«Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale» Daisaku Ikeda

martedì 30 novembre 2010

Elogio delle scale

Alcuni motivi per preferire le scale all’ascensore (almeno fino al quarto piano)

  • Fare le scale ti permette di risparmiare energia elettrica e quindi l'inquinamento che è servito a produrla
  • Facendo le scale aumenti la probabilità di incontrare qualche vicino e di scambiare due parole, o perlomeno un saluto, o anche solo un sorriso
  • Fare le scale ti mantiene in forma fisica, aiuta la circolazione e scioglie le articolazioni
  • Fare le scale ti armonizza con il tuo ambiente, ti dona dinamismo, ritmo, t’infonde coraggio e fiducia nei tuoi mezzi
  • Fare le scale ti aiuta nel pensare e nel riflettere, il tuo cervello funziona meglio e trova più facilmente nuove idee
  • Fare le scale ti permette di assaporare l’aria, di sentirtela scorrere addosso, di vedere la luce, di ascoltare i rumori attorno a te
  • Fare le scale significa farcela da solo, senza l’aiuto di nessuno, senza aspettare qualcuno, significa lottare e vincere contro se stesso

sabato 27 novembre 2010

Costruire le fondamenta


Prima ancora di parlare di ecologia e rispetto dell'ambiente, di disarmo e pacifismo, di diritti umani e della stessa decrescita economica, affrontiamo la questione focalizzandoci sul perchè di tutte queste necessità e sulle fondamenta su cui questi perchè dovranno reggersi, crescere e svilupparsi.
I tempi sono maturi per una presa di coscienza universale. Dobbiamo essere pronti a mettere tutto in discussione, a ricominciare da zero, ricostruendo passo passo le nostre convinzioni, partendo proprio dalle fondamenta, solide fondamenta per un solido e stabile futuro. La responsabilità sarà del singolo individuo, sarà una decisione individuale e per questo motivo il cambiamento che ne conseguirà avrà una forza mai vista prima.
La decisione profonda di una persona influenzerà l'ambiente circostante e funzionerà da catalizzatore, il suo animo intimo comincerà a vibrare di un'energia sconosciuta e come una potente antenna questa energia risuonerà nell'aria fino a scuotere l'animo altrui, in un effetto a catena dalle dimensioni illimitate.


lunedì 22 novembre 2010

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana (acquistabile on-line)

Da oggi è possibile acquistare on-line il saggio "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana"

Abstract:
Crisi economica, disastri ambientali, inquinamento, povertà, carestie, guerre, disoccupazione, violenza, riscaldamento globale, immigrazione, deforestazione, globalizzazione: problemi e fenomeni della nostra epoca moderna. Questioni da affrontare separatamente? Utilizzando la crescita economica e lo sviluppo dell’industria e della tecnologia come unico mezzo per garantire un futuro migliore agli uomini? Economia, politica, religione, cultura, ambiente: sfere della vita umana da considerare indipendenti l’una dall’altra? Felicità, benessere, dignità: parole che hanno ancora un senso?
Il testo affronta le grandi questioni della nostra società partendo dalle fondamenta e costruendo una teoria tecnica e una culturale per un cambiamento radicale e globale su tutti i fronti. Una proposta chiara, pratica ed essenziale per la felicità di tutti gli esseri umani e non solo.
Firenze, ottobre 2010



domenica 21 novembre 2010

Tesi di Laurea - luglio 2010

Uno studio sulle opportunità di sfruttamento dell'energia geotermica, sia per usi ad alta che a bassa entalpia, in due delle regioni più promettenti a livello europeo: Toscana e Ungheria.

Al termine della tesi è possibile trovare una bozza di un dizionario tecnico italo-ungherese.


sabato 20 novembre 2010

Efficienza di conversione energetica

La questione energetica e ambientale a livello mondiale è tema di dibattito oramai da decenni, ma possiamo affermare che negli ultimi anni si è visto una crescita intensa di queste tematiche, sotto vari punti di vista. L’energia è fonte vitale per la vita dell’uomo e per le sue attività. L’uomo trae energia per sostenere la sua vita con gli alimenti di cui si nutre e a sua volta alimenta tutti i processi industriali e i servizi di cui a bisogno tramite diverse fonti di energia disponibili in natura.

