«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

lunedì 28 marzo 2011

DFRU: Democrazia attiva, parte 13/30

I nostri attuali parlamentari non rappresentano in nessun caso l’opinione e la volontà della maggioranza dei cittadini della Repubblica. Nessuno di loro è stato scelto dal popolo, nessuno di loro porta avanti le richieste e i diritti della gente. I politici sono da anni una casta rigida, in cui essere parlamentare è diventato un mestiere, così come essere dirigente e coprire vari posti di potere è diventata una carica a vita, un privilegio ereditabile. I politici dei partiti parlano un linguaggio che nessuno capisce, parlano di cose che a nessuno interessano, parlano e parlano, fanno finta di litigare tra loro, distogliendo l’attenzione dalle questioni importanti, nessuno affronta i veri problemi, propone possibili soluzioni, nessuno che dica qualcosa che abbia a che fare con le cose di questo mondo terreno. I politici sembrano vivere in una campana di vetro, sempre più determinati a non farsi togliere le cariche e i privilegi accaparrati e a consolidare la loro egemonia mediatica. Si potrebbe parlare di “sistema politico feudale”.
Il modo di fare politica è malato, in evidente crisi e sarà prossimo a un radicale cambiamento. Il cittadino si avvicinerà alla politica non perché sarà richiamato dall’alto, ma perché lui stesso si alzerà e deciderà di diventare protagonista della vita del paese, di prendersi una piccola responsabilità, di attivarsi per la democrazia. I parlamentari saranno tutti eletti direttamente dai cittadini, le attività del governo saranno pubblicate ovunque e rese chiare e fruibili per tutti, tutto sarà trasparente e semplificato. Gli strumenti di partecipazione diretta, come i referendum popolari, saranno sempre più utilizzati. Fare politica non sarà un mestiere a vita, ma sarà soltanto un’esperienza di limitata durata che ogni cittadino incensurato potrà scegliere di intraprendere per poi tornare alla propria professione. Fare politica sarà visto come servizio civile e sarà pagato con stipendi moderati, non esisteranno privilegi di casta né pensioni a vita. Fare politica sarà occuparsi del bene comune e garantire diritti e dignità per tutta la comunità. I governanti dovranno rendere conto nei dettagli delle loro iniziative e ne saranno direttamente responsabili. I cittadini saranno in grado di votare la sfiducia al governo con facili strumenti a loro disposizione. Il governo dovrà sentirsi responsabile e sotto controllo continuo.
Il cittadino agguerrito si attiverà nella vita politica, diventerà a pieno responsabile della società, si sveglierà da anni e anni di torpore e indolenza, di indifferenza e omertà. Questo sarà il modo per fare dell’uomo il centro della politica, come è giusto e logico che sia.

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