«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

giovedì 8 settembre 2011

Appunti dal Portogallo. Considerazioni personali sulle questioni ambientali e dintorni.

Al termine di questa breve ma intensa esperienza portoghese, e vista anche la tematica principale sulla quale verteva l’intero progetto, ovvero l’ambiente, ritengo opportuno nonché dilettevole riportare a margine alcune piccole impressioni personali sulle questioni ambientali e la loro incidenza nella vita di tutti i giorni.

Ancor prima di arrivare, sorvolando il Portogallo in aereo e poi percorrendo le strade a grande scorrimento, si notano diversi impianti eolici in funzionamento, soprattutto sui crinali di monti non troppo elevati. Infatti, già nel 2008 in Portogallo erano installati 2862 MW di eolico e 3898 MW alla fine del 2010, risultando il sesto paese nella comunità europea per potenza installata e il quinto (31 MW/1000 km2, al 2008) se si considera la potenza installata sull’unità di superficie del territorio nazionale [1]. Per termine di paragone, il carico elettrico di picco in Portogallo oscilla solitamente tra 7 e 10 GW, quello italiano è ben superiore (~45 GW).

Lo sviluppo del fotovoltaico ha raggiunto e superato i 130 MW di potenza di picco installata alla fine del 2010 [2]. Una quantità ancora piuttosto limitata, ma che comunque è destinata a crescere nel prossimo decennio.

Come in tutti gli altri paesi, anche in Portogallo la diffusione di impianti alimentati ad energia rinnovabile è strettamente legata alle decisioni politiche in materia di incentivi statali che permettano investimenti sicuri e ne riducano il tempo di ammortamento a circa 7-8 anni.

La tutela del nostro ambiente e la sostenibilità delle nostre attività sono ben lontani dall’essere completamente salvaguardati dal crescere esorbitante delle fonti rinnovabili, che pur rappresentano una buona direzione per il nostro futuro.

Ancora più importante e decisivo sarà il nostro comportamento sostenibile nella vita quotidiana, che influenzerà di conseguenza tutti gli altri ambiti.

Cominciando dai trasporti, sicuramente il mezzo più utilizzato in Portogallo è l’automobile. Escludendo Porto e Lisbona che sono ben servite nelle loro aree urbane da un’efficace rete di bus, tram e metro, le restanti città portoghesi, tutte di piccola e media dimensione sono principalmente a “misura d’auto”.

In una cittadina come Viseu, ad esempio, con i suoi 93500 abitanti [3], ha una vasta diffusione superficiale e una bassa densità di abitazione (Siena con i suoi 54526 abitanti ha una densità di 461 ab./km2 contro i 184 di Viseu [3]), sfavorendo di conseguenza il funzionamento efficace dei mezzi di trasporto pubblici, nonché delle biciclette.

Passeggiando per le vie di Viseu, che non siano quelle del piccolo centro storico, ci si sente veramente soli sui marciapiedi, pochi sono i pedoni che percorrono tratti rilevanti, pochissime le biciclette. In Italia le cose vanno forse peggio, certe volte viene persino da pensare che alcune zone della città siano state pensate e costruite per le automobili e non per le persone.

Devo ammettere però che i pedoni portoghesi, a differenza degli italiani, sono solitamente più rispettati, specie nell’attraversamento sulle strisce. In Portogallo è sufficiente avvicinarsi alle strisce pedonali per far rallentare e fermare anche con estremo anticipo le automobili che sopraggiungono rapidissime. In Italia, il pedone guardingo deve cogliere l’attimo utile per potere fare un guizzo tra una macchina e l’altra, senza sperare di veder qualcuno rallentare per permettere il suo passaggio sicuro.

Una città come Viseu, capoluogo del relativo distretto, non ha una stazione ferroviaria e il servizio di autobus urbano non è molto popolare, specialmente tra i giovani. L’esempio lampante dello spreco di risorse è la costruzione della funicolare, una goffa cabina che viaggia su dei binari a una velocità imbarazzante per un percorso che non raggiunge neanche i 400 metri, e di cui solo la metà in salita. Per fortuna il biglietto è gratuito!! Altrimenti non la userebbe davvero nessuno, neanche qualche curioso turista.

In città non sono presenti piste ciclabili, né strutture per il parcheggio delle biciclette. È stata realizzata una pista ciclabile che dalla periferia percorre diversi chilometri fuori città, e che quindi è prevalentemente utilizzata per scampagnate domenicali.

La mia impressione è che, in Portogallo, come in Italia (in Italia siamo messi male anche nelle grandi città), l’automobile è un forte elemento culturale alla base della società, un elemento cardine da cui pochissimi possono prendere le distanze. L’auto è vita, senza auto non c’è spostamento, non c’è lavoro, non c’è vita. Ma in realtà, l’auto, oltre ad inquinare, provocare disagi (stress, rumore, traffico) e morti sulla strada, l’automobile ha anche un pesante effetto come disgregatore sociale.


Zona periferica di Viseu – dominata dalle auto

Uscendo la sera per bere qualcosa si nota subito quanto sia economica la birra portoghese e quanto sia piacevole consumarla al tavolo parlando con gli amici. La quantità di bottigliette di vetro accumulate ogni sera nei bar è enorme. Fa comunque piacere sapere che il vuoto viene reso indietro, infatti provando ad allontanarsi dal bar con la bottiglia in mano non ancora vuota veniamo rincorsi dal cameriere e gentilmente pregati di finire la birra e rendere a lui il vuoto. In Italia non accadrebbe mai una cosa del genere.

Passando da un bar all’aperto a una discoteca al chiuso veniamo invasi dal fumo delle sigarette, che per gli italiani ormai è solo un brutto ricordo. In Portogallo, ancora oggi, in quasi tutti i locali pubblici è permesso fumare senza alcuna restrizione.