Le fonti primarie di energia attualmente utilizzate nel mondo sono quelle fossili (carbone, petrolio e gas), quelle nucleari (uranio) e le fonti rinnovabili (solare, idraulica, eolica, geotermica). L’energia si presenta nelle sue varie forme: chimica, gravitazionale, nucleare, meccanica, elettrica, termica. In molti casi occorre convertire l’energia da una forma ad un ‘altra per permetterne l’utilizzo e il trasporto. Ad esempio l’energia elettrica rappresenta un’ottima forma di energia per il trasporto a lunga distanza ma non permette di immagazzinare grandi quantità di energia.

Le fonti fossili incidono per oltre 70% nei consumi mondiali di energia (manuale Hoepli), seguite a distanza dalle biomasse, dall’idroelettrico e dal nucleare. Esse oltre ad essere fonti non rinnovabili e quindi finite (dato che il processo di formazione dei combustibili fossili impiega ere geologiche) apportano un significativo impatto ambientale, principalmente per le loro emissioni di anidride carbonica in atmosfera che aumentano l’effetto serra e quindi il riscaldamento globale.

Nelle centrali termoelettriche l’energia chimica del combustibile è convertita prima in energia termica nella caldaia, successivamente in energia meccanica nella turbina di espansione e infine in energia elettrica nel generatore che immette una potenza elettrica in rete pronta per essere utilizzata ed eventualmente riconvertita in energia meccanica o termica.

Si evince quindi che ogni conversione energetica avrà un’efficienza di conversione dovuta alla quantità di energia persa durante il processo di conversione.

In particolare nelle centrali termoelettriche a vapore o centrali a turbogas si sfrutta un ciclo termodinamico per la generazione di lavoro meccanico e quindi elettricità. Per caratterizzare l’impiego dell’energia in un impianto di conversione si può definire un rendimento energetico di primo principio per il ciclo termodinamica impiegato. Questo rendimento non è altro che il rapporto tra il lavoro netto prodotto e l’energia complessiva in ingresso.

L’analisi dell’impianto di conversione basata sul primo principio della termodinamica pone l’enfasi sul fatto di poter conservare l’energia, ovvero di evitare al massimo le perdite energetiche nel processo di conversione.

Da ciò risulta che più alto è il rendimento del ciclo e più basse sono le perdite di energia e perciò maggiore è il lavoro utile prodotto a partire dalla stessa quantità di combustibile. Visti quindi la limitatezza delle risorse fossili, il loro impatto ambientale non trascurabile e la crescente domanda energetica mondiale (dovuta soprattutto a paesi con un tasso di crescita industriale elevatissimo come Cina e India) l’impiego razionale e con alta efficienza dei combustibili fossili diventa sotto tanti aspetti una necessità imprescindibile.

Gli impianti a vapore possono al massimo arrivare a sfiorare il 50% di rendimento, i turbogas più spinti si aggirano attorno al 35%, mentre per i cicli combinati si può arrivare al 60%. Per quanto riguarda le centrali nucleari, dove il combustibile in questo caso è l’Uranio arricchito, il rendimento è piuttosto basso difficilmente supera il 35% per impianti BWR e PWR.

Attualmente quindi i sistemi di conversione con le efficienze più alte sono i cicli combinati che consistono nell’unione di un ciclo joule per turbina a gas e un ciclo Hirn a vapore che è alimentato interamente dai gas di scarico caldi della TAG (che hanno temperature che possono superare anche i 500°C). In questo caso il rendimento dell’impianto nel suo complesso è quindi dato dalla somma del lavoro utile netto ricavabile dalla turbina a gas e dalla turbina a vapore, confrontato con l’energia utilizzata sotto forma di combustibile (in questo caso la solo fonte energetica in ingresso è il gas).

