«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 26 marzo 2012

Verso l'idealità con la decrescita


Dipinto di Simone Madiai


Esiste un parametro per valutare l'idealità di un sistema tecnico, ovvero la sua capacità di perseguire una funzione utile con il minimo impiego di risorse e con il minimo apporto di funzioni dannose.
Tale parametro, che si potrebbe chiamare indicatore di idealità (Id), può essere espresso con la seguente relazione:

Id= Fu / (R+Fd)

dove Fu sta per funzione utile, o funzione principale che deve svolgere il sistema tecnico, R sta per quantità di risorse impiegate per svolgere tale funzione e Fd sta per funzioni dannose connesse, vale a dire tutti gli effetti dannosi diretti e indiretti che sono generati dal sistema nello svolgere la funzione utile.
Per risorse si intendono tutti quei fattori materiali e non che sono impiegate dal sistema tecnico nel suo funzionamento. Non si intendo perciò soltanto le risorse in termini di materiali e di energie, ma anche in termini ambientali, economici, umani, di informazione, di spazio, di tempo e così via.
Questa analisi, per quanto qualitativa e semplicistica, può essere utilizzata in ultima istanza per tutti i sistemi e non solo per i sistemi tecnici.
Usare questo parametro per valutare un sistema ci farebbe probabilmente fare delle sconvolgenti scoperte, ci permetterebbe di stravolgere le nostre convinzioni e, cosa ancora più importante, minerebbe il nostro entroterra culturale, avvizzito e intorpidito dalle campagne pubblicitarie e dal progresso invadente.
Per fare un esempio, a me molto caro, prendiamo il caso dell'automobile. La sua funzione utile principale, anche se spesso lo dimentichiamo, è quella di trasportarci da un luogo ad un altro, quindi la sua funzione risponde alla nostra necessità di spostamento. Naturalmente, il sistema automobile è uno dei sistemi per perseguire tale funzione utile, non l’unico. È bene ricordarlo.
Valutando tale sistema, potremmo quindi impiegare l'indicatore di idealità attribuendo dei coefficienti puramente qualitativi e fare dei confronti con altri sistemi. Se per esempio, vogliamo paragonare l'automobile e la bicicletta per percorrenze limitate (attorno ai 5-10 km) come quelle di una città italiana di medie dimensioni, considerando quindi una stessa funzione utile come output da mettere a numeratore del nostro indice, stimiamo per ciascun sistema i suoi costi in termini di impiego di risorse e di funzioni dannose ad essi collegate. Il risultato è sbalorditivo perché non occorrono tanti calcoli o dettagliate analisi per concludere che la bicicletta è un sistema prossimo all’idealità, mentre l’automobile non solo non è tendente all’idealità ma rischia addirittura di diventare un sistema che crea costi e danni allo scopo di svolgere una funzione utile in modo sempre meno conveniente e soddisfacente. I costi in termini di risorse energetiche, ambientali, sanitarie, economiche, di spazio, di tempo e i disagi conseguenti all’uso massiccio delle automobili, specie in città e per brevi percorsi, sono a un livello ormai da tempo non sostenibile e in continuo incremento. Se non razionalizziamo il nostro comportamento e non ci poniamo in una visione nuova e critica della società odierna, finiremo per percorrere una strada, non solo inutile, ma anche pericolosamente dannosa per tutti.
L’indicatore di idealità applicato al sistema auto, come a molti altri sistemi tecnici o di altro genere, ci permette di evincere chiaramente l’assoluta assurdità di certe nostre scelte e di certe nostre convinzioni date per assodate e per irrinunciabili. Altri sistemi funzionali, se considerati in un bilancio funzioni utili contro risorse impiegate e danni generati, degenererebbero in “sistemi per creazione di problemi”, osservando che il denominatore è in ogni caso in fase crescente mentre il numeratore è sempre più soggetto a influenze negative e restrizioni.
Ogni sistema deve essere ripensato sotto una luce diversa, razionalizzato per la sua funzione utile reale, tenendo conto delle risorse e dei danni. In questo modo scopriremmo nuovi sistemi, sistemi alternativi, magari già esistenti, magari più semplici, più piccoli e più genuini per ottenere gli stessi risultati ultimi.
Questo nuovo approccio metodologico, basato sul buon senso e sulla ragione, e accompagnato dalla rivoluzione della propria visione della realtà, porterà verso una nuova società “ideale”.

