«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

mercoledì 16 maggio 2012

Appunti dai Paesi Bassi


La cultura della bicicletta, la cultura del buon senso


Pochi giorni nei Paesi Bassi mi sono bastati per comprendere il divario culturale che esiste tra olandesi e italiani. Fino ad ora avevo sentito dire che in Olanda molti viaggiano in bicicletta, lo sapevo forse da sempre, ma andare là e poter osservare come si svolge la vita di tutti i giorni mi ha da una parte sconvolto e dall’altra incoraggiato, potenziando il mio senso della possibilità. 

Vivendo in Italia si è necessariamente condizionati dalla cultura del luogo e del tempo, secondo la quale non è pensabile usare i piedi o una bicicletta quando si ha un motorino o un’auto a disposizione, persino per pochi passi. E le ragioni di ciò sono tante tra cui spicca la ragione prettamente culturale-sociale per cui usare l’auto specie se di grande dimensioni e all’avanguardia eleva l’uomo, lo rende socialmente più attrattivo nonché superiore e progredito. Inutile negarlo, il nostro paese è pervaso ormai da anni dal mito dell’auto, che non a caso ha trascinato fino a pochi anni fa la nostra economia. 

L’altro motivo fondamentale è la schiavitù psicologica-energetica nei confronti dei mezzi di trasporto motorizzati privati, che fa comunque capo a un’intensa dipendenza rispetto a ogni sistema tecnico in grado di svolgere funzioni al nostro posto. Se l’impero romano è stato messo in crisi dalla mancanza di schiavi, che svolgevano gran parte del lavoro fisico, per la mancanza di nuove guerre, oggi il sistema è messo in crisi dalla scarsità delle fonte fossili facilmente accessibili per lo spaventoso incremento delle economie e delle popolazioni dei paesi del Sud e per la loro naturale limitatezza.

Questi due aspetti sono i principali ostacoli che dobbiamo superare per applicare una nuova cultura basata sul buon senso. 

In Olanda tutti vanno in bicicletta. Seduto a un caffè osservo la strada davanti a me. Passano biciclette in continuazione. Giovani in bicicletta, donne, uomini, anziani, anche i più piccoli. In ogni dove ci sono rastrelliere ben tenute e ben fatte (alla stazione ve ne sono persino su due piani). Le biciclette sono evolute, attrezzate di tutto punto, con borse, cestini, luci, blocchi di sicurezza, doppio sistema frenante, molte sono addobbate con fiori di plastica, che in Italia sarebbero immediatamente rubati dal primo passante. Nei negozi si vende tutta l’attrezzatura per andare in bici e le piste ciclabili sono diffuse, pulite, sgombre, senza buche o interruzioni, arrivano persino fuori dai centri urbani nei paesini limitrofi. Ci sono semafori, strisce pedonali, incroci, svincoli, una vera e propria rete stradale per le biciclette. Perché in Olanda non si va in bicicletta solo quando c’è il sole e la temperatura è confortevole, non si fanno soltanto le passeggiatine la domenica o le scampagnate di centinaia di chilometri. In Olanda la bicicletta è prima di tutto un mezzo di trasporto comune, economico, ecologico ed efficace. 

Questa cultura nasce da scelte politiche. In Italia viviamo l’opposto, anche se ultimamente, anche grazie al rincaro della benzina molte persone si stanno abituando all’uso intenso della bici in città. In una città come Maastricht, pur senza avere dati alla mano, ci rendiamo conto subito che il rapporto tra biciclette e motorini è l’esatto contrario di quello di Firenze. A Maastricht le biciclette sono ovunque per le strade e pochi i motorini, a Firenze migliaia e migliaia di motorini, distese di motorini parcheggiati ovunque e pochissime biciclette. Pensate che in Olanda i motorini viaggiano nelle piste ciclabili assieme alle biciclette senza creare confusione e disagi. Immaginate una cosa del genere in Italia: semplicemente impensabile. 

I Paesi Bassi sono anche il paese dove le droghe leggere e la prostituzione sono legalizzate. La marijuana è prodotta in Olanda per l’Olanda. Fumare uno spinello e andare in una casa d’appuntamento non è un tabù, non sarà forse considerato un'abitudine retta e salutare, ma non vi è nessun pregiudizio o preconcetto. L’Italia è l’opposto. In Italia le droghe leggere e la prostituzione sono vietate e perseguite, ma sono convinto che gli italiani sono tra i migliori consumatori di tali prodotti e servizi nel mondo intero. Pensare a un’Italia dove la prostituzione e la marijuana fossero legalizzate: semplicemente impensabile. La questione è ancora una volta principalmente culturale.

Quello di cui abbiamo bisogno perciò, in Italia come altrove, è di un rinnovamento culturale basato su un buon senso condiviso e consapevole. Liberandoci da alcune pesanti illusioni che ci legano a credenze profonde come quella che un maggior reddito e un maggior consumo energetico siano sempre e comunque desiderabili e a diretto vantaggio del nostro benessere, o come quella di credere che certi oggetti come l’auto, o i soldi più in generale, abbiano il potere intrinseco di renderci migliori, più felici, invece di sostenere che sono le relazioni che ci permettono di sperimentare un profonda gioia e un forte senso di realizzazione umana. 

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