«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 4 settembre 2013

La mia famiglia è il cosmo

I rapporti sentimentali nella nuova era


La famiglia produce quasi sempre follia. La chiusura della persona nell’interno di un nucleo di poche persone determina la riduzione degli stimoli. Il campo percettivo si restringe. Poco a poco la persona non “vede” più nulla del mondo circostante e vive chiusa in un involucro invisibile. Staccarsi progressivamente dal mondo è la traiettoria inversa a quella della vita e quindi l’animo umano si insenilisce e i malesseri divengono parte fondamentale del quotidiano.

(Silvano Agosti – La ragion pura)

Una nuova cultura è alle porte, un nuovo modo di pensare e di vedere il mondo si sta sviluppando come una naturale evoluzione dell’essere umano. Un cambiamento epocale è alle porte, ma per il momento solo pochi, pochissimi in confronto all’intera popolazione mondiale, lo stanno avvertendo. Le crisi che si aggravano, tra cui quella economica che non è probabilmente neanche la più grave, sono palesi segnali di questo passaggio storico invitabile, un’occasione unica per l’umanità di realizzare a pieno la sua missione: percepire il suo stato di pura gioia interiore e fonderlo con quello dell’Universo, che di fatto sono la stessa identica cosa.

In questo nuovo modello culturale cambierà la nostra visione delle cose, di qualsiasi cosa, in ogni ambito. Anche riguardo alle relazioni, come già ho avuto modo di scrivere nel mio ultimo libro Ritorno all’Origine, ci saranno degli stravolgimenti fondamentali. In particolare, per le relazioni sentimentali, oggi assistiamo a una crisi senza precedenti, l’aumento impressionante della violenza sulle donne e delle tragedie familiari dovute a gelosie, insofferenze, abbandoni è un chiaro sintomo di un sistema che non funziona più perché superato, inadatto; ed è perciò che subirà una evoluzione, una trasformazione. Alcuni concetti, relativi alle relazioni sentimentali, come il fidanzamento, la coppia, l’amore, il matrimonio, la famiglia, il tradimento, la gelosia, alcuni dei quali hanno radici culturali anche di millenni di storia umana, saranno stravolti completamente da una nuova visione della vita. 

Alla base di tale evoluzione c’è senza dubbio un passaggio fondamentale ovvero quello che riguarda la relazione stessa. Oggi viviamo la relazione sostanzialmente scegliendo tra due tipologie distinte e contrarie: le relazioni di dipendenza, in cui dipendiamo morbosamente dall’altro, e le relazioni di indipendenza, in cui siamo totalmente slegati e liberi rispetto all’altro. La prima tipologia conduce ad un forte attaccamento e all’illusione che la nostra felicità, la nostra dignità, risieda nell’accettazione e nel consenso dell’altro, e naturalmente ci attendiamo il viceversa. Disfunzionamenti inevitabili di tale visione conducono alla sofferenza della gelosia, dell’abbandono e del tradimento. La seconda tipologia, l’indipendenza, conduce invece ad alimentare la propria arroganza e superbia, a non rispettare e non vedere affatto le esigenze e i sentimenti altrui, che crea sofferenze che inaridiscono lo spirito umano e allontanano le persone isolandole, dando l’illusione che non ci sia bisogno delle relazioni di valore con altri individui per essere felici. 

Nella nuova cultura della via di mezzo, tutte le relazioni, non solamente quelle sentimentali, saranno contemplate come relazioni di interdipendenza dove ovviamente l’individuo non è distaccato dagli altri ma neanche dipendente dagli altri, piuttosto è il singolo individuo che illuminandosi alla sua vera natura e fondendosi con lo stato vitale del cosmo raggiunge una dimensione tale in cui si perde la separazione tra “piccolo io”, l’io individuale limitato e circoscritto, e il “grande io” vasto e illimitato. Questo è il passaggio essenziale che conduce alla trasformazione di tutti quei concetti culturali che oggi diamo per assodati e intoccabili. 

Le insofferenze dovute alla gelosia, al tradimento, all’abbandono perdono la loro efficacia, perché la gelosia, il tradimento e l’abbandono non hanno più ragione di esistere, si dissolvono con leggerezza. Così il matrimonio, un contratto per obbligare le persone ad amare una sola persona per tutta la vita, perderà la sua centralità nella costruzione di relazioni sentimentali e delle famiglie. Amare una sola persona, giurare fedeltà assoluta pena la punizione, sono tentativi escogitati dall’uomo per controllare la società e assoggettarla al potere centrale. La creatività e l’immensità dello spirito umano non può avere limiti per quanto riguarda l’amore e i suoi sentimenti, l’empatia, e perché no anche l’espressione fisica di tali sentimenti. L’emancipazione dell’uomo dalla gabbia dei condizionamenti e delle prescrizioni culturali è un tassello indispensabile per l’evoluzione verso una nuova era che abbia capacità di futuro. 

Lo stesso vale per la concezione della famiglia, che oggi è vista essenzialmente come un nucleo chiuso in cui i componenti tendono a difendersi e proteggersi l’un l’altro senza prendere in considerazione l’esterno. L’importante è che la famiglia stia bene, quello che succede fuori non è poi così rilevante: questa visione distorta fa parte della cultura attuale, questo è innegabile, di una cultura che sta morendo. Il concetto di famiglia chiusa, così come quello di matrimonio come impegno ad amare una sola persona, sono concetti che hanno a che fare più con l’egoismo, e il piccolo io, che con l’amore, e il grande io. 

Essere liberi di esprimersi, di espandere il proprio stato vitale fino ai confini dell’universo, di amare un fiore, un insetto e tutti gli esseri umani, questa è la vera natura dell’uomo e la sua funzione in questo pianeta, e adesso, in questo momento storico, le circostanze esteriori ci stanno caldamente indirizzando verso questa direzione. Una direzione in cui la mia famiglia non sono io, né la mia compagna, né mio figlio: la mia famiglia è il cosmo.

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