sabato 24 marzo 2012

Ikeda per la decrescita



Riporto nel seguito due brani molto interessanti tratti dal libro “Campanello d’Allarme per il XXI secolo”, un dialogo tra Daisaku Ikeda e Aurelio Peccei, edito nel 1985 da Bompiani e al momento incomprensibilmente non più pubblicato (da adesso è pubblicato da esperia editore, nota di febbraio 2015). I brani si riferiscono alle problematiche relative alle risorse energetiche.


«Il primo passo, categorico, imperativo, consiste nel limitare il consumo delle risorse energetiche. Ciò non toglie, per contro, che gli uomini agiscano in direzione diametralmente opposta, e tendano pertanto ad accelerarlo per effetto della crescente meccanizzazione. Un esempio ci viene offerto dalle popolazioni dei paesi industrializzati, che s’ingegnano di evitare ogni sforzo fisico per dislocarsi da un posto ad un altro. Invece di affidarsi alla forza muscolare fanno leva sui mezzi meccanici. Di conseguenza fanno insufficiente esercizio fisico, il che li costringe a recarsi in palestra dove per allenarsi utilizzano altre macchine. Il ricorso ai mezzi di trasporto meccanici e la frequentazione di club atletici, per esercitare il fisico invece di tenerci in forma accontentandoci di camminare, costituiscono due forme di spreco. Sarebbe preferibile che conservassimo le nostre risorse di energia per salire e scendere le scale a piedi, anziché insistere nell’uso di scale mobili e ascensori. Per eliminare li palestre basterebbe servirsi meno delle automobili e coprire ragionevoli distanze a piedi.

In aggiunta a iniziative conservazionistiche di questa specie, l’umanità dovrebbe meditare seriamente – e operare un conseguente sforzo – sull’eventualità di utilizzare l’energia del sole, dei venti, delle acque. Anziché puntare ciecamente su risorse esauribili come il petrolio, l’uranio, il carbone, occorrerebbe trarre fruttuoso giovamento dall’azione degli elementi naturali. I progetti orientati in questa direzione presentano aspetti negativi e contraddittori perché fonti di energia quali il sole e i venti sono estremamente instabili e le apparecchiature richieste per poterle sfruttare risultano assai costose. Ma se l’uomo saprà far mente locale sulle sue cognizioni e sul suo ingegno, tali difficoltà saranno sormontabili» 

Daisaku Ikeda


«Quali che siano le fonti di energia, è mia profonda convinzione che un problema cruciale risiede nell’esigenza di ridurre i consumi. Nella nostra era, altamente tecnologica e meccanizzata, i popoli manifestano la marcata tendenza a consumare soverchie energie al solo scopo di assicurare il comfort. Il condizionamento d’aria illustra eloquentemente il mio pensiero. La volontà di assicurare la costante efficienza dei lavoratori in concomitanza con le elevate temperature estive incoraggia l’uso dei condizionatori. Il desiderio di assicurarsi il medesimo tipo di comfort induce a utilizzare queste attrezzature anche in casi e in ambienti diversi, ossia nei treni, negli autobus, nelle automobili, nelle case private. Le conseguenze negative sono due. Innanzitutto il condizionamento d’aria esige, quale fonte di energia, un altissimo consumo di petrolio. In secondo luogo, il prolungato ricorso all’aria condizionata debilita il corpo umano, riducendone la resistenza alle malattie a cominciare dai raffreddori estivi. Le riserve di petrolio sono limitate. E se, in coincidenza con il loro esaurirsi, l’uomo fosse ormai così fragile da non essere in grado di sopravvivere oltre il proprio ambiente naturale?»

lunedì 19 marzo 2012

Happy Degrowth and Human Revolution - Foreword - part 1/30

We begin with the publication of the essay Happy Degrowth and Human Revolution divided in several parts. The translation is by Eleonora Matarrese.

