«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 21 maggio 2012

Essere incompresi nell’era dell’abbondanza

Molti dei miei amici che mi vedono andare in bicicletta tutti i giorni pensano che lo faccia puramente per un fattore ecologico, altri pensano che io sia un gran spilorcio che vuole risparmiare su qualsiasi cosa faccia, o che sia una sorta di santone che auspica un ritorno all’età della pietra, alla clausura e all’austerità monastica. Credo che addirittura alcuni pensino che uso la bicicletta perché le mie condizioni economiche non possano permettermi di meglio. La bicicletta è comunque vista come qualcosa di arretrato e inferiore, soltanto perché è tecnologicamente più semplice e antecedente dei mezzi motorizzati, ma non per questo è meno efficiente ed efficace, anzi. Pochissimi riescono a capire cosa c’è dietro all’atto innocente di usare la bicicletta per i propri spostamenti giornalieri. Vedere esclusivamente l’aspetto ecologico o economico è riduttivo. Alle spalle di tale scelta vi è un entroterra culturale molto vasto.

Allo stesso modo, quando scelgo volontariamente di fare a meno di qualche schiavo energetico (auto, ascensore, climatizzatore …) la maggior parte delle persone pensa che lo faccia perché ho pochi soldi oppure perché sono taccagno. Tante persone mi vedono fare le scale e mi dicono subito: “c’è l’ascensore, non l’hai visto?”, si sbalordiscono sempre se scelgo di fare le scale quando c’è la possibilità di prendere un mezzo meccanico che fa tutto al posto tuo. Mi capita spesso che le persone hanno la mania di accompagnarmi in auto, quando io vorrei fare due passi perché mi fa piacere, e non credo lo facciano soltanto per buona educazione, ma soprattutto perché ritengono che usare i piedi quando non è necessario sia inopportuno, non ragionevole. Una cosa è andare in palestra o a correre nel parco, quello sì che ha una logica: smaltire il grasso in eccesso, tenersi in forma, mostrarsi in pubblico atletici e vigorosi. Ma se durante le nostre normali funzioni giornaliere rinunciamo a uno schiavo energetico siamo semplicemente dei tirchi, dei poveracci o abbiamo perso la testa. Non c’è altra spiegazione. 

È soprattutto per questi motivi che spesso mi sento isolato e incompreso. Io stesso che sono figlio di questa cultura dell’abbondanza da cui voglio uscire sto facendo sforzi. Se non ci alleniamo tutti quanti a pensare diversamente e a fare esercizi di alternative di pensiero, non potremmo mai uscire dal senso comune diffuso.

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