«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 18 luglio 2011

DFRU: Cominciamo noi, noi per primi, parte 29/30

Dipinto di Ciro D'Alessio


Ad un’attenta analisi, il "nemico" principale però non risulta essere il sistema globale in quanto tale, ma se dovessimo individuare un nemico da sconfiggere dovremmo allora puntare il dito su noi stessi e in particolare sulla nostra convinzione di ritenerci impotenti e ininfluenti. Il fatto di ritenere i grandi problemi dell’economia mondiale, della povertà, delle guerre, dell’ambiente, distaccati dalla nostra vita quotidiana e sentirci assolutamente inermi, come schiavi di un meccanismo controllato dall’esterno, è la prima causa del deterioramento attuale in tutti i campi ed è proprio questa passività e subordinazione cieca che dobbiamo combattere. Se pur complessi e concatenati, le questioni del mondo odierno rispecchiano fedelmente la condizione vitale e la volontà della gente comune.
A proposito della nostra impotenza Tiziano Terzani scrive: «A volte mi chiedo se il senso di frustrazione, d’impotenza che molti, specie tra i giovani, hanno dinnanzi al mondo moderno è dovuto al fatto che esso appare loro così complicato, così difficile da capire che la sola reazione possibile è crederlo il mondo di qualcun altro: un mondo in cui non si può mettere le mani, un mondo che non si può cambiare. Ma non è così: il mondo è di tutti» [26].
E aggiunge ancora: «… l’individuo è sempre più disorientato, si sente al perso, e finisce così per fare semplicemente il suo piccolo dovere nel lavoro, nel compito che ha dinanzi, disinteressandosi del resto e aumentando così il suo isolamento, il suo senso di inutilità. Per questo è importante, secondo me, riportare ogni problema all’essenziale. Se si pongono le domande di fondo, le risposte saranno più facili» [26].
Portare le questioni alla radice, porsi le domande più semplici, andare al fondo delle cose, all’essenziale, fare chiarezza, riordinare e semplificare il complesso, queste saranno le azioni vincenti nel futuro. Semplificare il complesso, non complicare il semplice. Andare alla ricerca degli equilibri tra gli opposti, non eliminare ma equilibrare, non crescere ma armonizzare.
Andare alla radice del problema significa individuare la causa e agire su di essa (e non sull’effetto come siamo abituati a fare oggi), trasformandola usando proprio le potenzialità racchiuse nel problema stesso. Si sente dire che il nostro nemico oggi è la crisi economica: niente di più sbagliato. La crisi è preziosa perché ci avverte che le cose non vanno, che c’è bisogno di cambiare, e più forte è la crisi e più profondo deve essere il cambiamento. Il nemico vero non è la crisi (cioè l’effetto), ma il sistema economico (ovvero la causa) che è stato creato da noi, uomini. Cambiando noi, cambieremo la causa e di conseguenza l’effetto che apparirà sarà diverso e in perfetta coerenza con la causa che l’ha determinato.
Le azioni più banali saranno sicuramente le più efficaci: come ad esempio annullare gli sprechi e i rifiuti, fino al punto di non concepire più neanche la parola spreco o rifiuto (esempio banale: l’ascensore del mio condominio ha una luce al neon che resta accesa 24 ore su 24 inutilmente, sarebbe sufficiente installare un sistema che controlla il peso sul piano dell’ascensore per far funzionare la luce solo quando serve). Eliminare la produzione di armamenti, di armi batteriologiche, di droga, di composti tossici saranno azioni che non potranno che apportare beneficio all’umanità.
Sia nelle questioni banali che complesse l’approccio sarà lo stesso, cioè quello di partire da noi stessi. Ognuno di noi, esseri comuni, insignificanti davanti alle intricate questioni internazionali, si alzerà, alzerà la testa, si sveglierà da un sonno profondo e sceglierà, deciderà profondamente di cambiare. Agirà per il bene di tutti, creando valore (bellezza, bene e guadagno) nella società. Lo slogan sarà la famosa frase di Gandhi: «Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere».

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