Ad oggi il ciclo combinato è la miglior tecnologia per la produzione di energia elettrica, considerando il rendimento, il costo, la densità di potenza. Inoltre il ciclo a turbina a gas può lavorare anche senza il ciclo a vapore di cui si può fermare il funzionamento in caso non ci sia necessità, ovviamente il rendimento crollerebbe a valori attorno al 35%.

Per rispondere al carico della rete elettrica nazionale le centrali di generazione elettrica devono fornire una potenza variabile durante l’arco della giornata, riuscendo a soddisfare il picco di carico (che normalmente si ha a metà giornata) e a diminuire la potenza durante la notte quando il carico è molto più basso. Per questo motivo l’efficienza di conversione energetica diventa un fattore importante (assieme alla flessibilità , la capacità di regolazione, il costo, la continuità) per la scelta di un impianto di generazione piuttosto che un altro, è evidente che a parità di altri fattori le centrali con più alta efficienza hanno la precedenza su tutti.

Il ciclo combinato oltre a un buon rendimento ha il vantaggio di utilizzare soltanto gas naturale e ciò comporta emissioni inquinanti più basse, evitando il problema dello zolfo (che nelle centrali a carbone necessità di grandi impianti di assorbimento, economicamente e energeticamente costosi) e delle polveri, è invece rilevante l’emissione di ossidi di azoto che possono essere limitati o abbattuti con tecniche di combustione avanzate e sistemi catalitici.

I rendimenti più bassi e gli elevati costi di investimento iniziale degli impianti nucleari, in aggiunta alla produzione di scorie radioattive che, se anche di modeste quantità, hanno una pericolosità enorme e di durata praticamente infinita, sono parzialmente compensati dalla totale assenza di emissioni di anidride carbonica nel processo di generazione elettrica da fonte nucleare. Ci sarebbe comunque da obbiettare che nel processo di estrazione e lavorazione dell’Uranio le emissioni di CO2 non sono assolutamente trascurabili, si tratta soltanto di stabilire da che parte pende il bilancio.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili devono essere fatte differenti considerazioni con riferimento al tipo di fonte energetica che si sfrutta. In generale le energie rinnovabili sono risorse presenti in natura, disponibili a costo zero e che hanno la capacità di auto rigenerarsi nel tempo e di non emettere inquinanti (con alcune eccezioni).

La principale risorsa rinnovabile è quella idraulica che sfrutta l’energia cinetica dell’acqua per muovere turbine idrauliche e quindi generare elettricità. Tale risorsa nei primi anni dello scorso secolo riusciva da solo a soddisfare l’intero fabbisogno elettrico del nostro paese, ma con il crescere dell’industrializzazione e della popolazione la risorsa è arrivata ben presto al suo limite di sfruttamento. Le centrali idroelettriche sfruttano l’acqua di bacini posti a quote elevate che in linea di massima sono realizzati artificialmente, con un impatto ambientale non trascurabile. La risorsa idroelettrica dipende chiaramente dalle condizioni meteorologiche anche se non in modo marcato come nel caso di altro fonti rinnovabili (solare e eolico ad esempio). Data la sua ottima capacità di regolazione e di avvio rapido si presta bene per i carichi di punta e la regolazione del carico durante la giornata. In particolare molte stazioni idroelettriche sono alimentate di notte per pompare l’acqua da valle a monte in modo da poter utilizzare l’energia elettrica prodotta durante le ore di picco, facendo funzionare il sistema anche come accumulo di energia. Il vantaggio sta nel fatto di mantenere le centrali termoelettriche a regime nonostante la diminuzione del carico notturno e nel trasferire tale surplus di energia nei bacini idroelettrici in modo da utilizzare questa energia nel momento di maggior bisogno.