L’aria condizionata è molto utilizzata in Portogallo e spesso se ne fa abuso, d'altronde come in tutti i paesi “sviluppati”. Dà stupore vedere i condizionatori accessi, anche quando non c’è un effettivo bisogno, sparare aria gelida che crea fastidio anziché apportare sollievo.

Dopo pochi giorni di ottima cucina portoghese, ci si rende conto che il piatto principe della cucina locale è la carne, accanto al pesce non molto caro. Passeggiando per le strade di Viseu si può sentire l’odore di carne grigliata persino alle ore più improbabili. La dieta portoghese, non proprio gemella di quella mediterranea, lascia largo spazio alle proteine animali, sfavorendo un’alimentazione più salutare e più rispettosa dell’ambiente e delle risorse naturali, basata invece su cereali e legumi. In Portogallo mangiare carne più di una volta al giorno è normale.

Come in Italia, i supermercati portoghesi sono ben forniti di ogni tipologia di prodotto, nelle varianti, colori, confezioni più disparati, tutto assortito e super conveniente. Si fa un largo uso di bottiglie in plastica per l’acqua, ma la cosa che stupisce sono le birre e tutte le altre bevande in bottiglia o lattina nella loro versione mini, ovvero in una dimensione ridotta da 20 cl, praticamente un solo bicchiere. Davvero molto carine come soprammobili, ma effettivamente un grosso spreco di materiale ed energia.

In un pomeriggio assolato ma non assolutamente afoso, percorro la tangenziale del centro storico, camminando sul marciapiede deserto, accompagnato soltanto dal rumoroso sfrecciare delle automobili (i motorini, che spesso fanno più rumore, per fortuna sono molto rari). Salendo per un tratto a un certo punto, sulla destra, si apre uno scorcio sul centro della città, con la suggestiva vista della cattedrale dominante la parte più alta. Colpito da quel panorama e dal calar del sole che lo rende ancor più invitante, non posso fare a meno di estrarre la macchina fotografica per immortalare quello spettacolo. Abbassando lo sguardo però l’estasi dovuta al paesaggio ridente si trasforma in cupa delusione nel vedere quanta sporcizia e quanti rifiuti siano abbandonati nel prato davanti a me. Il mio scatto né è rimasto tristemente impressionato.



Vista della cattedrale di Viseu

Negli ultimi giorni della mia permanenza colgo l’occasione di visitare per un giorno intero il festival musicale Andanças, che si tiene ogni anno in agosto in Carvalhais nei pressi di S. Pedro do Sul. L’evento mi colpisce a cominciare dalla presentazione sul sito e dalle indicazioni per raggiungere il luogo nelle quali si evidenziano le emissioni di CO2 che si possono risparmiare utilizzando i mezzo pubblici e incoraggiando i partecipanti a prendere il servizio bus dedicato all’evento con ulteriori sconti. Il festival comprende workshop di varie tipologie, principalmente di danza e di musica. Nel pomeriggio si susseguono lezioni di gruppo per svariati tipi di balli, altri workshop sono dedicati alle tematiche di sostenibilità ambientale come ad esempio l’impiego di erbe e composti naturali.

Il festival include anche un camping in una pinetina e un’area ristoro. Il tutto gestito e organizzato interamente da volontari che prestano il loro contributo in cambio della partecipazione gratuita al festival nelle ore libere (4 ore di lavoro ciascuno).

Un grande segno di civiltà, oltre che di coscienza ambientale, è l’assoluta assenza di bicchieri e bottiglie di plastica o di carta e di lattine. Ogni bar serve le bevande direttamente nei bicchieri delle persone; infatti ognuno ha la possibilità di comprare un bicchiere di latta e di usarlo al bar per bere ciò che ordina, oltre che per bere l’acqua liberamente distribuita in tutto il campo tramite un sistema di tubazioni e fontanelle diffuse. Persino la mattina è possibile fare colazione usando la propria “tazza”, doverosamente ripulita dalla sera prima. Un’idea banale ma che funziona benissimo e che probabilmente vale più di tante complesse manovre ambientali concepite dai politici nei palazzi di potere.

Sulla stessa riga, alla mensa il cibo è servito con piatti e posate non di plastica o carta, che ognuno, finito il pasto, deve sistemare accuratamente nella relativa cesta per poi essere lavati. Un’altra cosa che mi colpisce e incuriosisce mentre faccio la fila all’ingresso della mensa, collocato in posizione bene visibile per tutti, è un grosso contenitore trasparente nel quale viene gettato via via il cibo che resta sui piatti una volta puliti. Una scala graduata riporta la quantità in tonnellate di alimenti sprecati raggiunta. Anche questa è una semplice trovata per sensibilizzare tutti quanti al minimo spreco di una risorsa così preziosa come il cibo, e perché no, allo stesso tempo anche una sorta di trofeo alla buona condotta di ciascuno dei partecipanti, visto che il livello resta sempre basso col passare del tempo.

Queste piccole accortezza, come molte altre semplici idee, sono prove evidenti del fatto che la prima azione nel contrastare un uso incivile e irrispettoso dell’ambiente e delle sue risorse scaturisce proprio da banali, ma geniali, accorgimenti. Per rispettare l’ambiente e vivere da persone civili in una società civile non occorrono esclusivamente tecnologie avanzate e costose, ma ancor più incisive sono le piccole pratiche di serena e pacifica sobrietà.

Festival Andanças - Area relax


Luca Madiai

Viseu, agosto 2011


Riferimenti bibliografici

[1] Dati estratti dalle statistiche presenti nel sito http://www.ewea.org/

[2] Dati estratti dalle statistiche presenti nel sito http://www.eurobserv-er.org

[3] Dati Wikipedia

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