«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 30 maggio 2011

DFRU: La nuova rivoluzione è umana, parte 22/30

Tante rivoluzioni ha visto l’umanità, dalla rivoluzione dell’era della pietra, alla rivoluzione agraria, scientifica, industriale, francese, socialista, informatica. Ogni rivoluzione comporta un cambiamento rapido e profondo nella società, nel modo di pensare, nella politica, in tutte le sfere della vita umana. Sono state tentate rivoluzioni in tutti i continenti e in tante epoche, sempre con l’ideale di migliorare la condizione della gente comune. L’unica rivoluzione che non è mai stata tentata, l’unica sfera che non è mai stata toccata da una rivoluzione nella storia dell’intera umanità è quella spirituale, una rivoluzione dell’uomo, una rivoluzione umana.
Ikeda scrive: «Esistono molti tipi di rivoluzione: politica, economica, industriale, scientifica, artistica... ma non importa cosa cambi, il mondo non migliorerà fino a che le persone stesse rimarranno egoiste e senza compassione. Quindi la rivoluzione umana è fra tutte quella fondamentale e, contemporaneamente, necessaria per il genere umano» (dal blog http://pantareinova.blogspot.com/).
La rivoluzione umana non riguarda nessuno aspetto della nostra vita se non la nostra vita stessa, il nostro essere umani, la nostra interiorità. Parlare di rivoluzione umana significa quindi intraprendere un percorso di cambiamento interiore profondo che va a mettere in discussione le nostre sicurezze, i nostri pregiudizi, le nostre idee preconcette, demolendo soprattutto tutti i limiti che la nostra razionalità ci mette davanti in continuazione. Significa andare controtendenza, agire in modo da trasformare la nostra innata attitudine alla lamentela, alla negatività, all’insicurezza. Perciò si tratta di individuare i nostri limiti e sofferenze interiori, farle nostre, e trasformarle a partire da noi stessi. Non si tratta semplicemente di autodisciplina, ma di un processo costante e intenso che va ad incidere nella parte più intima e pura della nostra vita stessa: quella che in gergo buddista è detta buddità, lo stato vitale che coincide con la totale consapevolezza che la nostra vita e quella dell’universo intero coincidono. Questo è ciò che insegna il Buddismo di Nichiren Daishonin [9].
«Attraverso una trasformazione spirituale interiore le persone possono risvegliarsi a un autentico senso di sacralità della vita, che contrasta l'indifferenza e la sfiducia nei confronti dell'esistenza che sono alla radice di tutti gli errori della società contemporanea. Questa trasformazione interiore è quindi la base per realizzare allo stesso tempo la felicità individuale e una società pacifica». (rivista Buddismo e Società n. 132)
Questa trasformazione interiore parte da noi stessi, siamo noi stessi che decidiamo di cambiare, di metterci in discussione e di sfidarci, ma questo non esclude gli altri, anzi gli altri diventano un componente cruciale del nostro cambiamento. Sostenere le altre persone, incoraggiarle, trasmetterle la nostra esperienza, trasformare la sofferenza che gli altri scatenano dentro di noi, chiude il cerchio della nostra rivoluzione umana che altrimenti sarebbe incompleta.
La rivoluzione umana di ogni singolo individuo e della società intera è quindi la condizione necessaria affinché un vero cambiamento su tutti i livelli (politico, economico, sociale, ambientale) possa essere effettivamente messo in opera in tutto il pianeta.
Questa nuova rivoluzione è già in atto, dal secondo dopoguerra, grazie all’organizzazione internazionale Soka Gakkai, che promuove una società basata sul dialogo, la cultura e l’educazione come mezzi per un mondo di pace e dignità umana [9].

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