Le risorse rinnovabili come quella solare ed eolica hanno evidenti limiti in quanto sono discontinue nel tempo e variano velocemente anche durante un singolo giorno e la loro presenza non è garantita in ogni luogo. Inoltre queste fonti richiedono l’occupazione di un vasto suolo per la produzione di ingenti quantità di energia, si parla infatti di una bassa densità di potenza, riferita come alla potenza elettrica che è possibile generare riferita all’unità di superficie utilizzata dal sistema. Spesso infatti le energie rinnovabili sono preferibilmente utilizzate per la generazione decentralizzata. Per quanto riguarda il solare fotovoltaico il rendimento difficilmente supera il 20% (normalmente tra 10-15%) mentre per l’eolico il limite teorico massimo del rendimento è del 59% (teoria di Betz).

L’energia geotermica ha il grosso vantaggio di essere una fonte pressoché continua e illimitata ma ha l’evidente limite di essere presente soltanto in determinati siti con caratteristiche geologiche del tutto particolari che spesso si trovano in zone remote e disabitate.

Ad ogni modo in generale le fonti rinnovabili sono disponibili gratuitamente in natura (sole, vento) e quindi piuttosto che porre l’attenzione sull’efficienza di conversione si cerca di massimizzare il lavoro producibile in riferimento a una data configurazione del sistema.

Per fare questo risultata importante perciò un’analisi non più basata sul primo principio della termodinamica, che prende in considerazione soltanto i bilanci di energia, ma utilizzare anche il secondo principio che invece riguarda il deterioramento dell’energia non in quantità ma in qualità. Dal secondo principio della termodinamica infatti deriva l’analisi exergetica e il rendimento di secondo principio, che prende in considerazione il lavoro utile prodotto rispetto a quello massimo producibile (vale a dire di assenza di irreversibilità o di distruzioni di exergia). Da questa analisi possiamo migliorare il nostro sistema complessivo andando ad individuare dove si concentrano le irreversibilità e quindi intervenire di conseguenza.

Al termine di questa trattazione riteniamo opportuno osservare che il crescente fabbisogno energetico, sostanzialmente dovuto alla crescita esponenziale delle economie dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, e la conseguente crisi ambientale e di risorse disponibili a una popolazione mondiale in continua crescita debbano essere affrontati certamente in un’ottica di miglioramento dell’efficienze di conversione che ne miglioramento della tecnologia in generale, ma un contributo sostanziale sarà dato soltanto se verranno prese in considerazione anche politiche di limitazione degli sprechi (materiali ed energetici) e di un’economia maggiormente consapevole degli evidenti limiti fisici del nostro pianeta.

Geotermia in Toscana e Ungheria

giovedì 18 novembre 2010

Il Cuore per primo

L'energia del futuro

Nell’attuale situazione mondiale che vede da una parte le problematiche ambientali dall’altra la grande avanzata dei cosiddetti paesi in via di sviluppo (primi fra tutti i colossi di India e Cina), nonché un’aggravarsi sempre più pressante della crisi economica e delle risorse a livello globale, la questione energetica è senza ombra di dubbio uno dei punti cruciali in cui occorrerà concentrare molta attenzione negli anni avvenire.

La diffusione delle energie rinnovabili, non senza incontrare ostacoli, sta avanzando ad un ritmo sempre più sostenuto come evidenziano le statistiche degli impianti installati (soprattutto eolici e solari) negli ultimi anni, ma resta il fatto che il loro apporto a livello globale è ancora insignificante (senza considerare l’idroelettrico e il geotermico che però sono ormai sfruttati a pieno, almeno per gli impianti di grossa taglia).

Le fonti fossili (carbone, petrolio e gas) restano ad oggi le fonti primarie che permettono di soddisfare il fabbisogno energetico mondiale in continua crescita. Il nucleare, se pur capace di produrre ingenti potenze elettriche senza emettere CO2 (senza considerare la CO2 che viene prodotto nei processi di lavorazione dell’Uranio fissile che non è trascurabile) e consentendo di incrementare l’indipendenza delle risorse fossili, ha ancora oggi molte problematiche e limiti che non saranno risolti nel medio e lungo periodo.

