«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 25 aprile 2011

DFRU: Il ruolo dell'Europa, parte 17/30


«L’Europa deve divenire consapevole che ha un ruolo da svolgere come promotrice di un nuovo ordine economico e sociale, sia globale, sia interno ai vari paesi. Un nuovo ordine che sia funzionale al benessere. Assumere questo ruolo aiuterebbe anche gli Stati Uniti a cambiare. Noi europei dobbiamo diventare coscienti di avere le risorse economiche, culturali, sociali che questo ruolo richiede.» Stefano Bartolini

In questo processo di cambiamento l’Europa, il vecchio continente, dove la crescita è cominciata (rivoluzione industriale), avrà il ruolo chiave, sarà da qui infatti che la trasformazione verrà innescata per prima. Senza ogni ombra di dubbio il cambiamento dovrà essere su scala globale, ma non in ogni luogo del mondo avrà lo stesso carattere, proprio per la presenza di enormi squilibri e differenze culturali. Il processo se pur globale, inizierà a radicarsi in un prima momento solo in un luogo.
L’Europa, e in particolare l’Unione Europea, ha il dovere nei prossimi venti anni (dire cinquanta sarebbe troppo ottimista) di prendersi questa responsabilità di leader della nuova rivoluzione economica, politica e sociale. Non solo perché in Europa è nato il “virus” dell’industrializzazione e quindi della crescita senza limiti, ma soprattutto perché questo continente, ad oggi, è il più equilibrato del Nord del mondo. Pur ormai privo di risorse fossili, ed estremamente dipendente dai paesi arabi e dal Sud America, l’Europa ha un bagaglio storico/culturale capace di creare una nuova ondata di cambiamento che coinvolga esperienze millenarie e una ricchezza di contenuti forse unica. Un nuovo rinascimento culturale che abbracci tutti i campi.
Per far questo l’Europa ha bisogno di accelerare il suo processo di unificazione, costituendo un vero stato continentale che valorizzi le risorse al suo interno e dove lo scambio di informazioni e conoscenza sia più rapido ed efficace. Le nazioni perderanno parte della loro influenza a favore delle regioni che si interfacceranno maggiormente tra di loro. La dignità umana e ambientale saranno i vessilli da sbandierare a nome dell’unità.
Le azioni primarie sono rivolte all’educazione e all’informazione. La lingua inglese sarà d’obbligo in tutte le scuole primarie, mentre nelle secondarie si aggiungeranno lo studio di altre lingue europee tra cui una delle lingue minoritarie. La mobilità studentesca sarà potenziata e resa accessibile a tutti. Lo studio della storia dei paesi europei sarà indispensabile, così come la geografia europea dovrà essere una delle materie più curate (non è possibile che ancora oggi molte persone non sappiano la differenza tra Budapest e Bucarest). L’informazione sarà basilare, visto che oggi nulla si sa di ciò che accade negli altri paesi. Nascerà una canale televisivo interamente europeo trasmesso in chiaro in tutta la comunità, in lingua inglese e con sottotitoli specifici.
Tutto questo dovrà accadere, quanto prima, ma non saranno i politici, né tanto meno i poteri economici delle multinazionali ad accendere la miccia del cambiamento. Come abbiamo già detto, il cambiamento partirà dalle persone comuni, da un loro risveglio interiore che metterà in crisi il sistema in modo che la direzione da prendere sarà chiara ed inevitabile, oltre che appunto indispensabile.

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