The first part is:

Foreword



«You see things and say, "Why?". But I dream things that never existed and I ask to myself, 'Why not?"»
G.B. Shaw


Needless to say that today we are faced with epochal challenges that could change the destiny of humanity forever. We are facing crucial choices. We have responsibility and duty to choose the way we feel wiser and correct, as long as these words have meaning for us. We are in a critical moment, it is evident to everyone. The recent global economic crisis is a wake-up call and we should catch this precious signal immediately. The environmental, social, political and economic crisis are all in harmony with one another, it is not by accident. All areas of our lives are touched. All this is pointing to one direction, the direction of change.

If we do not change, if we continue our lives this way, the crisis will become more acute and alarming, painful for a growing number of people, up to be tragedy. We already know this process, being the one previous to all wars, but now it has a global scale and it may be irreversible.

We are literally destroying our planet, we are killing it, we are going to perturb the natural balance, modifying the harmony between countless factors that have taken millions of years to reach it. We are contaminating seas and oceans, we are burning oil and gas night and day, everywhere we extract minerals, deforest, create pesticides and chemical products that poison us, produce radioactive waste with eternal and devastating power. We have no respect for animals, plants, people, water resources. We produce, produce and produce. Consume, consume and consume. We create huge amounts of waste, waste on waste. Mountains of waste. We throw away as waste tones of surplus food and at the same time millions of people are suffering from hunger and malnutrition. We waste water excessively, three showers a day, a washing machine every two, a car washing every week, at the same time millions of people are forced to drink sewage water and suffer the damaging effects. We waste energy without restraint, we use the car each day, a private car every two people at least. We eagerly desire to collect objects: closets overflowing with clothes, we do not ever put some and we throw as a junk, dozens and dozens of shoes, we change phone every year, computer every three. We eat twice or three times of our needs, the thin ones in the North are in reality all overweight. At the supermarket hundred of colorful and overload shelves, ninety kinds of yogurt, twenty of milks, thirty types of toothpaste, forty of detergent. We ourselves are overflowing. Advertising bombards us constantly, we do say that we are not listening at all because we are used to it. Actually we execute what advertising orders us correctly and we consume, consume, with no limits. Because that's the progress, and progress has no limits. We hear it on the TV, which, as we know, is never wrong. Work, work, work, consume, consume, consume, waste, waste, waste: waste and pollution, waste and pollution. Forever.

We realize that our economic system is a huge industry, his basic functioning is simple: the leading role is hold by advertising which creates (or better, invents) our needs, we work to death to satisfy them and make everything not to be left behind, because those who lag get out of the game and become a wreck of this society, almost like the plastic bags you throw in the trash. The system creates needs, creates jobs and consumers who consume and create waste and pollution which, in turn, create more employment and other needs. So in the end the system produces waste and pollution to allow you to work and meet your sham needs, accepting in return the environmental damage that sooner or later also falls on your insignificant existence of loyal consumer.

Admittedly, it seems that there is something wrong in such a system. But after seeing your new plasma TV, your impressive new SUV and your handheld phone, then you think that it was worth it and you feel happy for it.

The world system today is a furious train that is traveling unrestrained straight towards a wall. We are first-class travelers and although we are comfortably sitting in the head of the train and seeing the physical limit just in front of us, we believe we can continue to travel at the same speed, without using brakes, and above all without changing the track. How can we manage to avoid the wall to where we are heading?? Is that possible??

In "Beyond the Limits of Development" of 1993, the authors provide three alternative models of choice for our future. The first two models lead to the collapse of the entire system, while the third would be the only way to avoid disasters and address the issues in a constructive way:
«A third model states that the limits are real and close, that there is exactly the time it needs but there is no time to lose. There are exactly enough energy, materials, money and elasticity of the environment and of the human virtue to complete the revolution towards a better world.
This model could be wrong. But all the evidence we have considered, from the world data to the global computer models indicate that it might be correct. There is no way to make it sure, than putting it into practice».

Change is inevitable if we want to survive for many decades on this planet in a peaceful and serene way. This text is intended to take in analysis the change to be implemented and to propose the way to go to achieve it.