Aumentare l’efficienza di conversione degli impianti di produzione elettrica significa ottenere la stessa potenza prodotta utilizzando minor quantità di combustibile e ciò sarà auspicabile oltre che del tutto logico. Attualmente esiste competizione tra i sistemi di potenza che hanno il miglior rendimento, infatti saranno questi a funzionare per primi e per il maggior tempo. I cicli combinati (turbina a gas più ciclo sottoposto a vapore) riescono a raggiungere rendimenti prossimi al 60%, e tutti i tentativi in atto sono quelli di realizzare sistemi sempre più spinti (cicli combinati, cicli misti, supercritici, ultrasupercritici) verso maggiori efficienze a discapito di costi più alti dovuti a tecnologie e materiali avanzati per sostenere lo sforzo termico e meccanico a cui sono sottoposti i componenti dell’impianto.

Il gas naturale, che risulta il combustibile maggiormente utilizzato nei cicli combinati, è la risorsa che probabilmente crea meno problemi di emissione (a parte gli ossidi di azoto che possono essere ridotti drasticamente attuando accorgimenti nella combustione e con mezzi catalitici) e che si presta bene nell’uso dei turbocompressori. Dato proprio il suo pregio e la sua relativa scarsità (il gas naturale è inoltre usato spesso per il riscaldamento civile e per l’uso in cucina) e quindi il suo prezzo crescente, si sono susseguiti tentativi per poter impiegare altre fonti nei turbogas, primo fra tutti il processo di gassificazione del carbone.

Il carbone risulta tra le fonti fossili quella più abbondante e a minor prezzo, di contro ha minor qualità e presenta maggiori problemi per l’abbattimento delle emissioni. Di particolare rilevanza è la presenza dello zolfo, gli impianti di desolforazione, oltre a richiedere discrete quantità di energia (e quindi a ridurre il rendimento dell’impianto), sono economicamente svantaggiosi. Gli impianti IGCC (Integrated Gasification Combined Cycles) produco energia elettrica mediante un ciclo combinato con turbine a gas e a vapore, dove la turbina a gas è alimentata da un syngas (miscela essenzialmente di H2 e CO) prodotto mediante gassificazione del carbone: sono stati realizzati impianti dimostrativi che però hanno dato risultati, in termini di efficienza e affidabilità, inferiori alle previsioni.

Ci sono anche progetti per impianti IGCC con cattura di CO2 adottando nuovi processi di gassificazione che producono sostanzialmente H2 e un suo trattamento per il confinamento definitivo, ma si tratta di sistemi ancora in via di sperimentazione.

Un altro metodo per ridurre il consumo di combustibile per la produzione energetica è la cogenerazione, ovvero la generazione di elettricità e calore usando un unico impianto. La cogenerazione permette di soddisfare i fabbisogni elettrici e termici, oltre che permettere in alcuni casi anche la vendita dei surplus energetici. Anziché produrre l’energia termica che si necessità (ad esempio per un ciclo produttivo di un industria) con una tradizionale caldaia a metano e usufruire dell’energia elettrica della rete nazionale, con la cogenerazione si va a realizzare un impianto che permetta quanto possibile di divenire auto produttori di energia (sia elettrica che termica) con risparmi economici consistenti, a fronte di un iniziale investimento. Si può calcolare l’Indice di Risparmio Energetico (IRE) espresso dal rapporta tra l’energia che si risparmia con la cogenerazione rispetto al metodo tradizionale (elettricità dalla rete e generatore di vapore a gas) e l’energia che è necessaria impiegare per soddisfare i fabbisogni nel caso tradizionale.

Le configurazioni di sistemi con cogenerazione possono essere numerose ed è sempre necessaria un’attenta valutazione della configurazione più conveniente, economicamente ed energeticamente.

Senza ombra di dubbio le tecniche quali la cogenerazione, il ciclo combinato e gli altri sistemi innovativi ad alta efficienza di conversione, insieme con la diffusione delle fonti rinnovabili, fanno parte delle strategie che a livello mondiale dovranno essere applicate con sempre maggior intensità, ma altri aspetti fondamentali non dovranno essere ignorati.

