«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 27 marzo 2013

Dialogo tra un decrescente consapevole e un comune mortale. Episodio 1: le scale



Un bel giorno un decrescente consapevole va a trovare un amico comune mortale che vive in un grande condominio di tanti piani. Salendo le scale arriva alla porta dell’appartamento.

«Ciao!» saluta il decrescente per nulla affaticato nonostante i quattro piani appena fatti.
«Ehi! Ma non hai visto ?? C’è l’ascensore» dice il comune mortale senza neanche salutare e indicando stupito l’ascensore.
«Ah, sì sì. Ho visto» sorride il decrescente, volendo forse tagliare corto a riguardo.
«Ma hai fatto le scale?? Potevi prendere l’ascensore. C’è l’ascensore, guarda»
L’amico comune mortale insiste, sempre più sbigottito, mostrando con tutto sé stesso la presenza dell’ascensore alla sua sinistra, non riuscendo assolutamente a capire come mai il decrescente non l’abbia utilizzato.
«Ma l’ho visto, l’ho visto … è che … »
Il decrescente non sa proprio come giustificare la sua scelta spontanea.
«E allora perché non l’hai preso?!?»
Persiste ancora il comune mortale davanti alla porta di casa. C’è qualcosa che lo blocca nel suo ragionare, qualcosa di non comprensibile, né minimamente pensabile o immaginabile. 
«Avevo voglia di fare le scale … Mi piacciono le scale. Mi rilassano …»
La risposta però non convince ancora il caparbio comune mortale che, dopo un attimo di silenziosa perplessità, ribatte nuovamente quel punto che trova così imperscrutabile.
«Ma perché devi fare le scale se c’è l’ascensore scusa?! Duri fatica per nulla!» e quasi alza la voce, come se ci fosse un motivo per farlo.
Il decrescente non sa più come spiegare la sua scelta consapevole. Pensa forse di arrendersi, spalle al muro, e di cedere all’inganno.
«È che … mmh … mi danno fastidio gli spazi chiusi e stretti. Per questo ho fatto le scale. Soffro di claustrofobia sai … »
«Aaah, ecco. Capisco. Anche un mio amico non riesce ad entrare in ascensore per lo stesso motivo, infatti lui ha comprato un appartamento al pian terreno»
E dicendo così, il comune mortale accoglie finalmente l’amico decrescente nel suo appartamento, senza più quel blocco di incomprensione che lo stava mettendo in crisi.  

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