We already know that the skeptics will be many but we also know that many people do not feel comfortable in this degenerated system. We want to start from this people. Change is always possible, since we decide it.

Thank you indeed.

mercoledì 14 marzo 2012

L'unico determinante




«La maggior parte della gente crede che molti problemi possano essere risolti con i soldi. Io credo che siano i soldi il maggiore dei problemi» Luca Madiai



Forse prima o poi ci accorgeremo che non possiamo fondare la società intera su di un pilastro che non ha fondamenta ben salde, non tanto perché abbia qualcosa di negativo di per sé o di sbagliato nella sua natura, ma semplicemente perché il suo ruolo non è un ruolo portante, non è un ruolo chiave, ma soltanto di mediazione. Il denaro è infatti un mezzo, uno strumento ingegnoso che permette di scambiare valori diversi tra le persone, una unità di conto della capacità di beni e servizi di rispondere a determinati bisogni, che permette lo sviluppo e l’arricchimento dei bisogni stessi. Il denaro non è che una convenzione, un accordo tacitamente sostenuto dalla società: sappiamo bene che le monete e le banconote non hanno di per sé valore intrinseco, e sempre più spesso non corrispondono neanche a un valore effettivo di riferimento.



Potremmo certamente distinguere il valore di una passeggiata nel bosco, in riva a un fiume, magari non inquinato, il valore della terra viva che calpestiamo, dell’erba, delle piante che vi nascono, dei raggi del sole, dell’aria che ci carezza, della pioggia, degli uccelli, degli insetti su una foglia. Tutte queste “cose”, che valore hanno per noi? si possono monetizzare ? il mercato è forse in grado di dare un prezzo all’aria pulita, al vento, al sole, al mare ? Di fatto questi elementi sono indispensabili alla nostra vita, hanno un valore intrinseco indiscutibile; al contrario il denaro è soltanto un valore convenzionale, fittizio, un puro strumento economico, completamente vuoto se non propriamente associato e dipendente da oggetti che hanno valore intrinseco.



Quando però il sistema economico-industriale opera e prospera non sta forse basando il suo sviluppo unicamente su elementi di valore intrinseco ? è il denaro a muovere l’economia ? o sono forse le persone, gli animali, la terra, le piante, i minerali, l’acqua, il sole. Quando noi accendiamo un motore a combustione non stiamo forse usando l’aria come un comburente essenziale e come un serbatoio di scarti di reazioni chimiche, non lo stiamo forse usando violentemente contaminandolo ? Su larga scala, quando le emissioni di gas di scarico non sono più trascurabili rispetto all’aria totale respirabile dell’atmosfera terrestre, stiamo usando l’aria pulita come risorsa indispensabile e la restituiamo impoverita e dannosa per la vita stessa.



In tutto questo il denaro che ruolo ha ? Nessuno. Ha il ruolo di inerte spettatore, sfruttato dall’avidità e dall’ignoranza umana per compiacere le sue ambizioni e sopraffare il suo ambiente. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il denaro non ha anima, non è essenza vitale come l’aria, l’acqua o una roccia: è solo una formalità di transizione.



Oggi siamo troppo abituati a pensare allo sviluppo, al benessere e alla felicità come strettamente dipendenti dal denaro. Pensiamo fermamente che senza denaro non sarebbe possibile niente, che il denaro deve essere creato e accumulato a un ritmo crescente per permettere alla macchina economica di non rallentare, di non guastarsi e di non fermarsi. Se pensiamo alla società che abbiamo costruito negli ultimi decenni, ci accorgiamo che abbiamo delegato tutto al denaro, persino noi stessi, la nostra cultura, la nostra salute, la nostra sicurezza. Il denaro regna sul mercato, il mercato decide su tutto: tutte le scelte che facciamo in ultima analisi passano attraverso una valutazione economica di mercato che stabilisce ciò che vale la pena da ciò che non vale la pena. Per tale motivo, nonostante sia illogico e snaturato, e contro il valore intrinseco della nostra vita, il denaro è di fatto oggi l’unico determinante.

