera felicità non ha costi economici, non dipende dal denaro ma nasce dallo “stare insieme” con se stessi e con gli altri, dal poter comunicare sia con gli altri che con se stessi. E poiché incominciava a spuntare una nuova cultura, la cultura dei comportamenti, apparati di potere senza tante spiegazioni, neppure temendo la vergogna dello smascheramento, in contraddizione con ciò che avevano allarmisticamente sostenuto, pochi mesi prima affermando che “le riserve di petrolio stavano per esaurirsi” decisero di sospendere “la festa” e tornare a far traboccare le strade di automobili e veleni. 

È dunque importante ritrovare la memoria di quei giorni, o magari della propria infanzia, la delicata festosità dello stare insieme e del conoscersi e riconoscersi, ridando alla persona umana e quindi anche a se stessi la massima dignità, quella di poter rispondere in qualsiasi momento a chiunque chieda:
“Come va?”
Semplicemente “Sto vivendo”»


Estratto da “Il genocidio invisibile” di Silvano Agosti

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