«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 11 aprile 2011

DFRU: La decrescita felice, parte 15/30


Ricercare ossessivamente la crescita economica è concettualmente sbagliato. Parlare di crescita, di sviluppo e di benessere accomunandoli è del tutto fuori luogo. È evidente che la crescita economica illimitata non soltanto non è possibile, ma anche non desiderata, visti i danni che l’industrializzazione accanita sta recando al nostro pianeta e alle popolazioni più deboli. Misurare la qualità della vita con il PIL è pura follia, mi sembra inutile spiegarlo. Il PIL infatti comprende beni di produzione come gli armamenti, gli psicofarmaci, gli alcolici, le sigarette, i costi dovuti alle catastrofi, all’inquinamento, alle malattie. Questo significa che più ci sono malati, più c’è inquinamento, più la gente è depressa e stressata più il PIL aumenta, senza che tuttavia sia aumentato il benessere delle persone, anzi al più sarà diminuito. Il PIL non è un indice idoneo per segnalare lo sviluppo e il progresso di un paese.
L’unico modo per alleviare la crisi economica e ambientale è quello della decrescita. Decrescere in tutto: diminuire la produzione di beni futili, diminuire e azzerare gli sprechi e i rifiuti, ridurre le ore di lavoro, ridurre le risorse utilizzate per soddisfare i nostri bisogni, ridurre gli spostamenti specie se di lunga distanza, ridurre le emissioni inquinanti, ridurre gli stipendi troppo elevati, ridurre tutto quello che arreca danno o spreco.
Per fare questo dobbiamo cambiare completamente il nostro modo di vivere, senza tuttavia trarne svantaggi, anzi spesso ricavandone benefici e quindi incrementando la qualità della nostra vita. Dovremo entrare nell’ottica di una vita nel nome della sobrietà. Sobrietà sarà lo slogan del futuro. Sobrietà come scelta di vita e come soluzione al tempo stesso di tante ingiustizie e di tante situazioni critiche.
Alcuni esempi di una vita sobria. Sobrietà significa:
 Fare a meno del superfluo
 Fare acquisti intelligenti e ponderati
 Non usare automobile, ma solo bicicletta e mezzi pubblici
 Abbassare la temperatura del termostato in inverno e indossare un maglione in più in casa
 Non usare condizionatori elettrici
 Non acquistare prodotti usa e getta
 Farsi al massimo una doccia al giorno
 Tenere gli apparecchi elettronici spenti quando non si usano
 Comprare oggetti usati
 Riusare e riparare gli oggetti fino a che non è più possibile farlo
 Evitare di acquistare abbigliamento firmato
 Avere un contenuto numero di scarpe (7,8?)
 Trattare gli animali come tali e non come uomini (se non meglio)
 Mangiare poca carne (2-3 volte a settimana)
 Non comprare cibi preconfezionati, prediligere i prodotti non confezionati
Alcuni simpatici consigli utili per una vita più sobria e per salvaguardare il nostro impatto sull’ambiente sono riportati nel libro di Robert Hamilton “Come salvare il mondo in 200 piccole mosse” [11].
Ne riporto alcuni curiosi e forse inaspettati:
 I computer portatili consumano fino al 90% in meno di energia elettrica rispetto agli altri. Se si deve comprare un PC, è bene tenerne conto.
 Il forno a microonde consuma in totale molta più energia elettrica per indicare l’ora sul timer piuttosto che quando viene usato.
 In occasioni speciali (la nascita di un bambino, un traguardo raggiunto) un buon modo per festeggiare è anche quello di piantare un albero, affidandogli la nostra memoria e aiutando così il pianeta a respirare.
 Contro le piante infestanti e le erbacce, invece degli erbicidi si può versare sulla terra dell’acqua bollente, ottenendo un identico risultato.
 Le lampadine a basso consumo energetico contengono un piccolo quantitativo di mercurio che, se rilasciato nell’ambiente, inquina. Non devono dunque essere gettate via con la spazzatura normale, ma consegnate a impianti specializzati.
 L’olio che si usa per cucinare è un ottimo lubrificante per serrature e cardini che stridono. È inutile ricorrere a composti chimici inquinanti.
 Esistono delle associazioni di volontariato, come le banche del tempo, presso le quali i singoli cittadini possono dare un contributo in base alle proprie capacità in uno specifico settore.
Una vita sobria è fatta di semplicità, innocenza, ingenuità … piccolezze. È una vita profonda, una vita ricca in essere e non in avere. È la consapevolezza che i limiti esistono nel mondo attorno a noi, mentre la nostra vita, la nostra interiorità, il nostro potenziale latente è illimitato, quanto l’Universo. Questo aspetto spirituale sarà affrontato nel capitolo successivo. Adesso basterà dire che sobrietà è lo stile di vita che dovremo adottare in futuro per i diritti e la dignità di tutti gli esseri umani e per il mantenimento del nostro ecosistema.
Un esempio banale, ma concreto, di vita sobria. Mio fratello spesso torna da lavoro con in tasca una bustina di zucchero mezza vuota. In molti bar e uffici, lo zucchero per il caffè viene fornito in piccole bustine di carta che sono il corrispettivo di circa due/tre cucchiaini. Dato che per lui lo zucchero nella bustina è troppo, non lo getta via, ma lo porta a casa per utilizzarlo quando ne avrà bisogno.
Decrescita significa inizialmente cominciare con il diminuire là dove la diminuzione non porterà altro che un vantaggio sia in termini economici che ambientali che di salute, si tratta della riduzione degli sprechi materiali ed energetici (rifiuti e dissipazioni). I margini di riduzione di risorse impiegate senza impattare sui bisogni da soddisfare, ma agendo solamente sulle perdite e sull’inutilizzato, sono ampissimi.
La decrescita è chiamata felice (o serena) perché prima di tutto non sarà imposta da nessuno, ma sarà una scelta di ogni singola persona: questo è già diverso dal nostro modo di pensare attuale. Dopodiché la decrescita porterà maggior equilibrio e armonia, e quindi maggior benessere, nelle nostre vite e nel nostro ambiente. Riducendo i consumi e il tempo dedicato al lavoro, riduciamo lo stress e le malattie ad esso legate, occupando le nostre ore libere in attività artistiche, ricreative, culturali, sociali.
Serge Latouche ([19] e [20]) teorizza la decrescita utilizzando le otto R: Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Oltre a tutte queste, la R che le include e che sta alla base della decrescita è la Rivoluzione. Rivoluzione intesa come cambiamento totale e radicale di un sistema di riferimento, di un modello convalidato dal tempo. La rivoluzione di cui parliamo invaderà ogni sfera dell’essere umano. Tra queste la sfida fondamentale sarà la rivoluzione in ambito economico: trovare un nuovo sistema economico che rispetti la dignità umana e del suo ambiente.

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