«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 30 gennaio 2012

La Terra è finita, andate in pace


«Il comportamento della crescita somiglia a quello degli schizofrenici, che con una mano costruiscono qualcosa e con l’altra la distruggono» Stefano Bartolini


Da quando l’Uomo è su questa Terra ha tentato in tutti i modi di sopravvivere in condizioni ostili, si è sviluppato e rafforzato nonostante le difficoltà persistenti. Raggiunto un certo dominio della natura tramite l’agricoltura e l’allevamento ha cominciato a sviluppare sempre più le sue capacità intellettive e le sue abilità tecniche, fino ad arrivare alla rivoluzione industriale, alla scoperta della macchina mossa dal calore.
Da allora, il suo rapporto con la Terra è cominciato a cambiare. Nello stesso periodo ha scoperto nuove risorse, “materie nere” nascoste nell’interiora del pianeta. È iniziata una vera e propria corsa. Lo sviluppo non si è mai arrestato. Le guerre hanno dato palcoscenico alle grandi innovazioni tecniche e la distruzione che hanno apportato ha permesso un ulteriore margine di crescita. Nel secondo dopo guerra l’Uomo si è immediatamente reso conto che per avanzare ulteriormente ha bisogno di distruggere per ricostruire, ha bisogno di consumare sempre più in fretta, sempre più insensatamente. L’Uomo ha dovuto inoltre dividere il mondo in Nord e Sud, una parte dove si saccheggiano le risorse, l’altra dove si consumano. Globalizzando il pianeta sta tuttora tentando di portare questo modello insostenibile in nuovi continenti.
Mai negli ultimi secoli l’Uomo si è chiesto se quello che stava facendo era saggio. Mai si è preoccupato del suo futuro. Mai come adesso non lo sta facendo. In tutto ciò l’Uomo continua a correre come se esistesse una meta da raggiungere, come se fossimo tutti in eterna competizione per qualcosa, senza accorgersi che le risorse della Terra, su le quali vive e prospera, sono limitate e delicate, che gli equilibri sui quali le risorse si rinnovano sono precari.
L’Uomo si sta rendendo conto di aver intrapreso una corsa frenetica che pare senza uscita. Un rallentamento può condurre al crollo drastico del sistema. Cambiare in corsa non è banale, è rischioso e i dovuti passi devono essere attentamente calcolati.
Ad ogni modo, abbiamo bisogno di un segnale che ci riconduca sulla retta via. Piccole voci che si alzano dal basso forse non saranno sufficienti e tempestive. Occorrerebbe una voce imponente, un’unica voce al di sopra delle parti, qualcuno con un’autorità propria. Magari l’avvento di un nuovo messia, magari proprio nel 2012, che scenda tra gli uomini e si appelli loro così: «La Terra è finita, andate in pace».

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