Uno di questi è certamente il risparmio energetico, visto non tanto e non solo come la riduzione dei consumi energetici generali ma soprattutto come la riduzione drastica degli sprechi e delle dissipazioni di energia. Agendo su diversi piani, da un lato favorendo tariffe incentivanti e agevolazioni per coloro che acquistano o fanno uso di apparecchiature e sistemi a basso consumo energetico o che migliorano l’isolamento termico degli edifici, e quindi sensibilizzando, in modo anche spinto, le persone a comportamenti responsabili e maggiormente consapevoli degli sprechi (sia materiali che di energia), dall’altro favorendo l’introduzione di nuove tecnologie volte a razionalizzare l’uso dell’energia in ogni settore (pubblico, privato, industriale) accompagnato da una legislazione coerente con gli scopi preposti. I margini di riduzione dei fabbisogni energetici, soltanto andando a ridurre gli sprechi, sono ampissimi.

Di pari passo con il progredire dei sistemi energetici e quindi della loro efficienza di conversione occorre quindi agire nel senso di ridurre le quantità andate perse durante l’utilizzo e il trasporto dell’energia. Altri due aspetti da tenere in considerazione, in vista di una vera svolta nel campo energetico e ambientale a livello mondiale, sono la riduzione dei consumi pro-capite e la decentralizzazione della produzione elettrica.

La riduzione dei consumi energetici procapite sarà dovuta non soltanto alla riduzione degli sprechi ma in larga quantità anche ha un cambiamento radicale nello stile di vita e nelle attività svolte. Affinché ogni essere umano sulla Terra possa usufruire delle risorse che essa metta a nostra disposizione in modo più equo, sarà necessaria una diminuzione degli usi energetici da fonti non rinnovabili degli abitanti del “Nord” del mondo.

L’altro punto cruciale, per una rivoluzione energetica “verde” basata in gran parte sulle fonti rinnovabili, è la decentralizzazione della generazione elettrica tramite l’impiego di sistemi di piccola taglia diffusi sul territorio e capaci di sfruttare al meglio le risorse caratteristiche della regione, di integrarsi con gli edifici, e di essere interconnessi a base locale in modo da fornire in ogni momento il miglior rendimento possibile. Lo stesso vale per le industrie e i plessi industriali che disporranno di energia prodotta in loco (evitando le perdite di trasmissione a lunga distanza) e potendo usufruire di sistemi appositamente studiati di produzione termica ed elettrica.

giovedì 4 novembre 2010

Tocca a noi, noi per primi

"Per quanto complesse possano sembrare le questioni a livello globale, non dobbiamo dimenticare che siamo noi ad averle create. Dunque è impossibile che la loro soluzione sia al di là del nostro potere di esseri umani. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità, riformando e facendo emergere le nostre capacità: questo tipo di rivoluzione umana individuale può portare a un’effettiva riforma su scala globale". Daisaku Ikeda

Il diritto di sognare



TESTO DEL VIDEO

Benché non possiamo indovinare il tempo che sarà, possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia. Le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani, tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanità non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?

Alla fine del millennio puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile. L’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalle paure umane e dalle passioni umane. La gente non sarà guidata dalla automobile, non sarà programmata dai calcolatori, né sarà comprata dal supermercato, né osservata dalla televisione. La televisione cesserà di essere il membro più importante della famiglia, la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare. Ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità, che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare, e come il bimbo che gioca senza saper di giocare. In nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare, solo quelli che vorranno compierlo. Gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello del consumo, né paragoneranno la qualità delle vita alla quantità delle cose. I cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive. Gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi. Il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento. Il cibo non sarà una mercanzia, né la comunicazione un affare, perché il cibo e la comunicazione sono diritti umani. Nessuno morirà di fame, perché nessuno morirà di indigestione. I bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi. L’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla, e la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla. La giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena. In Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poiché rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria.

La perfezione …. La perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei, però in questo mondo … in questo mondo semplice e fottuto, ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima, ed ogni giorno come se fosse il primo.

Non aspettare (ora è il momento!)

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana

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