mercoledì 7 marzo 2012

Sinonimi pericolosi



«Non dovremmo aver paura di cambiare mentalità, di vedere le cose da un altro punto di vista. Non ci dovremmo affezionare a concetti comodi, o a verità consolidate dal tempo. Tutto è in evoluzione. Noi esseri umani stiamo evolvendo nel nostro cammino su questo pianeta, stiamo crescendo giorno dopo giorno, non abbiamo mai smesso di farlo. L’unica differenza è che fino ad oggi abbiamo rivolto lo sguardo solo al di fuori di noi stessi. Adesso è arrivato il momento di crescere dentro» Luca Madiai


Le parole che usiamo racchiudono vasti concetti, costrutti mentali, un vero e proprio entroterra culturale che noi abbiamo creato nel tempo e che è in continuo mutamento.
Curare le parole che usiamo, e ancor di più il loro senso culturale profondo, è fondamentale per uscire dalla triplice crisi attraverso un cambiamento di prospettiva desiderabile.
Senza alcun dubbio, ci sono parole che oggi vengono abusate, strumentalizzate, schiavizzate all’insegna della crescita senza tregua. Tra queste svettano sicuramente termini come: ecologico, green, ecosostenibile, biologico e via discorrendo. Questi termini sono molto pericolosi, perché difficilmente vanno ad associarsi con qualcosa che abbia davvero a che fare con relazioni armoniose e sostenibili con l’ambiente, piuttosto sono stratagemmi di marketing per trovare nuovi spazi sul mercato. Sebbene siano belle parole e con connotati di buon costume e buone intenzioni, spesso sono usate impropriamente o sfruttate per il loro fascino ammaliante e per il loro essere così in voga. Perciò, con tutto il rispetto che si può avere per queste belle parole, è bene comunque stare molto all’erta e non cadere in facili tranelli.
Alcuni termini oggi sono pericolosi perché sono usati come sinonimi e spesso confusi, come se una loro relazione, anche se non stretta e dipendente, sia sufficiente a identificarle l’una nell’altra, di modo che richiamando l’una subito associamo automaticamente l’altra. Ciò è tra le cose più tossiche della nostra crisi culturale: è la perdita del discernimento, della direzione che vogliamo intraprendere, è il non rendersi conto che esiste sempre un’alternativa.
Alcuni esempi di questi binomi oggi erroneamente considerati sinonimi sono: ricchezza-abbondanza, sobrietà-povertà, semplice-arretrato, contentarsi-insoddisfazione, sviluppo-crescita, economico-conveniente, nuovo-migliore, vecchio-superato, progresso-modernità, limite-ostacolo, bene-merce, concorrenza-competizione, ecc.
È ovvio che confondere tali termini deriva da un impoverimento culturale sostenuto dai media e dal consumo di massa e rinforzato da credenze distorte basate su verità illusorie. Tra queste detiene una posizione di rilievo l’illusione che la ricchezza sia un accumulo materiale senza limiti e quindi legata al concetto di abbondanza, ovvero di eccesso, come condizione indispensabile per la felicità e il benessere. Tale concezione non solo non prevede il senso del limite, ma lo ritiene dannoso e ostile allo sviluppo della vita stessa. L’abbondanza richiama all’eccesso e al sovrappiù, quindi ci esorta a eccedere, a non tenere in considerazione le risorse primarie, la loro propria natura, e a non rispettare la loro fragilità e finitezza. La ricchezza vista come abbondanza è una visione distorta della realtà perché tiene in considerazione solo l’aspetto quantitativo, non qualitativo, e riguarda principalmente l’aspetto materiale, delegando ad esso quello spirituale, visto più che altro come una condizione interiore di appagamento esteriore. Invece la visione della ricchezza come il livello di varietà, di diversità (come è definita in biologia), acquisisce oltre che valori quantitativi e materiali, senz’altro importanti, anche valori qualitativi, morali e spirituali: un vero e proprio valore aggiunto non visibile che accompagna e arricchisce, nel senso più vero della parola, l’uomo di una condizione interiore elevata.
Detto ciò, se pensiamo al binomio limite-ostacolo possiamo fare tantissimi esempi nella vita di tutti i giorni per capire tale ricorrente accostamento. Mai più di oggi il limite viene visto come ostacolo. Nell’antichità i limiti erano temuti, rispettati per pavidità, e solo pochi temerari e superbi osavano valicarli, come Ulisse le colonne d’Ercole. Oggigiorno invece i limiti non sono più temuti, anzi, sono considerati dei veri e propri ostacoli da valicare per far strada al progresso inarrestabile dell’Uomo, della sua illimitata capacità di dominare e controllare il suo ambiente. Tutti i limiti vengono messi in discussione, alcuni addirittura ignorati perché scomodi a tale visione positivista. Il limite per antonomasia, la morte, diventa una cosa dalla quale rifuggire, dalla quale si può e si deve tentare di allontanarsi o che si deve dominare e sconfiggere. I limiti stessi del nostro pianeta sono ostacoli, quindi barriere che si possono e si devono superare, con cieco ottimismo e forzato coraggio.
La differenza tra sobrietà e povertà o indigenza è notevole e spesso ignorata. Sobrietà non è associabile con la rinuncia, con il sacrificio o con l’autolimitazione, invero è riferita alla consapevolezza dei limiti fisici esistenti e della incapacità, superata una certa soglia, di trovare soddisfazione nell’appagamento dei soli bisogni materiali o nell’accumulo di oggetti come mezzo per realizzare se stessi e raggiungere felicità e benessere. È la consapevolezza che dentro di noi esistono illimitate potenzialità per godere di una vita piena e appagante, che oltre ai bisogni primari è necessario soddisfare e curare anche i bisogni relazionali dai quali il nostro sostentamento dipende. In ultima analisi la sobrietà è la consapevolezza che tutto è interconnesso, che non c’è fenomeno isolato. Pensare alla sobrietà come a un ritorno alle fatiche, alle privazioni, alla scarsità di risorse significa avere una visione distorta, significa non concepire alternative, significa aver limitato il proprio senso della possibilità. Mentre la povertà è legata intimamente con lo sfruttamento, con la violenza, con il contrasto, con l’avidità, con l’ignoranza, con l’odio, la sobrietà è piuttosto relativa alla compassione, alla consapevolezza, al buon senso, all’equilibrio, all’armonia, alla saggezza.

