«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 25 giugno 2012

La crisi dell'impero romano d'occidente oggi




La crisi di sistema che stiamo vivendo in questo momento storico ricorda per certi versi quella attraversata dall’impero romano d’occidente attorno al III secolo d.C. Non sono uno storico e non voglio ritenermi tale, ma certi parallelismi è difficile non notarli. Dopotutto credo che le crisi di sistema, alle quali segue inevitabilmente un cambiamento radicale in ogni fronte, presentano tutte delle similitudini indispensabili.
Ad ogni modo, l’impero romano al massimo della sua espansione presentava una crisi che principalmente era proprio dovuta alla mancanza di ulteriore espansione, e quindi di crescita. L’assenza di guerre causava la difficoltà nell’approvvigionamento di schiavi, quindi di manodopera nei campi, vista ai giorni nostri equivale alla scarsità del petrolio, quindi a una crisi energetica. La situazione era aggravata dalla pressione esercitata dai popoli del nord Europa, i germani, che si facevano sempre più minacciosi e che cominciavano a rendere le frontiere terre insicure e pericolose. Oggi migliaia di immigrati si spingono alle coste del sud Europa, tentando di approdare nel vecchio continente nella speranza di costruirsi una vita più dignitosa. L’abbandono delle terre coltivate, l’aumento del brigantaggio e quindi dell’insicurezza e l’aumento delle tasse e quindi l’ampliarsi del divario tra ricchi e poveri sono tutte caratteristiche trasferibili ai giorni nostri che favorirono l’aggravarsi di una crisi economica e sociale diffusa.
Come non notare oggi certi parallelismi, ovviamente aggravati da una situazione del tutto nuova. La crisi di sistema come conseguenza dell’insostenibilità prima ambientale, poi economica e infine sociale rendono il cambiamento, oltre che auspicabile, assolutamente inevitabile. E un cambiamento ci sarà di certo, come dall’impero e dalle ville romane si passò ai regni e ai feudi, oggi dalle multinazionali e dagli stati-nazione si passerà a un’economia e a una vita fortemente localizzata, un regionalismo davvero globalizzato che possa mettere in relazione continua molteplici esperienze e permettere all’uomo di esprimere a pieno le sue potenzialità nel suo interessere armonioso con il suo ambiente vitale. 

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