«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 23 maggio 2011

DFRU: Il principio di non separazione o unicità, parte 21/30


Un altro concetto fondamentale, un tassello portante del castello culturale che stiamo costruendo, è il cosiddetto principio di non separazione o di unicità. Spesso, nel Buddismo ci si riferisce a questo principio usando l’espressione “due ma non due”, stando a indicare la copresenza di due aspetti distinti in un’unica entità. Questo significa che molti aspetti della realtà sembrano separati e nettamente circoscrivibili, ma non sono altro che due modi di essere, di manifestarsi, di un tutt’uno, le due facce di una medaglia.
Dalla nostra cultura cristiana e occidentale, siamo abituati a vedere il mondo e la vita separati e a catalogare in modo esatto i suoi fenomeni: ad esempio separiamo e distinguiamo il bene dal male, tanto che nel cristianesimo esistono proprio due luoghi fisici ultraterreni distinti, distinguiamo l’anima dal corpo, l’esterno dall’interno, la vita dalla morte.
Nella filosofia buddista invece questa distinzione netta e precisa non esiste proprio. Anzi il buddismo insegna la non dualità, due ma non due, spiegando che non c’è separazione tra gli aspetti contrapposti di uno stesso fenomeno o entità. Non c’è separazione tra corpo e mente (o anima), tra vita e ambiente, tra noi e gli altri, tra noi e l’Universo: si tratta solamente di due espressioni della stessa realtà. In particolare, materia e spirito non sono separabili, divisibili, l’uno non può esserci senza l’altro, allo stesso modo un ambiente non è tale se non esiste forma vivente che lo abita, e viceversa.
Il buddismo elenca dieci unicità [13]. Tra queste, noi prenderemo in considerazione brevemente solo l’unicità di corpo e mente e l’unicità di vita e ambiente.

Unicità di corpo e mente
Il corpo e la mente sono due manifestazioni della stessa realtà: materia e spirito. Qui mente va letta come tutte le attività mentali e invisibili, compresi sentimenti, emozioni, volontà, percezione. La scienza e la medicina confermano, in modo sempre più convincente, questo principio. La psicosomatica ne è un esempio lampante. La nostra condizione mentale e psicologica influenza le nostre cellule e il nostro fisico in tutto il suo essere e viceversa. Non è possibile separare il corpo dalla mente, non è possibile immaginare l’una senza l’altra. In questo modo si spiegano le non rare guarigioni miracolose da malattie ritenute dai medici incurabili. Il potere vitale e distruttivo della nostra mente e del nostro spirito è indefinito e sicuramente noi umani ne conosciamo solo una piccola parte.

Unicità di vita e ambiente
La vita e il suo ambiente sono in continua interrelazione tra di loro, sono legati da una serie di relazioni di causa-effetto. La vita è costituita dagli esseri senzienti, che hanno cioè la capacità di interagire con l’esterno tramite organi di senso, mentre l’ambiente è costituito dagli oggetti insenzienti, l’ambiente fisico e non dove la vita sviluppa le sue funzioni. Secondo il principio di unicità quindi, vita e ambiente sono inseparabili e la loro distinzione è solo una questione di forma, perché nella sostanza si tratta di due aspetti del medesimo fenomeno. Non si può pensare l’uno senza l’altro. Nichiren Daishonin scrive: «Come senza il corpo non c’è ombra, così senza essere vivente non c’è ambiente. Inoltre, l’essere vivente è formato dall’ambiente» (Gosho: “Sui presagi”).
Si potrebbe dire inoltre che l’ambiente è il riflesso della vita che lo abita: proprio come uno specchio riflette fedelmente la nostra immagine, il nostro ambiente rispecchia la nostra interiorità, le nostre cause, il nostro stato d’animo, le nostre azioni in generale, il nostro atteggiamento.
Questo principio può essere approfondito con lo studio della teoria di ichinen sanzen (per la quale rimandiamo alla bibliografia [12],[13]), ma già da questo primo approccio possiamo capire bene quali siano le deduzioni logiche che ne derivano.
Parlando di unicità tra vita e ambiente, e quindi tra uomo e natura, andiamo a sconvolgere quello che è sempre stata la visione occidentale di sottomissione della natura al servizio dell’uomo, perché concettualmente l’uomo è sempre stato visto come separato dalla natura e, in quanto dotato di intelligenza e inventiva, capace di assoggettare il suo ambiente e le altre forme di vita ai suoi bisogni e alle sue volontà. Questa è stata sempre la sfida dell’umanità, a partire dalla scoperta del fuoco fino alla manipolazione genetica, l’uomo ha approfondito lo studio e la conoscenza per poter dominare sul suo ambiente e sulla vita stessa.
A riguardo Daisaku Ikeda scrive: «Oggi, fenomeni come la siccità e le inondazioni sembrano presentarsi con una frequenza maggiore che in passato, ma in aggiunta a queste catastrofi naturali ci sono quelle prodotte dall’uomo. Queste ultime sono l’inevitabile conseguenza dell’opinione della civiltà moderna che gli esseri umani e la natura siano due entità inconciliabilmente differenti» [13].
Il principio di non separazione (che può essere applicato a diversi fenomeni della realtà) tra vita e ambiente è il principio base per ogni teoria ecologica o ambientale. Questo tassello di partenza è fondamentale per sviluppare un’economia ecologica, una politica ecologica, una società ecologica.
Inoltre, non di minor importanza, lo stesso principio può essere traslato nell’unicità dell’io individuale con le altre forme di vita. La sostanza resta la stessa e le conseguenze pure: non ha senso parlare soltanto di sé stesso, come se fossimo separati dalle altre vite, perciò agire per il bene individuale e il bene comune sono in realtà la stessa cosa quando, come abbiamo visto nel precedente paragrafo, le tre componenti della teoria del valore sono in armonia.
Guido dalla Casa scrive: «Per inciso, ricordiamo che continuare a parlare di ambiente è fuorviante, perché la Terra non è “il nostro ambiente” o “la nostra casa”, termini che sottintendono una visione antropocentrica ormai decisamente smentita dalla scienza, ma è l’Organismo di cui facciamo parte: siamo un suo tessuto, siamo come un tipo di cellule che fanno parte di un organismo biologico, e che dipendono in modo totale dalle sue possibilità di omeostasi. La nostra vita dipende dalla capacità della Terra di auto-correggersi mantenendosi in condizioni stazionarie» [8].

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