lunedì 5 marzo 2012

Elogio del Vento




Il vento soffia senza preavviso
Il vento gela e porta via il fiato
Il vento dà consiglio
Il vento conforta gli animi perduti

Il vento solleva foglie secche
e speranze ormai cadute
Il vento fischia e suona
melodie remote
Il vento corre per i prati
e per i mari
Il vento accarezza la pelle
e sussurra nei timpani
Il vento passa
e non torna indietro mai

Il vento è forza della natura
Spirito del tempo atmosferico
Cavallo in carica d’assalto
Rapido scrigno d’energia

giovedì 1 marzo 2012

Riunione plenaria Circolo Fiorentino per la Decrescita Felice

Domenica pomeriggio 11 Marzo 2012 ore 16,00 ci incontriamo a Bargino (San Casciano V.P.)
per dare nuova vita al

CIRCOLO FIORENTINO

DEL MOVIMENTO DELLA DECRESCITA FELICE

Sarebbe bello incontrarsi in tanti,
con tutte le persone interessate a dare un loro contributo,
per gettare le basi per una felice ripartita.

Abbiamo pensato a una gita fuori porta per poterci incontrare in tanti per un pomeriggio piacevole.
Troverete sotto le indicazioni stradali.

Sarà una RIUNIONE PLENARIA e avremo modo anche di votare
le varie cariche !

Organizzatevi in “carpooling” ( più persone possibili in una macchina)
e portate un “Transition Kit”( bicchiere, posate e tovagliolo personale)
per dare un buon esempio nel nome della decrescita felice.
E’ gradito un contributo salato/dolce o bevanda.

Per maggiori informazioni scrivi a creazione.valore[AT]gmail.com

Dentifricio fai da te



Il Circolo Fiorentino per la Decrescita Felice si è autoprodotto il dentifricio presso l'associazione "Salati Bene" di Montespertoli. Questo è il video che riassume i momenti salienti della preparazione ed offre la ricetta con ingredienti e quantità.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Archivio blog